Il Natale a Gallipoli

“..e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”, in questa piccola frase estrapolata dal Prologo del Vangelo di Giovanni vi è racchiuso tutto il Mistero del Santo Natale: la stessa Parola di Dio, per mezzo della quale ogni cosa è stata creata, ha assunto la condizione umana ed è entrata dirompente nella storia di questa nostra umanità sofferente. Il Figlio di Dio,innamorato pazzo dell’uomo, da Onnipotente ed Eterno quale era  si è fatto  piccolo e fragile, da ricco si è fatto umile e povero, fino a nascere in una povera grotta, privato anche dell’essenziale.

Il Natale di Gesù ci ricorda come quella notte santa il Divin Bambino non gioiva ma soffriva il freddo,la fame, l’angustia e le privazioni; Natale quindi è anche dramma, sacrificio di un Dio che si è spogliato di tutto per venire al mondo, il Natale testimonia l’umiltà, la debolezza e la fragilità, la scomodità alla comodità, il freddo al tepore delle case, il digiuno all’opulenza dei banchetti.

Il Natale è un dramma di una famiglia che per amore si è rifugiata nelle stalle piene di sporcizie ed escrementi, per amore ha  sofferto freddo e fame, per amore ha  dovuto subire persecuzioni dei potenti fino a fuggire allontanandosi dai propri affetti. Natale testimonia l’Amore, quell’ Amore che il più delle volte costa caro, impone sacrificio fino a nascere in condizioni miserevoli e morire sul duro legno della croce, e tutto questo per ridare a noi tutti la dignità di essere nuovamente considerati Figli dello stesso Padre, riconciliati con lui. Il Natale da sempre è anche sinonimo di valori come l’amore e l’unità vissuti in ambito familiare, e quindi ogni nucleo familiare trascorre la festa del Santo Natale in compagnia dei propri parenti.

La sera della Vigilia vengono preparati deliziosi piatti della tradizione (fra cui le immancabili “pittule”), poi, finita le cena, ci si reca in Chiesa per partecipare alla Veglia di preghiera e alla Santa Messa di mezzanotte e al termine della quale si torna a casa, ci si scambia gli auguri e si depone Gesù Bambino nella grotta del presepe, per mano del più piccino, mentre tutti gli altri convenuti recitano le preghiere di circostanza accompagnate dal canto “Tu scendi dalle stelle”.

Dopo aver adempiuto a queste consuetudine religiose, grandi e piccini si siedono a tavola per trascorrere qualche ora in allegria con vari giochi di società o con il gioco delle carte, mentre i più grandi nel frattempo degustano qualche buon dolcino accompagnato da un buon bicchierino di anice.

  • Cosimo Spinola