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Fenando Romano

Poeta dialettale matinese, ha partecipato a numerosi concorsi a livello locale regionale e nazionale, ottenendo ottimi e lusinghieri risultati, infatti la sua esperienza di poeta dialettale non è priva di meritate soddisfazioni: ha vinto alcuni premi letterari, tra cui quello di S. Giuseppe te Lazzareddhu, tenutosi a Matino nel 1984, con Tuttu ete…poesia; ha ottenuto apprezzabili “ piazzamenti” nei premi ”O. Terstarotta, pseudonimo di Oronzo Miggiano”, tenuto a Mancaversa (Marina di Taviano) nel 1986, con Scusame ci ancora nu su’ mortu; “Pane e Vino”, svoltosi ad Alezio nel 1987, con Ivi ragione Ssignuria; con lo stesso brano poetico si è piazzato al 2° posto del premio letterario “Benedetto Romano” (Lecce, 1991). Ha avuto, infine, una recensione speciale, molto lusinghiera a dire il vero, a cura della rivista letteraria “Il Rosone” (nn.4-5 del 1984), pubblicata a Milano.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie:
Nel 1988 “Tuttu ete…poesia”, nel 1991 “Nu picca te…tuttu”, nel 1993 “A Via Trentu e…tanti ricordi te vagnone”, nel 1996 “I mei magnifici…sette”, nel 2002 “Sparenzie te…vita – ‘A famija, ‘a società e le…metafore”.
E’ stato definito senza ombra di dubbio il poeta “contadino” per eccellenza, le sue poesie sono state concepite, pensate e sofferte, mentre era intento al duro lavoro dei campi.
Dice di lui Rocco Cataldi, nella prefazione della raccolta “Tuttu ete… poesia”: “Il mondo poetico di Fernando Romano è genuino come i frutti prodotti dalla terra che egli coltiva, come le ansie quotidiane che assillano la sua anima, perennemente protesa, partendo da un mondo contadino concreto, verso princìpi morali che sembrano allontanarsi ogni giorno di più. Olio e vino senza additivi, versi sereni senza costrizioni metriche, ragionamenti equilibrati su problemi come la morale, la famiglia, la società, la patria, espressi con parole di ogni giorno, come se il pubblico, cui sono diretti, sia formato esclusivamente da persone con le quali quotidianamente vive e comunica. In conclusione, una poesia umana, buona e pacata, in perfetta sintonia con il carattere dell’autore”.
Ancora elogi e complimenti da parte dei suoi estimatori e prefatori. Elio Agostiniello nella pubblicazione “Nu picca te…tuttu ”, ribadisce che: “La poesia di Fernando Romano racconta dei momenti più significativi della sua famiglia ed è qui che la sua vena poetica si stempera in un susseguirsi di stati d’animo, che si fondono in un’atmosfera di accorata felicità, la sua spiccata saggezza contadina, mista ad una vocazione morale che richiama nel lettore vecchie memorie scolastiche. Romano si avvicina a queste tematiche con delicatezza, quasi in punta di piedi, le canta con versi semplici e musicali, le canta caricando il verso di un fascino che viene trasmesso con spontaneità al lettore, costringendolo garbatamente a riflettere sui temi proposti, che coincidono con i molteplici aspetti della vita. Nella sua poesia è soffusa una serenità atavica, felicemente composta con una obiettività di giudizio impeccabile e lusinghiera. Il suo modo pacato e non irruente lo premia in quanto il lettore viene coinvolto nelle problematiche sollevate, che rappresentano, in fin dei conti, la finalità ultima cui tende il fare poesia”.
Assunta Romano nella prefazione della raccolta “’A via Trento e…tanti ricordi te vagnone”, puntualizza: “La poesia di Fernando Romano, noto come il “Poeta Contadino”, spazia dalla riflessione politica alla esplicitazione di vecchi proverbi sempre attuali e validi, ai semplici fatti di vita quotidiana, a considerazioni sulla vita familiare, dai ricordi d’infanzia ad uno sguardo sulle condizioni dell’umanità nel mondo, dalle riflessioni nostalgiche e poetiche ispirate dalla natura alla drammaticità della morte per droga, alla condizione dell’emigrante. I suoi sforzi e il suo linguaggio poetico sono talmente forti ed espressivi perché confortati dalla convinzione che la lingua dialettale con la sua espressività permette di recuperare tutto un patrimonio di valori che in una società piuttosto confusa e superficiale rischia di disperdersi o, perlomeno, di apparire lontano, questo lavoro si propone come un arabesco di pensieri che si svolge, a volte sul filo dell’ingenuità, a volte dello stupore, ritornante spesso nella mente disincantata dell’autore, nel travaglio della realtà d’oggi non meno amara e assurda di quella di un tempo”.
Il Prof. Cosimo Mudoni nella quarta pubblicazione dal titolo “I mèi Magnifici…Sette” afferma: “Nella poesia di Fernando Romano traspare, la gioia di fermare sulla carta piccole e grandi emozioni, il piacere di cogliere colori, suoni e volti, affinchè il tempo non li disperda, per ritrovarci con la memoria tutte le volte che si sente il desiderio di riassaporali. Il passato si intreccia con il presente e alimenta un dialogo continuo, ricco di risonanze emotive. Nella sua poesia risaltano in modo inequivocabile la laboriosità, l’amore ed il rispetto per la natura, la gioia di vivere, i vincoli familiari, l’amore e la stima per i propri genitori, rispetto per l’anziano, fonte inesauribile di conoscenza, l’amicizia e la solidarietà”.
Quindi finisce qui la storia di Fernando Romano “poeta contadino”? Terminano qui le sue riflessioni nostalgiche e poetiche, i suoi sentimenti, le sue emozioni, le sue esternazioni, il suo amore sviscerato per gli affetti familiari? Assolutamente no, la storia continua imperterrita su un binario precedentemente percorso e, a ricordarcelo con la sua bellissima prefazione, alla pari ed in sintonia con le precedenti, La Dott.ssa Lucia De Matteis nella presentazione della raccolta “Sparenzie te…vita – ‘A famija, ‘a società e le metafore”, dice che “Fernando Romano è un poeta di “casa nostra” cantore di un mondo genuino e rispettoso della natura autentica, dei veri valori della vita. I suoi versi ispirano giusti sentimenti umani, familiari, religiosi e sociali, la sua poesia infonde nell’animo del lettore quel senso di fraternità e solidarietà, pace e serenità. Sentimenti che riscaldano il cuore e che invogliano alla lettura tutta d’un fiato delle sue poesie. Molto aspro è il suo giudizio sulla società e sulla constatazione di un mondo che non c’è più e all’analisi di un mondo attuale che non sempre gli piace e lo racconta a volte con molta amarezza. Molto gradevoli e pungenti risultano le sue metafore quando colpiscono indistintamente i suoi affetti più vicini.
Le poesie di Fernando Romano sembrano delle immagini oleografiche incastonate in un tempo lontano, rivisitato con nostalgia e con la stessa intatta trasparenza spirituale con cui è stato vissuto. Esse invogliano anche il lettore più distratto, attraverso la lettura delle sue opere, a tornare alle sue origini più profonde.
Ecco una sua lirica più significativa e realisticamente fedele al mondo dell’uomo abituato alla semplicità.

Tuttu… ete poesia

Cuardu lu munnu
e lu creatu,
nu mme scunnu
ca rrestu ncantatu,
de tanta bellezza
e de tanta armunia,
percè quiddhu ca visciu
tuttu ete poesia!
visciu lu celu,
la terra, lu mare
e ringraziu lu Signore,
ete lu menu ca pozzu fare
cu ddicu grazie, cu tuttu lu core
e cu tutta l’anima mia:
ogni cosa ca háie ulutu criare
tuttu, pe’ mmie…ete poesia!!!
quannu penzu ca l’hággiu llassare
tutte ‘ste cose, ‘si beddhe, ‘si ccare,
me vene cu cchiangu
de malencunia
percè puru quista,
ete tutta poesia!
penzu alla morte,
ma amu tantu la vita,
però la prima
ete sempre cchiù forte
ricuardu nu pporta
propriu a ciuveddhi
né ricchi, né poveri,
sia brutti e sia beddhi;
giunta ca ete l’ura
de l’agunia,
te chiude l’occhi
e…addiu poesia!!!

La poesia vive oltre la morte.

Questo era ed “è” Fernando Romano.
Giorgio Tricarico, Il dialetto e i suoi poeti, 2023

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