Venerdì dell’Addolorata – Esecuzione dell’oratorio sacro

Il Venerdì dell’Addolorata dopo la messa in Cattedrale intorno alle 13,30 inizia l’esecuzione dell’oratorio sacro, o frottola.

La frottola è costituita da due composizioni musicali “Ahi Sventura!” e “L’han confitto” molto diffuse nell’Ottocento.

L’autore è stato il maestro gallipolino Francesco Luigi Bianco (1859-1920), che dedicò i suoi lavori in esclusiva alla confraternita della Misericordia.

Anche Giovanni Monticchio, altro compositore gallipolino, vissuto nello stesso periodo, ha voluto rendere omaggio alla Vergine Addolorata, dedicandole una particolarissima ed emozionante versione dello Stabat Mater.

2017 - Venerazione dell'Addolorata a Gallipoli

I riti della Settimana Santa

Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso correre del tempo e l’incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella “Hebdomada Major” (Settimana Santa) rivestono un ‘importanza particolare, non solo perché ricordano e rivivono usi e costumanze del tempo che fu, ma anche perché, ancora oggi, testimoniano la coscienza di un popolo che, malgrado tutto, quotidianamente, con la fede e la devozione confronta la propria vita, tanto da identificare le frustrazioni sociali e le sofferenze proprie e familiari, con la passione e la morte dell’Uomo-Dio.

Ed è così che, custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la “Bella Città” con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell’Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale.

Il Venerdì dell'Addolorata

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Il Venerdì dell'Addolorata

Giovedì Santo

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Giovedì Santo

Venerdì Santo

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Venerdì Santo

Sabato Santo

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Sabato Santo

Il Carnevale a Gallipoli

Il Carnevale di Gallipoli è uno degli eventi più importanti che hanno luogo nella città. La prima edizione viene ricordata nel lontano 1954, ed il crescente successo, va attribuito a famiglie come quelle di Scarpina, Greco, Perrone e Carretta che hanno dedicato tempo ed amore nell’arte della cartapesta, trasformando il Carnevale di Gallipoli da semplice evento cittadino a uno dei più importanti eventi carnevaleschi del Salento.

Lungo la strada principale di Gallipoli (Corso Roma) si raccolgono un numero sempre crescente di persone per assistere alla sfilata dei carri allegoricio-grotteschi e dei numerosi gruppi mascherati.

La maschera tipica di Gallipoli è “lu Titoru”.

"Lu Titoru"

Il Carnevale a Gallipoli inizia il 17 Gennaio, giorno in cui la chiesa ricorda Sant’Antonio Abate (Sant’Antoni te lu focu), il santo egiziano protettore degli animali.

Un rito religioso che presenta dei tratti pagani, legato a un periodo dell’anno dedicato da sempre al culto della famiglia e al riposo dal lavoro contadino, che prima si passava davanti al fuoco di un camino o di una stufetta, di quelle economiche e smaltate di bianco.

Un rito religioso che presenta dei tratti pagani, legato a un periodo dell’anno dedicato da sempre al culto della famiglia e al riposo dal lavoro contadino.

Un atto di devozione con cui la popolazione, anticamente, affidava la custodia e la protezione di quanto avevano di più prezioso: il rischio concreto di andare incontro a lunghi periodi di stenti.
Un rito purificatore, quindi, che potesse scacciare tutti gli influssi dannosi.
Un atto di devozione con cui la popolazione, anticamente, affidava la custodia e la protezione di quanto avevano di più prezioso: il rischio concreto di andare incontro a lunghi periodi di stenti.Un rito purificatore, quindi, che potesse scacciare tutti gli influssi dannosi.

La sera del 17 gennaio vengono accese in un grande falò cataste di legna con gli scarti della potatura degli ulivi ed anche di vecchi mobili al suono dei tamburelli e della “pizzaca”.

Le "focaredde"

Il Carnevale a Gallipoli inizia il 17 Gennaio, giorno in cui la chiesa ricorda Sant’Antonio Abate (Sant’Antoni te lu focu), il santo egiziano protettore degli animali.

Un rito religioso che presenta dei tratti pagani, legato a un periodo dell’anno dedicato da sempre al culto della famiglia e al riposo dal lavoro contadino, che prima si passava davanti al fuoco di un camino o di una stufetta, di quelle economiche e smaltate di bianco.

Un atto di devozione con cui la popolazione, anticamente, affidava la custodia e la protezione di quanto avevano di più prezioso: il rischio concreto di andare incontro a lunghi periodi di stenti.Un rito purificatore, quindi, che potesse scacciare tutti gli influssi dannosi.

La sera del 17 gennaio vengono accese in un grande falò cataste di legna con gli scarti della potatura degli ulivi ed anche di vecchi mobili al suono dei tamburelli e della “pizzaca”.

La fine del Carnevale e l'inizio della Quaresima

Alle ore 22 del martedì grasso, al rintocco delle campane della Chiesa di San Francesco d’Assisi, la banda ed i gruppi mascherati raggiungono il Centro Storico annunziando l’inizio della Quaresima.

Artisti, acrobati, ballerini e giochi di luce e musica per attendere i 12 rintocchi del Campanone della Chiesa di S. Francesco che decretano la fine del Carnevale, come da tradizione verranno lasciate le maschere.

I regnanti del Carnevale consegnano la chiave della città alla Confraternita del SS. Crocifisso, che la custodirà fino al Carnevale successivo.

Natale, l’Avvento

Il periodo natalizio è caratterizzato dalla realizzazione del presepe e dalla Pastorale gallipolina, queste sono tradizioni che ancora i nostri nonni cercano di lasciarci come eredità storico-culturale. Tradizione vuole che per il giorno dell’Immacolata (8 dicembre) il presepe deve essere allestito, diversi sono i materiali usati per la sua realizzazione, dal sughero al polistirolo, dalla cartapesta al legno. In alcune case si possono ammirare delle vere opere d’arte, con pupi realizzati artigianalmente in terracotta cucendo anche i vestiti. Ma soprattutto la tradizione vuole che il presepe venga tolto nel giorno della Candelora (2 febbraio). La tradizione della Pastorale vuole che venga suonata per la prima volta il giorno di Santa Teresa (15 ottobre) che determina l’inizio del Periodo Natalizio, successivamente a Santa Cecilia (22 novembre), a Sant’Andrea (30 novembre), la vigilia dell’Immacolata (7 dicembre) e a Santa Lucia (13 dicembre); non solo pastorale, protagoniste di questi giorni sono le “pittule” e il “baccalà con le patate”. Un’altra tradizione è che la sera della vigilia dopo aver mangiato si mette il bambinello nel presepe, poi si va a messa e l’indomani i bambini mettono la letterina sotto il piatto.

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[tab_title] Avvento [/tab_title]
[tab_title] Il presepe [/tab_title]
[tab_title] Natale [/tab_title]

[tab_title] Santo Stefano [/tab_title]
[tab_title] Presepe vivente [/tab_title]
[tab_title] Pastorale [/tab_title]
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È il tempo liturgico di preparazione al Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini.

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Il presepe

Un tempo per fare il presepe si usavano: il sughero ancora impregnato dell’odore del mare servito per far galleggiare la rete da pesca la sabbia raccolta sulla riva del mare i rami di pino arcuati sotto il peso di pigne arance, mandarini, taralli “nnasparati”. Poi si usavano pupi, rigorosamente di terracotta. Da i Re Magi che non erano tre ma quattro (lu Re Tromba, lu Re Carusu, lu Re Vecchiu e lu Re Moru), forse in ossequio ai “quattru pizzi” della terra da cui era logico che tutti accorressero a rendere omaggio al Signore. Poi c’era sempre un personaggio con la testa rivolta a guardare il cielo, lu macu te la steddha, da leggersi come emblema di una stoltezza che ignora la verità anche quando le è vicino. Meno frequente ma non rara infine, la presenza di pupi che riproducevano la strage degli Innocenti, con neonati in fasce dalle teste mozzate ed un boia armato di scimitarra

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Natale

“..E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”, in questa piccola frase estrapolata dal Prologo del Vangelo di Giovanni vi è racchiuso tutto il Mistero del Santo Natale: la stessa Parola di Dio, per mezzo della quale ogni cosa è stata creata, ha assunto la condizione umana ed è entrata dirompente nella storia di questa nostra umanità sofferente. Il Figlio di Dio,innamorato pazzo dell’uomo, da Onnipotente ed Eterno quale era  si è fatto  piccolo e fragile, da ricco si è fatto umile e povero, fino a nascere in una povera grotta, privato anche dell’essenziale. Il Natale di Gesù ci ricorda come quella notte santa il Divin Bambino non gioiva ma soffriva il freddo,la fame, l’angustia e le privazioni; Natale quindi è anche dramma, sacrificio di un Dio che si è spogliato di tutto per venire al mondo, il Natale testimonia l’umiltà, la debolezza e la fragilità, la scomodità alla comodità, il freddo al tepore delle case, il digiuno all’opulenza dei banchetti. Il Natale è un dramma di una famiglia che per amore si è rifugiata nelle stalle piene di sporcizie ed escrementi, per amore ha  sofferto freddo e fame, per amore ha  dovuto subire persecuzioni dei potenti fino a fuggire allontanandosi dai propri affetti. Natale testimonia l’Amore, quell’ Amore che il più delle volte costa caro, impone sacrificio fino a nascere in condizioni miserevoli e morire sul duro legno della croce, e tutto questo per ridare a noi tutti la dignità di essere nuovamente considerati Figli dello stesso Padre, riconciliati con lui. Il Natale da sempre è anche sinonimo di valori come l’amore e l’unità vissuti in ambito familiare, e quindi ogni nucleo familiare trascorre la festa del Santo Natale in compagnia dei propri parenti. La sera della Vigilia vengono preparati deliziosi piatti della tradizione (fra cui le immancabili pittole), poi, finita le cena, ci si reca in Chiesa per partecipare alla Veglia di preghiera e alla Santa Messa di mezzanotte e al termine della quale si torna a casa, ci si scambia gli auguri e si depone Gesù Bambino nella grotta del presepe, per mano del più piccino, mentre tutti gli altri convenuti recitano le preghiere di circostanza accompagnate dal canto “Tu scendi dalle stelle”. Dopo aver adempiuto a queste consuetudine religiose, grandi e piccini si siedono a tavola per trascorrere qualche ora in allegria con vari giochi di società o con il gioco delle carte, mentre i più grandi nel frattempo degustano qualche buon dolcino accompagnato da un buon bicchierino di anice.

a cura di Cosimo Spinola

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Santo Stefano

Stefano è stato il primo discepolo ad essere martirizzato dai pagani, e proprio per questo la sua memoria liturgica viene celebrata subito dopo quella del Santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, re dei martiri. Dagli Atti degli Apostoli apprendiamo come Stefano sia stato arrestato dopo La Pentecoste, torturato fino ad essere ucciso per mezzo di una cruenta lapidazione. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; Egli contempla la gloria del risorto, ne testimonia la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. Saulo, testimone di questo martirio, ne raccoglierà l’eredità spirituale divenendo l’Apostolo delle genti. 

a cura di Cosimo Spinola

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presepe vivente sacro cuore 2013

presepe vivente sacro cuore 2013

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La Pastorale è una nenia tradizionale dolcissima di autore anonimo nel 700, di cui esistono due versioni: quella in “SOL”, eseguita nella Chiesa del Carmine da un gruppo di giovani musicisti nostri concittadini, la sera dell’11 dicembre u.s. nell’ambito dei festeggiamenti in onore di S. Lucia, e quella in “RE”, eseguita abitualmente, comprendente l’introduzione del motivo “Tu scendi dalle stelle”, composto da S. Alfonso M. dè Liguori.

https://www.youtube.com/watch?v=D8Xxl4B5NAs

La partitura originale, datata 1784, scritta, come si usava all’epoca, in chiave di violino e contralto, è completamente differente dalle versioni eseguite attualmente.

In questa composizione, alle dolci note della parte introduttiva subentra una melodia patetica e struggente, che rimanda ad un armonioso e gioioso finale, pervaso da una solennità pacata e nello stesso tempo austera.

La musicalità tipica di questa composizione pare ritmare simbolicamente le tappe principali della vita terrena di Gesù Cristo: dall’evento gaudioso della sua nascita a quello mesto della sua passione e morte, all’esplosione di esultanza per la sua gloriosa resurrezione.

La Pastorale, sempre eseguita con strumenti ad arco, a fiato, a plettro e a tastiera, penetra nell’animo dei credenti pervadendolo di struggenti sensazioni riconducenti  a dolci ricordi.

 

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Li pupi te Caddhipuli

La notte di San Silvestro

La notte dell’ultimo dell’anno vi è la consuetudine, ben radicata specie nelle regioni meridionali, di salutare il nuovo anno con spari di fuochi d’artificio e petardi, ma nella nostra cittadina di Gallipoli vi è una piccola variante: per le stradine, infatti, vengono allestiti dei “Pupi” in cartapesta, imbottiti di mortaretti, che saranno bruciati a mezzanotte in punto. Come è facile intuire il Pupo, rappresentato di norma sempre da un povero vecchio stanco e caduco, rappresenta l’anno vecchio che allo scoccare della mezzanotte sarà bruciato dai presenti, lasciandosi così alle spalle le difficoltà e le ansie dell’anno appena trascorso ed aprendosi così alla speranza di un nuovo anno migliore di quello precedente. Sino a pochi decenni fa il Pupo non era creato con la cartapesta ma con la paglia: era infatti un fantoccio di paglia, rivestito con un vestito elegante, accompagnato da bombetta e bastone e aveva ai piedi un piccolo bambolotto, che rappresentava l’anno nuovo che  sarebbe divenuto il nuovo protagonista della storia di questo nostro mondo, dopo la morte del “collega” più anziano.

a cura di Cosimo Spinola

Un caloroso ringraziamento per il materiale fotografico a: associazioni e gruppi che realizzano i pupi, Mariano Fernando Polimeno, Francky Tricarico, Enrico Tricarico, Clarizia Salvatore, Perrone Virginia, qualche nome ci sarà sfuggito provvederemo al più presto, grazie

Pupi 2016:

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[tab_title] Ass. Cantieri del Capodanno [/tab_title]
[tab_title] Giro dei Pupi [/tab_title]
[tab_title] 2015 … 2011 [/tab_title]

[tab_title] 2010 … 2006 [/tab_title]
[tab_title] 2005 … 2001 [/tab_title]
[tab_title] 2000 ………. [/tab_title]
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Associazione Cantieri del Capodanno: il giorno 31 del mese di Gennaio dell’anno 2014 si è costituita l’Ass. Cantieri del Capodanno di Gallipoli, Cultura, Arte e Tradizione. Spinti da un forte fervore ed attaccamento alle tradizioni in particolare quella della realizzazione e l’accensione dei “Pupi di Capodanno” correva l’obbligo e il piacere di creare un unico sodalizio che vede come soci fondatori i gruppi che da anni a Gallipoli curano il Capodanno e hanno preservato tale tradizione. I soci fondatori sono: Ass. Ampalea dei Leoni, Ass. Agriger, Gruppo Via Varese, Gruppo Centro Storico. L’ Associazione Cantieri del Capodanno si propone di tutelare, promuovere e diffondere l’evento di fine ed inizio anno a Gallipoli, con il folcloristico rito dell’ Accensione dei “Pupi di Capodanno”, quale tradizione popolare gallipolina; contribuendo così e preservando i suoi valori originari per una contemporanea e futura fruizione per le nuove generazioni, creando continuità senza la quale le antiche tradizioni e patrimoni culturali della cittadina ionica non avrebbero futuro. L’Associazione vuole riunire e già sta operando in questo, tutte le realtà di giovani e meno giovani che realizzano le opere in cartapesta per il Capodanno Gallipolino, creando così un unico nucleo dove si discutono le varie problematiche che ogni gruppo affronta ogni anno, facendo nuove proposte per stilare un unico programma completo del Capodanno Gallipolino e dei suoi “Pupi”.

Ormai questa tradizione per Gallipoli è diventata qualcosa di davvero importante, vogliamo farla crescere, arricchendola in campo artistico e nell’organizzazione di eventi d’intrattenimento, richiamando di anno in anno, come già da anni i gruppi singolarmente hanno fatto, sempre più turisti e visitatori destagionalizzando così il solito turismo estivo. Rimaniamo aperti al dialogo per una collaborazione futura con l’Amministrazione Comunale di Gallipoli, con la Pro – Loco di Gallipoli e le varie realtà esistenti sul territorio.

Negli ultimi anni lungo Corso Roma, nel centro della città, l’Associazione Cantieri del Capodanno in collaborazione con il Comune di Gallipoli e l’Associazione Commercianti e Imprenditori di Gallipoli organizza la Mostra allegorica dei Pupi in cartapesta. Questa è la mostra inaugurale degli ormai conosciuti Pupi del capodanno gallipolino, una tradizione secolare piena di fervore che si esprime nell’arte della lavorazione della cartapesta grottesca, che scandisce ogni anno il fatidico appuntamento del 31 dicembre alle ore 00.00 nei vari quartieri cittadini, dove, queste realizzazioni vengono date alle fiamme esorcizzando così tutte le malefatte dell’anno che passa con l’augurio di un nuovo anno di buoni auspici. Il giorno 31 dicembre i Pupi ritorneranno nei loro quartieri di origine per il fatidico sparo alle ore 00.00.

Il Consiglio Direttivo dei “Cantieri del Capodanno” è così composto: Presidente Achille Maggino, Vice Presidente Giuseppe Chetta, I° Consigliere Cosimo Perrone, II° Consigliere Cosimo Carrozza, III° Consigliere Patrizio Pugliese, Segretario Fernando Perrone, I° Revisore dei Conti Gianfranco Scialpi, II° Revisore dei Conti Lorenzo Benbi.

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GIRO DEI PUPI”: il 31 dicembre tutti sono invitati, podisti e non, nella nostra Gallipoli per la “PASSEGGIATA NON COMPETITIVA”, di circa 10 km, organizzata ogni anno dall’Asd Ateltica Anxa Gallipoli per le vie della città bella. Come ogni anno vi condurremo, a passo lento-lentissiiiiimo!!!, a scoprire la tradizione dei “PUPI DI CAPODANNO” simpatiche opere artistiche in cartapesta, realizzate da giovani artisti gallipolini, che allo scoccar della mezzanotte verranno poi fatti esplodere per salutare il vecchio anno e dare il benvenuto al 2016! Come ogni anno non vi è bisogno di iscrizioni né di prestazioni di alto livello ma solo di TANTA TANTA TANTA voglia di DIVERTIRSI!!! Al ritorno rinfresco con panettone e prosecco offerti dalla nostra associazione!

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Pupi 2015:

Pupi 2014:

Pupi 2013:

Pupi 2012:

 

Pupi 2011:

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Pupi 2010:

 

Pupi 2009:

 

Pupi 2008:

 

Pupi 2007:

 

Pupi 2006:

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Pupi 2005:

 

Pupi 2004:

 

Pupi 2003:

 

Pupi 2002:

 

Pupi 2001:

 

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Pupi 2000:

 

 

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Altarini

Gli aspetti religiosi sono diverse manifestazioni di culto religioso. Queste manifestazioni le si notano di più nei paesi rispetto alle città. Tra queste troviamo gli altarini, l’edicole sacre, il presepe e l’albero di Natale, ecc…

Le strade lungo il percorso della processione dell’Eucarestia vengono addobbate con tappeti, copri letti, coperte e lenzuola ricamate. C’è chi le appende alle finestre, chi ai balconi, chi invece li appende alle pareti con le corde; tanto che tali addobbi spesso coprono le stesse porte di casa.

Nei cortili invece vengono allestiti gli “altarini”, che sono dei tavoli addobbati come gli altari delle chiese con fiori, ceri, candele e piante. Ogni volta che la processione passa da un altarino, si ferma, il sacerdote appoggia il Santissimo lo incensa e poi da la Benedizione.

 

Edicole Sacre

Gli aspetti religiosi sono diverse manifestazioni di culto religioso. Queste manifestazioni le si notano di più nei paesi rispetto alle città. Tra queste troviamo gli altarini, l’edicole sacre, il presepe e l’albero di Natale, ecc…

L’iconografia delle edicole gallipoline è la più numerosa di tutti i centri del Salento; la più varia per tecnica e stile e non ci sono edicole dedicate ai santi protettori, come invece si evince nei paesi limitrofi, la maggior parte di queste “edicole” sono dedicate a Maria. Nel mese della Madonna, ovvero maggio, le famiglie si radunavano attorno alle edicole mariane per recitare il S. Rosario. Le si possono trovare nei cortili o portoni privati, ma anche sui muri delle case e la maggior parte di esse venivano erette per ringraziamento di una grazia ricevuta (lo si può vedere se vi si trova scritto il nome, che può essere del miracolato o del committente).

Musica popolare

tamburelliGallipoli, come del resto tutto il Salento, non é solo sole, mare e spiagge: una delle tradizioni che rende celebre la nostra terra è il ballo della pizzica o tarantella. Questa forma di ballo, considerata un tempo come l’unica cura contro il morso di un ragno, “la taranta”, oggi é parte attiva della nostra terra. Infatti tante delle nostre feste paesane, come le sagre, hanno come punto di forza i vari gruppi che suonano, cantano e ballano le melodie della pizzica. Non possiamo fare a meno di citare le varie manifestazioni che precedono “la Notte della Taranta” a Melpignano, ormai conosciuta ovunque per la presenza ogni anno di personaggi e musicisti illustri. La musica popolare gallipolitana racconta la cultura della nostra vita quotidiana, gli uomini e le donne con i loro amori, le loro speranze e con tutte le loro incertezze. Le canzoni raccontano con la loro dolce melodia l’amore, le fatiche del lavoro, mentre la danza racconta il corteggiamento verso la propria donna amata e a volte la sfida per conquistarla.

Testi Musica Popolare
Testi 1: Baccu, tabaccu e venere  –  Barcarola  –  Beddha ci stai luntanu
Testi 2: Canzone a mienzu mare  –  ‘Cci ‘gghè beddhu  –  Ciju (frenesia)
Testi 3: Fimmene fimmene  –  L’acqua ci te te sciacqui  –  La pizzaca (suspiri ci te core)
Testi 4: La Turtura  –  Lu capone  –  Le carceri te Lecce (la Cesarina)
Testi 5: Lu police  –  Lu rusciu te lu mare  –  Lu scènnuru  –  Nia nia nia
Testi 6: Pizzica scasciata (la gallipolina)  –  Pizzicarella mia  –  Quandu l’auceddhu pizzaca la fica
Testi 7: Quant’ave can u passu  –  Santu Paulu  –  Sott’acqua e sotta jentu
Testi 8: Tamme nu ricciu  –  Te sera  –  Ulia cu essa sabbutu stasera

 

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[tab_title] Testi 1 [/tab_title]
[tab_title] Testi 2 [/tab_title]
[tab_title] Testi 3 [/tab_title]

[tab_title] Testi 4 [/tab_title]

[tab_title] Testi 5 [/tab_title]
[tab_title] Testi 6 [/tab_title]

[tab_title] Testi 7 [/tab_title]

[tab_title] Testi 8 [/tab_title]
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Baccu, tabaccu e venere

Ostriche rizzi cocciuti e pateddhe

cuzziddhi carapoti e cannulicchi

na buttija te vinu e doi friseddhe

e mangia ca le tiscete te ‘licchi

          (Rit.)

          Quistu cumpare, criteme,

          quis’è felicità

          mangiare bonu e bivire

          caruse an quantità.

Nu pirettu te vinu e do tarici

to ciciri rustuti e na pagnotta

nu mazzu te carte e tre amici

cu nde facimu nu patrone e sotta.

          (Rit.)

 

Barcarola

Ci vene te luntanu a stu paese,

te l’unda te lu mare ‘nnazzacatu

Spalanca l’occhi e resta stralunatu

pe lu trisoru te baddhizzi ‘nc’è

Quistu cielu… Quistu cielu e quistu mare

Su le cose, le cchiu rare

Caruse mai viste cchiu beddhe te quiste

Ucca risu e tuttu amore,

occhi niuri e rubbacore

Lu sole te ogni dì lu mare ‘ndora,

la luna poi la sera lu ‘nnargenta

Canta lu maranaru e se lamenta

ca la zita lu spetta e sula sta

Quistu cielu… Quistu cielu e quistu mare

Su le cose, le cchiu rare

Caruse mai viste cchiu beddhe te quiste

Ucca risu e tuttu amore,

occhi niuri e rubbacore

 

Beddha ci stai luntanu

Beddha ci stai luntanu e ‘bboi me viti

‘nfaccete a ‘la fanestra te lu punente

ci sienti friddu suntu li mei suspiri

ci sinti cautu ete stu core ardente

ci unde viti a mare nu le timire

suntu te lacrime mei fiumi correnti

E ci pe l’aria sienti uci e lamenti

Su jeu ca te chiamu e nu me sienti

Beddha ci oji cu ‘bbieni jeu te nde portu

A ‘lu paese meu tantu luntanu

A ‘lu paese meu se fila l’oru

Addhai se mangia sempre pane te cranu

 

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Canzone a mienzu mare

Quista canzone è ‘ssuta ‘mmienzu ‘mare

Mentru facia la cuardia a lu papore

Lu rusciu te lu mare me fice sparlare

ca foe capricciu te lu primu ammore

          Nu t’aggiu uluta mai e mai te oju

          Ca l’intenzione pe te nu ‘nc’è stata mai

          Ddhru picca tiempu ca jeu te ulia

          Foe lu capricciu te sta capu mia

Te l’aggiu titta toi, tre fiate mamma

Cu nu me mandi sula a’la taverna

          Ca ‘nc’è lu fiju te lu tavarnaru

          Quandu me tae lu restu me stringe la manu

Te l’aggiu titta quattru e cinque fiate

Cu nu me mandi sula a’la funtana

Ca nc’è lu fiju te lu ‘Ngiò Pastizzu

Quandu me vite me face l’occhiu rizzu

          Te l’aggiu titta quattru e cinque fiate

          Cu nu me mandi sula a’la funtana

          Ca ‘nc’è lu forte jentu te labbici

          Maledizione a te quandu te fici

 

‘Cci ‘gghè beddhu

Ci ‘gghe beddhu stare a campagna

Sotta n’arburu te sita

E cu na carusa ‘zzita ci piacere ci ‘ci stà

          Ci ‘gghe beddhu a praja a ‘la rena

          Alla turre te S. Giuvanni

          Tutti toi tanimu vint’anni ci piacere ci ‘nci stà

Ci ‘gghe beddhu fare li bagni

Alli scoji te lu Cannitu

Quiddhu musu è sapuritu ci piacere ci ‘nci stà

          Ci ‘gghè beddhu scire pe mare

          Velisciandu a misa te sole

          Quandu la carusa ole ci piacere ci ‘nci stà

Ci ‘gghe beddhu fare li bagni

Sott’a litu te S. Giuvanni

Tutti toi tanimu vint’anni ci piacere ci ‘nci sta

          Ci ‘gghe beddhu fare li bagni

          Allu scoju te li Picciuni

          Tutti toi curciuli curciuli ci piacere ci ‘nci stà

Ci ‘gghe beddhu fare l’amore

Sotta n’arburu te fronda

E cu na carusa bionda ci piacere ci ‘nci stà

 

Ciju (frenesia)

Teve sta dormi chinu e scusciatatu

E jeu sta piscu a ‘rretu lu Cannitu

Pe te sta scurre tuce la nuttata

Pe me scurrene l’ore cu lu citu

          Umbra te lu Castieddru ‘nnirvacata

          Rasciu te luna chiara e silenziusu

Purtateme me scundu a na ripata

Cu zumpu e cu ‘nde mozzucu ddhu musu

          Mamma sarena ‘llumina st’aria te cantilena

          Cu la chitarra sonala e tira la catina

          Te pennicedddre morbide ‘cconza lu canapè

          E tutti toi cariscende e ‘ncatinala cu me!

Te sta te sonni fate e principini

E Jeu sta sugu sale te lu mare

Li musi oju te sugu ‘nzuccarini

Lu cangareiddhu tou oju sugare

          O luce mea te risula ‘llanzata

          Ùmbra te strittuleddha senza ‘ssuta

Purtateme me scundu a na ripata

Purtateme la vasu a ‘ncanna nuda

          Mamma sarena ‘llumina ste crotte toi lucenti

          Cu li curaddhi parele cu lucerneddhe ardenti

          Sparpaja penne e tumini, cuscini e canapè

          E tutti toi cariscende e ‘ncatinala cu me…

          E tutti toi cariscende e ‘ncatinala cu me!

 

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Fimmene fimmene

Fimmene fimmene ca sciati allu tabaccu

Nde sciati ddhoi e nde turnati quattru

Ci be la tice cu faciti lu tabaccu

La ditta nu be tae li taraletti

Ca poi li sordi be li benatice

Cu be faciti nuci te natale

Fimmene fimmene ca sciati alle ulie

Cujiteme le fitte e le scijare

Te ticu sempre cu nu chianti lu tabaccu

Lu sole è forte e be lu sicca tuttu

Fimmene fimmene ca sciati a vindimmiare

E sutta allu cippune be la faciti fare

E Santu Paulu meu te Galatina

Fammene cuntente sta signurina

E Santu Paulu meu te le tarante

Pizzichi le caruse a mmienzu l’anche

E Santu Paulu meu te li scurzuni

Pizzichi li carusi alli cujuni

 

L’acqua ci te te sciacqui

L’acqua ci te te sciacqui alla matina

None ninnella mia nu la manare

Nu la manare, jeu te preu ninnella mia

nu la manare

          Ca addhu la meni te nasce na spina

          Nasce na rosa russa pe ‘ndurare

          Nu la manare,jeu te preu ninnella mia

          nu la manare

E passa la spiziale e se la coje

Nde face medicina pe sanare

Mo pe sanare, jeu te preu ninnella mia

nu la manare

          E pe sanare le ferite mei

          Ca su d’amore e nu sanene mai

          Sanene mai, jeu te preu ninnella mia

          nu la manare

 

La pizzaca (suspiri ci te core)

Suspiri ci te core ahi me vaniti

Sciati a ‘la beddha mia e suspirati

E cusì se fa l’amore e te passa lu tulore

Na e na e na ni nena…

          Se parte e se partiu lu bene meu

          Quante fije te mamma scunsulau

          Scunsulau lu core meu quandu tisse me ‘nde vau

          Quandu a Napuli partiu e na lettre me scriviu

Mamma ‘cci bruscia lu focu t’amore

Ca nu lu stuta l’acqua te lu mare

E cusì se fa l’amore cu lu friddhu e lu brusciore

          Uli cu te lu ticu e nù ‘mbulia

          Ulia cu te lu ‘ntossucu lu core

          Quandu teve te ‘nde cali la candela bruscia l’ali

          La palomba vola, vola, l’auceddhu e la caggiola

Mamma ‘ccè beddha l’amore vicina

ci nu la viti la sienti cantare

E cusì se fa l’amore

Cu le chiacchere e le palore

          Ulia cu essa sabbutu stasera

          Cume lu cotu lu meu bene crai

          E cusì se fa l’amore fazzuletu te culore

          Nde lu tau a ‘lu bene meu cu se stuscia lu sutore

Ci nu la sinti la mane e la sera

La sinti a menzanotte suspirare

E cusì se fa l’amore

Cu suspiri te lu core

 

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La turtura

Ohi, la cumpagna!

La turtura ci perse la cumpagna

nu’ se mmasuna mai allu stessu locu.

L’acqua la vagna,

nu’ se nde cura ca l’acqua la vagna,

suspira e scetta lacreme te focu.

 

Lu capone

Oh mamma scinde e ‘bbota le caddhine

Viti ca manca lu meju capone

Quiddhu ca porta le penne turchine

Lu cumandante te lu battajone

 

Le carceri te Lecce (la Cesarina)

Scindu te le muntagne Caddhipuline

Nu sacciu ci la trou la Cesarina

          Oh Cesarina mia, Cesarina cara

          ‘mmienzu lu piettu tou ‘ncè na catina

E te la porti a ‘mpiettu e jeu la portu a ‘mmanu

e tutti toi ‘ncatinati stamu

          Oh giudice ci porti la pinna a ‘mmanu

          nu me la fare longa la mea cundanna

Ca nu aggiu ‘ccisu e mancu aggiu ‘rrubbatu

Pa nu ‘nfame carogna stau carciaratu

          Ca ci ole Diu cu cangia stu cuvernu

          La terra la caminu parmu a parmu

Oh Cesarina mia, Cesarina cara

Li carciri te Lecce nu li sapia

          Li carceri te Lecce jeu nu li sapia

          Me l’ha fatti ‘mparare Cesarina mia

Li carciri te Lecce su cruci cruci

Te lu luntanu passene l’amici

          A S. Frangiscu le pecure allu friscu

          le crape allu mantagnu pe la minchialità

 

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Lu police

Mo’ scinde papa ‘Ntoni e dice messa,

lu police se mangiau la menza coscia.

Police bellu llera, police bellu llera

Police bellu llera, police bellu llerullalà….

Ci tice ca lu police è curnutu,

iddhu è lu primu crande spergungatu!

Police bellu llera…

Ci tice ca lu police nu’ è santu:

vite lu paratisu ogni mumentu.

Police bellu llera…

A casa mesciu Ntitta ulìa ‘ccu bbau,

te le tre fije soi la crande oju.

Police bellu llera…

La crande ete bona e la manzana puru,

ma la piccicca nde la cala a tutte toi.

Police bellu llera…

Allu scuru lu zzaccau e de l’occhiu nu’ bbitìu,

la capu nde zzumpàu e lu police ccitìu!

Police bellu llera…

 

Lu rusciu te lu mare

Lu rusciu te lu mare è tantu forte

La fija te lu re se tae a ‘la morte

          Iddha se tae a ‘la morte e jeu a ‘la vita

          La fija te lu re sta se marita

Iddha sta se marita e jeu me ‘nzuru

La fija te lu re purtau lu fiuru

          Iddha purtau lu fiuru e ieu la parma

          La fija te lu re è sciuta a Spagna

Iddha è sciuta a Spagna e jeu ‘n’Turchia

La fija te lu re la zita mia

E vola, vola palomba mia

lu sergente m’aggiu pijà

 

Lu scennuru

Ci fijata me tai te chiamu mamma

e ci nu’ me la tai te chiamu “nunna”.

          Tegnu ‘na mamma e n’addha nde ulìa:

          una ‘ccu fazza sagna e l’addha tria.

Tegnu ‘na mamma e n’addha nd’oju bbire

ca ‘ccu ‘na mamma nu’ pozzu campare.

          E mentru sta’ filava nde catìu lu fusu

          facce te milu, sàlundulu susu.

          La-liu-li-liu-li -liu-la

          la zzita mia ci tesse

          mena lu filu e poi se nd’esse.

 

Nia nia nia

E jeu na mamma tegnu e n’addha ‘nde ulia

Ca cu na mamma nu se pote stare

E una poi cu eggia propriu a mamma mia

E n’addha fija poi cu m’eggia te tare

          Uhei none, none, none mamma, none

          ‘ddurmiscilu stu fiju pè nu paru t’ore

          uhei pè nu paru t’ore, pè nu paru e misi

          finchè lu tata nu ‘nzigna li marisci

E nia, nia, nia

A mamma fimmaneddha ulia

E lu tata masculeddhu cu lu porta alla fatia

          E none, none, none

          Nu mandare ca nu te ole

          Ca aggiu mandatu jeu e ‘ndaggiu perse le palore

E nia, nia, nia

La mamma ‘nde catta la masseria

E lu tatali pecurieddhi li cuntanti li tae alla zia

          E nella, nella, nella

          Stae carciaratu lu puricinella

          E percè stae carciaratu

          Pè nù ciciuru ca ha ‘rrubbatu

E nella, nella, nella

‘Ddumala e stutala sta lucerna

E mo ca l’hai ‘ddumata

‘ddumala e stutala n’addha fiata

          E nazzu, nazzu, nazzu

          Tantu beddhu ci ‘nde fazzu

          Me lu portu a S. Chiara cu ‘nde giusta la cicala

E turi, turi, turi

Su te Lecce li sonaturi

E la zita è te Scurranu

Beddha mia tamme la manu

          E turi, turi, turi

          Fannu schiamazzu li pisciaturi

          E percè fannu schiamazzu

          Pè ‘lli chiappari te li turi

E nannu, nannu, nannu

Nu ‘nci scire allu messi quandu

La Ristuccia ‘nde caccia l’occhi

E la muttura ‘nde face tannu

 

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Pizzica scasciata (la gallipolina)

Ci fijata me tai te chiamu mamma

Ci fijata me tai te chiamu mamma

E ci nu me la tai nà, e ci nu me la tai

E ci nu me la tai te chiamu nunna

          Tegnu na mamma e n’addha ‘nde ulia

          Tegnu na mamma e n’addha ‘nde ulia

          Una cu fazza sagna , una cu fazza sagna

          Una cu fazza sagna e l’addha tria

Tegnu na mamma e n’addha ‘ndoju ‘bbire

Tegnu na mamma e n’addha ‘ndoju ‘bbire

Ca cu na mamma none, ca cu na mamma no

Ca cu na mamma nu pozzu campare

          E la luna a’mmienzu mare

          mamma mia m’hai ‘maritare

          Fija mia a ci taggiu ‘dare mamma mia pensaci tu

E te tau allu piscatore ‘mminzu mare ore e ore

Quandu passa la caggia

la mena a mare la fija mia

          E te tau allu forastieri

          Mangia e bive senza pansieri

          ———- e ci putia

          Nde futte lu mare alla fija mia

Ohi fija, fija mia, ohi fija bella

Ohi fija, fija mia, ohi fija bella

Si nu te l’acchi tu, si nu te l’acchi tu

Si nu te l’acchi tu resti resti zitella

          Zitella a fija mia no nun ci ‘rresta

          Zitella a fija mia no nun ci ‘rresta

          U primu ca mo passa, u primu ca mo passa

          U primu ca mo passa nde face a festa

E sparati lu cannone

Tutti quanti a prucissione

Cu a veletta, a ‘nfila ‘rretu

A la Madonna ‘Ndulurata

          S’ha girata, na cuardata

          Se nde sciuta scunfidata

          A stu paese te balocchi

          Capu vasce, locchi locchi

          Tricchi tracchi e putipù

          Statte ‘ncortu pure tu

 

Pizzicarella mia

Pizzicarella mia pizzicarella

Pizzicarella mia pizzicarella

Lu caminatu tou nai-ni-nai-nà

Lu caminatu tou pare ca balla

          A dhu te pizzicau ca nu te scerne

          A dhu te pizzicau ca nu te scerne

          Sutta lu giru giru nai-ni-nai-nà

          Sutta lu giru giru te la suttana

Quantu amau amau lu core meu

Quantu amau amau lu core meu

Mò nu te ama cchiui nai-ni-nai-nà

Mò nu te ama cchiui se nde scerrau

          De l’ura ca te vitti te mmirai

          De l’ura ca te vitti te mmirai

          Nu segnu a fici mmienzu nai-ni-nai-nà

          Nu seggnu fici a mmienzu a l’occhi toi

Amore amore ce m’hai fattu fare

Amore amore ce m’hai fattu fare

A quinnici anni m’hai fattu mpaccire

De matre e patre m’hai fattu scerrare

 

Quandu l’auceddhu pizzaca la fica

Quandu l’auceddhu pizzaca la fica

Tuttu lu musu resta ‘nzuccaratu

Cusì rimane la carusa ‘zzita

Quandu se vasa cu lu’nnammuratu

          Beddha la mamma, beddha foe la fija

          Beddha è la fine te lu malanaru

          Oh, ci su beddhe le caruse te moi

          Te cuardene, te ritene, te dicene ‘cci ‘bbo

 

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Quant’ave can u passu

Quant’ave ca nu passu te sta strata

de cce se maritau, de cce se mmaritau

De cce se mmaritau la beddha mia

          Quandu alla chiesia madre la purtara

          Comu na cagnulina, comu na cagnulina

          Comu na cagnulina te retu scia

E quandu l’acqua santa nde manara

Ancora le sparanze, ancora le sparanze

Ancora le sparanze le tania

          Quandu l’anellu a manu nde calara

          Ancora ucca a risu, ancora ucca a risu

          Ancora ucca a risu me facia

Quandu la ucca sua nde tisse sine

Chiangiti occhi,chiangiti occhi

Chiangiti occhi mei nun è cchiù mia

          Tronu te marzu nde pozza catire

          A ci foe ca me scucchiau, a ci foe ca me scucchiau

          A ci foe ca me scucchiau de lu mio amore

Terra cu nu lu pozza mantanire,

sule cu nu lu pozza, sule cu nu lu pozza

sule cu nu lu pozza mai scarfare

          Lu liettu addhai se corca sia te spine

          Lu capatale, lu capatale

          lu capatale sia te petra’nfernale

A mmienzu a mmienzu cu se troa nu stile

cu nde ttrapassa l’anima, cu nde trapassa l’anima

cu nde trapassa l’anima e lu core

 

Santu Paulu

Santu Paulu meu te le tarante

Ca pizzichi e caruse a ‘mmienzu l’anche

          E ahi, e ahi, e ahi lu core meu

          Meu, meu, meu, ca su lu ‘Ntoni tou

          Nella, nella, nella ninà

          Baddha l’amore e ci la sape fà

Santu Paulu meu te li scurpiuni

Ca pizzichi i carusi alli cujuni

          Mannaggia comu mai ca se ne ‘ndesse

          Lu vizziu meu lu sai apri le cosce

Massaru la sbajasti la carrara

Quista nun’è la via te lu cumentu

          Beddhu ci balla moi, beddhu ci balla

          Ca balla nu cardillu e na paloma

 

Sott’acqua e sotta jentu

Sott’acqua e sotta jentu navigamu

E sotta fundu nata lu truffinu

          Nui simu toi marange su nu ramu

          E tutti toi l’amore nui facimu

Vene lu jentu e cotula lu ramu

Tiette Ninnella mia sinò catimu

          Ca ci catimu nui a n’terra sciamu

          E simu te cristallu e ‘nde rumpimu

Ulia cu te lu tau nu vasu ‘ncanna

E dopu vasata cu te vasu ‘ntorna

          Ulia cu te lu tau lu core meu

          Nu me ‘nde curu ca jeu senza vau

 

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Tamme nu ricciu

E Tamme nu ricciu e de li toi capelli

son ricci e son belli e fanno innamorare

son ricci e son belli e fanno innamorare

          E Tamme la manu e stringimela forte

          te rasu alla morte e nu me la lassare

          te rasu alla morte e nu me la lassare

 

Te sera

Te sera nde passai e iddha nun c’era

La curte china me parse vacante

          Me misi a dummandà tutta la gente

          Ci l’hane vista ddha occhicalante

Una ma tittu ca nu l’a vista

L’addha ma tittu ca alli balli e sciuta

          Jeu scii alli balli e la truvai ballandu

          Cu la cazzetta russa alla pulita

Me misi toi tre fiate cu nci ballu

Cu nde vasu da ucca sapurita

          Lu meu cumpagnu tisse nu la fare

          Ci vasa donna vae a ‘ngalera a vita

E jeu a ‘ngalera a vita ulia te scire

li carni mei cusuti cu la sita

          E jeu a ‘ngalera a vita ci su statu

          li carni mei cusuti cu lu spacu

cusili donna ci li sai cusire

cusili a retupuntu te camisa

 

Ulia cu essa sabbutu stasera

Ulia cu essa sabbutu stasera

Cu me licenziu te sta masseria

Ulia cu me licenziu, tiranna traditora…

Tiranna traditora me ‘ngannasti

          Tutti l’auceddhi l’ane pe natura

          Cu fazzene lu nitu a primavera

          Fiuriu, pe ‘cci fiuriu, tiranna traditora…

          Fiuriu, pe ‘cci fiuriu la primavera

 

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Processioni

processioni addLa processione è un rito a carattere religioso, diffuso in particolare nella religione cristiana, che prevede per i fedeli il compimento di un determinato percorso. Sono tante le processioni che si celebrano a Gallipoli nel corso dell’anno solare. Ogni mese è sempre una grande emozione partecipare ad una di queste suggestive processioni; silenzio, devozione, preghiera, dolore e fede rendono unici questi momenti.. Centinaia e centinaia sono i fedeli che si raduno in questi cortei organizzati dalle varie Confraternite della città. Nelle processioni viene di solito trasportata a spalla una statua di figura religiosa, come santi locali o figure legate alla festa celebrata, molte processioni, soprattutto nel centro e sud Italia sono ancora molto vive e sentite dalla popolazione. Alcune di esse prevedono da parte di alcuni fedeli delle prove di penitenza o gesti autolesivi come l’autoflagellazione. Le processioni percorrono le vie della città mentre le bande musicali locali intonano strazianti marce funebri, composte da valenti musicisti concittadini, contemporanei e del passato, per poi rientrare nella chiesa di appartenenza. Di seguito un’elenco delle processioni che si svolgono nella nostra città. Foto, video e gli inni che i nostri fedeli cantano dietro al corteo.

 

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[tab_title] San Sebbastiano [/tab_title]
[tab_title] Sant’Agata [/tab_title]
[tab_title] San Giuseppe [/tab_title]

[tab_title] San Francesco di Paola [/tab_title]

[tab_title] Addolorata [/tab_title]
[tab_title] Venerdì Santo [/tab_title]

[tab_title] Desolata [/tab_title]

[tab_title] Crocifisso [/tab_title]
[tab_title] Santa Rita [/tab_title]
[tab_title] Madonna dei fiori [/tab_title]
[tab_title] Sant’Antonio [/tab_title]
[tab_title] San Luigi [/tab_title]

[tab_title] Madonna del Canneto [/tab_title]
[tab_title] Madonna del Carmine [/tab_title]
[tab_title] Santa Cristina [/tab_title]
[tab_title] Madonna della Neve o Cassopo [/tab_title]
[tab_title] Madonna degli Angeli [/tab_title]

[tab_title] Santi Medici [/tab_title]

[tab_title] Madonna del Rosario [/tab_title]

[tab_title] San Francesco e Santa Chiara [/tab_title]

[tab_title] Madonna della Purità [/tab_title]

[tab_title] Santa Cecilia [/tab_title]

[tab_title] Sant’Andrea [/tab_title]

[tab_title] Madonna Immacolata [/tab_title]

[tab_title] altre [/tab_title]

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San Sebbastiano (20 Gennaio)

san_sebastiano

INNO POPOLARE A SAN SEBASTIANO MARTIRE PROTETTORE DI GALLIPOLI

Alleluja! A te, martire santo,

difensor della Chiesa di Cristo,

questa nostra cittade col canto

la sua prece, celeste Patron:

          Rit.   Tu dal cielo sorridi benigno

          Sulla bella città che t’invoca,

          su chi soffre, chi ride, chi spera,

          dà di Cristo la pace e l’amor!

Da Gallipoli gli strali maligni

Tien lontani con santa tua aita,

questo mare non provi tempesta,

regni solo concordia ed amor!

          Rit.   Tu dal cielo sorridi benigno …

La famiglia sia calda e felice

nella legge di Cristo Signore,

chi lavora, chi studia o dirige

porti sempre il Vangelo nel cuore!

          Rit.   Tu dal cielo sorridi benigno …

Dona forza, coraggio e purezza,

Sebastiano, ai giovani cuori,

ai fanciulli la santa innocenza

per combatter del male l’autor!

          Rit.   Tu dal cielo sorridi benigno …

(Parole e musica del Can. Luciano Solidoro)

 

 

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Sant’Agata (5 febbraio)

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INNO DALLA RIDENTE SICULA SPONDA

Dalla ridente sicula sponda

lieta giunge un’eco festosa

per l’invitta sua martir gloriosa

di Catania prorompe l’amor.

          Rit.   Salve Agata, Martire Inclita,

          della fede augusta eroina,

          di quest’alma al prego t’inchina

          per l’eccelso tuo santo martir.

Dal suo mare vetusto sull’onda

pur Gallipoli trasfonde i concenti,

esultando in si lieti momenti,

con Catania divide l’onor.

          Rit.   Salve Agata, Martire Inclita, …

Son fanciulle sposate alla fede

che oggi Agata a te levan la voce,

per vessillo hanno scelto la Croce,

tu le guardi benigna dal ciel.

          Rit.   Salve Agata, Martire Inclita, …

Pur le madri, le spose t’invocan,

tutte unite in santa crociata,

hanno anch’esse una fede giurata

pur di opra d’apostolico zel.

          Rit.   Salve Agata, Martire Inclita, …

 

Per Gesù il tuo sangue versasti

dei tiranni sfidando l’ardire,

a noi infondi quel santo desire,

che del cielo eredi ci fa.

          Rit.   Salve Agata, Martire Inclita, …

 

Tu che un dì la palma accogliesti

del martirio l’ardua corona,

deh! ti mostri propizia Patrona

di quest’alma tua cara Città.

          Rit.   Salve Agata, Martire Inclita, …

 

INNO O FIORE DI CATANIA

O fiore di Catania,

o giovinetta martire,

o Vergine Sant’Agata,     2 volte

a te leviamo supplici

le nostre voci in giubilo:

          Rit.   Proteggi, tu, Gallipoli

          che ognor s’affida a te

          Proteggi, tu, Gallipoli

          che ognor s’affida a te.

O tu che l’alma candida

drizzasti ver l’empireo

e col tuo cuor magnanimo   2 volte

spezzasti le delizie

del corpo e ancor del secolo:

          Rit.   Proteggi, tu, Gallipoli …

Di terra e mare i turbini

da noi tien lungi, i fulmini

ferma del ciel, discaccia       2 volte

la fame, i morbi e il demone

d’ogni cedibil discordia:

          Rit.   Proteggi, tu, Gallipoli …

Tu il nostro ciel purissimo

e questo mar ceruleo,

che il patrio lido abbraccia,   2 volte

un di venisti a prendere

in tua tutela amabile:

          Rit.   Proteggi, tu, Gallipoli …

Signora di Gallipoli,

dal tuo celeste empireo

la tua seconda Patria           2 volte

tu vegli in questo esilio,

tu guidi alla tua gloria:

          Rit.   Proteggi, tu, Gallipoli …

 

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San Giuseppe (19 marzo)

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INNO A S. GIUSEPPE

Inni e canti di preghiera

della Chiesa al gran Padrono,

a lui s’alzi in dolce suono

la protesta dell’amor.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe

          dolce sposo di Maria

          deh! proteggi il popol nostro,

          deh! proteggi l’alma mia.

Chi mai fuvvi che invocasse

da te grazie ed assistenza

e con valida potenza

non salvassi tu dal ciel.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Per amore di Maria

e del Figlio da lei nato,

fa da Padre, o Santo amato

alla nostra gioventù.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Deh! Tu insegna alle famiglie

come vivere ed amare,

per te splende il focolare

di saggezza e di virtù.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Dà alle giovani il pudore,

alle spose pensier santi,

tu sostieni i vacillanti

nelle vie del Signor.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Fa che tutti gli operai

te proclamin lor Padrono,

rendi il ricco mite e buono,

dà giustizia al mondo inter.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Pel tuo amabil Patrocinio

nella vita e nella morte

noi speriam felice sorte

noi speriam da Dio mercè.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Poiché nulla ti è negato

o Padrono universale,

tu ci libera dal male,

tu ci infiamma di Gesù.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Sol Gesù, Maria e Giuseppe

ci risuonin dentro il core

e c’inondino d’amore

fino all’ultimo sospir.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Fa che sempre i tre bei nomi

come olezzo della Rosa,

ci profumi l’affannosa

nostra vita di dolor.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

Venga il ricco e l’operaio

stretti in vincolo d’amore

a cantar questa canzone,

ch’oggi a Te leviam dal cor.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

A Te popoli e nazioni

si consacrin fidenti,

per tuo amor tutti i credenti

trovin pace ed unità.

          Rit.   O gran Padre San Giuseppe …

 

 

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San Francesco di Paola (2 aprile)

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Addolorata (venerdì prima della Domenica delle Palme)

addolorata_1950

ADDOLORATA – MATER DOLOROSA

CANTO SOAVE INSERITO NELL’ORATORIO SACRO “La frottola”

Ahi sventura!

Di Dio la Madre, fra cordoglio atroce,

muore di Strazio ai piedi della Croce!

Ahi sventura!

Dalle sfere dell’Empireo

Deh, pietoso Redentore.

Tu lenisci il suo dolore

che nel mondo ugual non ha!

Sul Calvario, ove si compie

il riscatto del Creato.

Volgi il guardo tuo placato

di Maria Signor, pietà!…

 

CANZONCINA ALL’ADDOLORATA

O fedeli, se figli voi siete

della Madre più tenera e pia,

se vi piace esser cari a Maria

contemplate il suo fiero martir.

Deh! a mirarla sul monte venite,

là vedrete una scena più atroce

d’un figliuolo che muor sulla Croce

d’una madre che il vede morir.

A quel duro patibol di morte,

sta vicino la Madre dolente,

mentre il Figlio da’ chiodi pendente

agonizza in un mar di dolor.

Oh! Qual pena, qual fiero tormento

Ella soffre la Vergine afflitta

dalla spada del duolo trafitta

nella parte più viva del cor.

Il suo ciglio è velato di pianto,

nell’affanno agonizza il suo cuore,

sulla terra più atroce dolore

occhio alcuno mirato non ha.

O dei Martiri eccelsa Regina,

del tuo strazio la causa io sono,

de’ miei falli dolore e perdono

Tu m’impetra dal morto Signor.

 

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Venerdì Santo (venerdì prima di Pasqua)

Urnia_1964

INNO PER LA PROCESSIONE DEL VENERDI SANTO

SULLA TOMBA DI GESU’ CRISTO A.D. 1890

Cristo è morto! E’ morto il Santo,

Redentore della gente;

Egli vittima innocente,

Si riposa nell’avel!

Dei Cherubi tace il canto,

Gemon gli Angeli nel ciel;

Su la croce il Redentore,

Soffre al padre in sacrificio;

Tra i dolori e il supplizio,

Per redimerci Egli muore;

Su la tomba del Signore

Deponiamo pianto e fior.

Madre dolente Vergine,

Trafitta insieme col figlio,

Pietoso verso gli uomini,

Volgi il materno ciglio!

Madre t’invoca supplica

Tutta l’umanità:

Pel redentor esanime

Madre pietà, pietà.

Musica del M° ERCOLE PANICO

Parole di AGOSTINO CATALDI

 

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Desolata (sabato prima di Pasqua)

 

DESOLATA – Maria Mamma Nostra

Maria Mamma nostra ———— 1) Madre del Crocefisso.

prega pei figli tuoi.                     2) Madre dolorosa.

Vergine Addolorata                     3) Madre desolata.

prega per noi.                             4) Regina dei Martiri.

Siam tutti peccatori

noi siamo figli tuoi.

Vergine Addolorata

prega per noi.

 

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Crocifisso

 

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Santa Rita (22 maggio)

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INNO A SANTA RITA

Evviva Rita, la cara Santa,

che in cielo ascolta il nostro dir,

tutta la gente del duolo affranta

esponga a lei il suo desir.

Deh! benedici, o Rita,

il nostro amante cor,

in ogni istante di nostra vita

a te sia sacro il nostro amor.

Evviva Rita! Questo bel grido

echeggi ovunque, in terra e in mar,

suoni solenne in ogni lido

dove s’innalza di Dio un altar.

Deh! benedici, o Rita,.

………..

Evviva Rita! Nelle famiglie

aleggi sempre di Dio l’amor,

e tanto i figli quanto le figlie

crescan per Lei puri di cuor.

Deh! benedici, o Rita,

………..

Evviva Rita! Dov’è la legge,

dov’è la scienza, dov’è l’amor;

dov’è chi giudica, dov’é chi regge,

faccia che regni iddio Signor.

Deh! benedici, o Rita,

………..

Evviva Rita! Sia questo il canto

che echeggi sempre su questo suol.

O Rita santa, deh! Tergi il pianto

di chi dolente geme nel duol.

Deh! benedici, o Rita,

………..

Evviva Rita! Con questo accento

ogni morente entri nel ciel,

ove con gaudio, con grande contento

vedrà il buon Dio, senza alcun vel.

 

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Madonna dei fiori (31 maggio)

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INNI E CANTI MARIANI DI LIDO IN LIDO ERRANDO

Di lido in lido errando,

vò sovra un fragil legno

ed aquilon lo sdegno,

mi mena a naufragar.

Ma tu, o Maria dei fiori,

a noi propizia o stella,

in queta ria procella

apri la via del mar.

Quel tuo materno sguardo,

o come ai cor mi scende,

né il tuo linguaggio intende

chi non conosce amor.

Timore m’infonde e speme,

gioia e rispetto insieme

ma non può dire il labbro

quello che sente il cor.

 

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Sant’Antonio (13 giugno)

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INNO A SANT’ANTONIO DA PADOVA

O dei miracoli – inclito Santo

dell’alma Padova – tutela e vanto

benigno guardami – prono ai tuoi piè:

O Sant’Antonio – prega per me!

Col vecchio il giovine – a te sen viene,

e in atto supplice – chiede ed ottiene;

di grazie arbitro – Iddio ti fè:

O Sant’Antonio – prega per me!

Per te l’oceano – si rasserena,

riprende il naufrago – novella lena;

morte e pericoli – fuggono per te:

O Sant’Antonio – prega per me!

Per te riacquistansi – beni ed onore;

i morbi cessano – fugge il dolore;

ove tu vigili – pianto non è:

O Sant’Antonio – prega per me!

Per te d’angustia – esce l’afflitto,

trova ricovero il derelitto;

col pane al povero – doni a fè:

O Sant’Antonio – prega per me!

Sempre benefico – a’ tuoi devoti,

ne ascolta l’umile – preghiera e voti;

fammi propizio – il divin Re:

O Sant’Antonio – prega per me!

Se l’alma offuscami – l’ombra del male

se il cuore un tremito – dubbio m’assale

Tu potentissimo – m’ottien mercè:

O Sant’Antonio – prega per me!

 

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San Luigi (21 giugno)

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INNO A SAN LUIGI

O del giardino italico

Giglio immortale, ascolta:

A te l’onor dei cantici,

A te la prece è volta:

Piova dai colli eterei

Quaggiù la tua fraganza,

E nutra la speranza

Che inaridir non può.

Alla gran Donna l’animo

Bilustre consacrasti

E il giglio candidissimo

Ch’Ella ti diè, portasti

Intemerato e splendido

Per questo mortal viaggio,

Guidato ognor dal raggio

Del suo materno amor.

Sempre rifulse il vivido

Candor dell’innocenza

Sul volto Tuo santissimo,

Stornando alla presenza

Della tua madre il fulgido

Sguardo; sicchè l’aspetto

Di chi ti strinse al petto

Sfuggisti pel pudor.

 

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Madonna del Canneto (2 luglio)

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INNO ALLA MADONNA DEL CANNETO

Oggi che il labbro sciogliesi

d’eccelsa donna il canto,

pur noi vogliam ripetere

l’inno suo dolce e Santo.

E dir quanto munifico

con essa fu il signor.

Ecco che tutti i popoli

la dicon benedetta

mentre allegra visita

l’annosa Elisabetta

in grembo a lei santifica

di Cristo il precursor.

Quando di grazie l’anima

ebbe inondato il cuore

rapita in Dio suo figlio

suo sposo suo signore

gli consacrò ogni palpito

del fervido suo cuor.

PREGHIERA

O tra le donne l’unica

tra gli angeli esaltata

salve i nostri gemiti

accogli o fortunata.

Sarà così men misera

la valle del dolor.

 

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Madonna del Carmine (16 luglio)

 

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Santa Cristina (24 luglio)

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https://www.youtube.com/watch?v=rAv8NNYYfZ8

INNO A S.CRISTINA

Salve celeste martire

Diletta del Signore,

Salve sublime vittima

Del tuo divino amore.

Per cui nel cielo gli angioli

Si prostano al tuo piè.

Fra i suoi crudeli spasimi

Su questo suol d’oblio

Il tuo pensiero e l’anima

Sempre volando a Dio

Rese il tuo cuore, o Vergine,

Più grande nella fè.

Or noi devote anime

Al nome tuo festose

Oggi intrecciamo vividi

Serti di gigli e rose

E consacriam il cantico

Del nostro santo amor.

Un grido solo echeggia

Dal piano alla marina

Sciogliendo osanna e laudi

Al nome tuo Cristina.

Santo, sublime simbolo

Di martire valor.

Su noi, deh! Santa Vergine,

Volgi benigno il ciglio

Ci salva contro i triboli

Di quest’umano esiglio,

Esaudi il voto unanime

Che oggi volgiamo a Te.

 

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Madonna della Neve o Cassopo (5 agosto)

 

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Madonna degli Angeli (15 agosto)

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A MARIA SS. DEGLI ANGELI

Di stelle e d’Angeli

incoronata,

da mille popoli

sempre invocata,

Ave, o Divina,

Bianca Regina!

Volti al ciel fulgido

gli sguardi e il viso:

sublime immagine

del Paradiso;

Sei, o Divina,

Bianca Regina!

Avvolta in candida

splendida veste,

cinta da un serico

nastro celeste;

Ave, o Divina,

Bianca Regina!

Regna sui miseri,

sui derelitti.

All’alme torbide,

ai cuori afflitti

parla, o Divina,

Bianca Regina!

Spira negli animi

affetti Santi.

De’ Re de’ popoli

i passi erranti

guida, o Divina,

Bianca Regina!

 

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Santi Medici (26 settembre)

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INNO A SANTI MEDICI

Come spargeste il balsamo

sui corpi in preda al duolo

così, se in cuore agli uomini

volgete un guardo solo,

ecco ch’ei già ritornano

Sacrati a Dio Signor.   ( 2 volte )

Ma non in carni macere

più sia la gioia accolta,

che, mercè Vostra, ai miseri

discende un’altra volta

dal Ciel, che, ognor beneficio

arde di carità.              ( 2 volte )

Voi, che in Arabia incogniti

secreti di salute

dai fior traeste, dateci

le sanità perdute;

son fiori nell’Empireo

di più fragrante odor. ( 2 volte )

 

PREGHIERA

Cosma e Damiano, o Medici

o Santi, v’invochiamo;

con pura voce i cantici

a Voi in ginocchio alziamo;

ai nostri cuori fervidi

volgete la pietà!

 

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Madonna del Rosario (primo sabato di ottobre)

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INNI E CANTI MARIANI DELL’AURORA TU SORGI PIU’ BELLA

Dell’aurora tu sorgi piu’ bella

coi tuoi raggi allieta la terra

e degli astri che il cielo rinserra

non v’è stella più bella di Te.

          Bella Tu sei qual sole

          bianca più della luna

          e le stelle le più belle

          non sono belle al par di Te.

Gli occhi tuoi son più belli del mare

la tua fronte ha il colore del giglio

le tue gote baciate dal figlio

sono rose le labbra, son fior.

          Bella Tu sei qual sole …

T’incoronano dodici stelle

al tuo piè piegan l’ali del vento

della luna s’incurva l’argento

il tuo manto ha il colore del cielo.

          Bella Tu sei qual sole …

Delle perle Tu passi l’incanto

la bellezza Tu vinci dei fiori

Tu dell’iride ecclissi i bagliori

il tuo viso rapisce il Signor.

          Bella Tu sei qual sole …

 

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San Francesco e Santa Chiara (4 ottobre)

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Madonna della Purità (22 ottobre)

 

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Santa Cecilia (22 novembre)

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Sant’Andrea (30 novembre)

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RESPONSORIO

Andreas admirabilis

in signis et prodigis

qui magnis splendis meritis

coelestes fundis gratias.

Nobis succurre miseris

huius vitae in periculis

et iuste Te invocantibus

da postulata consequi!

Strenuus Christi assecla

eximius cultor Crucis

et piscatorum coetus

tu defensor sedulus.

Gloria Patris et Filio

et Spiritui Sancto…

 

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Madonna Immacolata (8 dicembre)

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Madonna Immacolata

O Concetta Immacolata

Santa Vergine Maria,

fa che grata al cor ti sia

questa lode a te sacrata

O Concetta Immacolata.

Quando il mondo Iddio creava,

nella mente sua divina

come stella matudina

tu spuntasti fortunata!

O Concetta Immacolata.

Dalla colpa originale,

che d’Adamo a noi proviene

con la morte ed altre pene,

sol tu fosti preservata,

O Concetta Immacolata.

E nel corso di tua vita

neppur l’ombra del peccato

che macchiasse ma fu dato

il candor di te beata,

O Concetta Immacolata.

Qual di rosa qual di giglio

qual d0ogni altro eletto fiore

fu pel mondo il grato odore

di tua vita intemerata,

O Concetta Immacolata.

Di seguaci immense schiere

attirasti al Santo Agnello

cui imitare parve bello

il candor di te illibata.

O Concetta Immacolata.

Or degli Angeli Regina,

splendi in Ciel di Sol Vestita,

sei di stelle redimita,

hai la luna al piè curvata

O Concetta Immacolata.

Primogenito di Dio,

madre sei del Redentore,

sei la sposa al Santo Amore,

sei del ciel la Desiata,

O Concetta Immacolata.

Oh sei pur la gloria nostra

Santa Madre clemenza;

nostra speme e confidenza

in te sola e collocata,

O Concetta Immacolata.

Deh dal Cielo, ove tu regni,

tu ci assista col consiglio,

tu ci salvi dal perielio

nella vita travagliata,

O Concetta Immacolata.

 

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altre

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Preghiere e canti religiosi

La preghiera è una delle pratiche comuni a tutte le religioni. Essa consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola o con il pensiero; gli scopi della preghiera possono essere molteplici: invocare, chiedere un aiuto, lodare, ringraziare, santificare, o esprimere devozione o abbandono. La preghiera è solitamente considerata come il momento in cui l’uomo ‘parla’ al sacro, mentre la fase inversa è la meditazione, durante la quale è il sacro che ‘parla’ all’uomo.

Alcuni Testi Preghiere

Preghiere 1: A Maria  –  A San Gabrieli  –  A San Giorgi  –  A San Luvici – A San Martinu – A Sant’Anna.

Preghiere 2: A Sant’Antoniu – A Santa Chiara  –  A Santa Lucia  –  A Santa Rosa – A Santa Rosalia  –  A Santa Teresa del Bambino Gesù –  All’Epistola – Allu campusantu.

Preghiere 3: Attu te ringraziamentu – Credu  –  Gesù all’ortu – Intra ‘na chesia  –  La ‘Ndulurata.

Preghiere 4: Matonna te pompei – Prechiera pè ‘bbire la crazzia te Patre Piu – Prechiera pè li morti – Prechiera te bon’aucuriu.

Preghiere 5: Samana Santa

Preghiere 6: Santa Margherita – Sulla Tomba te Gesù – Tisponziu  –  Vergine del Carmelo

“alcune di queste preghiere sono della zi Nena…cusì comu se le racorda”

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[tab_title] Preghiere 1 [/tab_title]
[tab_title] Preghiere 2 [/tab_title]
[tab_title] Preghiere 3 [/tab_title]

[tab_title] Preghiere 4 [/tab_title]

[tab_title] Preghiere 5 [/tab_title]
[tab_title] Preghiere 6 [/tab_title]
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A Maria

Oh Maria,

cuncepita senza paccatu

priati Diu pe nui,

ca nui ricurrimu a voi.

Voi dateci l’anima pura

te lu celu mostrateci la via sicura.

 

Tuttu lu mundu a voi si inchina

voi salvate l’anima mia

e jou vi salutu cu l’Ave Maria.

A San Gabrieli

O Diu meu, ca cu mirabile disegnu te amore,

ai chiamatu S. Gabriele te l’Addolorata

cu vive lu misteru te la croce

paru cu Maria Matre te Gesù,

guida lu spiritu nosciu versu lu fiju tou,

a modu che partecipandu

alla Passione e Morte sua,

‘bbimu la cloria te la risurrezione.

Pè cristu nostru Signore.

Cusì sia.

 

A San Giorgi

San Giorgi cavalieri cavarcante

te la guerra vanisti e vincitore turnasti.

Comu liberasti la zitella

te la ucca te lu serpente

a me libberame te la mala gente,

te ommini cuntrari,

te femmene traditrici

e de ire te signuri.

 

A San Luvici

Luvici ammirabbile

cran Santu tuttu amabbile

bel fiore te ‘nnucenza

miraculu te penitenza

te lu celu farci crazia

mostra la tua potenza.

Per quanta confidenza

le lingue tutte ticene

li crandi toi prodigi.

A te cerchiamo il donaci,

pe te avvocatu fuscene

li morbi e li pericoli.

 

A San Martinu

O Gloriosu S. Martinu,

generosu e caritatevole,

ca dunasti lu mantellu a nu pouru quasi mutu,

meritasti la visita te Gesù Cristu

ca te salvau te la morte

quandu se cunvertira li genitori.

 

Te pijara li latri, e quando intra lu desertu

mangiasti erba ‘nvilenata.

 

Ottieni pè nui tutti la crazzia,

e la forza pè soccorrere li fratelli bisognosi

tande lumi e assistenza in ogni nostra

spirituale e corporale necessità.

 

A Sant’Anna

O benatitta fra le matri cloriosa

S. Anna ca bisti pè fija suggetta a te

la Matre te Diu,

paru cu la Vergine Maria te onoru,

te amu e me affidu alla tutela tua.

 

A Gesù, a Maria e a te cunsacru la vita mia.

Ottieni pè me la santità

a modu che sia degna te lu paradisu.

Cusì sia.

 

Pe recurdare Sant’Anna

Sant’Anna beddra femmana

ca fiji nù facia,

fice na fija femmana

e la chiamau Maria.

 

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A Sant’Antoniu

Sant’Antoni meu caminatu,

lingua santa cunta tu!

Tritici crazzie

cunceti allu ggiurnu:

cunceteme ‘sta crazzia

ca nd’aggiu bbasognu

 

Anime sante mei ‘dorate

ci allu mundu siti state,

ppe’ le pene ci suffriti,

ppe’ la crolia ci ‘spattati,

priàti l’eternu Ddiu

ppe’ l’estremu

bbasognu meu!

 

Priàti ‘a Ss. Trinità

ppe’ le mei necessità!

 

A Sant’Antoniu

Sant’Antoniu meu beatu

pura gemma te splendore

lu bambinu ca tieni a latu

dhè, ottienimi lu favore

Patre, Figliolu e Spiritu Santu

 

A Sant’Antoniu

Sant’Antoniu meu bilegnu

te preare nù su degnu

te lu statu tou ci me viti

me cunsoli e me pruviti.

 

A Santa Chiara

A ‘rretu a Santa Chiara

aggiu ‘ntisu nu ramore,

ci era e ci nù era

Gesù Cristu cu li sciutei.

Ci ‘ndè tava na mazziata,

ci ‘ndè tava na curisciata

e lu sangu ci scurria

intra lu calice se ‘ndè scia.

Scindi scindi palomba bianca

e ci porti intra sta lampa?

E porti oju santu

Patre, Figliolu e Spiritu Santu.

Spiritu Santu è sciutu a Roma

cu fazza l’orazione

a cinca nù se la ‘mpara

tre anni te focu cu se prepara.

 

A Santa Lucia

O cloriosa Martire te la Chiesia Cattolica

Luce te santità e esempiu te forza,

quandu pensu alle toi virtù

ulia cu fazzu lustessu

ma la carne e debbule:

perciò me rivolgu a te o Vergine

e te preu pè intercessione te lu sommu

 

Bene cu me tai la costanza

pè diventare Santa,

te preu cu me tai la scintilla te lu Divinu Amore

a modu ca jou disprezzu comu ‘ssignuria

li piaceri terreni pè ‘bbire sulu quiddhi eterni.

 

A Santa Rosa

Santa Rosa a cambarinu

ricamava lu cuscinu

Lu bambinieddhu la visitava

Rosa bella la chiamava

Te si rosa, jou su fiore

Rosa bella te lu core.

 

A Santa Rosalia

Pe recurdare Santa Rosalia

Su nu monte sta salìa

lu tamoniu la tantava:

“ Rosalia marìtate.”

Jou su tanta maritata,

cu Gesù jou su spusata.

Su spusata cull’eternu

bruttu cifuru vanne allu ‘nfiernu.

 

A Santa Teresa del Bambino Gesù

O eternu Patre,

ca pè mezzu te Santa Teresa,

ricordi a tuttu lu mundu

l’amore misericordiosu ca inche lu core,

umilmente te ringraziu,

e te chiedu razzia pè intercessione

te la fija tua fedele.

 

O Santa piccola Teresa

ricordate te la vostra promessa

te fare bene sulla terra,

fanne chiovere pioggia te rose

in abbondanza su cinca te ‘nvoca

e ottiene te Diu la crazzia.

 

All’Epistola

Apri, O Signore, la mente mia,

tamme l’intelligenza te le toi scritture.

Scrivele sulla taula te lu core meu

e fammele secutare

pè dirigere l’anima mia

sulla strata te la salute.

 

Allu campusantu

Anime sante, Anime sante, jeu su’ sula e ui siti tante!

Sciati ‘mpieti a Retentore e priati a meu favore

e diciti ca a ‘sta sciurnata oju essere cunsulata.

Cusì cunsola me lu peccatore ppe’ lu tou crande e divinu amore.

 

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Attu te ringraziamentu

Offru me stessu e tutte le cose mei

a sempiternu core e cloria Vostra,

parcete miti creatu,

redentu e cunservatu finu a osci

e be ringraziu te tutti l’addhi benefici

puru nù canusciuti

ca biti tegnatu cu me tati.

Cusì sia.

 

Credu

Io credu a Diu Patre onnipotente

la crande maestà e la fete eterna

quandu Cristu criau li lamenti:

acqua, aria, focu, celu e terra.

Unicu Signore, nostru Gesù Cristu,

pe li paccati mei patisti tantu,

scindisti te celu, te lu celeste regnu,

pe ‘ncatinare lucifuru ‘nfarnale

tuttu l’abissu cuminciau a tremare.

 

Oh Santa chiesa Cattolica mia bilegna,

sciamu alla cunfessione te li Santi

pe resurvire sta cuscienza ‘nterna.

 

Lu patre cunfassore cu quattru parole

face scindire Diu te celu a ‘nterra

e de li paccati tae l’assoluzione

e de lu celu la cloria se regna.

 

Oh Signore ci ‘ntornu siti statu

miti ‘ntisu e miti canusciutu

e la gnuranza mia iti canusciuta.

 

Quistu è lu cretu ca te celu scindìu

cinca nù lu sape cu lu vascia ‘mparandu

ca all’ora te lu giudiziu servirà.

 

Gesù all’ortu

Gesù stava all’ortu

bia basognu te cunfortu.

Agunizza, tona e langue,

casca, trema e suta sangue.

 

Intra ‘na chesia

Trasu intra la chesia e bbìsciu l’artare,

visciu Cristu a ‘ncroce stare.

 

Me chiangene l’occhi, me chiange lu core,

pensu alle piache te Nosciu Signore.

 

Signore meu Gesu Cristu su’ ‘na croce te visciu stare,

su’ ‘nu pouru peccatore nu’ me sacciu cunfassare.

 

Me cunfessu a te Signore ca si’ Patre spirituale,

teve sai la mea cuscenzia, tamme lumi e penitenza.

 

La ‘Ndulurata

Chiangi, chiangi Maria, povara tonna,

ca lu fiju tou è sciutu alla cundanna.

 

Nu’ lu spattare cchiui ca nu’ nci torna,

ca è sciutu se prasenta a casa t’Anna.

 

Chiangendu se partìu la Matonna

‘ccu bbiscia ci lu trova a farci vanda

e lu truvau ‘ttaccatu a ‘na culonna

‘ccu curona te spine e corde ‘ncanna.

 

Tre palore nde tisse la Matonna:

“Fiju nu’ te canusce cchiui la mamma toa!”.

“Vabbande mamma mea, vabbande ‘mpace,

ca jeu aggiu murire su’ ‘nu legnu te croce”

 

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Matonna te pompei

O vergine immacolata

e recina te lu Santu Rosariu,

ca intra sti tiempi te fede morta

e te empietà crande,

hai chiantatu li santi pieti

sulla terra te Pompei,

tomba te morti pacani.

 

Te ‘ddhu postu

addhu se adoravene idoli e tiauli,

teve moi,

comu Matre te la divina grazia

tande a tutti celeste misericordia.

 

Te lu tronu tou,

rivolgi a me l’occhi toi benigni,

ca aggiu tantu basognu

te lu soccorsu Tou,

 

Mostrate puru a me

comu a tanti addhi tai dimostrata,

vera Matre te Misericordia.

 

Jou cu tuttu lu core te ‘nvocu

mia sovrana e recina

te lu Santissimu Rosariu.

 

Prechiera pè ‘bbire la crazzia te Patre Piu

O Gesù, chinu te crazzia e te carità,

vittima ‘nnucente pè li paccati nosci,

ca spintu te l’amore pè l’anima te tutta la gente,

ulisti murire su la croce, te preu umilmente

cu clorifichi puru su stà terra,

lu servu te Diu, Patre Piu te Petralcina,

ca partecipandu alli patimenti toi

te amau e tantu se protigau

pè la cloria tua e pè lu bene te le anime.

Te supplicu perciò cu me concedi,

pè la sua intercessione la crazzia… ca dasiduru.

Te cloria Patri

 

Prechiera pè li morti

Gesù, Gesù pietosu

pe lu sangu tou preziosu

a tutte le anime dona

pace luce e raposu.

 

Prechiera te bon’naucuriu

Bonasera Matonna mia

Bonasera a quista casa

Lu tristu cu essa

E lu bonu cu trasa.

 

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Samana Santa – Sciuvatia Santa

Caru fiju te Diu, quantu me amasti!!!

pe la tua cara Vergine Maria,

trentatrè anni lu mundu caminasti

e maraculi facisti notte e dia.

Tutti quanti li toi tascibbuli chiamasti

e te li chiamasti pè toa cumpagnia

A tutti quanti li pieti ‘ndè sciacquasti,

Pietru sulu foe ci strulacau:

”Maestru, nù me li fare sti martìri

ca mò piju la via e me nde vau.”

 

“Pietru ci nù ‘mboi sti martìri

nù guadagni la cloria te li celi”.

 

Subitu la parola riturnau:

”Maestru, sciacqueme te capu a pieti

pe guadagnare la cloria te li celi.”

A unu unu se li cunfassau,

a rringa rringa se li cumunacau

e quandu stava a mienzu la cena tisse:

“A quai ‘nc’ete unu te ui ci ma tradire!”

 

Se utau S. Giuvanni cu la sua bocca te viola:

“Te preu maestru meu, me lai te tire

quale sarà te nui lu tratitore?”

“Quiddru ci cala a pijare lu primu uccone,

quiddru sarà pe me lu tratitore.”

 

Versu la Matre soa se nde scìu, tisse:

“Matre, tamme la santa benetizzione

ca è ‘rrivata l’ora te la morte mea”.

“O fiju, te sia santa e benatitta!

Quanta acqua te manài te capu ‘mpete

quandu me nde fuscìì intra l’Ecittu,

ci me truvau l’Arcangiulu Carbieli!”.

“Matre m’ai tatu la santa benetizzione

e si’ rrumasta ‘spritta ‘ccu dulore”.

 

Versu li soi tiscepuli se ‘ndè sciu,

li truvau tutti ‘ddurmisciuti:

“Zzatubbe fij mei e ‘mbicinatubbe

ca ave te vanire Giuda tratitore

e bene cu na squatra te surdati

a pijare me, lu cran Signore.”

 

Se scetta Giuda a baciare Cristu cu fazzi e ‘nganni

e li sciutei chini te ci manera

ci ‘ndè tirava la varva e ci li carni.

Se scetta Pietru cu la sua spata a manu

a tajare la ricchia allu surdatu.

 

Subitu la ferita ave sanatu:

“Pietru nu currire a ‘nganni

ca a cantata te gallu tu mai negatu.”

“Me ‘ndè ulia scire in Egittu

cu me lu chiangu lu meu paccatu

percè lu Maestru meu aggiu negatu.”

 

Versu la sua matre se ‘ndè sciu:

“Matre tamme la santa benedizione

ca è ‘rrivata l’ora me nde vau,

è ‘rrivata l’ora te la morte mia”.

 

Fiju te sia Santa e benatitta

quanta acqua te manai te capu a pieti

quandu me nde scii intra l’Egittu

ca me truvau l’angelu Carbieli.”

 

“Matre mai tatu la Santa Benedizione

e si rrumasta stritta cu dulore:

vanne Matre mia, vanne a ‘mpace

ca jou aggiu murire su nu legnu te croce.”

 

Gesu Cristu versu l’ortu se nde sciu;

ave basognu te cunfortu, acunizza, langue, cate, tremula e suta sangu!

“Sire meu, ‘lluntana te me ‘stu calice ‘maru”.

Sulla Croce fosti ‘mpisu ppe’ lu santu Paratisu.

Sulle scianucche te mammata fosti misu

e de celu calàu ‘nu crande spiandore:

“Quistu ete lu veru Fiju te Diu ca nd’a criati”.

Ci la tice e ci la sente quaranta giurni te ‘ndurgenzie;

ci la tice ‘ccu veru core a ‘mparatisu quandu more.

 

Samana Santa – Sera te sciuvatia Santa

San Bernardu ‘ddummandau me addhu scìu Maria,

li quattru lamenti te la vita mia.

Azzu l’occhi e bisciu lu celu

e de crandi spine stava puru, ebberu,

ca ci panzava alle parole te Salomone

quantu era “stissimu” ci nu bitìa lu sole.

 

L’addru tulore foe te sciuvatia alla notte

quandu vinne Giuvanni e me tuzzau le porte

Tisse: “Apri Maria ca si matre te tulore,

quistu è nu curtieddhu ca te trapassa lu core.”

 

“Timme meu caru Giuvanni,

pe quantu amore me porti

fijuma è vivu o è taveru mortu?

Giuvanni nu potte sèntere ca scia ‘nduluratu

cu begna la tica a me, ca fijuma è fragellatu.

Iou me partei e scei cu lle soru mei.

La prima quardia ci ‘cchiai te lu meu fiju ‘ddummandai:

Iti vistu nu gran Signore?”

 

Se si quiddra mamma mora

a quannanzi lu strascianara.

Se si quiddra mamma dolente

l’ane passatu na fila te gente,

ma vanne a casa t’Hanna

ca lu trovi certamente.

 

“Ieu me partei cu le soru mei

‘rrivai nnanzi le porte e tiesi nu critu forte.

Se spalancara le porte

e ‘ddhai ‘nc’era nu magnificu ci me nde cacciava,

ogni spinta ci me tava a ‘ddhammienzu me manava.”

 

Quandu lu fiju vitte la mamma

nu ‘nziddhu te acqua ‘ndè ozze ciarcare,

fuscendu ‘ndè foe tatu citu e fele.

A’mpena li musi ‘ndè tuccara

li tienti ‘ndè catira, le vene se svenara.

L’aria scuriu, lu mare quaiau,

li pisci favallara e li morti cuntara.

 

Deus meu, Deus meu

quantu male ane fattu

la cloria te Diu se po salvare.

 

Ci la tice e ci la sente

quaranta giurni te ‘ndurgenzie

e ci la tice cu veru core

a ‘mparatisu quandu more.

Samana Santa – Vennardia Santa

Chiangi chiangi Maria, povara donna

ca lu tou fiju è sciutu alla cundanna.

Nù lu spattare ‘cchiui ca nù ‘ncì torna

è sciutu se presenta a casa t’Hanna.

 

Chiangendu se partìu la Matonna

cu biscia ci lu trova a farci banda

e lu truvau ‘ttaccatu a na culonna.

 

Tre parole tisse la Matonna

“Fiju, nù te canusce ‘cchiui la mamma”.

“Vanne mamma mia, vanne ‘mpace

ca jeu aggiu murire su nu legnu te croce”.

 

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Santa Margherita

Santa Margherita

si beddra e si pulita

Tre angili a mienzu casa

e doi sullu jettu

la Matonna lu tegnu a’mpiettu

Gesù Cristu a’ncapatale

lu namicu pozza spundare.

Spundi, spundi tantazzione

ca su fija te Maria.

Maria m’ha ‘mprumisu

ca me tae lu Paratisu.

Ci nù osci, ci nù crai

quando mojuru me lu tai.

 

Sulla Tomba te Gesù

A… ci spantura bippe l’umanità

lu cielu se scuriu

la luna lacrime te sangu versau,

e la terra se spaccau.

Tuttu è compiutu,

lu core nù battia ‘cchiui

mentre la croce

cunsumava nu scempiu atroce,

poi sotta na petra la misara cu gela

mentru a Maria lu core ‘nde farvia.

A ci spantura stu segnu pè le genti,

Ommini crudeli, cattivi e irriverenti

Scrissara cu lu sangu lu delittu

ca tutti quanti pè seculi e seculoni chiangimu

cu lacrime te sangu,

mentre preamu lu Signore cu ‘nde parduna

cu lu sou crande core.

 

Tisponziu

Sant’Antoni meu ‘matu, ppe’ la curona ci porti ‘ncapu,

te ‘ncurunau la vergene Maria,

famme ‘na crazzia!

Sant’Antoni meu fammala ‘mprima e nu’ tardare

ca sinti Sant’Antoni e me la poti fare!

 

Vergine del Carmelo

Vergine te lu Carmunu,

mia bella signora

assistetemi voi finu all’urtima ora.

Vergine mia te lu monte Carmelu

tamme lumi e santu zelu,

e lu scapulare tou

l’anima mia pozza liberare

e tutte l’anime pozza salvare.

 

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