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Museo Civico

Immagine E.BARBANel 1872 il medico gallipolino Emanuele Barba (1819/1887) fondò un gabinetto naturalistico-zoologico donando al Comune di Gallipoli una ricca collezione di reperti biologici mineralogici e zoologici. Il primo impianto fu presso il Seminario di Gallipoli dove era allocata anche la biblioteca comunale. Fu solo nel 1895 che il Comune deliberò la costruzione del nuovo edificio da destinare a sede della Biblioteca comunale in cui troveranno posto anche le collezioni del Barba. Sono di quegli anni appunto le acquisizioni dei sarcofagi e delle numerose iscrizioni messapiche rinvenute ad Alezio ma anche reperti archeologici provenienti da Sannicola, Tuglie e Aradeo. In effetti nel nuovo edificio costruito sulla demolizione del vecchio ospedale di Gallipoli in Via Antonietta De Pace fu sistemata al piano terreno la biblioteca comunale mentre al piano superiore ebbe sede il gabinetto zoologico voluto da Emanuele Barba. La connotazione attuale di Museo Civico comunale è dovuta invece alla successiva acquisizione da parte del Comune di numerose collezioni tra cui quella dei vestiti antichi, delle armi e delle ceramiche ma soprattutto per la caparbia volontà dell’on. Guido Franco, di Ettore Vernole e di Giulio Pagliano i quali avevano promosso ad iniziare da 1925 una vera campagna delle acquisizioni soprattutto di natura archeologica.

MUSEO CIVICO “EMANUELE BARBA”

Martedì – Mercoledì – Giovedì – Venerdì: dalle ore 9.30 alle ore 12.30

Sabato e Domenica: dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 18.30

Per info e prenotazioni

Museo Civico “E. Barba” via Antonietta De Pace, 108

Tel.: 0833264224 – 3475229123

amartgallipoli@gmail.com   –   http://www.museocivicogallipoli.it

I Ritratti dei Gallipolini illustri: La connotazione in senso municipale del Museo di Gallipoli era stata naturalmente data con la permanente esposizione nella sala della biblioteca di alcuni dipinti di Gallipolini illustri, tra cui quello dello stesso Emanuele Barba commissionato al pittore Giuseppe Forcignanò che eseguì anche quelli di Bartolomeo Ravenna di Francesco D’Elia e di Francesco Valentini. Il ritratto invece di Antonietta De Pace eseguito a Napoli dal Pittore Sagliano fu donato al Museo da Beniamino Marciano. Tra i ritratti posseduti attualmente dal museo di Gallipoli si ricordano quelli di Giovanni Presta e di Giuseppe Chiriatti del XVIII secolo, la copia del ritratto del Ribera dipinto da Enrico Giannelli, l’autoritratto del pittore Giulio Pagliano e quello su tavola del can. Carmine Fontò che nel 1825 fondò la biblioteca comunale di Gallipoli mediante donazione al Comune della sua privata biblioteca ricca di oltre 800 volumi, che dopo l’unità d’Italia si integrò con i fondi delle biblioteche conventuali dei Francescani, Domenicani, Cappuccini e Minimi di Gallipoli.

03rubinetteriaGiovanni Presta: Con il ritratto originale di Giovanni Presta il museo conserva anche la coppia di calamai posseduti dal noto agronomo gallipolino resosi famoso per gli studi sull’oliva e “sulla maniera di cavar l’olio”. Giovanni Presta fu anche letterato e di lui si conserva un’ode a Maria Teresa d’Austria che lo insignì e lo decorò proprio per i sui trattati sull’olio. Gallipoli fu piazza principale di esportazione dell’olio di oliva che, quotato alla borsa di Londra e di Napoli, veniva commercializzato dalle case mercantili degli Auverny, Starace, Palmentola Ravenna ecc. Il prezzo iniziale veniva determinato alla voce ogni anno dal Comune di Gallipoli come attestato dal registro della “Voce degli oli” posseduto dalla locale biblioteca comunale. La tipica maniera di imbarco degli oli dal porto di Gallipoli è illustrata dal grande quadro realizzato nel XVIII secolo, con le Pile regie di caricamento e la folla dei curatoli intenta ad assistere il gabelliere regio. Delle pile di caricamento si conservano i quattro rubinetti in bronzo e la Mina (recipiente della capacità di Kg. 15,59) di marmo datata 1764.

La collezione archeologica: In principio la collezione archeologica era composta dalla raccolta donata da E. Barba, negli anni a seguire tale raccolta è stata incrementata fino ad arrivare a circa 500 reperti. I reperti in essa sono da classificare negli anni a.C. .

04sarcofagomonoliticomessapicoI reperti messapici: Tra il materiale archeologico posseduto dal museo comunale vi è un sarcofago monolite interamente scavato nel carparo trovato ad Alezio nel 1925 unitamente ad una tomba a lastroni con iscrizioni messapiche. Numerosi i vasi ma anche i monili di epoca messapica ma anche romana e medioevale. Il popolo dei Messapi fu indigeno del territorio salentino prima ancora della migrazione coloniale ellenica. Nel VI secolo questo popolo aveva già completato l’operazione di adattamento e trasformazione dei modelli alfabetici alle esigenze fonologiche della lingua locale e praticava proprie usanze prima di essere assoggettato al dominio romano. Tipiche di questo periodo sono le trozzelle m essapiche (VII-IV sec. a.C.) , vasi modellati in creta dai caratteristici manici ansati definiti da una serie di trozze (da cui la denominazione) quasi a figurare lo scorrere della fune lungo le carrucole usate per attingere acqua dai pozzi. Interessanti anche i crateri a colonnette o ad orecchiette decorati con figure geometriche. Tipici di questo periodo anche i vasi del tipo Gnathia caratterizzati da motivi decorativi dipinti su fondo nero. Questi manufatti derivati dalla assidua frequentazione ellenica propongono forme quali l’oinochoe trilobata, il bicchiere kanthariforme, il cratere, il kilyx, la coppa carenata, ecc.
05coppolaLa Collezione Coppola: La collezione ha la consistenza di 17 opere in gran parte attribuibili al pittore gallipolino Giovan Andrea Coppola (1597-1656) che gli eredi dell’ing. Niccolò Coppola e discendenti dell’antica omonima famiglia patrizia hanno voluto donare al Comune di Gallipoli. Giovan Andrea Coppola è l’epigone più interessante della esperienza pittorica pugliese della prima metà del ‘600. Maturato nell’ambiente manieristico romano e fiorentino si accosta nel periodo della maturità all’ambiente napoletano e al classicismo del Domenichino e del Laffranco. Dipinge nel 1636 la Pentecoste in S. Romano a Lucca, nello stesso periodo in cui mons. Giovan Carlo Coppola suo parente dimora presso la corte medicea a Firenze e dove rappresenta nel 1637 Le nozze degli dei, melodramma dedicato a Ferdinando II e a Vittoria della Rovere in occasione del loro matrimonio. Nel 1642 è in patria dove esegue le Anime purganti ed in seguito la serie dei grandi dipinti della Cattedrale. Suoi dipinti sono in molte chiese del Salento ed in collezioni private, agli Uffizi di Firenze(dove si trova anche un Concerto dei Putti siglato G.C. e a lui forse attribuibile), alla galleria Heim di Londra e un suo disegno firmato è stato ritrovato a New York al Cooper-Hewitt Museum.
06armiIl reparto delle armi: Interessante è anche la collezione di armi antiche possedute dal museo con una ricca selezione di armi bianche e da fuoco dal XVII secolo. In evidenza: un berretto da campagna, spalline e daga del reparto gallipolino della Guardia Nazionale(1860) e la sciabola d’ordinanza della medaglia d’oro Francesco Petrelli. La selezione di armi bianche comprende una serie di sciabole dell’800 appartenute alla famiglia Patitari, una lama del XVIII secolo, baionette del XVIII-XIX secolo e alcuni bastoni animati. Tra le armi da fuoco è in evidenza un archibugio del XVIII secolo e fucili dell’800 nell’evoluzione dei sistemi di innesco e di caricamento (sistemi Vitali, Vetterli, Carcano ecc.). Malauguratamente non è più possibile ritrovare la pistola Bodeo della medaglia d’oro Francesco Petrelli rubata 15 anni fa unitamente ad altri cimeli storici.
07fetiI reperti biologici: In un reparto riservato del Museo è conservata una interessante collezione di feti conservati in alcool. Per molto tempo ed ancora oggi il museo di Gallipoli è noto appunto per questa strana collezione definità “delle deformità”. In effetti sono reperti biologici di studio che per troppo tempo purtroppo sono stati scambiati per una sorta di teatrino degli orrori trovandosi tra gli altri gemellini siamesi ed esemplari di parti sfortunati con feti focomelici, idrocefalici ed immaturi. Tra i reperti anche un agnellino a sei zampe e teschi umani rinvenuti nell’800 sull’Isola di Sant’Andrea.
08aceramicheLa collezione di ceramiche: Il reparto ceramiche del museo gallipolino fu creato per volontà di Ettore Vernole noto storico e demologo gallipolino tra il 1925 ed il 1932 mediante l’acquisizione presso un rigattiere tugliese di una vasta collezione di manufatti ceramici del ‘700-‘800 provenienti da Napoli Laterza Nardò e Cutrofiano. Tra questi esemplari furono inserite le due belle formelle abruzzesi con i Santi Benedetto e Francesco di Paola già appartenuti alla Chiesa conventuale di S. Francesco d’Assisi.. Trovarono posto anche alcune formelle della vecchia numerazione civica stradale che talvolta è ancora possibile intravedere su alcune pareti calcinate del Centro storico gallipolino.
09Le grandi tavole dipinte del ‘700: Il museo di Gallipoli ospita dal 1914 quattro grandi tavole dipinte dal pittore murese Liborio Riccio per la Confraternita della Purità tra il 1759 ed il 1760. Scoperte al disotto delle grandi tele che lo stesso pittore aveva dipinto nel 1771, furono trasferite nella grande sala del museo dove tuttora si possono ammirare, bemchè bisognevoli di urgenti restauri. Esse rappresentano scene dell’antico Testamento: Mosè fa scaturire l’acqua; David e Golia; Giuditta e Oloferne; Giaele e Sisara. In queste scene si esalta la forza della fede e delle vittorie ottenute dal popolo di Israele soprattutto per il coraggio e la determinazione dei suoi figli migliori.
10bvasirubati 10avasirubatiChi li ha visti?: Nel corso della sua storia il museo di Gallipoli molto si è impoverito di materiali sia per deterioramento (basti pensare all’originale collezione scientifica di Emanuele Barba andata in gran parte dispersa o alienata) ma anche per vari furti subiti. Tra questi famoso quello perpetrato negli anni ’70 quando furono trafugati di notte molti reperti archeologici di immenso valore, tra cui due bei grandi crateri appuli del V secolo a.C. a figure rosse. Provenivano dagli scavi di Alezio e posseduti dalla famiglia Tafuri. Considerato che tali oggetti non figurano nell’elenco delle opere d’arte trafugate che è possibile visionare via web, abbiamo voluto pubblicare le foto che appena due anni prima del furto aveva scattato l’Istituto archeologico di Germania. Chissà se un giorno non ricompariranno, magari in qualche ricco negozio di antiquariato? Quel giorno qualcuno forse ricorderà le nostre foto e forse vorrà segnalarlo a chi di dovere. Troppo ottimisti? Si, forse, ma a ben sperare qualche volta si colpisce nel segno.
11cadaveriputrefazioneI cadaveri in putrefazione: Una piccola cassa a ribalta superiore mostra la riproduzione in creta, che la fantasia popolare attribuisce al noto scultore gallipolino Vespasiano Genuino, di due cadaveri raffigurati in avanzato stato di decomposizione. Narra la leggenda che Vespasiano Genuino, frate del convento dei Francescani, volle un giorno discendere in un sepolcro della chiesa per osservare i cadaveri di una coppia di sposi, morta nello stesso giorno. Egli, narra sempre la leggenda, osservò e riprodusse in creta i due corpi, rilevando come quello femminile fosse soggetto, più rapidamente di quello maschile, alla putrefazione. La leggenda non manca neppure di chiosare che la donna, seppur apparentemente debole, generalmente portava più rapidamente alla morte l’uomo. … Saggezza popolare??? In realtà quella curiosa cassa era un tempo custodita presso la sacrestia della chiesa di S. Francesco quale strumento di meditazione circa la labilità della vita umana. Era insomma un Memento Mori, un ripasso meditativo del destino dell’uomo che, nonostante la fama, le ricchezze e gli onori, è pur sempre destinato a morire.
12pantarmonicoIl Pantarmonico: Il prototipo in scala di un pianoforte a 4 tastiere che purtroppo non è possibile ancora vedere esposto nel contesto del nuovo allestimento mussale fu ideato e costruito dal gallipolino Gaetano Briganti discendente della ben nota famiglia che diade a Gallipoli i giuristi Tommaso e Filippo Briganti. Egli fu ingegnere e musicista. E proprio nella veste di musicista ci ha lasciato numerosi spartiti musicali tra cui la Scena lirica rappresentata la prima volta nel 1879 in occasione dell’inaugurazione del Teatro Garibaldi. Il pantarmonico, questo il nome che diede il Briganti al suo prototipo, aveva la pretesa di sostituire una intere orchestra. A questa invenzione fu anche dedicato un opuscolo illustrativo della tecnica utilizzata e dei risultati conseguibili.
La collezione di abiti d’epoca: La collezione di abiti d’epoca del museo è data da una selezione tra i vestiti di gala in uso nel XVII e nel XVIII secolo. L’uomo vestiva con giacche, gilet e abiti fatti con stoffe preziose, velluto, seta, raso e taffetas ornate di ricami e pizzi; l’abbigliamento femminile invece era costituito da corpetti aderenti, maniche al gomito e tramite una gabbia la sottogonna veniva allargata per dar forma alle gonne. Una caratteristica di quel periodo delle persone di un certo ceto sociale erano i capelli, generalmente coperti da parrucche o imbiancati con della cipria.
 
La collezione di monete e medaglie: Nel museo troviamo una vasta raccolta di oltre 1000 monete e medaglie. Quando nel 1872 E. Barba fondò il museo vi era presente già una raccolta monetaria. Non avendo una documentazione, si presuppone che tali monete provengano dal territorio di Gallipoli e i suoi dintorni. Tra le monete più antiche ritroviamo esemplari di età romana repubblicana ed imperiale, dell’impero bizantino e di età medievale, delle zecche di Rubi, Brundisium, Orra, Tarentum, Uxentum, Thurium.
La collezione mineralogica e petrologica: La collezione mineralogica del museo comprende i minerali, quella petrologica é dedicata invece alle rocce e alle pietre di cava. La maggior parte dei minerali è diffusa nella crosta terrestre, tra queste rocce troviamo il quarzo, la pirite, la calcite, l’opale, l’ametista, i lapislazzuli ed altri minerali.
La collezione petrologica invece è costituita da campioni di rocce locali quali la pietra Leccese, usata oggi anche per realizzare souvenir per i turisti, la pietra di Nardò e la pietra di Cursi; poi abbiamo altri campioni come il marmo, il granito, la bauxite, la pomice ed altri tipi di rocce.