lunedì , 22 ottobre 2018
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Sant’Agata

santagata bustoLa città di Gallipoli sin dai tempi remoti, precisamente da quando furono ritrovate, fra le dune delle sue spiaggie, i resti mortali della sacra mammella, ha venerato Sant’Agata, morta martire nel terzo secolo in seguito alle persecuzioni del proconsole romano Quinziano, come protettrice della città e della Chiesa locale in particolare; il ritrovamento della sacra reliquia si perde nella notte dei tempi e la sua reale vicenda storica, come spesso accade, si interseca indissolubilmente con la leggenda popolare. Si narra infatti che l’8 agosto del 1126 sant’Agata apparve in sogno a una donna, che si era addormentata dopo aver lavato i panni nella spiaggia della Purità a Gallipoli, e avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra:era la mammella della Santa. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo: poi, in preda alla disperazione, si rivolse al vescovo, che celermente giunse nella spiaggia insieme ad altri ecclesiastici.Il prelato recitò le litanie dei Santi fino a quando, pronunciato il nome della vergine Catanese, il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, evidentemente quella di sant’Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella Basilica Concattedrale di Sant’Agata, dal 1126 al 1389, fino a quando il principe Del Balzo Orsini, in seguito ad un atto furtivo, la trasferì a Galatina, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, nella quale la sacra reliquia è ancora oggi custodita. Nonostante l’illecito, perpetrato ai danni dei fedeli gallipolini, la città non ha mai dimenticato l’intenso amore e la grande devozione verso la giovane Agata, imitandola nella testimonianza incessante del Vangelo, vera fonte di vita eterna. Molti, infatti, sono stati i Vescovi che,nel corso dei secoli, hanno commissionato, in onore della Santa Protettrice,a talentuosi artisti locali, vere opere d’arte: basti pensare alla meravigliosa Cattedrale,che sul finire del’600 fu intitolata alla giovane martire, oppure alle tele settecentesche di Giovanni Andrea Coppola, raffiguranti il martirio di Sant’Agata, che impreziosiscono ulteriormente la Cattedrale stessa. Inoltre non possiamo non ricordare sia il busto in argento della Santa,con profili in oro,  ancora oggi portato in processione la vigilia della sua ricorrenza liturgica, sia il “Tesoro di Sant’Agata”, un insieme cioè di calici, reliquiari, suppellettili e vari oggetti preziosi custoditi gelosamente nelle stanze dell’attuale museo diocesano. Da non dimenticare infine i numerosi inni e canti liturgici,composti da valenti musicisti locali, che ancora oggi vengono eseguiti il giorno della sua memoria liturgica,cioè il cinque di Febbraio. Fra questi va ricordato il cosidetto “Stans”, un’ antifona in latino che, con una melodia struggente, ripercorre gli ultimi istanti della vita della Santa,chiusa in carcere, prima della sua uccisione.

a cura di Cosimo Spinola

vedi anche: Solennità di S. Agata V e M – Programma anno 2018

vedi anche: Basilica Cattedrale di Sant’Agata

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