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Pasqua, periodo quaresimale

logo_pasquaIl tempo forte della Quaresima scandisce annualmente un tempo liturgico della durata di quaranta giorni; ha inizio il mercoledì delle ceneri e termina con la solennità della domenica delle palme, denominata anche domenica di passione, nella vigilia cioè dell’ebdomada maior, la settimana più intensa e importante dell’intero anno liturgico, in quanto in questa settimana la Chiesa celebra il memoriale della passione e morte di Gesù che culminerà poi nella celebrazione solenne della Santa Pasqua. La quaresima è un tempo in cui ogni credente è invitato a riflettere sul proprio stile di vita, non sempre in linea con gli insegnamenti evangelici, e di conseguenza è chiamato alla conversione del cuore, con l’ausilio della preghiera e delle opere di misericordia.

CONFRATERNITA SS. CROCIFISSO – GALLIPOLI – PROGRAMMA QUARESIMALE
Confratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 16 aprile. La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo, viviamola come meglio possiamo anche attraverso gli appuntamenti proposti dal nostro sodalizio.
MERCOLEDI’ DELLE CENERI : ore 18.00 in Cattedrale: Vespri, Santa Messa ed Imposizione delle Ceneri.
SABATO 4 MARZO: Ore 18.30 nella Chiesa di Santa Teresa, Santa Messa per le Quarant’Ore.
MARTEDI’ 7 MARZO Chiesa del Ss. Crocifisso: Ore 19.00 Via Crucis meditata.
SABATO 11 MARZO: INIZIO QUESTUA CITTADINA PER IL VENERDI’ SANTO.
MARTEDI’ 14 MARZO Chiesa del Ss. Crocifisso: ore 19.00 Meditazione sui Misteri Dolorosi.
MARTEDI’ 21 MARZO Chiesa del Ss .Crocifisso: ore 18.30 Presentazione del libro della prof.ssa Emanuela Marinelli “La Sindone – Storia e Misteri: L’indagine più completa mai realizzata”, con la partecipazione della Corale “Karol Woityla”
MARTEDI’ 28 MARZO Chiesa del Ss. Crocifisso : ore 19.00 Adorazione della Croce.
VENERDI’ 31 MARZO, Chiesa del Ss. Crocifisso – ore 19.30 : Incontro del movimento giovanile delle Confraternite e Associazioni
LUNEDI’ 3 APRILE Chiesa del Ss. Crocifisso : ore 16.00 Vestizione del simulacro dell’Addolorata, in forma privata.
MARTEDI’ 4 APRILE Chiesa del Ss. Crocifisso : ore 19.00 Il Dolore della Madre – Meditazione sui dolori di Maria.
GIOVEDI’ 6 APRILE Chiesa del Ss. Crocifisso : ore 18.30 Celebrazione Eucaristica e Canto dello Stabat Mater.
DOMENICA 9 APRILE Cattedrale : ore 10.00 Santa Messa e Benedizione delle Palme.
DOMENICA 9 APRILE Chiesa del Ss. Rosario, ore 20.00: Concerto di marce funebri ed inni di proprietà del nostro sodalizio, eseguito dall’Ass.ne Musico Culturale Santa Cecilia – Città di Gallipoli, su iniziativa ed a cura di due nostri giovani confratelli.
MARTEDI’ 11 APRILE Cattedrale di Nardò : ore 16.00 Messa Crismale.
GIOVEDI’ 13 APRILE Cattedrale : ore 18.00 Missa in Coena Domini.
VENERDI’ 14 APRILE ore 17.00 Processione dell’Urnia, presieduta da S.E. Mons.Fernando Filograna, con sosta in Cattedrale per la Celebrazione della Passio Domini.
SABATO 15 APRILE ore 23.00 Cattedrale : Solenne Veglia Pasquale.
DOMENICA 16 APRILE Chiesa del Ss.Crocifisso – ore 10.30-12.00 Scambio degli Auguri e Consegna dei “Benatitti”.
DOMENICA 16 APRILE Cattedrale ore 19.00 Solenne Pontificale presieduto da S.E. Mons.Fernando Filograna
Ulteriori iniziative e/ variazioni di date e di orari, saranno comunicate tempestivamente.

 

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logo_ceneriIl mercoledì delle Ceneri: Gallipoli nella giornata del martedì grasso, cioè durante l’ultimo giorno di carnevale, si vestiva a festa!! le stradine del centro storico venivano prese d’assalto da cortei di maschere che, con le loro burle e la loro allegria, facevano ridere a crepapelle grandi e piccini; di tanto in tanto i vari cortei facevano una sosta in qualche caffè per gustare un buon bicchiere di rosolio accompagnato dai “cacai”, confetti tipici del periodo di carnevale, mentre nel teatro Garibaldi si svolgeva il veglione in maschera. Questi balli frenetici e questa baldoria continuava incessantemente fino all’approssimarsi della mezzanotte, quando il campanone dell’antico convento dei francescani faceva sentire i suoi rintocchi, ricordando a tutti che il periodo dei bagordi era ormai finito e il re carnevale doveva lasciare il passo alle meste giornate quaresimali, scandite dalla pratica del digiuno, dall’ascolto della Parola di Dio e dalla conversione dei cuori.

Il Mercoledì delle ceneri, quindi, rappresentava la fine del periodo carnevalesco e l’inizio di un periodo di riflessione e di crescita spirituale; tutti i fedeli, in questo giorno, gremivano i vari oratori confraternali o le varie chiese parrocchiali dove dal sacerdote, in veste violacea, ricevevano sul capo le ceneri, in segno di penitenza e conversione dai peccati. Con questa simbologia la Chiesa voleva ricordare ai credenti la nostra fragilità umana, in quanto l’uomo è una creatura fragile e debole, protesa verso il peccato e la morte corporale e quindi bisognosa della misericordia di Dio, da chiedere incessantemente con la conversione e le opere di misericordia.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

 

logo_caremmaIntanto fra i vari crocicchi facevano la loro comparsa le Caremme.

La caremma era, e in verità lo è ancora, un fantoccio rappresentante una vecchia becera e vestita di nero, che recava in mano un’arancia in cui vi erano conficcate sette penne del cappone mangiato il giorno di Natale; ad ogni domenica di quaresima veniva tolta una penna, in quanto rappresentavano le sette settimane che scandivano il tempo quaresimale, fino al giorno solenne di Pasqua, quando a mezzogiorno in punto la Caremma veniva bruciata e tutti si scambiavano gli auguri. La Caremma, come è facile intuire, impersonificava la quaresima, con le sue contrizioni e le sue penitenze, in uno scenario colmo di fantasia popolare che rendeva ricco di significati religiosi ma anche profani ogni periodo dell’anno. Mi auguro, infine, che il veloce incedere del consumismo non stravolga queste semplici tradizioni che ancora vivono nel cuore di ogni gallipolino.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

 

logo_5 piaghePia Pratica 5 piagheLa Confraternita di Maria S.S. Immacolata, ab immemorabili, durante i primi cinque venerdì di quaresima, ricorda e commemora la passione di Cristo attraverso la Pia Pratica delle Cinque Piaghe. Questo pio esercizio, di fede e devozione verso la dolorosa passione del Signore, consiste nella contemplazione delle cinque piaghe, margherite preziose di carità, inferte a Gesù Cristo: il costato, la mano destra e la mano sinistra, il piede destro e il piede sinistro. Durante la contemplazione e la profonda adorazione di ogni piaga, dal fondo della chiesa tre confratelli in ginocchio, il primo caricandosi una pesante mazzara (due grosse pietre legate ben strette con una grossa fune), uno la croce e l’altro la tisciplina (lamine in ferro intrecciate con cui i penitenti si flagellano specie durante i riti della settimana santa), attraversano tutto il corridoio sino ai piedi dell’altare dove a terra vi è posto un Crocifisso che verrà baciato ed adorato da ciascun confratello. Subito dopo un  altro confratello spegne una delle cinque candele poste su un grande candelabro sull’Altare; tutto ciò si ripete per cinque volte, una per ogni piaga contemplata. La cerimonia si conclude con un canto penitenziale tipico del periodo quaresimale.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

logo_sindoneLa Sacra Sindone viene esposta, all’adorazione dei fedeli, tutti i venerdì di Quaresima sull’altare della Basilica Cattedrale di Sant’Agata. Questa preziosa reliquia fu donata alla nostra comunità dal Vescovo Sebastiano Quintiero Ortiz, che guidò la diocesi gallipolina a partire dal 1585. La nostra sindone è la copia esatta del sacro lenzuolo custodito nel duomo di Torino, riproduzione avvenuta tramite contatto con l’originale. Dalle impronte impresse sul sudario possiamo scorgere le tracce delle ferite riportate da Gesù durante la sua dolorosa passione, dando così un’ ulteriore conferma a quanto riportato dai Vangeli.

La Sindone di Gallipoli ha una misura in lunghezza di metri 4,10 e in larghezza di metri 1,4, mentre l’impronta del sacro corpo del nostro Redentore è di metri 1,78. Il sudario è di un colore grigio – giallastro e, osservando attentamente la reliquia, possiamo scorgere le tracce dell’incendio subito dall’originale nel 1532 a Chambery.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

Le Domeniche di Quaresima: 

3_grano germogliatoI Piatti di grano in quaresima

Sin dalle prime settimane di quaresima, i fedeli son soliti deporre dei semi di grano su uno strato di ovatta o bambagia bagnata in varie ciotole di terracotta, per poi tenerli rigorosamente al buio, innaffiandoli di tanto in tanto. Con il passare delle settimane il grano comincerà gradualmente a crescere e a germogliare, assumendo un colore giallo dorato, dovuto proprio alla mancanza di luce. In seguito, nella mattinata del Giovedì Santo, le coppe di grano verranno decorate, dalle nostre donne, con alcune fresie e della carta crespa e portate in Chiesa ad adornare l’altare della Reposizione. La simbologia di questa antica consuetudine, che resiste al veloce fluire del tempo, è da ricercare nella famosissima parabola di Gesù, riportata dall’apostolo Giovanni nel suo Vangelo: “Se il grano di frumento, caduto per terra, non muore, resta solo. Ma se muore, porta molto frutto…” Gv 12,24.

Il grano di frumento è lo stesso Gesù, il quale, mediante la sofferenza e la morte di croce, riuscirà a redimere e salvare l’intera umanità facendola rinascere a nuova vita. Ecco quindi, come una semplice tradizione ci riporti al cuore del progetto di salvezza del nostro Dio, che non ha esitato a consegnare il Figlio nelle mani dei pagani, per essere umiliato, deriso ed ucciso sul nudo legno della croce, pur di riconciliare a sé il mondo.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

4 - le uciLe Uci: Prima della riforma liturgica imposta dal Concilio Vaticano II, l’attuale quarta domenica di quaresima veniva denominata, nell’ambito della religiosità popolare, la Dumenaca te le Uci o te L’Anime. Questa era una giornata particolare in quanto la liturgia era solita ricordare, con apposite preghiere e celebrazioni liturgiche, le anime del purgatorio. Al tramonto, i fedeli gremivano le panche della cattedrale in attesa del sermone del Padre Predicatore: questi solitamente era un religioso, inviato dal Vescovo locale, con il compito di evangelizzare, durante tutto l’arco della quaresima, i fedeli della nostra comunità ecclesiale. Dunque il quaresimalista, dopo la lettura dei brani della Sacra Scrittura, saliva sul pulpito e teneva un’ omelia sul significato teologico della morte e sulle pene che le anime purganti dovevano patire in attesa di essere purificate dalla misericordia di Dio, grazie alle preghiere di intercessione dei viventi. Dopo il sermone, il sacerdote indossava il piviale nero e benediceva il Catafalco (“tomba” in legno, in uso specialmente nelle chiese confraternali, dove solitamente venivano ospitati i feretri dei confratelli defunti durante la celebrazione del loro funerale). Subito dopo, senza essere visti dall’assemblea, un piccolo coro di fanciulli prendeva posto all’interno di questo Tumulo ed intonavano il canto funebre “Libera me Domine“, facendo riecheggiare in questo modo, nella mente dei presenti, le suppliche delle anime defunte che imploravano dai vivi preghiere di intercessione per la loro salvezza. Questa consuetudine religiosa fu abolita già dalla Riforma dei canti liturgici di Pio X.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

5 - le cruci cuperteLe cruci cuperte: L’attuale quinta domenica di quaresima anticamente era denominata “te le cruci cuperte”, in quanto vi era la consuetudine di coprire i crocifissi, esposti nelle varie chiese, con un panno violaceo. Le croci rimanevano velate fino all’azione liturgica dell’ora nona del Venerdì Santo, quando, durante la toccante liturgia, il sacerdote toglieva il velo e invitava i fedeli ad adorare la S.S. Croce di Cristo, strumento di salvezza e di rinascita per l’intera umanità. Oggi questa consuetudine religiosa non è del tutto scomparsa ma ancora sopravvive, specie nei piccoli centri, dove ancora si respira la genuinità e la semplicità della pietà popolare.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

 

logo_addolorataIl Venerdì dell’Addolorata: “ …Gesù, dunque, vista la madre e presso di lei il discepolo che amava, disse alla madre: Donna, ecco tuo figlio! Quindi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quell’ora il discepolo la prese in casa sua..” Gv 19, 26,27

Nella nostra città, ab immemorabili la festività della memoria liturgica dei dolori di Maria S.S. ricorre il venerdì antecedente la Domenica delle Palme con la processione “Te La Matonna ‘Ndulurata”. Questa giornata così ricca di fede e di tradizione, particolarmente attesa da tutto il popolo gallipolino, è preceduta dal solenne settenario in Cattedrale, celebrato dallo stesso parroco della nostra Basilica (una volta veniva appositamente chiamato un Padre Predicatore), dove durante la celebrazione eucaristica lo stesso parroco rivolge, all’assemblea dei fedeli, delle profonde riflessioni sul mistero dei dolori di Maria ai piedi della croce. Nel giorno della solenne festività, poi, sin dalle prime ore del mattino via Fontò è gremita di fedeli, in trepida attesa, che partecipano alle varie Sante Messe che si susseguono per tutto l’arco della mattinata. A mezzogiorno in punto ecco apparire, dall’antico portale della Chiesa dei calzolai, il Gonfalone della Confraternita di Maria SS. del Monte Carmelo e della Misericordia, seguito da un sacerdote che reca in mano la croce dei misteri, simbolo della passione di Cristo, poi in coppia incedono lentamente i confratelli della Misericordia, con il loro abito di rito di color nero, seguiti dal Vescovo e da tutto il clero della nostra città. Subito dopo, il religioso silenzio viene interrotto dalle prime note del rullio di tamburi della marcia funebre “La Frottola”, di Francesco Luigi Bianco, che introducono l’uscita del simulacro della Vergine dal volto impietrito dal dolore; si susseguono attimi di profondo pathos e di intenso raccoglimento interiore, mentre la processione lentamente attraversa gli angusti crocicchi della città vecchia dirigendosi verso la Cattedrale dove, una volta giunti, il Vescovo diocesano celebrerà l’eucaristia. Al termine della celebrazione vi è l’esecuzione da parte di un orchestra sinfonica, ad anni alterni, di un Oratorio sacro: “Frottola” o lo “Stabat Mater“, vere e proprie perle musicali composte e donate alla confraternita da valenti musicisti locali sul finire dell’ottocento. Negli ultimi decenni tre sono le Frottole che si alternano allo Stabat Mater: L’han confitto; Ahi sventura; Una turba di gente, opere musicali composte dal M° Francesco Luigi Bianco (1859-1920). Tali composizioni sono sempre precedute da uno dei vari preludi musicali conservati negli archivi del sodalizio, tra i quali ricordiamo quello del M° Gino Metti (1905-1982) e quello del M° Giorgio Zullino (1943-1979). Infine lo Stabat Mater, celebre preghiera del poeta medioevale Jacopone da Todi, è stato musicato per l’occasione dal concittadino Giovanni Monticchio. Finita l’esecuzione, la processione di Maria Addolorata riprende il suo lungo pellegrinaggio attraverso le vie della città nuova. La sera, mentre la processione rientra dal Borgo nuovo, i fedeli possono partecipare ad un altro momento significativo di questa lunga giornata; la processione infatti sosta sulle mura sovrastanti il porto mercantile, dove il sacerdote, dopo una breve omelia, impartisce con il Sacro Legno della Croce la benedizione ai fedeli e ai naviganti che dal mare traggono sostentamento, mentre le sirene dei navigli presenti emettono i loro suoni festosi in segno di giubilo. Subito dopo, la confraternita riprende il suo devoto peregrinare per le stradine del centro storico, facendo rientro nella Chiesa del Carmine intorno alla mezzanotte.

logo_confr. carmineConfraternita di Maria S.S. del Monte Carmelo e della Misericordia.

Nata dalla fusione di due confraternite, quella della B. V. del Monte Carmelo e quella di Santa Maria della Misericordia, l’attuale sodalizio conserva ancora i due antichi abiti di rito: quello del Carmelo con saio, guanti e cingoli di color bianco, scapolare color marrone e la mozzetta color bianchiccio, mentre quello della Misericordia, è composto da saio, mozzetta e cingoli di color nero. In occasione della festività dei dolori di Maria, il venerdì antecedente la domenica delle Palme, i confratelli indossano l’abito della Misericordia.

Ceto sociale di appartenenza: artigiani e nobili.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

Pubblicato il 07 apr 2017

Idea e cura Mariano Polimeno: percorso dell’Addolorata tra lo Stabat Mater in Cattedrale e la processione per le vie di Gallipoli.

 

logo_palmeLa domenica delle Palme: “La grande folla giunta per la festa, sentito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese rami di palma e gli andò incontro gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele! Gesù, trovato un asinello, gli sedette in groppa come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo Re viene, seduto sopra una puledra d’asina…” Gv 12 12,15

La domenica precedente la solennità della Santa Pasqua, la Chiesa ricorda la memoria liturgica dell’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme, accolto da una folla esultante che lo acclamava definendolo il Messia, cioè il nuovo Re inviato da Dio, tanto atteso dal popolo, che avrebbe riportato la pace in Israele. Leggendo il versetto sopra, estrapolato dal Vangelo di Giovanni, notiamo che la folla andò incontro al Signore con dei rami di palma, ed è proprio in riferimento a questo particolare episodio che da sempre il popolo dei credenti ricorda questa giornata come la domenica “Te le Parme”.

Inoltre questa festività liturgica dà inizio alla grande Settimana Santa; infatti la liturgia prevede non solo la lettura del passo del Vangelo riguardante l’entrata trionfale di Gesù nella città santa, ma anche l’ascolto del brano evangelico riguardante la Passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo, alternando di anno in anno i brani dei quattro Evangelisti. Nella città bella questa solennità è particolarmente sentita; sin dalle prime ore del mattino infatti una moltitudine di ragazzi, accompagnati dai genitori, affollano il bastione antistante l’antica chiesa dei Padri Riformati Francescani, dove alcuni volontari distribuiscono ai presenti dei rami d’ulivo, che verranno puntualmente benedetti dal Parroco. Subito dopo, al canto dell’Osanna, si dà inizio alla processione festante, di grandi e piccini, verso la Basilica Cattedrale, dove sarà celebrata l’Eucaristia con grande fede e intenso raccoglimento. Al termine della celebrazione i rami benedetti vengono portati nelle case ed esposti nelle camere da letto, solitamente attaccati al quadro sacro sovrastante il letto, in segno di pace.

Infine, in occasione di questa solennità, alcuni gruppi parrocchiali o associazioni teatrali sono soliti organizzare, per le vie cittadine, una sacra rappresentazione teatrale, in costume dell’epoca, della Passione e Morte di Gesù, facendo così rivivere all’intera comunità cittadina il dramma della tragedia del Golgota.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

logo_giovedi santoIl Giovedì Santo

“…Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, alla fine della cena, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che è sparso per voi..” Lc 22 19,20.

Nel vespro del Giovedì Santo, la Chiesa Cattolica commemora l’istituzione dell’Eucaristia, sacramento mirabile d’amore istituito da Gesù durante la sua ultima cena. Istituendo la Santa Eucaristia, Gesù dona alla Chiesa nascente il sacramento della sua presenza perenne e del suo sacrificio nei segni del pane e del vino, per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua morte e resurrezione. È il sacramento dell’unità e della carità, attraverso il quale, nutrendoci del suo corpo e del suo sangue, avremo in dono la vita eterna. In questa serata, così suggestiva ed importante per tutto il mondo cristiano, la liturgia prevede la celebrazione della messa “In Coena Domini”, durante la quale vengono ricordati e contemplati i momenti salienti della cena dell’amore, in modo particolare quello della lavanda dei piedi, quando cioè Gesù chinandosi a lavare i piedi dei discepoli insegnò loro la via dell’umiltà e del servizio verso i fratelli. Terminata la sacra funzione, mentre il sacerdote unitamente all’assemblea intona il canto eucaristico “Pange Lingua”, il Pane Eucaristico viene riposto nel Ciborio dell’Altare, adornato di fiori e drappi finemente ricamati, e lì vi rimarrà solennemente esposto fino alle ore 15 del giorno successivo, quando la comunità sarà chiamata nuovamente a radunarsi per ricordare e rinnovare il sacrificio del Calvario. Una volta conclusa la solenne celebrazione in Cattedrale, l’intera città di Gallipoli si riversa per i crocicchi del centro storico andando a visitare, nelle varie chiese e oratori confraternali, gli Altari della Reposizione per adorare Gesù sacramentato. Inoltre girovagando per le tortuose stradine è facile imbattersi nel passaggio delle varie confraternite locali; il loro arrivo è preannunciato dal suono lamentoso di una tromba, seguito dal tamburo mormorante e dallo stridio della troccola, suoni che riscaldono i cuori dei devoti, affascinati dal pathos suscitato loro dagli “incappucciati” che con passo lento e salmodiando si recano processionalmente nei vari oratori per un momento di adorazione a Gesù Eucaristia. Ogni sodalizio partecipa al pio pellegrinaggio con il proprio abito di rito e i propri simboli, con il cappuccio completamente abbassato sul volto in segno di umiltà e di anonimato, perpetuando così una tradizione secolare. I cortei processionali si interrompono solo ad ora tarda fino al mattino seguente, quando altre confraternite effettueranno il loro devoto pellegrinaggio per contemplare e adorare il Mistero Eucaristico.


Copia - confr carmineConfraternita di Maria S.S. del Monte Carmelo e della Misericordia.

La confraternita, durante il pio pellegrinaggio agli Altari della Reposizione, nella sera del Giovedì Santo, indossa l’antico abito della Misericordia completo di cappello e bordone da pellegrino, privilegio concesso al sodalizio con bolla vescovile del 28 marzo del 1772.

Ceto sociale di appartenenza: artigiani e nobili.

Copia - confr santiss sacramentoConfraternita del S.S. Sacramento (Sacro Cuore)

I confratelli di questo sodalizio vestone sacco e guanti di color bianco, mentre il cingolo e la mozzetta sono di color rosso.

Ceto sociale di appartenenza: … .

Copia - confr cassobbiConfraternita S. Maria della Neve o Cassopo (Santu Patre)

Li “cassobbi”, come comunemente chiamati dal popolino, nel tempo ordinario indossano l’abito di rito dal cappuccio e saio di color azzurrino, cingolo, mozzetta e guanti di color rosso-granata, mentre nella sera del Giovedì Santo per antica concessione l’abito è integrato dal cappello e bordone da pellegrino.

Ceto sociale di appartenenza: fabbri ferrai.

Copia - confr rosarioConfraternita Santa Maria del Rosario

L’abito di questa confraternita è molto simile a quello dell’ordine dei Padri Domenicani. I confratelli vestono perciò sacco, guanti e cappuccio di color avorio; inoltre anzichè il tradizionale cingolo, portano ai fianchi una lunga corona del Santo Rosario, mentre la mozzetta è di color nero con il classico bavero bianco attorno al collo tipico dell’ordine Domenicano.

Ceto sociale di appartenenza: sarti.

Copia - conf sangiuseppeConfraternita di San Giuseppe e della Buona Morte

Alle processioni i confratelli di questo sodalizio indossano saio, cappuccio e guanti di color bianco, cingolo viola e mozzetta gialla con orlatura violacea.

Ceto sociale di appartenenza: falegnami.

Copia - confr immacolaConfraternita dell’Immacolata

I confratelli di questa confraternita vestono sacco, cappuccio e guanti color marrone, cingolo di color bianco e mozzetta color celeste.

Ceto sociale di appartenenza: muratori.

Copia - confr animeConfraternita SS. Trinità e Anime del Purgatorio

Nella mattinata del Venerdì Santo i confratelli durante il tradizionale rito della visita ai “sepolcri” indossano l’abito di rito composto dal saio e cappuccio di color rosso, cingolo e mozzetta color cenere. Inoltre, per antica concessione, aggiungono all’abito il cappello e il bordone da pellegrino.

Ceto sociale di appartenenza: nobili.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

foto Michele Esposito

logo_venerdisantoIl Venerdì Santo

“…All’ora nona, Gesù esclamò a gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactanì, che si traduce: Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato? Allora alcuni dei presenti, uditolo, dicevano: Ecco invoca Elia. Un tale corse ad inzuppare una spugna di aceto, la pose su una canna e gli dava da bere, dicendo: Lasciate, vediamo se viene Elia a tirarlo giù. Ma Gesù, emesso un forte grido, spirò…” Mc 15 34, 37

All’ora nona del Venerdì Santo, la Chiesa Cattolica ricorda e commemora la passione e morte del Signore nostro Gesù Cristo. Infatti alle 15 in punto, anche se l’orario può essere posticipato di qualche ora essendo ciò permesso dall’autorità ecclesiastica, tutte le comunità parrocchiali si radunano per celebrare l’azione liturgica del Venerdì Santo. Questa celebrazione un tempo veniva denominata dai nostri antenati la “Messa Sciarrata”, in quanto in questa giornata la liturgia non prevede la consacrazione delle specie eucaristiche, ma vengono solitamente utilizzate, per la condivisione del Pane Eucaristico, le particole consacrate la sera del Giovedì Santo. L’azione liturgica raggiunge momenti di grande commozione e di profonda devozione quando il sacerdote, abbracciando la Santa Croce di Cristo, invita tutta l’assemblea dei fedeli a prostrarsi in profondo raccoglimento dinanzi ad essa, adorando le sacre piaghe del Signore, margherite preziose di carità, dalle quali noi tutti siamo stati guariti. Terminata la sacra funzione liturgica, una moltitudine immensa comincia ad affollare il Bastione di San Domenico, antistante la Chiesa del S.S. Crocefisso, in attesa dell’uscita della processione dei Misteri e della Tomba di Cristo morto (denominata dal popolo Urnia). Intorno alle ore 18.00 circa, ecco giungere finalmente il momento tanto atteso: le due porticine, dell’antica chiesa dei bottai, vengono aperte dagli organizzatori e il confratello troccolante, battendo la troccola, annuncia ai numerosi fedeli presenti l’uscita della processione. Quindi spuntano i quattro lampioni, stretti fra i guanti rossi degli incappucciati coronati di spine, seguiti dalla simbolica Croce dei misteri e dalle numerose coppie di confratelli della confraternita del S.S. Crocefisso che lentamente danno inizio al mesto pellegrinaggio. Essi indossano il saio rosso, simbolo della passione di Cristo, la mozzetta color turchese e il cappuccio completamente abbassato sul volto, trattenuto da simboliche corone di spine, privilegio questo concesso alla confraternita, sin dall’atto della sua fondazione, in quanto devoti ab immemorabili della Santa Passione di Cristo. Fra le numerose fila dei confratelli sono inserite le statue dei Sacri Misteri, che rappresentano i misteri dolorosi della Passione di Cristo: Gesù in preghiera nell’orto del Getsemani, Cristo flagellato alla colonna, Gesù coronato di spine, Cristo caricato della pesante croce, Gesù crocifisso sul monte Calvario, tutte opere di recente realizzazione, tranne il quinto mistero che è un’ opera in cartapesta risalente al ‘700. Inoltre fra le coppie di confratelli si notano alcune figure di penitenti: i crociferi, che a piedi scalzi portano in spalla una pesante croce e i flagellanti che si percuotono simbolicamente con la “tisciplina”. L’atmosfera è surreale, il sole ormai tende a scomparire all’orizzonte del nostro azzurro mare, quando improvvisamente si ode un rullio di tamburi,comincia ad essere eseguita la marcia funebre “Stefanelli” e dal vicolo antistante ecco apparire  l’Urnia, la tomba, il mistero cioè  della deposizione del Cristo dalla croce; un fremito avvolge il cuore dei presenti, nessun rumore, nessuna distrazione, ma solo tanta fede e tanto raccoglimento, mentre il volto dei nostri anziani,ripensando al martirio del Golgota, si vela di pianto. Subito dopo seguono i confratelli del sodalizio di S. Maria degli Angeli che, indossando il loro abito di rito di color bianco, accompagnano processionalmente il simulacro di Maria Addolorata, attorniato da numerosi fedeli che si apprestano a seguire il corteo processionale recitando preghiere, intervallate da canti penitenziali in onore della Vergine Santissima. La lunga processione “Te l’Urnia” attua una breve sosta in Cattedrale, alla presenza del Vescovo Diocesano; mentre le Statue dei Misteri avanzano lentamente lungo il corridoio della Basilica, ecco già apparire nei pressi dell’antico portale della Cattedrale la pesante Tomba, che sarà accolta in Chiesa dai fedeli con il canto “Vexilla Regis”. Subito dopo varca il portone l’antica statua di Maria Addolorata, accolta dai fedeli con il canto dello “Stabat Mater”. Quindi la processione riprende il suo lento peregrinare per le strade della città nuova, per poi rientrare a notte fonda nel centro storico dove saranno attraversate le tortuose stradine “Te Tramuntana”, i crocicchi cioè che si trovano situati nella parte Nord della città vecchia. Intanto centinaia di fedeli si radunano in Via Antonietta De Pace per assistere alla “Saluta te la chiazza”: i confratelli si dispongono in tre per fila, le sacre statue dei Misteri vengono allineate l’una dietro l’altra e molto lentamente attraversano la civica piazza, nel silenzio più assoluto, mentre il concerto bandistico esegue L’inno “Cristo è morto”, di proprietà esclusiva della confraternita dei bottai. Il corteo processionale lentamente si dirige verso il Bastione di San Domenico, antistante le due chiese confraternali, dove il Parroco, dopo una breve omelia, impartisce la benedizione con la reliquia del Sacro Legno della Croce. Dopodichè, a processione ultimata, ai confratelli ed ai “caricatori” (devoti che hanno portato in spalla le pesanti statue) delle due confraternite vengono distribuite le tradizionali “Pagnotte” (panini conditi con tonno e capperi) per trascorrere insieme un momento di convivialità e rinfrancarsi dalla fatica sostenuta.

gal confr crocefissoConfraternita del S.S. Crocefisso

I confratelli nel tempo ordinario partecipano alle processioni indossando il saio, cappuccio e guanti di color rosso, cingolo blu e mozzetta celeste. Durante la processione del Venerdì Santo, per antico privilegio, il cappuccio è trattenuto da simboliche corone di spine.

Ceto sociale di appartenenza: bottai.

gal confr angeliConfraternita di S. Maria degli Angeli

I confratelli vestono sacco, cappuccio e guanti di color bianco, cingolo azzurro e mozzetta azzurra con orlatura dorata.

Ceto sociale di appartenenza: pescatori e giardinieri.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

Confratelli

 

Statue Misteri

gal statue misteri

Urnia

 

gal sabato santoIl Sabato Santo

“ C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, uomo giusto e buono…Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro, scavato nella roccia, dove non era stato posto ancora nessuno. Era la vigilia di Pasqua, e già cominciava a sorgere il sabato..” Lc 23 50..54

Nella giornata del Sabato Santo, la Chiesa Cattolica commemora la deposizione del sacro corpo di Gesù nel sepolcro, in attesa della resurrezione; quindi la liturgia non prevede alcuna celebrazione mentre i fedeli, nell’attesa della Veglia Pasquale, sono invitati a trascorrere le ore del Sabato nella preghiera e nella meditazione. Nella nostra bella Gallipoli, tradizione vuole che all’alba di questa giornata così particolare la confraternita di Maria S.S. della Purità organizzi la processione “Te La Matonna te la Croce”. Sin dalle ore 3,00 del mattino, quindi, Largo della Purità è affollato di devoti che, nonostante l’ora scomoda, attendono con trepidazione l’uscita della processione; pochi minuti di attesa e finalmente si ode lo squillo lacerante della tromba, seguito dal cupo rullio del tamburo, alternato dallo stridìo della troccola, che rompendo il silenzio della notte preannunciano l’uscita del corteo processionale. Infatti ecco spuntare dal portale dell’antica sagrestia dell’oratorio dei Vastasi (termine che un tempo indicava la categoria professionale degli scaricatori del porto, a cui il sodalizio era associato) il Gonfalone della confraternita, seguito dalla simbolica croce dei misteri e da numerose coppie di confratelli dall’abito di rito color bianco e dalla mozzetta color giallo – paglierino. Mentre gli “incappucciati” cominciano il loro silenzioso peregrinare per le tortuose stradine, già appare alla vista dei fedeli la statua del Cristo Morto, adagiato in una tomba d’oro zecchino, portato in spalla dai Fratelli della Bara, a cui seguono altre coppie di confratelli. Mentre la processione si snoda lentamente, finalmente giunge il momento tanto atteso dai fedeli: dal portone della sagrestia appare il meraviglioso simulacro di Maria Desolata, dal volto intriso di profondo dolore. Una sincera commozione invade l’animo dei fedeli che, senza esitare, seguono devotamente il pellegrinaggio recitando salmi penitenziali e intonando canti in onore dei dolori di Maria. Al passaggio della processione non vi è abitazione che non spalanchi le proprie finestre, non vi è madre che, svegliando e abbracciando i suoi piccoli ,non inviti loro ad omaggiare la Vergine Santissima, mentre il pio pellegrinaggio, dopo una breve sosta nel monastero delle suore carmelitane, si dirige verso il Centro nuovo fino a raggiungere le zone periferiche della città. A giorno ormai inoltrato, la processione rientra fra le antiche mura della città, mentre una folla immensa attende, nei pressi della banchina del porto mercantile, l’approssimarsi della processione sulla cinta muraria. All’arrivo sul Bastione della Bombarda del pregevole simulacro di Maria Desolata, le sirene dei navigli omaggiano con il loro suono festoso la Vergine Santissima; subito dopo il sacerdote, dopo una breve omelia, impartisce la santa benedizione con la reliquia del sacro Legno della Croce ai marinai e a tutti i fedeli presenti, tra il giubilo e la contentezza generale. Dopo questo momento molto toccante e significativo, la confraternita riprende il suo lento pellegrinaggio fra i meandri del centro storico, ultimando così l’ultima parte della lunga processione che si concluderà nei pressi del piazzale antistante la Chiesa di Santa Maria della Purità, dove il simulacro del Cristo Morto si unirà a quello della Madre Dolente, in un abbraccio simbolico d’amore. Dopo la consueta benedizione del sacerdote, i simulacri molto lentamente rientrano in Chiesa mentre lo sguardo dei devoti, ancora assorto, fissa incessantemente quella Tomba dove vi è racchiuso il corpo del nostro Redentore, con la sicura speranza e l’assoluta certezza che ormai la morte ha le ore contate e molto presto la luce della resurrezione squarcerà le tenebre del peccato.

gal confr puritaConfraternita di S. Maria della Purità

I confratelli di questo sodalizio vestono sacco, cappuccio e guanti di color bianco, mozzetta giallo paglierino con orlatura rossa e cingolo rosso.

Ceto sociale di appartenenza: scaricatori di porto (vastasi).

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

 

logo_pasquaPasqua di Resurrezione

“…L’angelo disse alle donne: Non temete! So che cercate Gesù crocifisso; non è qui: è risorto, come aveva detto. Orsù, osservate il luogo dove giaceva. E ora andate e dite ai suoi discepoli che egli è risorto dai morti e vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, ve l’ho detto. Esse subito lasciarono il sepolcro e, piene di gran timore e di grande gioia insieme, corsero a portare l’annuncio ai suoi discepoli..” Mt 28 5..8

Nel giorno della solennità della Santa Pasqua, La Chiesa celebra la risurrezione di Gesù dai morti, evento cardine che alimenta la fede e la speranza di ogni cristiano, in quanto con la sua resurrezione Gesù ha distrutto le catene della morte donandoci la vera vita. Il peccato è stato cancellato e gli uomini possono così rinascere a nuova vita, con la sicura speranza che Cristo non abbandonerà i suoi discepoli nel pianto e chi condivide la croce del Signore non potrà non partecipare anche alla sua gloriosa risurrezione. Sin dalle ore 23.00 del Sabato Santo, la comunità cristiana si raduna nelle varie parrocchie di appartenenza per partecipare ad una veglia di preghiera, che si concluderà intorno alla mezzanotte con lo scampanio delle campane che indicano la vittoria della luce sulle tenebre e l’imminente inizio della celebrazione liturgica, memoriale della Pasqua del Signore. Al termine della sacra funzione, i fedeli sono soliti scambiarsi gli auguri “Te BBona Pasca”, in un clima di grande contentezza e giubilo. Intanto per le vie della nostra città si vedono comparire gruppi di giovani, che con chitarre al seguito si recano nelle case di parenti ed amici per la raccolta delle uova, intonando antichi versi in rima che hanno come unico tema proprio le uova. Le allegre comitive sostano sull’uscio delle case visitate, intonando gli stornelli mediante i quali esorteranno, quasi insistentemente, gli amici o compari a svegliarsi e donare loro le uova, che saranno poi utilizzate per la preparazione te lu Spazzatu (impasto di uova, formaggio, pan grattato e spezzatino di agnello), piatto principe del pranzo pasquale. Generalmente in questo giorno festivo l’intero nucleo familiare è solito riunirsi per il pranzo, dove al termine del quale verranno distribuiti i Caddhuzzi (dolce pasquale dalla forma tipica del gallo) ai piccoli maschietti e le Pupe (dolce pasquale dalla forma di una bambola) alle femminucce.

Alcuni versi della raccolta delle uova:

– Cumpare Pici essi qua fore

   … ca si’ chiamatu te lu Signore.

– Nù te girare te l’addhu latu

   … ca Gesu Cristu è risuscitatu.

– Nù nde nde sciamu mancu ci chiove

   … ci nu’ nde tai ‘na cocchia t’ove.

– Na bona sera ‘na bona matina

   … nde tai love te la caddhina.

– Na bona sera ‘na bona Pasca

   … nde tai l’ove te la puddhascia.

– Nui sta’ banimu mo’ tappa tappa

   … ca imu struttu la sola te la scarpa.

– Nui sta’ banimu mo’ te l’Uscentu

   … ci nu’ su’ mille su’ cinquecentu.

Mentre qualcuno è ben lieto di esaudire la richiesta, qualcun’altro è stanco e preferirebbe non aprire, ma alla fine cede. Ce sempre però qualcuno che ancora non gradisce e getta le uova addosso ai divertiti gruppi di amici. Non manca poi qualche amico, che non si limita a donare le uova, ma invita la comitiva ad entrare in casa a mangiare o a bere qualcosa e a scambiarsi gli auguri.

dal libro “Fede e pietà popolare in gallipoli a cura di Francky Tricarico e Cosimo Spinola

 

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