venerdì , 6 dicembre 2019
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Santa Lucia

Sin dall’antichità si è diffusa in tutte le regioni una fervida devozione verso la giovane martire siracusana, attestata in numerose iscrizioni marmoree che testimoniano quanto già, sin dai primi secoli del cristianesimo, i primi cristiani tenessero in grande considerazione la testimonianza di Lucia e ne diffondessero il culto con grande fede. La tradizione cristiana, che da sempre si amalgama armoniosamente con la veridicità storica, narra di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata, pregarono  Sant’ Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata che le diceva: Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Nella visione S. Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Lucia, a causa delle dure leggi persecutorie ancora in vigore emanate dall’imperatore Diocleziano, dovette subire un processo durante il quale la giovane Santa non rinnegò mai la sua fede, dimostrandosi anzi pronta a sacrificare anche la sua giovane vita per testimoniare il Vangelo, unica fonte di Verità e di salvezza eterna. Sottoposta ad ogni genere di torture ne uscì sempre illesa fino a quando venne decapitata. Privo di ogni fondamento, ed assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l’episodio di Lucia che si strappa gli occhi. L’emblema iconografico degli occhi sulla coppa, o sul piatto, è da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a motivo del suo nome Lucia (da Lux, luce). Nella nostra Città Bella il culto verso la Santa  Siracusana è stato  da sempre curato dalla Confraternita di Santa  Maria del Monte Carmelo e della Misericordia che, con grande zelo e devozione,   ancora oggi  ne celebra la memoria liturgica. Nell’approssimarsi della sua festa infatti, che annualmente ricorre il 13 Dicembre, il Sodalizio celebra un triduo di preghiera in onore della Santa che si conclude il giorno della vigilia quando, dal piccolo oratorio dei calzolai, uscirà la processione con il simulacro della giovane Santa, accompagnato dal tradizionale suono della Pastorale gallipolina; il giorno della sua memoria liturgica, poi, vi è la solenne celebrazione eucaristica che si conclude con il canto responsoriale finale del “ Si Sana cupis”, dedicato alla nostra Santa. Infine è doveroso ricordare come Santa Lucia, ormai da più di mezzo secolo, sia venerata anche nella Parrocchia di San Lazzaro, situata nella zona nuova di Gallipoli; la devozione al culto, in questa realtà parrocchiale, fu introdotta e tenacemente realizzata dal Parroco Don Cesario Aiello e prontamente proseguita dal nuovo parroco Don Santo Tricarico, chiamato alla guida di questa comunità parrocchiale dopo la morte del suo predecessore.

a cura di Cosimo Spinola.

Questa festa come Santa Teresa Matre (il 15 di ottobre), San Martino (l’ 11 di novembre), Santa Cecilia (il 22 di novembre), Sant’Andrea (il 30 di novembre) e l’Immacolata (l’8 di dicembre).

Sono feste di casa che ci avvicinano al Natale: si suona la pasturale e si rispettano le usanze. A pranzo si mangia qualcosina, quelli più rispettosi delle usanze fanno digiuno, mentre la sera le famiglie si ritrovano sullo stesso tavolo. Si mangiano le rape, il baccalà con le patate, pesce e polipo fritto (purpu frittu). Ma quello che non deve mancare sono “le pittule”: si fanno in diversi modi: senza niente, alla pizzaiola o col pesce soprattutto seppia).

Ultima pastorale prima di natale, si mangiano “pittule, rape e baccalà”.

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