mercoledì , 21 febbraio 2018
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L’Approdo dell’Oloferne – Il Museo Navigante fa tappa a Gallipoli

goletta-oloferneL’Approdo dell’Oloferne – Il Museo Navigante fa tappa a Gallipoli

Amministrazione comunale, luoghi di cultura, Istituti Scolastici e Marina Militare insieme per valorizzare il patrimonio marittimo italiano.

Il Museo navigante fa tappa a Gallipoli, la città che ospita due dei settanta musei che aderiscono all’iniziativa di promozione del patrimonio culturale marinaro promossa dal Mu.MA-Galata di Genova, il Museo della Marineria di Cesenatico, l’associazione La Nave di Carta della Spezia e l’AMMM-Associazione Musei marittimi del Mediterraneo. Il Museo Navigante ha il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e l’adesione della Marina Militare e della Guardia Costiera.

A Gallipoli il Museo Navigante coinvolgerà gli Istituti secondari e Superiori della città tra cui il Liceo Quinto Ennio e l’IISS Amerigo Vespucci: a partire dalle 9 di domani 6 febbraio, laboratori e workshop coinvolgeranno gli studenti nei vari contenitori culturali del centro storico.  Un’iniziativa che parte dall’identità di ognuno e mira a rafforzare la  tradizione marinara della città e il rapporto con il mare.
«Abbiamo accolto di buon grado questa proposta perchè riteniamo che una rete del museo del mare sia necessaria e la presenza dell’Assessore di Nardò, Mino Natalizio, nel corso della conferenza stampa di oggi ne è la prova – ha dichiarato il Sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva – Fare sistema è necessario e sono orgoglioso della presenza di Gallipoli nella grande realtà del Museo Navigante, con ben due realtà museali importanti. Ognuno di noi ha un rapporto stretto con il mare e questa iniziativa serve a recuperarne l’identità; soprattutto è per noi tutti una grande opportunità di crescita.»
A dare ancora più valore all’iniziativa, una straordinaria esposizione della Marina Militare di importanti  cimeli e rara documentazione sulle operazioni navali della grande guerra in adriatico. Questi cimeli si aggiungono ai 10 fascicoli sulle operazioni navali della Grande Guerra che sono stabilmente esposti a bordo della goletta Oloferne, l’imbarcazione d’epoca che ospita il Museo Navigante. L’iniziativa della Marina Militare si inserisce nell’ambito delle attività commemorative del Centenario della Grande guerra. 
Dal Castello Svevo di Brindisi provengono l’elmetto, l’uniforme e gli utensili da campo di un marinaio della Brigata Marina risalenti alla Prima guerra mondiale. Brigata Marina è la denominazione che venne data, l’indomani di Caporetto, a reparti di marinai della Fanteria di Marina che combatterono sul fronte marittimo, alla foce del Piave e dell’Isonzo.
Da quei reparti, che difesero a oltranza Venezia, nacque il Reggimento Marina San Marco, attuale Brigata Marina San Marco, la componente anfibia delle Forze Armate Italiane, che ha come emblema proprio il Leone della Serenissima. Durante la Grande guerra, Brindisi e Taranto furono le principali basi della squadra da battaglia della Regia Marina pronta a intervenire in Adriatico contro la Marina austro ungarica. 
Provengono invece dalla Mostra storica artigiana dell’Arsenale di Taranto l’elmo da palombaro di inizio Novecento e la ruota del timone della Regia Nave Garibaldi, incrociatore corazzato varato nel 1899 nei cantieri Ansaldo di Genova. Questa nave aveva sul proprio labaro miniata «La preghiera del marinaio» scritta da Antonio Fogazzaro. La preghiera, che venne letta per la prima volta nel 1902 proprio a bordo del Garibaldi, ancora oggi viene recitata al tramonto sulle navi della Marina in navigazione durante l’ammainabandiera.
Quattro palle di cannone in pietra e quattro in metallo utilizzate per cannoni da 12 libbre di fine Seicento inizio Settecento provengono invece dal Castello Aragonese di Taranto, affidato alla Marina sin dalla fine dell’Ottocento e dal 2005 oggetto di una intensa attività di valorizzazione e promozione (con 750 mila visitatori è il secondo sito per numero di visite nella regione). Le palle erano usate per i cannoni a difesa del castello e potevano colpire bersagli navali a circa 500 metri o, nei tiri a terra, a 4 mila metri.
Questi preziosi reperti, che appartengono all’immenso patrimonio marittimo custodito dalla Marina, saranno esposti al pubblico durante tutta la tappa.

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