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La cinta muraria di Gallipoli

La città di Gallipoli fu concepita già dall’VIII secolo dopo Cristo come presidio fortificato e le sue alte e possenti mura chiudevano il lungo periplo bastionato che terminava con la struttura fortificata del Castello e del Rivellino. testi Elio Pindinelli
I dodici Torrioni della Muraglia

La cinta muraria di Gallipoli ed i suoi 12 Bastioni

torrioni_lacintamurajaDodici erano i bastioni che ne cingevano le mura scarpate piantate sugli scogli a difesa della città dagli attacchi dal mare da parte di assalitori nemici. Molti di essi si ergevano possenti al di sopra dell’assetto murario e sopravvissero fino alla fine dell’800 quando fu abbattuta la porta di ingresso il fortino di San Giorgio e il bastione di San Francesco. Le superstiti mura erano state appositamente acquistate dal Comune di Gallipoli con atto rogato dal notaio Domenico Mozzarella il 1 aprile 1879, nel quale si costituirono il Ricevitore del Registro Achille Ferrari in nome e per conto dell’amministrazione demaniale del Regno d’Italia e il sindaco dell’epoca dottore Michele Perrin. In quell’atto così furono analiticamente elencati i fabbricati ceduti dal demanio: Piccolo torrione di figura trapezia presso la cappella di S. Francesco di Paola; Batteria San Giorgio (piani due, vani tre); Piccola batteria San Benedetto (Piani due, vani due); Torrione detto di San Guglielmo; Batteria di S. Francesco (Piani due, vani quattro); Cortina del ceraro o piazza del Crocefisso; Batteria San Domenico (piani uno, vani quattro); Lunga cortina conosciuta col nome di muraglia di scirocco; Batteria Santa Vennardia.

torrioni_bastionesanfrancesco1Bastione di S. Francesco d’Assisi: La struttura fortificata più imponente fu quella di S. Francesco collocata di rimpetto alla omonima chiesa francescana. La sua struttura era complessa con un avancorpo proteso verso l’isola del Campo detto spuntone o Cavaliere di S. Francesco. Soggetto alle furie del vento e dei marosi fu più volte ricostruito. Ristrutturato ed ampliato nel 1684 gli furono addossate le armi della Casa regnante spagnola, una statua lapidea di S. Fausto ed un lastrone inciso con una lunga iscrizione fatta dettare da don Pietro Montoia sotto il viceregno del marchese de Haro. Ai tempi di mons. Pelegro Cybo, vescovo di Gallipoli vi era attaccata a questa fortezza la chiesa di Santa Maria dello Spuntone dove la tradizione popolare attesta la torrioni_bastionesanfrancesco2pratica superstiziosa del cosiddetto oracolo di Santa Monica. A questa cappella era addossata la vecchia cappella di Santa Maria ad Nivem costruita nel 1559 e distrutta nel primo ventennio dell’800. Questa fortezza presentava ancora nei primi anni dell’800 gli avanzi del Cavaliere ed il baluardo che venne gradualmente demolito a partire dal 1819. Sul sedime del baluardo di San Francesco fu poi costruito alla fine dell’800 l’attuale palazzo che fu dei ferocino ed oggi è proprietà degli eredi Zanchi.

torrioni_bastionemadonnaangeliBastione della Madonna degli Angeli o del ceraro: Il Ravenna lo denomina anche col nome di Torre del Governatore. Un documento del 1634 ci attesta che il suo nome era quello di Torrione del Quartararo. La denominazione di torre del governatore è dovuta all’impianto nel 1725 di un giardino pensile a spese del governatore della città conte Antonio Siropoli mentre assunse quella di fortino del Ceraro nel 1755 per la lavorazione che in esso si faceva della cera. Sopravvive la robusta sagoma della fortificazione a base pentagona rinforzata a nord da una struttura ad orecchione funzionale alla difesa del cavaliere di S. Francesco.

4.0.2

Baluardo di San Domenico o della NunziataA dire del Ravenna ebbe anche la denominazione di Santa Maria delle servine. Originariamente a pianta circolare fu ricostruito dopo il suo crollo avvenuto nel 1593. La sua ricostruzione fu ordinata dal Dal vicereè conte de mirando ed eseguita dai mastri Angelo Bischetimi, Bruno Allegranzio ed angelo spalletta. Assunse perciò l’attuale configurazione pentagona, fu munito di cannoniere anche per il tiro radente. Prese anche il nome degli Arsi vivi per una disgrazia accaduta il 5 agosto del 1595 all’interno di uno dei locali di quel bastione adibito a lavorazioni e deposito di polveri da sparo. A seguito di un fortuito incendio che provocò lo scoppio delle polveri persero la vita 13 lavoratori gallipolini. Passato nella proprietà del comune il Baluardo fu concesso alla fine dell’800 ad enfiteusi alla Società di produzione e costruzione. Su quel luogo fu impiantatà nel 1916 la scuola d’arte di Ageselao Flora tant’è che quel luogo fu popolarmente indicato come “Lu muru de lu Frora”. Oggi la proprietà è divisa tra la famiglia Cagnazzo e il noto ristorante Il Bastione.

torrioni_torredelfossoTorre del Fosso: E’ questa una torre non più esistente ma chiaramente evincibile da un disegno cinquecentesco segnalato dal Vernole ed esistente presso il museo del Genio in Castel Sant’Angelo. A forma quadrilatera aveva la funzione di difesa della lunga muraglia appunto del fosso poi popolarmente denominata Muru de sciaroccu che collegava il bastione dell’annunziata a quello di Santa Vennardia. Il fosso era adibito un tempo a luogo di quarantena ed isolamento sanitario. Al di sotto del largo marciapiede che attualmente ripercorre l’antica cortina del fosso sopravvive ancora l’angusto e lungo collegamento sotterraneo tra i due bastioni e la piccola porta che si affaccia sul mare di ponente.

torrioni_baluardoanimeBaluardo delle Anime o di Santa Vennardia: Anticamente prese il nome di San Basilio ma dopo la costruzione dell’oratorio della SS.ma Trinità e delle Anime del Purgatorio che fu sostituito poi con quello, appunto, delle Anime. Nel 1544 questo bastione fu ulteriormente rafforzato per volontà del Governatore della Provincia Ferdinando Loffredo marchese di Trevico che vi appose, con il proprio stemma araldico, anche l’effigie lapidea di Santa Veneranda. Da qui la denominazione antica di Bastione di Santa Vennardia. Del marchese Ferdinando Loffredo sopravvivono ancora oggi, custodite nel locale museo civico, due iscrizioni incise su pietra leccese in onore delle virtù militari del marchese di Trevico e ad ammonimento di coloro i quali avessero osato tentare di espugnare questa solida fortezza.

torrioni_bastionesanlucaBastione di San Luca: Venne così chiamato per un’antica cappella esistente nelle sue vicinanze. Originariamente a base circolare fu poi ristrutturata nel 1622 ad opera di mastro Lachibari da Gallipoli che ne diede la forma quasi triangolare che ancora in parte sopravvive, nell’ultimo angolo dorsale della cinta muraria che si affaccia sul mare del Canneto, fronteggiando il castello. Nel corpo della muraglia fu ricavata a forza, negli anni trenta, una scalinata a doppia rampa che porta direttamente al mare, da cui si dilunga la lunga diga foranea delle “scale nove” costruita sul finire degli anni ’50.

torrioni_torresantagataTorre di Sant’Agata o delle Saponere: Anche questo bastione prese il nome da una chiesetta vicina intitolata appunto a Sant’Agata. Con la costruzione di alcune fabbriche di Sapone oggi localizzabili sulla stretta isoletta urbana di via Saponere ritenne il nome di bastione delle Saponere di cui ci dà memoria Bartolomeo Ravenna nelle sue memorie Istoriche del 1836. Le Fabbriche di Sapone sopravvissero fin dopo il 1857 anno in cui il catasto urbano di Gallipoli le censiva appunto tra il bastione di S. Francesco e quello di Sant’Agata. Il bastione fu in qualche modo utilizzato nel corso della prima guerra mondiale con la creazione di postazioni di vedetta di cui si scorgono verso il mare le superstiti feritoie.

torrioni_baluardopuritaBaluardo delle Ghizzane o di San Guglielmo, ovvero della Purità: Attestato fino al 1836, questo baluardo si ergeva lungo l’ansa muraria del seno della Purità in corrispondenza con l’antico palazzo dei Grumesi, che fu poi di Stajano. Ai suoi piedi si estendeva il greto sabbioso che oggi rappresenta la spiaggia più accorsata dai gallipolini. E attualmente immessa al di sotto del largo marciapiede che fronteggia la chiesa della Purità, da cui si sviluppa la doppia scarpata di discesa alla spiaggia realizzata attorno al 1875.

4.0.2

Baluardo di San Benedetto: A pianta circolare con accostata la rampa, oggi interrata, di discesa verso il mare, rappresenta con il contiguo bastione di S. Giorgio la linea di congiunzione delle due anse speculari tra loro che caratterizzano la morfologia della città di Gallipoli, con il porto e il seno della Purità. Conserva ancora parte delle sue strutture interne e le ampie cannoniere progettate per radere col fuoco a pelo d’acqua contro possibi sbarchi via mare. Nel 1691 questo bastione era armato con una petrera di palle di pietra di libre 17 e da un cannone di di oltre sette quintali. Fu interessato questo bastione a lavori di rafforzamento e manutenzione nel 1684.

torrioni_baluardosangiorgio1Baluardo di San Giorgio: A base circolare e gemello di quello di San Benedetto si affacciava, prima della costruzione del porto, sullo scoglio della Sabbata che, come rammenta il Ravenna, era luogo all’uso di spettacoli. Prende il nome da una contigua cappella dedicata a torrioni_baluardosangiorgio2San Giorgio, con dipinto eseguito attorno al primo quarantennio del seicento dal pittore gallipolino Giovan Andrea Coppola, oggi custodito nella Chiesa cattedrale di Sant’Agata. Raffigura San Giorgio a cavallo che trafigge con la lancia il drago. Si innalzava fino al 1880, maestoso al di sopra delle cortine murarie, ed è possibile riconoscerlo nel bel dipinto del Newbery, raffigurante la città con vista dalla Casa di sanità, ed in quello del maestro Tempesta, ambedue conservati nel museo di Gallipoli.

torrioni_bastionesanfrancesco1Bastione di San Francesco di Paola: Anticamente denominata dello Scorzòne prese, dopo la costruzione del monastero dei Minimi francescani, fu ridenominata di San Francesco di Paola. A pianta quadra è oggi inglobato nel terrapieno realizzato per creare la cala di discesa alle banchine del porto. Aveva la funzione di vedetta e fiancheggiamento al fortino di San Giorgio.

torrioni_bastionesangiuseppeBastione della Bombarda o di San Giuseppe: Di questo antico bastione resta poco più di un angolo sporgente sul porto e affacciatesi sulla rampa di S. Francesco di Paola. Aveva forma triangolare ed era armato come afferma il Vergole con piccole batterie di fuoco chiamate all’epoca “traditrici”

 

 

 

 

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