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lunedì , 20 agosto 2018
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Santa Maria della Purità

facciataGli scaricatori del porto di Gallipoli, nel 1664, riuniti a Confraternita dal vescovo Montoja, ebbero l’autorizzazione a fabbricare una Chiesa che avrebbero dedicato a Santa Maria della Purità. Gli stessi incaricarono i migliori artisti di pittura, intaglio e altro come Luca Giordano, Catalano, Riccio e Lenti a rendere questa chiesa un vero e proprio splendore di arte sacra.

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La chiesa: Storia, Origini e Restauri

L’Oratorio di Santa Maria della Purità si presenta a navata unica. Costruito negli anni sessanta del ‘600, doveva assomigliare quasi a una cappella, con una pianta di forma quadrangolare più piccola di quella attuale. Di quel periodo rimangono come reperti gelosamente custoditi, oltre al dossale dell’altare in legno e i quadri in esso incorporati, tra cui il magnifico dipinto su tela di Luca Giordano, le sei tele riguardanti la vita di Maria, oggi collocate sulle pareti laterali del presbiterio, e i sei dipinti di Sante che ora sono posti sui pilastri dell’arco trionfale.  Il primo decennio del ‘700 segnò l’inizio dell’opera di rinnovo che la Confraternita decise di intraprendere per abbellire ancor di più il suo Oratorio. A quel periodo dovrebbero risalire le immagini affrescate dei quattro evangelisti dei quali s’ignorava completamente l’esistenza sino al 1981, anno in cui, in seguito alla rimozione della tela della “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” per consentirne il restauro, furono trovate le quattro figure degli Evangelisti che oggi, grazie ad un congegno ad aria compressa possono essere ammirate dai visitatori.

Nella prima metà del settecento fu chiamato a decorare l’Oratorio Aniello Letizia, artista notissimo nel panorama della pittura salentina. A tale Maestro tra 1726 e il 1729 furono accordati da parte della Congregazione 250 ducati per dipingere la volta della Chiesa. Tra il 1737 e il 1738 invece, ebbe l’incarico di dipingere il quadro sopra il pancone. Di questo lavoro non vi è più traccia in quanto molto probabilmente fu sostituito con la tela della Moltiplicazione dei pani e dei pesci attribuita a Liborio Riccio. Il rinnovamento completo dell’Oratorio, che durò circa vent’anni, si ebbe dalla seconda metà del ‘700. Infatti, tale rinnovamento avvenne nel momento in cui gli scaricatori di porto, ceto cui appartenevano i confratelli della Chiesa di Santa Maria della Purità, raggiunsero la maggiore prosperità economica dovuta al notevole incremento che, per tutto il 1700, ebbe il commercio dell’olio facendo sì che la piazza di Gallipoli divenisse l’emporio di tale attività dell’intero Regno Borbonico e anzi, valicandone i confini, arrivò a essere quotato addirittura alla Borsa di Londra.

Nel 1750 ebbe inizio l’ampliamento della Chiesa e inizialmente i lavori interessarono la zona presbiterale. In quell’anno, infatti, i confratelli acquistarono un orto da Pietro Manta con l’intenzione, appunto, di costruirvi sopra il “Cappellone” della nuova Chiesa. Tale “Cappellone” fu ultimato nel 1752 con la costruzione dell’altare marmoreo alla romana, la sistemazione delle cornici, degli intagli e delle dorature e la creazione delle due nuove cantorie poste l’una di fronte all’altra sul presbiteri. Tra i falegnami e gli intagliatori che lavorarono nell’Oratorio ci furono i mastri Giuseppe Olivieri e Giacomo Spinola che, oltre alla realizzazione delle  cantorie, rimontarono il retablo seicentesco dell’Altare e applicarono il bel fastigio con cornice alla tela del “Padre Eterno”. Sulla cantoria di destra fu collocato, nel 1849, il nuovo organo, opera del tarantino Giuseppe Corrado, con canne di facciata in piombo a tre cuspidi, cassa in legno decorata con motivi floreali sulla trabeazione e sulle paraste, festoni e cornici dorate.Eseguì tutta la “tempiatura” del presbiterio in foglia oro zecchino il noto indoratore gallipolino mastro Nicola Reo.

Restauri: Nel 2003, per interesse del Priore pro tempore Silvano Solidoro e del Consiglio d’Amministrazione di allora, si prende coscienza della necessità di dotarsi di uno strumento tecnico operativo completo ed adeguato; da qui il progetto generale di restauro (e altre iniziative parallele con l’Amministrazione Provinciale di Lecce), poi finanziato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri grazie all’ 8×1000 a diretta gestione dello Stato (complessivamente € 539.00,00 per gli anni 2003 e 2004) e articolato in due stralci, senza soluzione di continuità e con l’inevitabile chiusura temporanea della chiesa. I direttori ai lavori sono stati gli Arch. Antonio Novembre e Giuseppe Fiorillo.

Le operazioni di restauro hanno visto a cura della ditta SMERILLO di Monteroni la bonifica delle coperture dall’umidità per infiltrazione, la sostituzione degli infissi esterni, con dotazione di attuatori elettrici, così da consentire una ventilazione naturale all’interno dell’aula, la realizzazione di un vespaio ventilato, così da ridurre gli alti valori dell’umidità di risalita, opere localizzate di consolidamento statico.

Il restauro della Chiesa di Santa Maria della Purità ha visto l’intervento sulla pavimentazione maiolicata settecentesca, compreso lo smontaggio e il rimontaggio delle piastrelle originali recuperabili, nonché l’integrazione delle stesse, dove è stato necessario necessario, a cura di Antonio COSSA di Felline, il restauro dell’Altare settecentesco in marmi commisti a cura di Gaetano MARTIGNANO e Tiziano GRECO di Parabita, il restauro dell’ancona lignea dello stesso altare di tutta la decorazione architettonica lignea, dipinta e dorata, dell’aula, dei dipinti di Liborio Riccio, degli archivolti del presbiterio e sulle pareti dell’aula, dei settecenteschi  stalli in legno policromo dei confratelli, delle lunette dipinte nel claristorio, delle altre tele presenti sia nell’aula che nel presbiterio della Chiesa a cura del M° Valerio GIORGINO di Alezio e delle sue valenti collaboratrici.Inoltre con un altro finanziamento ottenuto nell’anno 2009, sempre grazie all’ 8×1000 a diretta gestione dello Stato pari a € 368.160,20 e ad uno della Regione Puglia di € 44.534,40 si è potuto effettuare il recupero della imponente decorazione pittorica della volta sotto la direzione operativa di Marco Fiorillo. In particolare sono stati restaurati i 34 dipinti su tela, di forma mistilinea e tutte le cornici in legno e in pietra  della volta, lavori, anche questi,  effettuati dal Maestro Giorgino. Invece il rifacimento dei supporti delle stesse tele realizzati con sagome in vetroresina sono stati cura del confratello Paolo Magno. Ora si può ammirare l’intero Oratorio restaurato con le sue 112 tele di varia forma e l’esplosione del barocco tutto gallipolino che sostituisce la pietra leccese con i vari decori pittorici in esso contenuti. ( a cura della Confraternita)

 

Interno: Pianta, Altari, Tele e Sagrestia

La facciata è caratterizzata da tre pannelli in maiolica raffiguranti la Vergine della Purità, San Giuseppe Patriarca e San Francesco d’Assisi. Nell’interno troviamo un altare maggiore sul quale si può ammirare una tela raffigurante la Madonna della Purità tra San Giuseppe e San Francesco d’Assisi di Luca Giordano. Lungo le pareti della navata centrale, si possono ammirare i lignei stalli che raffigurano episodi biblici come quello di Mosè che fa scaturire l’ acqua, Davide e Golia, Giaele e Sisara, immagini degli Evangelisti, dei Profeti Geremia, Ezechiele e Isaia. All’ interno di questa Chiesa si trova la statua in cartapesta di S. Cristina che risale al 1867.

Di grande rilevanza artistica è la grande tela collocata sull’altare ed eseguita dall’ illustre pittore napoletano Luca Giordano. A dire il vero si è sempre presupposto che il dipinto su tela fosse opera del Giordano ma la conferma si è avuta quando il Sig. Antonio FAITA, un concittadino appassionato di storia patria, nel dicembre del 2005, grazie ad alcune ricerche effettuate presso l’Archivio Storico del   Banco di Napoli, venne a conoscenza del documento in cui si attesta l’autenticità del dipinto su tela raffigurante “Sancta Maria Puritatis” per mano di Luca Giordano che, reinterpretando in chiave barocca l’originale del Morales, volle raffigurare la Madonna con il Bambino Gesù sfolgoranti di grazia tra gli oranti   S. Giuseppe e San Francesco di Assisi. La Confraternita della Purità ottenne con decreto 27 giugno 1787, sede vescovile vacante, dal Vicario capitolare  della Cattedrale gallipolina, Canonico Giovanni Donato Bonvino, di poter celebrare la messa propria di Santa Maria della Purità “sub ritu duplici”  l’ultima domenica di luglio e di recitare l’ufficio proprio “Virginis Puritatis” , ambedue approvati dalla Sacra Congregazione dei Riti. La data dei festeggiamenti a subito delle variazioni nel corso dei secoli fino ad arrivare ai giorni nostri dove la Solennità della Beata Vergine Maria della Purità si celebra il quarto Sabato d’Ottobre.

La decorazione pittorica dell’Oratorio fu affidata quasi per intero al pittore Liborio Riccio, un sacerdote secolare nato a Muro Leccese nel 1720. Approdato nella Confraternita attorno al 1758, vi lavorò a più riprese per ben quindici anni. Le sue prime opere furono le otto tele inserite negli archivolti della volta del presbiterio. Questi dipinti sono situati ai lati dei finestroni e raffigurano scene della Genesi che vanno da Abramo a Mosè. Dal 1759 al 1760 il Riccio eseguì inoltre le tele laterali dei quattro profeti maggiori Isaia, Geremia, Ezechiele e Baruch, collocati ai lati delle cantorie nel presbiterio. Intorno a quel periodo decorò interamente le pareti laterali della navata con dei dipinti su tavola raffiguranti “Giaele e Sisara”; “Giuditta e Oloferne”; “Mosè che fa scaturire l’acqua nel deserto” e “Davide e Golia”.Poiché le tavole dopo solo un decennio iniziarono ad aprirsi, la Confraternita incaricò lo stesso pittore a rifare i lavori su tela, i quali furono realizzati tra il 1771 e il 1773. La volta del presbiterio fu dipinta dal Riccio tra il 1761 e il 1765 mentre le tele della volta della navata probabilmente sono contemporanee, o di poco anteriori, all’ultimo lavoro eseguito dal pittore murese per questa Chiesa, cioè le grandi tele della navata del 1771-1773.    

maiolica_purita(MAIOLICA) Il fervore di opere, che non ha lasciato nudo un solo metro quadro delle pareti e delle volte della Chiesa di santa Maria della Purità, è ancor di più esaltato grazie alla messa in opera di un pavimento maiolicato che resiste ancora oggi. Tale pavimento è formato da mattonelle esagonali con motivi floreali stilizzati realizzate, con molta probabilità, a Vietri sul Mare nella seconda metà del ‘700. Al centro sono inseriti quattro grandi pannelli di mattonelle quadrate; tre di essi presentano una fascia di incorniciatura con motivo a grappoli di roselline  entro losanghe lobate che racchiudono nel primo un intreccio di fogliami, ventaglietti e volute, nel secondo un cesto di fiori e nel terzo un cesto di frutta. Il quarto pannello è formato invece per intero dalle mattonelle con roselline. Un’altra peculiarità architettonica dell’Oratorio di Santa Maria della Purità,  tipica delle chiese confraternali, sono gli artistici stalli in legno smaltato a più colori e con disegni ornamentali, eseguiti con molta probabilità da una bottega locale nel XVIII secolo, che servivano durante le adunanze della Congregazione. Essi formano un vero e proprio coro di stile monastico e si sviluppano lungo i fianchi della navata con venti stalli per ogni fianco suddivisi in gruppi di dieci da due lesène. Nella controfacciata sono posti quattro stalli centrali, leggermente sopraelevati rispetto agli altri, collocati tra le porte di ingresso ed occupati anteriormente da un bancone.Questi seggi sono stati riservati da sempre alle massime autorità della Confraternita.

Altari

 

organoecantoria_puritaOrgano e musicisti: Piccolo organo del tarantino Giuseppe Corrado del 1849. Di Giuseppe Corrado, forse discendente di Michele Corrado autore dell’organo del duomo di Taranto, si sa per certo che costruiva gli organi nella sua bottega di Taranto e li trasportava a Gallipoli via mare.

 

Esterno: Facciata e Campane


La Facciata – 
Della facciata


Le campane

Il suono delle

Eventi: Feste Religiose, Feste Patronali, Funzioni ecc…

La Confraternita di Santa Maria della Purità fu organata fin dalla sua costituzione nella Chiesa omonima, affacciata verso il mare. Questo Sodalizio, a differenza di  altri di Gallipoli, ha una storia che maggiormente si  adatta a quella più generale dei sodalizi laicali, che nacquero e si svilupparono dalla Controriforma, dopo il Concilio di Trento, in funzione non solo del culto, bensì del mutuo e caritatevole soccorso. La Confraternita nacque, infatti,  sotto il titolo  e la  protezione di Maria SS.ma della Purità, attorno al 1664 per volontà di Mons.  Montoya, che ne  introdusse il culto nel Salento, sull’esempio del culto istituito per opera del Prefetto dell’Annona pubblica (la “basta”), Mons. Lazzaro Pallavicino, il quale, in occasione della grave penuria di cereali che colpì la città di Roma nel 1648, impetrò dalla Vergine la grazia di un buon raccolto, votandosi ad una solennissima festa di  ringraziamento. A grazia ottenuta fu cantata una messa solenne in onore della B.V. della Purità sull’Altare a lei dedicato nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle, in cui si ebbe un eccezionale concorso di popolo. Successivamente a Gallipoli il culto alla Vergine della Purità fu praticato anche a Nardò presso le monache di Santa Chiara dove sorse, nel XVIII secolo, una Chiesa a lei intitolata. La Confraternita di Santa Maria della Purità costruì il suo Oratorio nel 1665 mentre le regole, approvate dallo stesso Mons. Montoya, furono sancite da regio placet nel 1768. A questa Confraternita aderirono i facchini e gli scaricatori di porto (“Bastaggi”o “Vastasi”in dialetto gallipolino), che seppero mutare nelle regole della Confraternita lo spirito di mutualità, soccorrendo con una speciale cassa le puerpere, i malati e gli anziani.

La Processione di Cristo Morto e di Maria Desolata è l’ultima manifestazione quaresimale pubblica. Essa, infatti, si svolge all’alba del Sabato Santo e precisamente alle ore 3,00.

statue_puritaQuindi, sul far dell’alba, dopo aver trascorso la notte nella meditazione dei dolori della Vergine, la Confraternita di Santa Maria della Purità (o dei “bastaggi”) porta processionalmente per le strade di Gallipoli, la statua di Cristo Morto e della Vergine Desolata.

La statua del Cristo Morto è adagiata in un’ Urna coperta d’oro zecchino e dietro, portata a spalla, la magnifica statua della Desolata. La Processione  effettua una breve sosta, ad anni alterni, nelle Chiese di San Gerardo Maiella o di san Gabriele dell’Addolorata, nel borgo nuovo di Gallipoli, per consentire ai Confratelli di ritemprarsi dalla stanchezza.

Al rientro nella città vecchia, molto emozionante è il momento della benedizione del mare, infatti la Vergine è portata su uno dei bastioni presenti sul periplo della città vecchia ed il sacerdote benedice con il Santo Legno della Croce il mare per impetrare la protezione divina sulla gente che si serve di esso per vivere. Ma il culmine del patos arriva al rientro della Processione e precisamente sulla spianata della Chiesa della Purità, quando le statue del Cristo Morto e della Vergine Desolata sono portate l’una accanto all’altra mentre il Concerto Bandistico esegue la tradizionale marcia funebre “Una lagrima sulla tomba di mia madre” del M.° A. Vella.

Un altro particolare culto, rinvigorito dall’impegno dei confratelli della Purità, è quello per la Madonna del Canneto, venerata dai gallipolini da tempo immemorabile e a cui è dedicato l’antico Santuario omonimo, essi commissionarono a Napoli una bellissima statua in legno che, giunta a Gallipoli il 7 Luglio 1764, fu portata processionalmente per tutta la città. Nel seguente anno gli stessi confratelli della Purità determinarono di istituire la processione alla vigilia della Festa, cui parteciparono con l’abitino, il gonfalone e le insegne nuove con l’immagine della Madonna del Canneto. In quell’anno si fece per quattro giorno la Fiera, istituita anticamente, con  privilegio di Re Ferdinando I del 9 dicembre 1484, sotto il titolo dei Ss. Apostoli, trasferita poi al Canneto, con, un recinto di baracche in legno veneziano, collocato di prospetto alla Chiesa e con ingresso dal lato della fontana, con frontespizi barocchi e luminarie in acetiline. Una folcloristica descrizione di questa celeberrima fiera, che durava dal 28 giugno al 2 luglio, è contenuta nel romanzo “La Cingallegra”, del gallipolino Giuseppe Castiglione ed edito a Napoli nel 1843. Un decreto regio del 1815 ne sanzionò giuridicamente l’approvazione fino al 3 luglio.

Il particolare culto per Santa Cristina è attestato a Gallipoli da tempo immemorabile e ne è testimonianza la chiesetta a lei dedicata, un tempo piantata all’inizio del ponte ligneo che, prima della costruzione del ponte nuovo in pietra (1603.1607),  consentiva l’ingresso in città. Il culto ebbe un grande risveglio a seguito del virulento colera esploso a Gallipoli nel 1867 che provocò 164 morti. In quell’anno la Confraternita della Purità,che aveva introdotto la devozione per la Santa di Bolsena fin dal 1865, ottenne la concessione dell’antica Cappella sul molo del Canneto,con l’impegno di costruirvi l’altare e di mantenerne il Culto. Il  22 Luglio di quell’anno 1867 giunse a Gallipoli la statua della Vergine,magistralmente eseguita dal Maestro cartapestaio Achille De Lucrezi, che fu benedetta in Cattedrale in un tripudio di feste culminate con luminarie ad  acetilene e con fragoroso sparo di petardi.

 

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Orari e Contatti

Orario Invernale Sante Messe

Feriale:  – Festivo:

via – Gallipoli (LE)

0833.

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