venerdì , 15 novembre 2019

Cesario Aiello

L’antica Chiesa di San Lazzaro sorgeva su un colle a strapiombo nelle vicinanze di una ferrovia, pochissime case sparse, strade sterrate, campi incolti e pietrosi, alcune cave per l’estrazione del carparo. Il suo primo parroco fu un sacerdote alto e magro, il suo abito talare nero sormontato da decine di bottoni, altrettanto neri.
E’ Don Cesario Aiello che ha accettato con umiltà l’incarico affidatogli dal Vescovo Nicola Margiotta, ripetendo a gran voce e con gioia: “Esultai quando mi dissero andiamo nella Casa del Signore”. E’ il 12 aprile 1953.
Anni difficili, cerca uomini, giovani, donne e ragazzi. Il professore Francesco (per tutti Cicci) Cortese è il primo presidente degli Uomini di Azione Cattolica e Gianni Caridi il presidente dei Giovani.
La gente incomincia a conoscerlo. La domenica celebra con profondo rispetto. Si ascoltano le sue omelie “lampo”. Durante l’inverno, di sera, tra un gioco e l’altro, racconta la storia di Cristo agli uomini, alle donne, ai giovani, ai ragazzi. Arriva la televisione e numerosi parrocchiani assistono ai primi quiz televisivi. Nasce così un nuovo centro di aggregazione.
Intanto, proveniente da Tursi e benedicendo la folla plaudente e festosa assiepata lungo Corso Roma, arriva a Gallipoli, il 9 settembre 1956, il nuovo Vescovo Pasquale Quaremba succeduto a Biagio D’Agostino da Termoli, che per due anni ha retto l’antica e illuste diocesi gallipolina. Avverte subito l’urgenza di una nuova chiesa, per questo, convoca tutti i parroci. Quel giorno segna l’inizio della posa in opera della prima pietra della nuova chiesa nel popoloso rione S. Lazzaro.
Dopo tantissime difficoltà, grazie alla sua generosità e a quella dei fedeli sostenitori, finalmente, in un afoso pomeriggio estivo del 1970, la chiesa in ogni angolo gremita, viene aperta al culto.
Combatte l’egoismo, l’amor proprio, la vanità, l’interesse privato, i rancori.
Il Cardinale Ursi, giunto a Gallipoli per lui in occasione dei suoi 25 anni di servizio pastorale, scandisce:” Il tuo cuore, le tue parole, il tuo cervello sono allo stesso livello”.
Fervente devoto della Madonna, non riesce a superare lo sconfortro per un atto sacrilego compiuto da uno squilibrato alla statua della Madonna della sua Chiesa.
Il male lo colpisce nel 1991.
Apparentemente guarito torna in chiesa e tutti i giorni, dopo il meriggio, da solo, è davanti alla sua Madonna in preghiera. L’età avanza (80 anni) e la ferita apertasi dopo quel grave episodio lo hanno stroncato.
Gennaio 1992, aprile 1992, quattro mesi di sofferenza, giornate fredde ed interminabili in quella stanza da letto, scarsamente riscaldata da una minuscola stufa elettrica.
Improvvisamente, nel suo stile scarno e perentorio, dice alla sorella Maria:”Ho sconfitto il male”. Ancora pochi giorni e poi torna alla Casa del Padre, principio e fine della sua esistenza, il motivo del suo sacerdozio.
Esattamente il 20 aprile 10992, lunedì dell’Angelo del Signore.
Scompare così quel prete alto e magro con la sua fedele veste nera, sormontata da tanti bottoni, altrettanto neri.
Così come è scomparsa (fortunatamente non rasa al suolo) attorniata e soffocata dalle nuove costruzioni, l’antica chiesa di S. Lazzaro, chiusa al culto da oltre 25 anni.
(da ” Gallipoli un secolo di memorie” di Gianni Caridi)

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