Giuseppe Greco

Poeta parabitano, scenografo, pittore, scultore, un personaggio poliedrico, ha compiuto gli studi all’Accademia di Belle Arti di Lecce, già docente di Geometria Descrittiva e Rilievo Architettonico presso l’Istituto Statale d’Arte di Parabita.

Ha partecipato a Rassegne nazionali e internazionali di Pittura ed a concorsi di poesia, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti, tra cui, per la poesia ha vinto il premio Ruggero II Roma 2005- Diploma di Doctor of Literary Studies honoris causa della Ruggero II University per la poesia “Marisciu te Natale”. Le sue poesie sono apparse su antologie e pubblicazioni varie, alcune in installazioni su fogli di grandi dimensioni, in mostre d’arte, ed altre in attività e manifestazioni culturali varie. Alcuni versi della poesia “Signore ca stai ‘n celu” sono stati riprodotti sul Monumento a San Francesco in Spongano (Lecce)​ con lo pseudonimo di Josè Amaz Greco e, la poesia “Madonna t’a Cutura” è stata incisa su una lastra di travertino ai piedi del Monumento della Madonna della Coltura in Parabita (Lecce).

Sue opere si trovano in Italia e all’Estero, tra cui:

Chiesa Madre -Galatone, Chiesa delle Anime – Parabita, Pinacoteca Enrico Giannelli – Parabita, Madonna con Bambino Cemento Bianco Contrada Carbone – Parabita, Sant’Antonio cemento Bianco, Contrada Pigno- Parabita, Parrocchia Maria Muteru Muikaria wa Arimi, Wamagana (Nyeri) Kenia.

Dice di lui Donato Valli, critico letterario, accademico, nella prefazione del libro “traini te maravije, misteri te culori te tanti jaggi” con traduzioni in lingua di Giuliana Coppola, pubblicato nel 2008: “Giuseppe Greco non è un letterato di professione e tanto meno uno di quei letterati che accumulano nei propri cassetti quaderni e quaderni zeppi di versi e che vivono male se la musa non ispira la poesia quotidiana. Egli è soprattutto un pittore e si direbbe che le sue soddisfazioni siano soprattutto interiori e che la pittura e la poesia siano semplicemente una funzione della sua vita, nel senso che gli permettono di appagare il bisogno esistenziale di realizzarsi al di là e al di fuori di ogni segno di competizione, di convenienza, di moda. Per questo egli vive in pace con se stesso e trasmette questo senso di pace, di gioiosa visione della realtà nelle sue creature, che sono, appunto, le poesie e i quadri, la cui nascita egli sollecita con artificiosi e stravaganti procedimenti. Ognuna di queste manifestazioni ha il suo passo, il suo stile, la sua necessità. Le sue poesie sono vivide di colori, quadri densi di parole, cioè di messaggi e di tensione comunicativa. Le sue poesie si possono contemplare come si contempla un quadro; i suoi quadri si possono ascoltare come si ascolta una musica, una melodia. Una comune suggestione anima le creature di Giuseppe Greco, le sue poesie costituiscono un teatro di apparizioni improvvise: bastano un segno, una traccia, una vibrazione perché gli oggetti inerti si animino di una loro vita e diventino autonomi, quasi indipendenti dalla stessa volontà dell’autore. Continua Donato Valli: “per me la poesia di Greco è una distesa marina colta nella stagione di primavera, quando le nuvole si specchiano di cristallo e le brezze increspano la superficie di luccicanti brividi. Giuseppe Greco coglie la spuma della vita e diffonde un’atmosfera di serenità nel lettore. Egli ci consegna un messaggio, una fede, questa oasi di parole è il segno d’una speranza che non è utopia, ma trova ragioni fondate nella vita e nella realtà del presente”.

Da un articolo di Paolo Vincenti sul Galatino del 2010

Giuseppe Greco ha fatto piccoli quadrettini delle sue poesie, arricchiti dai suoi schizzi, e li distribuisce a destra e a manca quando si trova in amicali consessi, quali presentazioni di libri o readings letterari in giro per il Salento. Parabita è la sua terra, amata, cantata nei versi delle sue liriche e impastata nei colori delle sue tavole, egli è “poeta del pennello e pittore delle sue poesie”. La raccolta “Traini te maravije, misteri te culori te tanti jaggi”, è la sua unica pubblicazione, considerata la sua apatia a raccogliere i suoi scritti extravagantes. Egli preferisce farli circolare, di serata in serata e di bocca in bocca, solo oralmente, come avveniva in un passato remoto quando la trasmissione della poesia era affidata alla memoria e alla lettura degli aedi, poeti girovaganti raccoglitori delle storie di un popolo. Alcune delle sue liriche creano una sincera commozione e molti astanti si scoprono gli occhi umidi di pianto, alla fine di un reading poetico, a cercare di celare quell’empito mal trattenuto. Giuseppe Greco partendo da un ambito propriamente municipale, raggiunge una dimensione più ampia, il suo orizzonte si slarga fino a dilatarsi in concezione del mondo. Per concludere potremmo parlare, a ragione, di Giuseppe Greco, Pippi per gli amici, di una vocazione universale che ne fa un autentico ed indiscusso poeta.

Vi presento due delle sue liriche più significative.

CUMETE
Himu vistu ulare cumete culori culori
cumete t’ogni giurnu
a ssusu ll’àrbuli erti a ssusu e case
purtane a ngiru pansieri te cacchiame
te sbreje e dde lumini te notti te giurni longhi
te misi sani sani t’acqua e dde sutore
te cose titte e ntise te palore
cumete comu pàmpne te fiche ca catene
bbabbate
quandu ‘ncora sta babàllene turmendu
cumete viste a nsonnu a occhi ‘perti
‘mparate
e riscurdate vicine comu ‘nzalichi te via
luntane intr’a ppinneddhri e tele
‘mcuddhrate
a lli culori e canti te amori vecchi e novi,
Pansieri ’ttaccati allu filu
cumete all’atria ‘perta intr’a nuveje janche
‘nziddrisciate te sule te sira e dde matina
ci s’aza ‘u jentu le ‘mmisca alli cardilli
e ttìrene cchiu’ fforte te scàppene te manu
poi le ripiji e ddane capuzzate
‘rreutate sbàttene le cute a ccatineddhra
e ttie te presci e ppoi ne ‘ll’enti a corda e
bbane cchiu’ ssusu te le stelle.
Sciati ccumete ‘nturtijate te palore
pittate cu lla penna e ccu llu core.
Sciati e nnu pansati a nnui ca stamu su’
sta terra
ricamandu sciuurnate te petre’ntiche
finchettantu
nu’ nne ‘mmuùtene te nùmiri scazati .
Sciati all’aria ui nu nci pansati.

SCIÓSCIA

Nu mme ddummandare miec

ca ‘ncora portu traini te maravije

‘a vita ne ‘llucisce

misteri te culori te tanti jaggi

cu llu stessi fazzuletti

li sbaji e le bbuscie le friseddhre te na sira

caracate te rienu ‘nnanzi mmare

pittandu àngili e bbuttije

ci sa cu ppensi ‘ncora ca la luna

‘mntornisciata te stelle ttutt’e sire

bbabba a ‘nnanzi ‘u sule

ca la dduma

raccoji matreperle te pansieri

e mìnele a llu jentu comu sempre

sciòscia.

Questo è Giuseppe Greco

Informazioni Utili

Rubrica

L’angolo della Poesia

Autore

Giorgio Tricarico.

Anno

2023

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