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Musicisti e organi storici di Gallipoli

Chiesa del Rosario- Organo Chircher 1720Conferma di uno straordinario incremento dell’attività musicale sacra che si era avuta a Gallipoli, nel pieno della stagione barocca e quando ormai erano stati fondati tutti i maggiori monasteri e le principali confraternite della città, sono quindici organi storici e un gran numero di importanti musicisti. Purtroppo, oggi, eccetto l’organo appena restaurato della basilica concattedrale Sant’Agata (Morettini 1890), gli organi storici di Gallipoli sono tutti muti. L’augurio è che in un futuro quanto mai prossimo, lo splendore di tale testimonianza storico – culturale non si offra solo agli occhi del visitatore, ma anche alle orecchie, attraverso il restauro e la fruizione di tutti gli organi.

Chiesa San Francesco d’Assisi

Secondo il memorialista Bartolomeo Ravenna, a partire dal 1597, i Padri riformati occuparono il monastero (già sede dei conventuali e degli osservanti) e l’annesso tempio, fornendoli di nuovi arredi sacri, organo compreso. Numerose fonti indirette testimoniano fin da questo periodo una tradizione musicale che si manifestava in massima pompa nelle feste della Porziuncola, di Sant’Antonio da Padova e dell’Immacolata Concezione che rientra nella tipica devozione francescana. Alla fine del XVII secolo, a seguito dei tradizionali festeggiamenti per l’Immacolata, un barile di polvere sopravanzato agli spari di rito prese fuoco arrecando danni all’interno della chiesa, dove andò distrutto anche l’antico organo, posto nel coro inferiore della chiesa francescana. Da qui i Padri maturarono l’idea di dotare il tempio di un nuovo organo, la cui costruzione venne affidata agli inizi del XVIII secolo ai maestri organari gallipolini Simone e Pietro Chircher. L’organo collocato nel 1726 in cornu epistulae della chiesa di San Francesco d’Assisi, al di sopra della grotta del presepe, risulta “il più grande ed armonioso di quanti ve ne sono in questa città” per dirla con le ammirate parole del Ravenna. Tra i Padri francescani si ricordano esperti musicisti come fra’ Giovanni Maria, primo organista in servizio dal 1769 al 1800. A partire dal 1862, cioè da quando vi fu la soppressione dell’ordine francescano in Gallipoli, quest’organo ha subìto rifacimenti ed ampliamenti di cui non è dato sapere ad opera di chi, tanto che la suggestiva immagine è oggi come dimezzata se non proprio svuotata del valore storico. Queste mutazioni riguardano l’impostazione tecnica e fonica dello strumento. Le ultime testimonianze concertistiche risalgono agli anni 1888-1894 quando vi si eseguiva a piena orchestra la “frottola dell’Addolorata”.


Chiesa del Rosario

La chiesa del Rosario conserva ben due organi. Il primo – e il più antico – è situato lungo la navata in cornu epistulae ed è costruito dal gallipolino Eligio Chircher forse col figlio Simone nel 1720 (Simone firma il suo primo organo a Giuliano del Capo nella chiesa di San Giovanni Crisostomo nel 1721). Si ricorda che i Chircher avevano bottega proprio a fianco del convento dei domenicani dal 1687 al 1742, e fino al 1712 anche abitazione, data in cui si trasferirono a Cursi dove aprirono un’altra bottega. Dalla solennità tardo barocca dell’organo Chircher si passa alla grazia un po’ salottiera dell’altro strumento, acquisito non prima del 1836 e costruito dal tarantino Giuseppe Corrado, che, noteremo, sarà molto attivo in Gallipoli alla metà dell’ottocento in qualità di restauratore e costruttore d’organi di graziosi positivi (organi) dall’impostazione fonica, tecnica ed architettonica strettamente tradizionali, rifacendosi a modelli napoletani del primo ottocento. Particolarmente vistosa di quest’organo è la componente decorativa, con festoni floreali in accesa policromia lungo la trabeazione e le fiancate.

 Chiesa degli Angeli

Quest’organo fu acquistato di seconda mano nel 1810. Sulla canna maggiore figurano incise le lettere “G C“ esattamente come al positivo ottocentesco della chiesa del Rosario. Da qui l’errata attribuzione dell’organo a Giovanni Chircher. In realtà lo strumento è costruito da Giuseppe Corrado, e conferma di ciò è data dallo stile decorativo, a mo di firma, delle fascette del prospetto frontale della cassa, che non sono rettangolari, ma hanno i lati verticali che si stringono gradualmente verso il basso (stessa caratteristica ritorna negli organi della Purità, di San Francesco di Paola, del Crocifisso e del positivo ottocentesco del Rosario, tutti del Corrado). L’attività musicale della chiesa degli Angeli è stata nel tempo molto fiorente e vale ricordare alcuni maestri di cappella ed organisti attivi in questa chiesa: dal 1729 Leonardo Tricarico (figlio del celebre Giuseppe Tricarico); 1865-1874 Vincenzo Alemanno (prolifico e interessante organista, direttore di coro e compositore gallipolino); 1874-1880 Giuseppe De Vittorio; 1880-1898 Alfredo Consiglio; 1885 Giovanni Monticchio, tutti musicisti regolarmente stipendiati come risulta dal libro dei conti.

Chiesa del SS. Crocifisso

Verso la metà del XVIII secolo si assiste ad una forma dei riti religiosi di più facile e immediata fruizione, grazie anche alla sensibilità musicale che dalla capitale del regno, Napoli, arrivava con immediato riscontro alle province più recettive. Per la cittadina jonica, quindi, si profila una stagione musicale decisamente orientata da maestri e maestranze partenopee, forse anche per influenza di mon. Ignazio Savastano, vescovo della diocesi di Gallipoli di origini napoletane. In questo figura chiave è stato il musicista Nicola Brancaccio, formatosi presso il conservatorio S. Onofrio di Napoli, che a partire dal 1769 ha operato nell’oratorio del SS. Crocifisso scrivendo oratori e messe purtroppo andati perduti (del Brancaccio rimangono solo delle mirabili cantate profane). Nel 1797 la confraternita decise di dotare la chiesa di un organo, ma non è chiaro l’intervento di Giuseppe Corrado nel 1847 se ne costruisce uno nuovo oppure ne rifà un altro su materiali del vecchio organo. Lo strumento fu messo in cornu evengeli (nella cantoria in pietra a sinistra dell’altare) e da contraltare a questo si mise nella cantoria opposta un falso gemello che fa mostra di sé (oggi conservato all’interno dell’oratorio) dipinto allo stesso modo dell’altro. Nel 1894 l’organo fu tolto dal cornu evengeli e messo in una nuova cantoria sopra la porta d’ingresso. Venne anche modifica la cassa dell’organo, coprendola di vernice marrone e aggiungendo dei parimenti goticizzati per conformarla allo stile neogotico degli stalli montati circa un secolo prima, dopo che un incendio bruciò i vecchi stalli.

Chiesa San Francesco di Paola

Nel 1809, dopo circa due secoli di vita illustre, venne soppresso il piccolo monastero dei Padri Paolotti e l’annesso tempio intitolato a San Francesco di Paola fu richiesto come sede dalla congrega di S. Maria della neve o del Cassopo. Risulta che nel 1820 i confratelli del Cassopo hanno deciso di disfarsi di un vecchio organo collocato dai “Reverendissimi Padri” sopra la porta maggiore nel 1765. Quest’organo settecentesco è stato donato alla chiesa di S. Maria del Canneto quale riconoscimento dell’ospitalità prestata dal santuario mariano ai paolotti prima che questi potessero erigere un proprio monastero sulle mura della città. Nella chiesa di S. Maria del Canneto esiste tuttora questo piccolo positivo che reca sulla trabeazione uno stemma col motto “Charitas”. Alla metà del XIX secolo venne acquistato un piccolo positivo napoletano tardo settecentesco, e fu commissionato all’organaro Giuseppe Corrado di apportare un complesso lavoro di restauro e ampliamento dell’organo. La vita musicale della confraternita era tenuta in vita dai “fratelli organisti” Alceste Citta, uno dei compositori più apprezzati di Gallipoli nella prima metà del XIX secolo, e Vincenzo Consiglio.

Chiesa del Carmine

Bartolomeo Ravenna, confratello illustre di questa confraternita, ricorda: “…la Chiesa di S. Maria del Carmine, antichissima, si nomina pure della Misericordia poiché sopra questa Chiesa vi è un Oratorio nel quale si riunisce la detta fratellanza, distinguendosi la Chiesa di sopra col titolo del Carmine e l’inferiore col nome della Misericordia, ancorchè si reggono in sol corpo. Tuttavia le due Chiese o siano Oratorii, uno inferiore e l’altro superiore di sopra accennati, avendo fatto delle molte lesioni, ha dovuto la fratellanza demolire dai fondamenti l’intera fabbrica in quest’anno 1836”. Fino al 1788 nessuna delle due chiese aveva un organo, fino a quando, cioè, il priore del Carmine Carlo Montuori donò alla confraternita un piccolo positivo. Questo veniva trasportato, a seconda delle necessità, dalla chiesa inferiore a quella superiore e viceversa, rendendo quindi necessari numerosi interventi di restauro e manutenzione. Nel 1803 si decise l’acquisto di un altro organo del napoletano Francesco Cimino costruito l’anno precedente. Nel 1836, in seguito alla demolizione del doppio Oratorio del Carmine ed alla ricostruzione di un solo edificio sacro a confraternite unificate, il vecchio organo donato dal generoso priore Montuori fu venduto, perché richiesto, alla Deputazione della B.V. della Coltura di Parabita il 17 maggio 1837 per “docati 55”. Il nuovo organo del Cimino viene posizionato agli inizi del ‘900, dove tuttora risiede, su una cantoria in legno di abete sostenuta da due colonne sopra la porta d’ingresso della chiesa. L’attività musicale in questa chiesa era fiorentissima già per tutto il XVIII secolo per via dell’esecuzione delle frottole sacre in onore anche per la Vergine Assunta, il Venerdì Santo, il Corpus Domini e per Sant’Agata. Fino al 1778 (quando Montuori donò l’organo alla confraternita) questi oratori venivano eseguiti da violini, violoni, viole ed anche chitarre, raggiungendo il massimo splendore con Giuseppe Chiriatti, considerato il compositore gallipolino più importante della seconda metà del XVIII secolo. Il Chiriatti fu organista e violinista formatosi presso il conservatorio S. Onofrio di Napoli, il quale, dal 1773, ricoprì anche la carica di depositario della confraternita del Carmine. La frottola dell’Addolorata raggiunge, invece, il suo massimo splendore con Francesco Luigi Bianco che ha composto le seguenti frottole per soli, coro e orchestra: Ahi sventura (1886), L’han confitto (1893), Una turba di gente (1899) e uno Stabat Mater andato perduto. Da segnalare anche una frottola di Vincenzo Alemanno del 1883 (perduta anch’essa) il quale diresse una frottola di Bianco nel 1888. La vivida teatralità di queste musiche non manca di incorrere nella censura vescovile che osteggiava l’invadenza del fatto musicale nelle tradizioni liturgiche e paraliturgiche, tanto che il Vescovo mons. Carfagnini volle modificare l’ordine secolare della festa dell’Addolorata e sopprimere addirittura la frottola, di cantare lo Stabat con l’organo e, in ogni caso, abolire il canto delle verginelle, ossia le voci femminili. Per questo motivo Giovanni Monticchio scrisse uno Stabat Mater per due tenori, baritono, coro di voci maschili e piccola orchestra, eseguito per la prima volta nel 1882 sotto la direzione di Ercole Panico, direttore della banda municipale di Gallipoli. Prevalsero infine le ragioni del culto popolare e venne ripresa la tradizione esecutiva con voci, fiati, archi e organo.

Organisti e maestri di cappella della confraternita sono stati: 1753-1790 Nicola Caputi e Giuseppe Chiriatti; 1800 ca. Ferdinado Consiglio; 1810 ca. Bonaventura Allegretti; 1830 ca. Gaetano Stefanelli; 1850 ca. Vincenzo Rizzo; 1853-1883 Vincenzo Alemanno; 1883-1899 Francesco Luigi Bianco (confratello effettivo).

Chiesa dell’Immacolata

Organo del 1759-60 di Carlo Mancini di Napoli. Dopo un secolo di attività l’organo subisce nel 1870 il primo restauro per mano del leccese Luigi Bruno. Nel 1876, invece, subisce un’altro intervento ad opera del magliese Luigi Palma con l’assistenza del “professore Giovanni Monticchio”. In quest’occasione risale l’ampliamento della tastiera, la sostituzione delle canne di mostra e della manticeria. Tra gli organisti attivi nella confraternita ricordiamo: 1762 Giuseppe Chiriatti; 1769-1800 ca. fra’ Giovanni Maria (primo organista); 1865 Vincenzo Consiglio; 1872 Vincenzo Rizzo; 1878 Giovanni Monticchio (successivamente organista della cattedrale); 1883-1892 Giuseppe De Vittorio; 1892 Alfredo Consiglio; 1893-1907 Francesco Romeo.

Chiesa di San Giuseppe

Mons. Serafino Branconi, nella sua visita pastorale nel 1748, si ferma a notare un organo in cornu epistulae dell’altare maggiore, altro non è dato sapere di questo antico organo. Al posto del vecchio positivo se ne collocò uno nuovo costruito da Carlo Mancini di Napoli nel 1779 dove rimase fino al 1905, quando fu trasferito in cantoria di fronte l’altare maggiore, dove tuttora è collocato.

Chiesa di Santa Teresa

È l’organo di miglior fattura fra gli tutti gli organi di Gallipoli. Non è dato sapere l’autore di questo strumento della metà del XVIII ben custodito nel monastero delle teresiane, ma per evidenti analogie con l’organo della chiesa matrice di Maglie e di S. Giovanni Battista di Oria, si può dedurre sia di Carlo Sanarica di Grottaglie.

Chiesa delle Anime

La congrega dei Nobili si costituì nel 1660 ma non ebbe la disponibilità di un proprio oratorio, per cui le funzioni sacre venivano celebrate nella chiesa di Sant’Angelo. Nonostante ciò il primo priore dottor Andrea Pirelli, accolse l’invito di D. Stefano Roccio, già primo organista di S. Agata e maestro di cappella del vescovo, ad acquistare un piccolo organo, pagato poi 25 ducati. D. Stefano Roccio (coadiuvato da D. Pietro Sprovieri, futuro organista del duomo) fu assunto come maestro di cappella delle Anime e fu assegnato uno stipendio annuo per il tiramantici. Quest’organo veniva trasportato in lungo e largo presso le altre chiese gallipoline, esponendolo, quindi, al facile deterioramento. Quando nel 1680 la confraternita ebbe una nuova sede oratoriale fu acquistato un nuovo organo. Di questo positivo si sa solo che le “porte dell’organo” furono ornate con le effigi di S. Cecilia e di re Davide, protettori dei musicisti. Subito dopo l’apertura del nuovo oratorio si avvia una splendida stagione musicale coi maestri di cappella Antonio Tricarico, poi Francesco Tricarico e successivamente ancora D. Bonaventura Tricarico (fratello, figlio e nipote del celebre Giuseppe Tricarico, musicista alla corte dell’Imperatrice Eleonora Gonzaga a Vienna). Nel 1794 il positivo seicentesco ormai fatiscente venne sostituito da un organo di Lazzaro Giovannelli di Monteroni. Quest’organo, in parte perché fradicio e in parte perché mal costruito, venne ricostruito e riveduto da Giuseppe Corrado nel 1850. Nel 1875 un fulmine era penetrato in chiesa arrecando seri danni a quest’organo, per cui un’ulteriore ricostruzione fu apportata da Luigi Palma di Maglie l’anno successivo. Quest’organo, tuttora esistente in cantoria sopra la porta d’ingresso, è quindi il frutto di revisioni e assemblaggi fatti da tre organari.

Organisti e maestri di cappella della confraternita delle Anime: 1660-1680: D. Stefano Roccio; 1681-1700 ca.: Antonio Tricarico (coadiuvato da D. Pietro Sprovieri); 1703-1719: Francesco Tricarico; 1711-1733 D. Bonaventura Tricarico (precedentemente organista e tesoriere della cattedrale; 1730-1750 D. Gaetano D’Acugna; 1770-1812: Giuseppe Chiriatti; 1830 ca.: Gennaro Dolce; 1850 ca.: Bonventura Allegretti; 1854-1911 ca.: Vincenzo Alemanno.

Illustri musicisti fratelli effettivi del sodalizio: Giuseppe Tricarico, Antonio Tricarico e Giuseppe Chiriatti.

Chiesa della Purità

Piccolo organo del tarantino Giuseppe Corrado del 1849. Di Giuseppe Corrado, forse discendente di Michele Corrado autore dell’organo del duomo di Taranto, si sa per certo che costruiva gli organi nella sua bottega di Taranto e li trasportava a Gallipoli via mare.

Chiesa del Canneto

Questa chiesa ha avuto complesse vicissitudini affinchè potesse godere del favore vescovile fino a quando mons. Oronzo Filomarini intervenne numerose volte a favore dell’antico culto mariano. Dell’antica attività musicale si sa solo che il priore del Canneto Oronzo Rasciale, alla fine del XVII secolo, commissionò a Bonaventura Tricarico di comporre un dramma musicale dal titolo Adelaide da rappresentare il giorno seguente la festa della Vergine del Canneto a coronamento della fiera omonima (come si evince dal libretto dell’opera, conservato presso la Biblioteca Provinciale di Lecce). Il piccolo organo (di probabile fattura napoletana poiché presenta analogie morfologiche e strutturali con il positivo del Carmine) fu donato nel 1820 dalla congrega del Cassopo (vedi riferimento alla chiesa di San Francesco di Paola) e posto in “cornu evangelii Altaris Majoris”. Quello della confraternita del Cassopo non era solo un gesto simbolico inteso a promuovere formalmente gli antichi legami intercorrenti tra il tempio mariano e l’ordine dei Padri Paolotti, ma è un gesto fatto anche in virtù di ripristinare, se non addirittura sollecitare, un’attività devozionale in musica che il Canneto non poteva contare se non su scarsi introiti ordinari. L’unico musicista di cui è attestata l’attività musicale è Vincenzo Alemanno sul finire del XIX secolo. Di lui si può dire che certamente è stato l’ultimo attento custode e valorizzatore del patrimonio organaro gallipolino, infatti, dopo la sua uscita di scena dalla vita musicale gallipolina, gli organi sono stati abbandonati al loro degrado.

testo a cura di Enrico Tricarico

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Riferimenti bibliografici e ricerca:

Luisa Cosi, Giardini stellati e cieli fioriti. Conte Editore.
 
Bartolomeo Ravenna, Memorie istoriche.
 
Paolo Tollari, organaro.
 
Materiale d’archivio delle Confraternite di Maria Santissima del Monte Carmelo e della Misericordia, di Santa Maria degli Angeli, del Rosario, del Santissimo Crocifisso e delle Anime.


Chiesa di San Francesco di Paola

sanfrancescodipaola_esterno_2La chiesa di San Francesco da Paola si trova lungo le mura di tramontana, di fronte al porto, dalla quale prende il nome una torre delle cinte murarie, fù costruita per interessamento del fratello paolotto gallipolino Carlo Abatizio nel 1621. Nel 1813 la chiesa fu assegnata alla Congreca di S. Maria della Neve o Cassopo e intitolata a San Francesco di Paola. La facciata di forma rettangolare presenta un portale con una nicchia contenente la statua di San Francesco di Paola. L’interno, ad una navata con volta a crociera, tiene tre altari a sinistra e quattro a destra, tutti in stile barocco; l’altare Maggiore è lavorato a stucchi lucidi, nel Ciborio vi é il SS. Sacramento, per una speciale concessione del vescovo Botticelli. La chiesa oltre ad avere un quadro bizantino della Madonna del Cassopo pitturato su tavola, ha anche delle opere rappresentanti la Santissima Trinità e il Transito di San Giuseppe, un dipinto che ritrae la Morte di San Giuseppe del pittore Romualdo Formosa, un quadro che raffigura i Miracoli di San Francesco di Paola, un dipinto del Bambino Gesù ed un altro che riporta San Francesco di Paola che consegna la Chiesa alla confraternita di Santa Maria della Neve. Dalla navata pende un pregiato lampadario del XVIII sec. La Congreca festeggia ogni anno il Santo proclamato “Patronu” della gente di mare.

Chiesa di Santa Maria della Purità

facciata

La Chiesa di Santa Maria della Purità è una chiesa del centro storico di Gallipoli situata di fronte alla spiaggia del seno della Purità. Fu edificata tra il 1662 e il 1665 per volere della confraternita dei Bastasi, ovvero degli scaricatori di porto. In quegli anni fu edificato l’Oratorio a unica navata successivamente modificato e ampliato.

La facciata, delimitata lateralmente da due lesene e terminante con un cornicione in carparo leggermente aggettante sul quale poggia un frontone con due pinnacoli laterali, presenta due finestrelle poste in asse con i due portali d’accesso. Arricchiscono il prospetto tre pannelli in maiolica raffiguranti la Madonna della PuritàSan Giuseppe e San Francesco d’Assisi.

L’interno, ad unica navata rettangolare decorata con fastosi stucchi, ospita un marmoreo altare maggiore sul quale è collocata la tela di Luca Giordano raffigurante la Madonna della Purità tra San Giuseppe e San Francesco d’Assisi.

La navata è completamente ricoperta da settecenteschi dipinti su tela attribuiti a Oronzo Letizia e per la maggior parte al murese Liborio Riccio. Del Riccio sono la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci sulla controfacciata e le quattro scene bibliche (Caino e Abele, Adamo ed Eva, Mosé, Davide e Golia) sulle pareti laterali. Sulla volta sono presenti tele raffiguranti scene tratte dall’Apocalisse. Interessanti sono gli stalli lignei a decorazione policroma del XVIII secolo e l’ottocentesco pavimento maiolicato.
Nella chiesa è conservata la statua della Madonna della Misericordia, della prima metà dell’800, popolarmente detta della Desolata, portata in processione la mattina del Sabato Santo con la statua del Cristo Morto. Altre statue sono quelle settecentesche della Madonna del Canneto e di Santa Maria della Purità, in legno, e di Santa Cristina (1866), in cartapesta.

Chiesa di San Francesco d’Assisi

Si dice che questa chiesa fu fabbricata ai tempi del Santo di Assisi, insieme al convento; però verso la fine del ‘600, per interessamento dei monaci Monzilla, Del Pozzo e Serafino di parabita, si fecero tanti lavori di restauro e la chiesa diventò più ricca di quadri, ornamenti e sculture. A spese del castellano Della Cueva si fece la Cappella per venerare il SS. Crocefisso, ma che è meglio conosciuto come la Cappella del ‘Mmalatrone, un capolavoro di Vespasiano Genuino. In essa si custodiscono all’interno le statue di Misma e Disma, i due ladroni che furono crocefissi insieme a Gesu’.

  • INDIRIZZO

    Riviera Nazario Sauro, 0, 73014 Gallipoli LE

  • ORARIO INVERNALE SANTE MESSE

    Festivo: 17,30

  • ORARIO ESTIVO SANTE MESSE

    Festivo: 18,30

  • CONTATTI

    [wp-svg-icons icon=”home-2″ wrap=”i”]  http://www.cattedralegallipoli.it/

    [wp-svg-icons icon=”envelop” wrap=”i”] parrocchiasantagata.gallipoli@gmail.com

    [wp-svg-icons icon=”phone” wrap=”i”] +39 0833 26 19 87

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli fù fabbricata nel 1657, sulla parte delle mura di ponente, a spese della Confraternita dei Pescatori Gallipolini che chiamarono la Madonna Stella del Mare. La struttura presenta sulla facciata un pannello in maiolica con l’immagine della Madonna e l’interno, ad una navata senza altari laterali ma con le pareti abbellite da quadri a pittura e con gli scanni per i Fratelli, quattro importanti dipinti: la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, la disputa fra i dottori della chiesa, le Nozze di Cana. L’altare Maggiore, ricco di stucchi e tasselli di marmo, presenta sul fronte una pittura della Madonna degli Angeli, che dicono essere del Catalano. Una vera opera d’arte è la statua della Madonna e la Confraternita organizza la festa religiosa e civile il 15 di agosto.

Chiesa del SS Crocifisso

La Confraternita del SS. Crocifisso e sorta sotto il titolo di S. Michele Arcangelo nel 1400. Sin dalle origini ha avuto diverse sedi e dal 1750 e ubicata nell’attuale chiesa dove immagini sacre, statue e dipinti, oltre al suo primitivo protettore, raffigurano scene di Gesù dalla natività alla passione, morte e resurrezione. La chiesa e situata a ponente nel centro storico, il suo prospetto a due ordini, delimitato da una sporgente trabeazione, si impone con la sua esuberanza artistica completata da spazi vuoti che armonicamente si inseriscono nel contesto architettonico e nell’ambiente in cui sorge.

Il primo ordine delimitato da levigate lesene presenta le due semplici porte di accesso laterali architravate e marcate lungo tutto il perimetro da una robusta struttura in carparo locale. Esse sono sormontate da una grande maiolica centrale che raffigura il miracolo della traslazione del quadro della BEATA VERGINE DEL BUON CONSIGLIO. Nel secondo ordine, delimitato ancora da lesene è culminante con una cornice ad archetti, si apre una monofora centrale riccamente scolpita in carparo a simboli floreali, lungo tutto il perimetro. Al centro di essa fu eretta nel secolo scorso una grande croce lignea che porge il messaggio: IN HOC SIGNO VINCES. La facciata, tranne che nelle meravigliose tinte della maiolica, non presenta particolari colorazioni. Il bianco dello stucco che copre gli spazi vuoti e marcato dal biondo carparo attualmente ricoperto da una lieve patina di calce che lo protegge dalla corrosione.

All’interno, fra le varie opere d’arte di stile barocco, risalta subito in tutta la sua vastità l’elegante coro scolpito in noce locale. Con questo si intese evitare l’eventuale confusione con l’originale in barocco finemente decorato e con finiture in oro, ormai logoro dopo l’incendio di circa un secolo fa. Distribuito lungo tutto il perimetro della chiesa, come era d’uso nelle nostre confraternite, il coro dona all’ambiente eleganza ed arte.

Al centro domina il “Banco” del padre spirituale, del Priore e assistenti, fra decine di stalli per i confratelli ed una serie di sgabelli per i novizi. In alto sulle spalliere di ogni stallo sono distribuite le placche colore avorio che riportano le antiche dizioni riferite agli incarichi amministrativi e alle funzioni tecniche dei vari responsabili in seno alla confraternita.

Lo stesso gotico in noce richiama nel presbiterio le nicchie delle statue, e sul retro del prospetto il grande pulpito della cantoria che segue all’originale in stile barocco. Non mancano arredi sacri di ogni genere compresi i pezzi che modellano le composizioni della singolare processione dei MISTERI e della TOMBA del Venerdì Santo: la processione de “L’URNIA” che trae le sue origini sin dalla istituzione della Confraternita.

I confratelli indossano il saio rosso simbolo della Passione, con il viso coperto dal cappuccio e con corona di spine sulla testa in segno di penitenza. Si tratta di centinaia di persone che sfilano per l’intera citta, con abiti, paramenti, statue, vere opere d’arte mobili. I portatori, “CARICATORI” o “FRATELLI DELLA BARA” recano sulle spalle oltre alle varie statue dei “MISTERI” la pesante “TOMBA”. Essa e costituita da una portantina a diverse stanghe per il carico, ove e modellata la scena della deposizione di Gesù dalla Croce. La tradizione vuole che, rimanendo fisso il tema della “DEPOSIZIONE”, vi sia una variante della scena di anno in anno che si rifà a schizzi di disegni artistici proposti di volta in volta, ma che di solito fanno riferimento agli antichi modelli. Al centro vi e l’imponente scultura lignea del Cristo morto, un’antica e pregevole opera d’arte ove l’autore, nel modellarla, sembra che abbia dedicato tutto se stesso. Intorno fanno da corona grandi e piccole statue di personaggi ed angeli secondo quanto contempla il vangelo: Da Giuseppe D’Arimatea, Da Nicomeno a Giovanni, dalla Cleofa e dalla Maddalena a Marta, e da una serie meravigliosa di grandi figure di angeli dalle lunghe ali. Un candido lenzuolo finemente ricamato a mano, “LA SINDONE” della confraternita, sorretto dalle statue, contenente il “CRISTO”, copre in parte i sarcofaghi che richiamando anch’essi antichi modelli, variano di anno in anno col variare della scena. Siamo di fronte ad una perfetta iconografia che trova riscontro nelle più prestigiose opere d’arte che esprimono la “Pietà”: La “Maddalena Piangente” presente come in tutte le scene della Deposizione nelle caratteristiche gia evidenti nella tela custodita nella stessa chiesa. Anche qui l’autore nel ritrarla, come in altri, si preoccupa di mettere in risalto prevalentemente la sua bellezza. Maria Cleofa, anche se non sempre rappresentata nel “compianto del corpo di Gesù”, nel nostro caso in preghiera richiama le sembianze della Vergine anche nei tratti somatici, per sottolinearne la stretta parentela. Sono tutte figure di grande qualita artistica dai visi che, se a volte sono quasi impassibili, trovano poi il giusto equilibrio nelle inclinazioni delle teste e nell’atteggiamento delle mani.

La pregevole scultura del Cristo infine e un’opera dal duplice valore: La piu popolare e ammirata perché viva e drammatica; la piu completa nella perfezione dello studio delle forme anatomiche immobili nella calma del candido lenzuolo modellato insieme alle parti nude del corpo. La si puo ammirare dopo il Venerdì Santo tutto l’anno in chiesa “deposta” ai piedi dell’altare.

E nello stesso altare si possono ammirare sculture in pietra leccese di ottima fattura che fanno da cornice al monolito del Ciborio, modellato con finissimi intagli raffiguranti l’intero simbolismo dell’ Eucarestia. Una porticina a sbalzo argenteo con la madre dell’imperatore Costantino dal capo cinto di corona reale ai piedi della Croce, mentre definisce con eleganza l’arte di questo singolare elemento scultoreo, apre un nuovo capitolo sulla storia e leggenda dell’INVENZIONE.

Ed e proprio in questo tempio che e illustrato il ritrovamento della Croce in una forma delle più complete, finora sfuggita all’attenzione dei ricercatori, senza mai alcun cenno di citazione neanche nelle varie polemiche negli anni sulla stampa ove con minuzia di particolari appariva quasi completa una catalogazione di opere, da Elena alla conversione di Costantino. Trattasi di opere di scuola Giordanesca ove lo studio a fondo dei personaggi raffigurati nelle proprie massime espressioni di vita, ci da un saggio di fusione fra storia e leggenda, fra arte e religiosità. Opere eseguite dall’abilita del pennello, ormai al massimo delle proprie esperienze pittoriche all’età di ottantuno anni, di Aniello Letizia, nell’anno 1755. Una narrazione senza precedenti ove, gli sfondi architettonici tanto familiari al Letizia rendono nel nostro caso un equilibrio inequivocabile alla padronanza delle figure di primissimo piano perché inserite in quel giusto ambiente che ci descrive tanta regalità attraverso personaggi, palazzi, arredi e costumi; voluta forse dal committente, ma che ha raggiunto il massimo della espressività dell’autore dettato dalle esperienze oltre che della scuola napoletana anche dai 60 anni vissuti nell’arte della pittura. Il prodigioso evento, che nel 1600 era stato il motivo determinante della variazione del titolo da “San Michele” in “SS.Crocifisso”, a distanza di un secolo e mezzo, in occasione della riedificazione della chiesa, finalmente trova la giusta espressione nella straordinaria bellezza e nel valore di queste immagini. Il Letizia dopo i consensi riscossi nell’omonima chiesa del Crocifisso in Galatone, importante centro nella zona per religiosita, devozioni e arte, con le scenografie della “Esaltazione della Croce”, nella nostra chiesa in Gallipoli, senza concorrenti, trova maggiore spazio per la propria espressività dando il massimo di se stesso. Egli supera per completezza di narrazione e arte le precedenti opere del santuario galatonese con impegno, in segno quasi di gratitudine verso gli “industriali bottari”, la prima categoria della città di Gallipoli. Essi infatti affidano alla perizia di questo antico pennello la totalità delle opere del loro tempio, nove tele. Di esse quattro trattano della Croce, dai miracoli della “conferma” del suo rinvenimento, al ‘peso quotidiano”, alla sfida di qualunque pericolo nel suo segno, alla salvezza. L’architettura degli sfondi come sempre e inserita in quel rigoroso controllo dei toni, ormai la caratteristica del nostro autore, dai quali emerge il rosso sparso a giuste dosi, che dona eleganza alle scene, all’ambiente che le ospita ed infine e da richiamo simbolico quasi, perché siamo nella CHIESA DELLA PASSIONE.

  • INDIRIZZO

    Riviera N. Sauro, 135, 73014 Gallipoli LE

  • ORARIO INVERNALE SANTE MESSE

  • ORARIO ESTIVO SANTE MESSE

  • CONTATTI

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    [wp-svg-icons icon=”envelop” wrap=”i”] parrocchiasantagata.gallipoli@gmail.com

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Chiesa di San Domenico al Rosario

chiesa_rosarioI Frati Domenicani, che tenevano un convento e una grande chiesa lungo le mura di scirocco, alla fine del ‘600 fecero fabbricare un’altra chiesa sulle rovine di quella antica e la intitolarono a San Domenico. Poi permisero ai fratelli della Confraternita della Madonna del Rosario, che avevano un oratorio molto piccolo, di servirsi dell’altare della Vergine. Nel 1899, soppressa la casa Conventuale dei Domenicani, la chiesa venne assegnata alla Confraternita e da allora si chiama Chiesa del Rosario. La chiesa è molto grande, il prospetto è in carparo decorato con nicche e preziosi motivi floreali, la navata ha pianta ottagonale e presenta dieci altari barocchi laterali e l’altare maggiore, tutti lavorati con intagli pregiati e arricchiti da quadri di valore del XVII sec. del pittore gallipolino Giovanni Domenico Catalano. La chiesa ha tante statue sacre, ma la più importante è quella della Madonna del Rosario. Adiacente alla chiesa c’è il Chiostro del convento ricco di affreschi raffiguranti la flotta cristiana all’ancora nella rada di Gallipoli dopo la Battaglia di Lepanto. La madonna è festeggiata la prima domenica di ottobre.