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Cinema Teatro Tito Schipa – Nerve/Una doppia verità

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Le “Musiche dal mondo” sui carri del Carnevale. Domenica la festa del fuoco

nerve1In Nerve, la nuova frontiera dei social game online, i giocatori si sfidano in un’emozionante competizione in tempo reale, alternando facili prove ad azioni umilianti e a volte estreme, istigati da un’anonima e misteriosa comunità di “spettatori”. Davanti allo schermo del PC, persino una studentessa timida e morigerata come Venus “Vee” Delmonico (Emma Roberts) non può resistere all’impulso della gara e finisce coinvolta nella spirale di richieste virtuali, avanzate dai “burattinai” delle rete. Quando il Web le impone di “baciare uno sconosciuto”, Vee forma un’alleanza con l’enigmatico Ian (Dave Franco) diventando di colpo una delle giocatrici più seguite del momento, accumulando fama e ricchezza, e passando la notte in balìa del gruppo di estranei senza volto che le assegna compiti sempre più difficili e pericolosi. Inghiottita dalle dinamiche del gioco, accecata dal successo, Vee si aliena dalle amicizie reali e ripone la sua fiducia nel giovane, spericolato Ian. Eppure qualcosa nel passato del ragazzo potrebbe mettere in pericolo il futuro della sua famiglia. Che l’innocuo passatempo virtuale sia in realtà un’implacabile trappola mortale?

da GIO 22 a MER 28

Orario Spettacoli: 18:30

Prezzi: INTERO € 7,00 – RIDOTTO € 5,00 + € 1,00 per 3D

dal Lun al Ven 1° Spettacolo € 5,00 + € 1,00 per 3D

Mercoledì € 5,00 + € 1,00 per 3D – escluso Festivi e Anteprime

Il liceo che è un inferno (anche se le protagoniste vanno per i trenta). Internet e i suoi pericoli, i giochi online che i ragazzi nascondo ai genitori, le organizzazioni che se hanno i tuoi dati sanno tutto di te. Perfino la democrazia diretta e le sue derive. E “Gita al faro”, così, appoggiato, per dare legittimazione intellettuale.
Film come Nerve sono un gran calderone. Film come Nerve non si accontentano dell’intrattenimento che sanno o tentano di regalare ai loro spettatori, ma vogliono anche farsi riflessione sociologica, e monito morale.

Nerve, insomma, non vuole essere solo uno scatenato Tutto in una notte che vede protagonisti due ragazzi eterodiretti dal Popolo del web, ma anche un film che “faccia pensare”.
Però, a giudicare dal contenuto prima ancora che dai risultati, da pensare viene prima di tutto che, forse, la sceneggiatrice Jessica Sharzer non ha bene idea di come funzionino davvero la rete e le sue dinamiche; e che forse non ha nemmeno dei figli che la utilizzano come fanno i ragazzi di Nerve.
E se ne ha, peggio mi sento.

Dall’uso degli smartphone, fino alla comparsa di uno dei gruppi hacker più improbabili che si siano mai visti, non c’è un dettaglio relativo alla tecnologia e a internet che sia figlio di una reale osservazione e non di quel moralismo borbottante che, anche sui media tradizionali come televisioni e giornali, lamentano che “i ragazzini fanno i video sul telefonino e poi li mettono online.”
La tirata moralista che nel finale viene messa in bocca a Emma Roberts (decisamente poco credibile come “l’amica sfigata” che non riesce a trovare un fidanzato) è allora ancora più risibile, nei suoi appelli del tipo “non nascondetevi dietro un nick”, o “non è un gioco, ci sono vite reali coinvolte”.

Sorprende un po’, ma neanche troppo, che dietro la macchina da presa, in Nerve, ci siano Ariel Schulman e Henry Joost: gli stessi di Catfish, un documentario incentrato proprio su alcune dinamiche relazionali e legate all’anonimato della rete di cui si era molto parlato e che non incorreva negli stessi peccati di superficialità presenti invece in questo loro nuovo film di finzione, che arriva dopo due non particolarmente memorabili capitoli di Paranormal Activity.

Evidentemente, tutti eccitati dall’idea di uscire dalla gabbia del found footage (anche se pure qui, le regole della storia impongono innumerevoli soggettive dallo smartphone di questo o quel personaggio, a volte in maniera anche un po’ irrealistica e arbitraria), i due registi hanno privilegiato una messa in scena adrenalinita, iperattiva (che almeno non annoia) e tutta al neon, dove i blu e gli arancioni abbondano come in troppe locandine degli ultimi anni, e dove non si capisce bene se l’azione segua il copione o il contrario.

Del tutto arbitrario è poi il parallelo irato fuori di recente tra il gioco online al centro della trama di Nerve, con le sue sfide scriteriate da affrontare, e Blue Whale:  più che una riflessione sullo stato delle cose digitali, Nerve sembra piuttosto un goffo tentativo di adeguamento all’era dei social dei canoni più standardizzati del teen movie (la sfigata, l’amica queen bee, le rivalità, la riscossa, l’incognita del futuro e del college).
Ma anche lì, bene non andiamo.

verita1Sorpreso sulla scena del crimine, vicino al corpo senza vita di suo padre e per di più con un coltello insanguinato in mano, il giovane Mike Lassiter (Gabriel Basso) viene immediatamente accusato di omicidio volontario. Una doppia verità racconta le fasi del processo e le indagini condotte dall’avvocato difensore Richard Ramsey (Keanu Reeves) nel tentativo di scagionare il ragazzo. Ottenere la fiducia del cliente è il fulcro del suo lavoro, che spesso consiste nell’architettare elaborate versioni dei fatti che risultino convincenti alle orecchie della giuria. Ma Mike, dopo un’incerta ammissione di colpevolezza, si è barricato dietro un silenzio impenetrabile, escludendo ogni possibilità di collaborazione e menzogna, e affidando a Ramsey l’insolito, ingrato compito di scavare in cerca della verità. I testimoni che depongono in aula e gli agenti arrivati per primi sul luogo del delitto non hanno dubbio, sono convinti di essere portatori di una verità assoluta e innegabile che punta il dito contro Mike. Ma è davvero così semplice? Mentre nuove prove emergono a complicare la situazione e a indebolire la difesa già traballante di Richard, l’avvocato deve fare i conti con i metodi della nuova collega Janelle (Gugu Mbatha-Raw) e la reticenza della vedova Loretta (Renée Zellweger). In un gioco di depistaggi e colpi di scena, personaggi ambigui e poco affidabili, i segreti più oscuri della famiglia Lassiter vengono alla luce e la storia prende una piega inaspettata.

da GIO 22 a MER 28

Orario Spettacoli: 20:30 – 22:30

Prezzi: INTERO € 7,00 – RIDOTTO € 5,00 + € 1,00 per 3D

dal Lun al Ven 1° Spettacolo € 5,00 + € 1,00 per 3D

Mercoledì € 5,00 + € 1,00 per 3D – escluso Festivi e Anteprime

Le “Musiche dal mondo” sui carri del Carnevale. Domenica la festa del fuoco

Le “Musiche dal mondo” sui carri del Carnevale. Domenica la festa del fuoco

Non è che sia un film particolarmente bello, o originale, Una doppia verità.
È un procedurale come tanti altri, praticamente tutto ambientato dentro un’aula di tribunale, dove Keanu Reeves deve difendere un ragazzino accusato di aver ucciso il padre (e sappiamo dal primo minuto, tutti, che non è così malgrado le prove apparentemente schiaccianti), e dove le testimonianze dei vari testi aprono lo spazio a flashback che ricostruiscono le vicende al centro della storia.
Non è un film girato particolarmente bene, né la recitazione degli interpreti offre brividi inattesi. Sì, certo, ci sono dei twist nella trama, che ribaltano un paio di volte le cose, ma non è nulla di trascendentale: e anzi, arrivati proprio alla fine, ci si domanda quasi se fosse stato davvero necessario ingarbugliare – si fa per dire – le cose in questo modo.

Allora che si fa? Si cassa e si passa oltre? Non così in fretta.
Perché c’è qualcosa, in questo film di Courtney Hunt (che ci ha messo otto anni a tornare a dirigere un film dopo l’esordio di Frozen River), che lo rende stranamente interessante, o comunque capace di un fascino magari blando, ma percepibile. Qualcosa che ha a che fare proprio con la fretta, e col tempo.

A un certo punto della storia, e di fronte a un processo che sembra destinarlo a una sonora sconfitta, Keanu Reeves spiega alla sua giovane assistente il perché di una linea di difesa che non solo appare attendista, ma quasi masochista. Lo fa citando il leggedario Rumble in the Jungle, quando Mohammed Alì incassò per sette round i pugni di George Foreman per poi metterlo al tappeto nell’ottava ripresa, quando l’avversario si era stancato troppo per poter contrattaccare.

Questione di tempi, appunto, di atteggiamento: di mancanza di fretta e di pazienza.
In questo senso, nei ritmi e nei modi, Una doppia verità è così in controtempo, e in controtendenza, rispetto al cinema che siamo oramai abituati a vedere (rimanendo ovviamente dentro i paletti del mainstream hollywoodiano) da acquistare automaticamente una personalità rilevante, e catturare l’interesse.
Come Reeves sembra muoversi e parlare quasi al rallentatore, e tenersi lontano da ogni intemperanza verbale tipica degli avvocati dei film, anche la Hunt mira quasi a ipnotizzare lo spettatore, facendolo accomodare ben rilassato dentro il suo impianto, aiutata da una colonna sonora talmente minimal e ambient da risultare quasi invisibile.

E per questo i sommovimenti un po’ più bruschi del finale, dettati dalle esigenze del copione e degli Studios, arrivano quasi a turbare quel gradevole stato di dolce e rilassante abbandono, vicino magari alla sonnolenza, che specie durante la stagione estiva è sinonimo di rinfresco e di ristoro.

Le “Musiche dal mondo” sui carri del Carnevale. Domenica la festa del fuoco

Le “Musiche dal mondo” sui carri del Carnevale. Domenica la festa del fuoco