domenica , 16 dicembre 2018
Home / Cosa visitare / Chiese e Basiliche / San Francesco d’Assisi
logo_sanfrancescodassisi

San Francesco d’Assisi

sanfrancescodassisi_esterno_2Si dice che questa chiesa fu fabbricata ai tempi del Santo di Assisi, insieme al convento; però verso la fine del ‘600, per interessamento dei monaci Monzilla, Del Pozzo e Serafino di parabita, si fecero tanti lavori di restauro e la chiesa diventò più ricca di quadri, ornamenti e sculture. A spese del castellano Della Cueva si fece la Cappella per venerare il SS. Crocefisso, ma che è meglio conosciuto come la Cappella del ‘Mmalatrone, un capolavoro di Vespasiano Genuino. In essa si custodiscono all’interno le statue di Misma e Disma, i due ladroni che furono crocefissi insieme a Gesu’.

  • La chiesa 
  • Interno 
  • Esterno
  • Eventi 
  • Galleria
  • Contatti 

La chiesa: Storia, Origini e Restauri

sanfrancescodassisi_ristrutturazione_1 sanfrancescodassisi_ristrutturazione_2

Interno: Pianta, Altari, Tele, Organo e Sagrestia

 

Altari

I dodici altari della Chiesa di San Francesco d’Assisi a cura di Elio Pindinelli

sanfrancescodassisi_altaremaggioreAltare MaggioreFu realizzato tra il 1690 ed il 1713 da frate Francesco Maria da Gallipoli. Sostituì l’antico altare andato distrutto nel 1686 dallo scoppio di un barile di polvere da sparo depositato in sacrestia. Furono rifatti i due cori dei frati francescani e nel 1690 fu completato il grande decoro su legno del retro altare: con i simboli della passione il cristo morto e il grande stemma dei quattro ordini francescani nel coro di notte; il dipinto del compianto di Cristo sullo sfondo dei decori alludenti alla Passione nel coro di giorno. Completata la lavorazione del grande retablo in legno di abete e noce fu collocato in alto il grande crocifisso ligneo del sec. XV, la grande tela di Giacomo Tiso da Galatina raffigurante il Perdono d’Assisi con ai lati le immagini di S.Francesco Solano e di S. Giovanni di Capistrano. Furono anche applicati i simboli degli Osservanti e dei Riformati e i dipinti su legno raffiguranti S. Caterina di Bologna e S. Chiara d’Assisi. Così come il retablo anche la mensa dell’altare era stata realizzata in legno con la custodia, oggi collocata nell’altare del SS.mo Sacramento nella cappella dell’Assunta, terminata nel 1713.

sanfrancescodassisi_altaresanpasqualeAltare di San PasqualeEra collocato all’interno della prima cappella della navata sinistra, sul muro di controfacciata della Chiesa.   Nel 1904, all’atto della visita pastorale di mons. Muller, la cappella era chiusa da una balaustra di pietra tufigna, e l’altare con due gradini di legno indorato aveva la mensa e custodia di pietra. Sopravvive il frontone di legno indorato nel mezzo del quale vi la statua lignea di S. Pasquale Baylon un tempo collocata nella nicchia murata nel 1946, per consolidare la facciata della chiesa. Con l’erezione della Parrocchia, la Cappella fu dedicata al Ss.mo Sacramento e nell’aprile del del 1957 fu montato il fonte battesimale, in marmo di Carrara, della ditta Alberto Barsanti di Pietrasanta. Sulla parete di tramontana della cappella fu inoltre murato nel 1959 l’altorilievo lapideo, raffigurante l’arcangelo Gabriele che uccide il drago, con l’usbergo di Federico II d’Aragona, re di Napoli. Proveniva dall’antica chiesa di Sant’angelo.

sanfrancescodassisi_altarepurificazioneAltare della PurificazioneIn possesso dei Palmieri restò questa cappella fino al 1791, anno in cui, per atto rogato dal notaio Bartolomeo Ravenna, fu ceduta a d. Nicola Massa . In tale atto si era costituito Tommaso Palmieri anche nell’interesse del Marchese di Martignano Giuseppe Palmieri commorante in Napoli e Direttore del Supremo Consiglio delle Reali Finanze. Erano figli entrambi di donna Laura Veneri, moglie legittima del Marchese di Martignano Carlo Calmieri. Era appartenuta questa cappella, alla famiglia Veneri, dei Patrizi di Gallipoli, che si estinse con Onofrio, padre di Laura e signore del feudo di Specchia Normandia. Nel 1792, Nicola Massa, che fu uomo di legge e resse l’ufficio di regio Uditore di guerra presso il Castello di Gallipoli, appose sul sepolcro, la marmorea lapide con stemma araldico ed iscrizione, che tuttora esiste ai piedi dell’altare in pietra, su cui è collocata la grande cornice lignea con il dipinto raffigurante la Presentazione al Tempio di Gesù, ovvero la Purificazione di Maria Vergine. Questo dipinto è attribuito al pittore gallipolino Giovan Domenico Catalano.

sanfrancescodassisi_altareimmacolataAltare dell’ImmacolataNella cappella dell’Immacolata era un tempo organata l’omonima Confraternita che l’abbandonò nel 1720 per trasferirsi nel nuovo oratorio eretto nel chiostro dei francescani. Il maestoso retablo in legno fu lavorato da frate Francesco Maria da Gallipoli, che lo completò nel 1714, come indicano i due cartigli esibiti da due policromi putti alati, collocati ai lati del quadro di Dio Padre. La statua dell’immacolata, che campeggia al centro, era stata già completata nel 1724 anche se problematica appare la iscrizione apposta sul globo, attorno a cui si avvinghia il lucifero serpente ai piedi della Madonna con la data 1725 e l’attribuzione allo scultore Vespasiano Genuino. Se l’iscrizione non è apocrifa, come invece sembra, anacronistica appare la datazione al 1725, successiva cioè alla testimonianza del da Lama ed ancor più problematico il riferimento a Vespasiano Genuino, che fu scultore documentato non oltre, però, il 1637 a quanto ne scrisse Vincenzo Liaci. Il retablo contiene, inoltre, le due statue lignee di S. Francesco d’Assisi e di S. Antonio da Padova. Al di sopra delle due rispettive nicchie, sono incastonati due tondini dipinti su tela raffiguranti il volto dell’Immacolata e quello del Cristo coronato di spine. La cappella, dopo la dismissione da parte della Confraternita, passò in amministrazione alla famiglia Zacheo, che aveva il sepolcro a lato dell’altare con lapide marmorea e iscrizione, dettata nel 1700 da Andrea Zacheo. L’altare lavorato in marmi policromi nella prima metà del ‘700 riporta ai lati lo stemma nobiliare dei Grumosi.

sanfrancescodassisi_altaresandiegoAltare di San DiegoQuesta cappella esibisce una bella volta a padiglione a pianta ottagona, con eleganti nerbature di scansione chiusa da un pregevole altorilievo in pietra leccese raffigurante l’incoranazione di Maria Vergine, opera dello scultore gallipolino Vespasiano Genuino. L’altare in pietra leccese è inquadrato da due colonne binate entro cui è collocato il dipinto di S. Diego realizzato nel 1603 da Gian Domenico Catalano. In questo dipinto è raffigurata in basso la famiglia del castellano di Gallipoli Consalvo de Carmona con la moglie Geronima Protonobuilissimo ed il figlio neonato Giovan Diego. Del Catalano è anche il dipinto della Sacra Famiglia incorniciato nella cimasa dell’altare tra le statue lapidee di S. Francesco di Paola e di S. Giuseppe. Questo altare passò dai Carmona a Donato Tafuri che vi fece collocare sui plinti dell’altare le insegne araldiche della famiglia. Ai piedi dell’altare si apre il sepolcro con lapide in pietra leccese.

sanfrancescodassisi_altaresantantonioAltare di Sant’Antonio di PadovaQuesta era originariamente intitolata ai martiri francescani di cui si scorgono i ritratti dipinti a fresco sulle volte delgli archi. Fu ristrutturata ed arricchita di stucchi nel 1630 anno in cui fu eretto l’altare in pietra e stucco in onore di S. Antonio di Padova in quell’anno eletto protettore della città. La statua lignea fu eseguita in quell’anno dal famoso scultore gallipolino Vespasiano Genuino. L’attuale altare in marmo fu eseguito nel 1934 da Alfredo Perruccio, a devozione e spesa del devoto Catello Piro, del Genio Marina di Taranto. Ai piedi dell’altare era stato scavato, nei primissimi anni del ‘500, il sepolcro del regio castellano Antonio Sancio Roccio “de Gaeta”, capostipite della famiglia Rocci Cerasoli e noto per la resa del Castello di Gallipoli durante l’assedio posto dal Gran Capitano Consalvo alla città di Gallipoli, nel settembre del 1501. Di fronte all’altare all’interno del pilastro sinistro, vi è l’antico affresco del XV secolo raffigurante la Madonna, popolarmente conosciuta come la Madonna de lu parete, con l’immagine del Bambino che allatta al seno di Maria. E’ il residuo di un affresco medioevale che ricopriva il sottarco a goccia dell’originaria chiesa dei Minori Osservanti, la cui curvatura si intuisce all’attacco con il pilastro di fabbrica, costruito alla fine del ‘500 dai padri Riformati di S. Francesco.

sanfrancescodassisi_altaressnataleAltare del SS.mo NataleL’altare che più non esiste a seguito dell’apertura in tempi passati di una porta di accesso alla sacrestia della chiesa, era anticamente con la cappella di patronato della famiglia Capano passata poi ai Briganti. Sopravvive il grande dipinto di scuola napoletana del ‘700 raffigurante il Presepe allestito nel 1217 da S. Francesco a Greccio. Ai lati della parete si vedono due lapidi marmoree con iscrizioni commemorative di Filippo e Tommaso Briganti da un lato e di Giuseppa Scolmafora. Quella dei Briganti fu una famiglia di giuristi ed ebbe in Tommaso e Filippo i maggiori epigoni, che si mossero nell’alveo di un pensiero riformatore cattolico, fermo però nel rivendicare i diritti civili e nel contrastare le pretese dei curialisti e le teorie immunitarie. Sulla parete sinistra al di sopra della porta laterale è stato collocato il dipinto di S. Antonio Abate, di Giovan Domenico Catalano, proveniente dall’antico omonimo Oratorio confraternale. La figura maestosa ed imponente del Santo, nel contrasto dimensionale con il gruppo dei confratelli in abito penitenziale, si staglia sullo sfondo luminoso del paesaggio, nella minuzia dei dettagli, dal bastone col campanello, al Tau sulla stola, alla corona incastonata di pietre preziose e nella delicatezza delle cromie tutta fiamminga.

sanfrancescodassisi_altareassuntaAltare dell’AssuntaAppartenne questa cappella alla nobile famiglia dei Pievesauli. Aveva originariamente un’altare in legno andato distrutto mentre sopravvive l’antico altorilievo in pietra leccese con il Cristo deposto e la grande cornice ”negra” in legno di giuggiolo con il dipinto eseguito alla fine di ‘500 da Gian Domenico Catalano secondo canoni figurativi di tarda tradizione manieristica, attingendo a fonti narrative e rappresentative della dormizione ed assunzione di Maria. Il dipinto coglie il momento dei funerali di Maria a cura degli Apostoli mentre in basso è descritta la scena dell’Angelo che recide la mano a Iefonia. Inquadrano la scena ai lati della tela le immagini di S.Caterina d’Alessandria e S. Lucia. In basso si intravede il ritratto del committente, Bartolomeo Pievesauli ed al centro lo stemma nobiliare della famiglia. Pievesauli. Sulla mensa dell’altare è stata collocata l’antica custodia lignea intagliata nel 1713 da frate Francesco Maria da Gallipoli per l’altare maggiore.

sanfrancescodassisi_altaresanfrancescaromanaAltare di Santa Francesca RomanaLa cappella con altare in legno, di patronato dei Patitari, era originariamente dedicata alla Visitazione di Maria. Nel 1686 altare e cappella passarono in patronato dei Camaldari e vi fu collocato il quadro raffigurante la Sacra Famiglia. Il dipinto della Visitazione è oggi in S. Giuseppe mentre quello della Scara Famiglia, oggi collocato sull’altare maggiore, fu realizzato tra il 1660 ed il 1666 da frate Giacomo da S. Vito. Questo dipinto rimarca temi, atteggiamenti e volti noti della sua vasta produzione pittorica e conserva tutti i tratti tipici dei lavori della maturità. L’altare marmoreo che oggi si vede, ha sostituito quello ligneo fatto costruire nel 1686 da Domenico Camaldari. Fu acquistato nel 1957 dalla signora Elena De Luca e dedicato a S. Francesca Romana fu offerto all’Associazione delle Oblate benedettine. Realizzato nella seconda metà dell’800, apparteneva alla famiglia Ravenna e decorava la cappelluccia del loro palazzo, che Giovanni Ravenna aveva realizzato dopo il 1850, in Via Fontò a Gallipoli. Su pilastro dell’arco della cappella trovasi un lacerto di affresco, di provenienza incerta, murato alla fine degli anni cinquanta del Novecento. Intitolato alla Madonna di Loreto, sembra essere un mediocre lavoro dei primi anni del ‘600.

sanfrancescodassisi_altarepresepeAltare del PresepeQuesta cappella appartenne all’antichissima famiglia dei Chefas, con sepolcro scavato ai piedi dell’altare. Passò poi alla famiglia Sergio ed infine ai Grumesi che lo possedettero a metà del XIX secolo. L’altare ha una mensa appena accennata ed inserita nel contesto decorativo a stucchi che contorna, a mò di sipario sfondato, un vano con volta a botte, entro cui è apparecchiata la ricca rappresentazione della grotta presepiale della tradizione francescana, con la natività, bue, asinello ed angeli suonatori. E’opera in pietra leccese vistosamente ridipinta, la cuiattribuzione resta tuttora incerta, comunque assegnabile ad un’artista pugliese delprimo trentennio del XVI secolo, probabilmente allo scultore Aurelio Persio in collaborazione con l’alessanese Sannazaro.. Ai piedi dell’altare collocata la lapide tombalein memoria di Francesco Cephas, fatta incidere dal fratello Giovanni Andrea nel 1590 con elegante iscrizione latina. Al di sopra è collocata la cantoria con organo, posizionati a chiudere visivamente l’arco della navata. La cassa, realizzata in legno con decori intagliati e finitura in argento meccato racchiude il grande organo, realizzato nel 1726 dai fratelli Simone e Pietro Chircher, oriundi tedeschi, che qui a Gallipoli ebbero dimora ed operarono, nell’ambito di una importante tradizone familiare di organari e maestri di cappella. Al fastigio della cassa dell’organo ed ai lati della cantoria, sono affissi gli emblemi di una fin qui sconosciuta casata, con cimiero araldico e svolazzi e, nel campo dello scudo, un personaggio (indiano o moro) con lancia.

sanfrancescodassisi_altareannunciazioneAltare dell’AnnunciazioneAgli Assanti, famiglia nobile di Gallipoli e tra le primarie del tempo, appartenne l’altare e la tomba con il bel dipinto che Gian Domenico Catalano eseguì nel corso del primo decennio del ‘600. A Giovan Battista Assanti, che fu Sindaco nel 1615, dovette appartenere questa cappella, che passò ai De Tomasi per il matrimonio di Diego, della Terra di Felline, con Antonia Assanti, il cui primogenito, Filippo, nato l’8.7.1648, fu insignito nel 1709 del titolo di Conte. Allo stesso Giovanbattista Assanti perciò va assegnato anche il retablo ligneo entro cui sono collocati i dipinti dell’Annunciazione e dell’Eterno Padre. Coevo ai dossali dell’altare maggiore e dell’Immacolata, mantiene gli stessi apparati decorativi, con lo spartito definito da due eleganti colonne scanalate con capitelli compositi e campito da corniciature a fregi di tralci vegetali, campanule e rosette. L’architrave del retablo con ampio cornicione, è sormontato dallo stemma araldico bipartito De Tomasi-Assanti.

sanfrancescodassisi_altaresantosepolcroAltare del Santo SepolcroCostruì questa cappella, sulle fondamenta della preesistente di patronato della famiglia Gorgoni, il castellano Giuseppe Della Cueva, venuto a Gallipoli nel 1657 e qui rimastovi fino alla morte, avenuta il 22.11.1705. Nel 1681 il Cappellone, di molto ingrandito rispetto alla preesistente cappella, era già finito, con il San Francesco, dipinto da Antonio da Pordenone, ricollocato sull’altare. Al di sopra della mensa era stata incavata una nicchia, entro cui il Castellano aveva fatto collocare la bella scultura del Cristo morto, di Diego Villeros. Ai lati dell’altare il castellano volle ollocare le statue ligne dei due ladroni crocifissi accanto a Cristo: Misma il cattivo ladrone e Disma il buon ladrone.. Ai piedi dell’altare erano collocate in ginocchio le statue di Maria, e Giovanni che piangono la morte di Cristo. L’attuale definizione decorativa del cappellone, con i ricchi decori a stucco e le nicchie perimetrali, risale all’ultimo ventennio del ‘700. La tipologia e l’ornato degli stucchi rimanda al gusto ed ai lavori di Giuseppe Centolanze che, nel 1782, lavorò la volta dell’oratorio dell’Immacolata, i cui decori, evidentemente, replicò sulla volta del cappellone di S. Francesco.

organo_sanfrancescodassisiOrgano e musicistiSecondo il memorialista Bartolomeo Ravenna, a partire dal 1597, i Padri riformati occuparono il monastero (già sede dei conventuali e degli osservanti) e l’annesso tempio, fornendoli di nuovi arredi sacri, organo compreso. Numerose fonti indirette testimoniano fin da questo periodo una tradizione musicale che si manifestava in massima pompa nelle feste della Porziuncola, di Sant’Antonio da Padova e dell’Immacolata Concezione che rientra nella tipica devozione francescana. Alla fine del XVII secolo, a seguito dei tradizionali festeggiamenti per l’Immacolata, un barile di polvere sopravanzato agli spari di rito prese fuoco arrecando danni all’interno della chiesa, dove andò distrutto anche l’antico organo, posto nel coro inferiore della chiesa francescana. Da qui i Padri maturarono l’idea di dotare il tempio di un nuovo organo, la cui costruzione venne affidata agli inizi del XVIII secolo ai maestri organari gallipolini Simone e Pietro Chircher. L’organo collocato nel 1726 in cornu epistulae della chiesa di San Francesco d’Assisi, al di sopra della grotta del presepe, risulta “il più grande ed armonioso di quanti ve ne sono in questa città” per dirla con le ammirate parole del Ravenna. Tra i Padri francescani si ricordano esperti musicisti come fra’ Giovanni Maria, primo organista in servizio dal 1769 al 1800. A partire dal 1862, cioè da quando vi fu la soppressione dell’ordine francescano in Gallipoli, quest’organo ha subìto rifacimenti ed ampliamenti di cui non è dato sapere ad opera di chi, tanto che la suggestiva immagine è oggi come dimezzata se non proprio svuotata del valore storico. Queste mutazioni riguardano l’impostazione tecnica e fonica dello strumento. Le ultime testimonianze concertistiche risalgono agli anni 1888-1894 quando vi si eseguiva a piena orchestra la “frottola dell’Addolorata”. L’organo Chircher attualmente è sottoposto ad un lavoro di restauro per riportarlo alla sua struttura originaria e i lavori dovranno concludersi nell’estate 2015.

 

Esterno: Facciata, Campanile


La Facciata – 
La facciata in carparo, articolata su due livelli, venne rifatta nel 1736 da Mauro Manieri. Sulla sommità si collocano l’emblema dei Francescani e l’epigrafe che ne ricorda l’anno di costruzione. L’interno, a tre navate, ospita gli altari barocchi disposti lungo le pareti laterali e conserva opere di gran pregio.

sanfrancescodassisi_campanile_1Le campane

Il suono delle

Eventi: Feste Religiose, Feste Patronali, Funzioni ecc…

 

Galleria – Esterno

Galleria – Interno

Galleria – Altari

Galleria – Campane

Galleria – Organo

Galleria – Sagrestia

Galleria – Terrazzo

Orari e Contatti

Orario Invernale Sante Messe

Feriale:  – Festivo: 

Riviera N. Sauro – Gallipoli (LE)

0833 266483

Vedi anche

logo_anime

SS Trinita e delle Anime

Per favorire la devozione delle Anime del Purgatorio il Vescovo Montoglia istitui, nel 1660, la …

logo_carmine

Madonna del Monte Carmelo

La Chiesa del Carmine si trova affianco al Palazzo del Seminario. Sino al ‘700 si …