Madonna del Buon Consiglio

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Madre del Buon Consiglio (in latino Mater Boni Consilii) è uno dei titoli con cui viene invocata Maria, madre di Gesù.

Di origine antica, divenne particolarmente popolare dopo il ritrovamento dell’immagine di una Vergine con il bambino Gesù nel santuario di Genazzano e la devozione fu propagata dai frati agostiniani che officiavano la chiesa.

Nel 1903 papa Leone XIII aggiunse alle litanie lauretane l’invocazione Mater Boni Consilii.

Nella Chiesa del SS Crocifisso le celebrazioni liturgiche in onore della B.V. Maria del Buon Consiglio hanno inizio il 22 Aprile e terminano il 26 Aprile giorno della Festività. Il 25 Aprile la Processione per le vie del Centro Storico.

94048546_696627541121451_885524507274510336_oNel grande pannello maiolicato, tardo ottocentesco, raffigurante la Madonna del Buon Consiglio, viene rappresentato il miracoloso viaggio dell’immagine della beata Vergine del Buon Consiglio avvolta da una luminosa nuvola sorretta dal volo degli angeli ,che dalla città di Scutari in Albania, giunse a Genazzano dando inizio a grandi miracoli e conversioni.

Vengono anche rappresentati tre monaci agostiniani perché il culto della Madonna del Buon Consiglio si diffuse a Genazzano per volontà della terziaria agostiniana Beata Petruccia da Nocera. Prima della sua morte, assicuro’ i suoi compaesani di continuare nella fabbrica della chiesa, e che ci sarebbe stato l’aiuto della Madonna e di Sant’Agostino.

Successivamente infatti, ci fu il miracolo del quadro che da Scutari giunse a Genazzano. Proprio per questo motivo nel nostro maiolicato, vengono rappresentati tre monaci e la terziaria agostiniana che assistono alla miracolosa traslazione del quadro della Madonna del Buon Consiglio.

Santa Teresa

E’ una santa attuale. Attualissima. Anche se la sua epoca è quella – lontana, per quanto vivace – del Rinascimento.  A mantenerla vicina alla sensibilità dei nostri giorni concorrono almeno tre fattori: fu una mistica dedita alla preghiera ma altresì attenta alla vita che scorreva fuori dal suo convento al punto  da essere una delle artefici delle riforma della Chiesa; non ebbe una particolare formazione ma elaborò un pensiero profondo e apprezzato tanto da essere proclamata “dottore della Chiesa” (lo fece Paolo VI il 27 settembre 1970); di lei si sono occupati, scrivendo pagine appassionate, tutti i Papi degli ultimi tempi, in particolare Montini e Ratzinger.
Teresa nasce ad Avila, in Spagna, nel 1515, con il nome di Teresa de Ahumada. Nella sua autobiografia ella stessa menziona alcuni particolari della sua infanzia: la nascita da “genitori virtuosi e timorati di Dio”, all’interno di una famiglia numerosa, con nove fratelli e tre sorelle. All’età di 20 anni, entra nel monastero carmelitano dell’Incarnazione, sempre ad Avila; nella vita religiosa assume il nome di Teresa di Gesù.

Tre anni dopo, si ammala gravemente, tanto da restare per quattro giorni in coma, apparentemente morta. Parallelamente alla maturazione della propria interiorità, Teresa inizia a sviluppare concretamente l’ideale di riforma dell’Ordine carmelitano: nel 1562 fonda ad Avila, con il sostegno del Vescovo della città, don Alvaro de Mendoza, il primo Carmelo riformato, e poco dopo riceve anche l’approvazione del Superiore Generale dell’Ordine, Giovanni Battista Rossi.
Negli anni successivi prosegue le fondazioni di nuovi Carmeli, in totale diciassette. Fondamentale è l’incontro con san Giovanni della Croce, col quale, nel 1568, costituisce a Duruelo, vicino ad Avila, il primo convento di Carmelitani scalzi. Nel 1580 ottiene da Roma l’erezione in Provincia autonoma per i suoi Carmeli riformati, punto di partenza dell’Ordine Religioso dei Carmelitani Scalzi. Teresa termina la sua vita terrena proprio mentre è impegnata nell’attività di fondazione. Nel 1582, infatti, dopo aver costituto il Carmelo di Burgos e mentre sta compiendo il viaggio di ritorno verso Avila, muore la notte del 15 ottobre ad Alba de Tormes, ripetendo umilmente due espressioni: “Alla fine, muoio da figlia della Chiesa” e “E’ ormai ora, mio Sposo, che ci vediamo”.

Un’esistenza consumata all’interno della Spagna, ma spesa per la Chiesa intera. Beatificata dal Papa Paolo V nel 1614 e canonizzata nel 1622 da Gregorio XV, è proclamata “Dottore della Chiesa” da Paolo VI.

 

A Gallipoli dal 15 Ottobre inizia il periodo natalizio.

Un po’ di anni addietro, ultimata la funzione religiosa, nella chiesa di Santa Teresa le carmelitane del convento intonavano i canti natalizi e ai fedeli venivano distribuite attraverso “la ruota” le “pitteddre ccu lu mele”, quale dono del bambino Gesù.

Le note della Pastorale, eseguite all’organo, facevano da sottofondo e si dava ufficialmente inizio al ciclo natalizio, anche se canonicamente l’Avvento comincia solo quattro settimane prima del Natale.

Un detto dice: “Ci oi cu faci nu bonu Natale te Santa Taresa ai ‘nzignare”.

Cosi si diceva e si dice a Gallipoli; in questo giorno ci si prepara al Natale.

A pranzo si mangia qualcosina, i più tradizionalisti fanno digiuno, mentre la sera le famiglie si ritrovano nelle loro case e si mangiano rape, baccalà con le patate, pesce e polpo fritto (purpu frittu).

Ma quello che non deve mancare sono le “pittule”: si fanno in diversi modi: senza niente, alla pizzaiola o col pesce soprattutto seppia.

 

Santa Cristina

Le poche notizie storiche sulla biografia di Cristina le possiamo ricavare dalla “Passione di Santa Cristina”, uno scritto che risale almeno al IX secolo, quindi molto più tardo rispetto agli avvenimenti ed eccessivamente agiografico, ma ugualmente utile per comprendere il grande amore e l’intensa fede che Cristina nutrì verso Cristo, per il quale questa giovinetta coraggiosa rinunciò a tutto, anche alla sua stessa vita, convinta che chi offre la vita per causa di Cristo e del Vangelo  non potrà poi non godere della gioia eterna. Si narra quindi che Cristina, all’età di undici anni, si convertì al cristianesimo, e cominciò ad ascoltare la Parola di Dio, desiderosa solo di metterla in pratica e divenire discepola di Cristo; ma il padre Urbano, ufficiale dell’Imperatore, la rinchiuse in una torre, in compagnia di dodici ancelle, nel tentativo di dissuadere la figlia dal seguire gli insegnamenti evangelici.

Fallito questo tentativo, il padre, vedendosi disubbidito, fece flagellare Cristina, consegnandola a dei carnefici sanguinari che le inflissero vari e terribili supplizi. Dopo di ché fu segregata in carcere, ma la giovane Cristina continuò a fortificarsi nella fede e a rimanere fedele a Cristo e al suo Vangelo. Intanto morto Urbano gli successe Dione, un altro terribile persecutore dei cristiani, che non esitò ad infliggere a Cristina le più atroci torture. Nonostante le sofferenze patite, nel cuore di Cristina cresceva sempre di più l’amore verso il suo Redentore, tanto che ormai la nostra Santa non desiderava altro che lasciare questa vita per unirsi definitivamente in un rapporto sponsale con il suo Sposo Celeste; ciò si verificò quando Dione fece legare la Santa di Bolsena ad un palo e la fece trafiggere da numerose frecce.

Leggenda narra che, subito dopo la sua morte, una schiera di angeli la incoronarono   con la corona della santità ed accompagnarono il suo spirito candido nella gloria dei cieli. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo il culto verso la giovane Santa cominciò a diffondersi repentinamente anche tra l’umile gente di Gallipoli, quando l’intera città fu colpita da un’ epidemia colerica e tutto il popolo gallipolino non esitò incessantemente ad invocare l’aiuto e la protezione della Santa, con fervide preghiere ed un solenne novenario, al termine del quale miracolosamente la pestilenza scomparve.

Grande fu la riconoscenza di tutta la comunità gallipolina che da quel momento la annoverò tra i Santi Protettori della città, insieme ad Agata e Sebastiano. Ancora oggi la comunità gallipolina nutre un grande amore ed una grande devozione verso la giovane ancella di Cristo, ed ogni anno, in prossimità della sua festa liturgica, che ricorre il 24 di Luglio, l’intera città si appresta a venerare Cristina con grande fede, attraverso un solenne novenario che culminerà poi la vigilia della festività con la solenne processione per le vie della città.

L’intera comunità cittadina si riversa nelle strade e nei crocicchi del centro storico per rendere lode a Cristina, mentre i forestieri attoniti rimangono colpiti da tanta fede dimostrata dai gallipolini, come anche dalla bellezza artistica del simulacro della Santa, opera del De Lucrezis, valente cartapestaio del secolo scorso. Ai piedi della statua della Santa, inoltre, l’attento osservatore noterà un cagnolino, che nell’iconografia cristiana rappresenta la fedeltà di Cristina a Cristo, ma che per i gallipolini assume un’ importanza tutta particolare: infatti secondo la leggenda quel cagnolino nel momento di maggiore diffusione del morbo scomparve per poi riapparire dopo il miracolo della cessazione del morbo.

Di conseguenza ancora oggi tutti si augurano che quel cagnolino possa sempre rimanere ai piedi di Cristina, in quanto è segno di protezione dai tanti pericoli che incombono, ma soprattutto perché rappresenta quel vincolo di fedeltà che il popolo ionico nutre verso la Santa di Bolsena che giammai dovrà venire meno.

Il giorno della sua memoria liturgica, poi, molte sono le Sante Messe devozionali che vengono celebrate, in onore della Santa, nel piccolo ma stupendo Oratorio di Santa Maria della Purità, dove la congregazione degli antichi scaricatori del porto ormai da più di un secolo ne cura e ne diffonde la devozione e il culto .

Non mancano poi i festeggiamenti civili, dove tra luminarie, bancarelle, fuochi d’artificio e concerti bandistici il popolo gallipolino continua a dimostrare la sua gratitudine alla Santa di Bolsena per il miracolo effettuato, sperando che lo sguardo pietoso della Santa possa essere sempre rivolto verso l’umile gente di Gallipoli, che quotidianamente deve fronteggiare le piaghe e le pestilenze della società moderna.

a cura di Cosimo Spinola

SS. Crocifisso – Solennità 29 aprile 3 maggio

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SOLENNITÀ DEL SS. CROCIFISSO

I festeggiamenti dedicati al SS. Crocifisso si esplicano attraverso celebrazioni e solennità.

29 APRILE

– ore 16.30 Momento di preghiera presso l’Ospedale Civile Sacro Cuore di Gesù ed al termine benedizione dei reparti con la reliquia del Legno della Croce.

– ore 19.00 Santo Rosario, Celebrazione Eucaristica, preghiere alla Santa Croce.

30 APRILE III DOMENICA DI PASQUA Chiesa del Ss. Crocifisso del Monte o “te lu Feu”

– ore 11.00 e 18.00 Celebrazioni Eucaristiche con la partecipazione del nostro Sodalizio

1 MAGGIO Chiesa del Ss. Crocifisso

– ore 19.00 Santo Rosario, Celebrazione Eucaristica e professione dei nuovi confratelli.

2 MAGGIO

– ore 09.30 Santa Messa.

– ore 14.30 RITO DEI MIRACOLI

Esposizione Eucaristica – Adorazione.

Durante l’Adorazione Eucaristica saranno predisposti dei cesti per la raccolta di viveri da destinare alla Mensa della Carità.

– ore 18.00 Vespri solenni, Benedizione Eucaristica.

– ore 18.30 Processione per le vie del Centro Storico.

3 MAGGIO

– ore 19.30 Santa Messa

– ore 18.45 Santo Rosario, Canto dei Vespri.

– ore 19.30 Celebrazione Eucaristica di conclusione

 

La “Candalora”

la candalora_ foto leo barlettaIl due Febbraio la Chiesa Cattolica ricorda la memoria della festività liturgica della presentazione di Gesù al tempio, celebrata dalla Liturgia esattamente quaranta giorni dopo il Santo Natale.
Questa festività  ricorda l’usanza ebraica di presentare, ai sacerdoti del tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita, i figli maschi, mentre la madre, ritenuta impura a causa del parto, sempre in quell’occasione, tornava ad essere una donna purificata. Quindi anche la Santa Famiglia, rispettosa delle leggi e consuetudini ebraiche, si presentò al Tempio, ma in quell’occasione avvenne qualcosa di veramente straordinario: un vecchio anziano del tempio, di nome Simeone, uomo saggio e profondo conoscitore della Sacre Scritture, alla vista del neonato, riconobbe in lui il Messia, tanto atteso dal popolo d’Israele, lo definì “Luce Divina giunta per illuminare le genti” e prostratosi lo adorò. Questa memoria liturgica viene chiamata anche, nell’ambito della religiosità popolare, la festa della “candelora”, per via dell’usanza di benedire le candele durante la celebrazione eucaristica.
Le candele,infatti,simboleggiano la luce e richiamano proprio le parole di Simeone, che proclamò il piccolo Gesù il Messia, l’inviato dal Padre proprio per essere “luce che illumina le genti”, destinato a sconfiggere definitivamente le tenebre del peccato e della morte. Infine è doveroso ricordare che, sempre durante questa solennità, le famiglie gallipoline, almeno fino a qualche tempo fa,avevano la consuetudine, nell’intimo delle proprie case, di “Llavare lu Bambinieddru te lu Bbrasepiu“, rispettando così antiche tradizioni e precisi riferimenti liturgici.
Purtroppo oggi, quest’usanza,pian piano sta scomparendo, il consumismo prevale sui riti sacri,tanto è vero che finita la baldoria commerciale natalizia,immediatamente lucette, alberi di Natale e statuine dei presepi vengono riposte nei scaffali, in barba alla sacralità delle ricorrenze religiose tramandate dai nostri avi.
a cura di Cosimo Spinola
foto Leo Barletta

Triduo in onore di San Gabriele dell’Addolorata in Gallipoli

San Gabriele dell’Addolorata è uno dei santi più popolari del mondo. Il suo santuario ai piedi del Gran Sasso d’Italia (Teramo) ogni anno è ambita meta di pellegrinaggio per milioni di devoti. Metà umbro per via del padre avvocato Sante Possenti e metà marchigiano per le origini della mamma Agnese Frisciotti, ogni abruzzese lo ritiene talmente tutto suo che farebbe a pezzettini chiunque osasse avanzare dei dubbi.

Eventi: Feste Religiose, Feste Patronali, Funzioni ecc…

Spoglie-San-GabrieleTriduo in onore di San Gabriele dell’Addolorata in Gallipoli

Avrà inizio venerdì 24 febbraio 2017  il Triduo in preparazione alla festa di San Gabriele dell’Addolorata presso l’omonima parrocchia in Gallipoli.

Un triduo scandito dalla preghiera comunitaria, ogni giorno con il Santo Rosario alle ore 17.30 e a seguire la celebrazione della Santa Messa alle ore 18.00

Il triduo è un tempo di preghiera comunitaria rivolta al Signore per intercessione del Santo, un tempo in cui è necessario sostare, riflettere, affidare al Signore la propria vita con gli affanni e le gioie, le preoccupazioni e i sogni. Il cristiano- afferma il Parroco don Piero Nestola – è chiamato a vivere la festa di San Gabriele come un tempo di grazia che il Signore ci offre per riflettere, alla luce dell’esperienza del Santo del sorriso e dei giovani, sul proprio cammino, a mettersi alla sequela, a rivedere gli errori e i momenti di dubbio e incertezza.

E’ importante che la comunità viva a pieno questo tempo di preghiera  con un silenzio che edifica, con una prossimità che renda partecipi, con la capacità di trovare sempre grazia e pace nel Signore, proprio come San Gabriele che a Lui consacra la sua vita.

Tre proposte, una per ogni sera del triduo, per continuare a riflettere insieme, attraverso una riflessione del Parroco don Piero Nestola sull’Amoris Laetitia, Enciclica apostolica sull’amore nella famiglia prevista per venerdì 24 febbraio alle ore 19.00; una narrazione video-rappresentata della vita del Santo dei giovani e del Sorriso con :”I like San Gabriele” che si terrà sabato 25 febbraio 2017 alle ore 19.00; a conclusione del triduo è previsto per domenica 26 febbraio 2017 alle ore 19.00 il concerto  “Holysound” in onore di San Gabriele dell’Addolorata a cura dell’Orchestra di fiati Santa Cecilia di Gallipoli diretta dal Maestro A.Manzolelli.

Tre proposte significative- afferma il Parroco don Piero Nestola, per rendere omaggio al nostro Santo, patrono della comunità parrocchiale e del quartiere e per offrire ai fedeli strumenti di riflessione e di monito ad una “vita che sia una continua gioia” come amava affermare San Gabriele dell’Addolorata.

Buon Triduo a tutti.

Festa-di-San-Gabriele-dellAddolorata-Fessantaceciliaband_holysoundta di San Gabriele dell’Addolorata

E’ oramai prossima la Festa di San Gabriele dell’Addolorata e la comunità parrocchiale di San Gabriele dell’Addolorata in Gallipoli si prepara per onorare il suo Santo e per vivere insieme il triduo in onore del Santo, la processione e la festività in un clima di preghiera, di riflessione e di condivisione fraterna.

Fitto il calendario degli appuntamenti stilato dal Consiglio Pastorale parrocchiale sotto la guida del Parroco don Piero Nestola che ci ha tenuto fin da subito a sottolineare l’importanza di ricordare e onorare il Santo protettore quale intercessore presso il Signore. E’ necessario sempre più guardare alla profonda fede che univa San Gabriele alla Madonna e al Signore. Una fede semplice e vissuta nel quotidiano, nutrita e alimentata dalla preghiera e da un atteggiamento di prossimità verso i fratelli.

San Gabriele – continua don Piero – è il Santo dei giovani e del sorriso, e ha fatto del suo tragitto terreno una manifestazione coerente dell’Amore che si fa vita, che dona speranza.Dov’è il segreto della sua santità? Che cosa ha fatto di straordinario? Gabriele ha detto sempre sì a Dio, è il santo delle piccole cose, un santo che può essere modello a tutti, giovani e meno giovani, consacrati e laici, sposati e non sposati. E’ il santo dell’amore a Dio, alla Madonna, a ogni prossimo. E’ il santo dell’accettazione delle volontà di Dio. Accetta tutto da Dio e offre tutto a Dio. Non possiamo non metterci alla scuola di questo grande Santo e prepararci insieme con lui a vivere la sua festa portando al Signore la nostra vita e i nostri cuori talvolta stanchi e affaticati, tristi e sconfortati dalle umane fatiche e debolezze.

Voglio essere santo come S. Gabriele- conclude don Piero- io, ma anche tu, fratello, anche tu, sorella, anche tutti noi, giovani e meno giovani. Tutti possiamo essere santi come San Gabriele, il santo del cuore, il santo dell’amore, il santo delle piccole cose, se lo vogliamo realmente. Buon cammino con San Gabriele dell’Addolorata.

Parrocchia San Gabriele dell’Addolorata

via Berlinguer, 73014 Gallipoli (Le) tel. 0833/273840

www.parrocchiasangabrielegallipoli.it

Solennità della Visitazione della B. V. Maria – 31 maggio

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Santuario Santa Maria del Canneto

SOLENNITA’ DELLA VISITAZIONE

DELLA B. V. MARIA

Programma:

28-30 Maggio TRIDUO

ore 18:00 Santo Rosario – Vespri

ore 19:00 S. Messa

31 Maggio

FESTA DELLA VISITAZIONE

ore 11:30 S. Messa e Supplica alla Vergine Santa

ore 18:00 S. Rosario – Vespri

ore 19:00 S. Messa

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Santa Cecilia

Santa Cecilia è una martire cristiana. Il suo culto è molto popolare poiché è la patrona della musica, di strumentisti e cantanti. Viene ricordata il 22 novembre.

I Festeggiamenti in onore della Santa  sono curati ogni anno dall’ Associazione Cattolica San Luigi Gonzaga.

Il programma religioso prevede:

20/21 Novembre 2017

ore 18:00 – Recita del Rosario

ore 18:30 – Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa di San Luigi – Preghiere alla Santa

22 Novembre 2017

ore 9:00 – Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa di San Luigi

ore 17:30 – Recita del Rosario

0re 18:00 – Celebrazione del Vespro

ore 18:15 – Traslazione della Statua della Santa dalla Chiesa di San Luigi alla Cattedrale di Sant’Agata accompagnata dalla Pastorale Gallipolina a cura dell’ Associazione Musicale Santa Cecilia.

ore 18:30 – Celebrazione Eucaristica presso la Cattedrale di Sant’Agata.

Info

[wp-svg-icons icon=”earth” wrap=”i”] Chiesa di San Luigi – Via San Luigi, 7 Gallipoli (Le)

[wp-svg-icons icon=”facebook” wrap=”i”] Associazione Cattolica San Luigi Gonzaga

Santa Lucia

Sin dall’antichità si è diffusa in tutte le regioni una fervida devozione verso la giovane martire siracusana, attestata in numerose iscrizioni marmoree che testimoniano quanto già, sin dai primi secoli del cristianesimo, i primi cristiani tenessero in grande considerazione la testimonianza di Lucia e ne diffondessero il culto con grande fede. La tradizione cristiana, che da sempre si amalgama armoniosamente con la veridicità storica, narra di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata, pregarono  Sant’ Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata che le diceva: Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Nella visione S. Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Lucia, a causa delle dure leggi persecutorie ancora in vigore emanate dall’imperatore Diocleziano, dovette subire un processo durante il quale la giovane Santa non rinnegò mai la sua fede, dimostrandosi anzi pronta a sacrificare anche la sua giovane vita per testimoniare il Vangelo, unica fonte di Verità e di salvezza eterna. Sottoposta ad ogni genere di torture ne uscì sempre illesa fino a quando venne decapitata. Privo di ogni fondamento, ed assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l’episodio di Lucia che si strappa gli occhi. L’emblema iconografico degli occhi sulla coppa, o sul piatto, è da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a motivo del suo nome Lucia (da Lux, luce). Nella nostra Città Bella il culto verso la Santa  Siracusana è stato  da sempre curato dalla Confraternita di Santa  Maria del Monte Carmelo e della Misericordia che, con grande zelo e devozione,   ancora oggi  ne celebra la memoria liturgica. Nell’approssimarsi della sua festa infatti, che annualmente ricorre il 13 Dicembre, il Sodalizio celebra un triduo di preghiera in onore della Santa che si conclude il giorno della vigilia quando, dal piccolo oratorio dei calzolai, uscirà la processione con il simulacro della giovane Santa, accompagnato dal tradizionale suono della Pastorale gallipolina; il giorno della sua memoria liturgica, poi, vi è la solenne celebrazione eucaristica che si conclude con il canto responsoriale finale del “ Si Sana cupis”, dedicato alla nostra Santa. Infine è doveroso ricordare come Santa Lucia, ormai da più di mezzo secolo, sia venerata anche nella Parrocchia di San Lazzaro, situata nella zona nuova di Gallipoli; la devozione al culto, in questa realtà parrocchiale, fu introdotta e tenacemente realizzata dal Parroco Don Cesario Aiello e prontamente proseguita dal nuovo parroco Don Santo Tricarico, chiamato alla guida di questa comunità parrocchiale dopo la morte del suo predecessore.

a cura di Cosimo Spinola.

Questa festa come Santa Teresa Matre (il 15 di ottobre), San Martino (l’ 11 di novembre), Santa Cecilia (il 22 di novembre), Sant’Andrea (il 30 di novembre) e l’Immacolata (l’8 di dicembre).

Sono feste di casa che ci avvicinano al Natale: si suona la pasturale e si rispettano le usanze. A pranzo si mangia qualcosina, quelli più rispettosi delle usanze fanno digiuno, mentre la sera le famiglie si ritrovano sullo stesso tavolo. Si mangiano le rape, il baccalà con le patate, pesce e polipo fritto (purpu frittu). Ma quello che non deve mancare sono “le pittule”: si fanno in diversi modi: senza niente, alla pizzaiola o col pesce soprattutto seppia).

Ultima pastorale prima di natale, si mangiano “pittule, rape e baccalà”.

Immacolata

Il Pontefice Pio IX l’8 dicembre 1854 con la Bolla Pontificia “Ineffabilis Deus” proclamava il dogma dell’Immacolata Concezione, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, privilegio concesso dalla potenza divina a Maria, non per i suoi meriti, ma per i meriti di Gesù Cristo che doveva essere partorito da quel grembo benedetto da Dio. Tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, in quanto sono due questioni teologiche ben distinte, nonostante ci siano delle apparenti similitudini. Tale dogma, non espresso esplicitamente nella Sacra Scrittura, fu confermato dalla stessa Santa Vergine nel 1858 durante le sue apparizioni a Lourdes; qui la nostra Madre Celeste, durante le apparizioni alla giovane Bernardette, contadina quattordicenne del luogo, affermò esplicitamente di essere “L’Immacolata Concezione”, dando così conferma decisiva al dogma che il Sommo Pontefice aveva solennemente dichiarato. Intensa è stata sempre la fede e la devozione, da parte dei credenti, verso Maria Immacolata e in Gallipoli questo dogma mariano è stato sempre particolarmente venerato. Nella città ionica, infatti, da sempre la Confraternita dell’Immacolata  cura e diffonde il culto verso la Vergine Immacolata, con una novena di preparazione alla memoria liturgica, che si conclude il giorno della vigilia della festività, quando ha luogo la processione con il simulacro di Maria Immacolata per le vie del centro storico dove, durante il pellegrinaggio, le preghiere dei fedeli si intervallano con la dolce nenia della pastorale gallipolina, eseguita da alcuni musicanti; il giorno della festa liturgica, poi, che ricade l’8 Dicembre, vi è la solenne celebrazione liturgica conclusiva, che vede la partecipazione di numerosi fedeli. Come per altre ricorrenze liturgiche, anche per la festività di Maria Immacolata il popolo gallipolino è solito ricordare tale ricorrenza anche a tavola: infatti il giorno della vigilia, dopo il digiuno della mattinata, si è soliti a pranzo degustare una “puccia”, condita rigorosamente con tonno, alici e capperi, rispettando e perpetuando così antiche consuetudini marinare, mentre a cena viene generalmente riproposto il classico menù natalizio gallipolino, fatto di calde e croccanti “pittule”, rape stufate e un ottimo baccalà, preparato nei modi più svariati.

a cura di Cosimo Spinola.

Questa festa come Santa Teresa Matre (il 15 di ottobre), San Martino (l’11 di novembre), Santa Cecilia (il 22 di novembre), Sant’Andrea (il 30 di novembre) e Santa Lucia (il 13 di dicembre); sono feste di casa che ci avvicinano al Natale.