giovedì , 13 dicembre 2018
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Santa Cristina

Le poche notizie storiche sulla biografia di Cristina le possiamo ricavare dalla “Passione di Santa Cristina”, uno scritto che risale almeno al IX secolo, quindi molto più tardo rispetto agli avvenimenti ed eccessivamente agiografico, ma ugualmente utile per comprendere il grande amore e l’intensa fede che Cristina nutrì verso Cristo, per il quale questa giovinetta coraggiosa rinunciò a tutto, anche alla sua stessa vita, convinta che chi offre la vita per causa di Cristo e del Vangelo  non potrà poi non godere della gioia eterna. Si narra quindi che Cristina, all’età di undici anni, si convertì al cristianesimo, e cominciò ad ascoltare la Parola di Dio, desiderosa solo di metterla in pratica e divenire discepola di Cristo; ma il padre Urbano, ufficiale dell’Imperatore, la rinchiuse in una torre, in compagnia di dodici ancelle, nel tentativo di dissuadere la figlia dal seguire gli insegnamenti evangelici.

Fallito questo tentativo, il padre, vedendosi disubbidito, fece flagellare Cristina, consegnandola a dei carnefici sanguinari che le inflissero vari e terribili supplizi. Dopo di ché fu segregata in carcere, ma la giovane Cristina continuò a fortificarsi nella fede e a rimanere fedele a Cristo e al suo Vangelo. Intanto morto Urbano gli successe Dione, un altro terribile persecutore dei cristiani, che non esitò ad infliggere a Cristina le più atroci torture. Nonostante le sofferenze patite, nel cuore di Cristina cresceva sempre di più l’amore verso il suo Redentore, tanto che ormai la nostra Santa non desiderava altro che lasciare questa vita per unirsi definitivamente in un rapporto sponsale con il suo Sposo Celeste; ciò si verificò quando Dione fece legare la Santa di Bolsena ad un palo e la fece trafiggere da numerose frecce.

Leggenda narra che, subito dopo la sua morte, una schiera di angeli la incoronarono   con la corona della santità ed accompagnarono il suo spirito candido nella gloria dei cieli. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo il culto verso la giovane Santa cominciò a diffondersi repentinamente anche tra l’umile gente di Gallipoli, quando l’intera città fu colpita da un’ epidemia colerica e tutto il popolo gallipolino non esitò incessantemente ad invocare l’aiuto e la protezione della Santa, con fervide preghiere ed un solenne novenario, al termine del quale miracolosamente la pestilenza scomparve.

Grande fu la riconoscenza di tutta la comunità gallipolina che da quel momento la annoverò tra i Santi Protettori della città, insieme ad Agata e Sebastiano. Ancora oggi la comunità gallipolina nutre un grande amore ed una grande devozione verso la giovane ancella di Cristo, ed ogni anno, in prossimità della sua festa liturgica, che ricorre il 24 di Luglio, l’intera città si appresta a venerare Cristina con grande fede, attraverso un solenne novenario che culminerà poi la vigilia della festività con la solenne processione per le vie della città.

L’intera comunità cittadina si riversa nelle strade e nei crocicchi del centro storico per rendere lode a Cristina, mentre i forestieri attoniti rimangono colpiti da tanta fede dimostrata dai gallipolini, come anche dalla bellezza artistica del simulacro della Santa, opera del De Lucrezis, valente cartapestaio del secolo scorso. Ai piedi della statua della Santa, inoltre, l’attento osservatore noterà un cagnolino, che nell’iconografia cristiana rappresenta la fedeltà di Cristina a Cristo, ma che per i gallipolini assume un’ importanza tutta particolare: infatti secondo la leggenda quel cagnolino nel momento di maggiore diffusione del morbo scomparve per poi riapparire dopo il miracolo della cessazione del morbo.

Di conseguenza ancora oggi tutti si augurano che quel cagnolino possa sempre rimanere ai piedi di Cristina, in quanto è segno di protezione dai tanti pericoli che incombono, ma soprattutto perché rappresenta quel vincolo di fedeltà che il popolo ionico nutre verso la Santa di Bolsena che giammai dovrà venire meno.

Il giorno della sua memoria liturgica, poi, molte sono le Sante Messe devozionali che vengono celebrate, in onore della Santa, nel piccolo ma stupendo Oratorio di Santa Maria della Purità, dove la congregazione degli antichi scaricatori del porto ormai da più di un secolo ne cura e ne diffonde la devozione e il culto .

Non mancano poi i festeggiamenti civili, dove tra luminarie, bancarelle, fuochi d’artificio e concerti bandistici il popolo gallipolino continua a dimostrare la sua gratitudine alla Santa di Bolsena per il miracolo effettuato, sperando che lo sguardo pietoso della Santa possa essere sempre rivolto verso l’umile gente di Gallipoli, che quotidianamente deve fronteggiare le piaghe e le pestilenze della società moderna.

a cura di Cosimo Spinola

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