Enrico Tricarico

TricaricoEnrico Tricarico (Gallipoli, 1981) compie gli studi musicali presso il Conservatorio di Bari, studiando pianoforte con Pierluigi Camicia e composizione con Biagio Putignano. Si prefeziona con illustri maestri presso l’Accademia UrtiCanti di Bari e La Biennale di Venezia.
Le sue composizioni vengono eseguite da autorevoli interpreti in vari festival e teatri ed è stata rappresentata una sua revisione e trascrizione dell’opera buffa “Il matrimonio inaspettato” di Giovanni Paisiello. Alla sua musica sono stati dedicati convegni e concerti monografici.
Ha tenuto recital a Roma (Consolato austriaco), Bari (Feltrinelli media store), Parigi (Ecole normale), Praga (Sala Martinu), Bruxelles (Ecole des art) ed ha diretto sue composizioni per ensemble e per orchestra. Oltre all’interesse per la musica classica, sacra e contemporanea è attivo come autore, arrangiatore e pianista di musica per lo spettacolo e musica alternativa con l’Ensemble “Terra del Sole” e “ArTango Quartett”. Sue composizioni sono pubblicate da Eurarte, Glissato Edizioni e incise su vari CD. E’ insignito del premio Terra del sole award 2011.
E’ organista della Basilica Concattedrale Sant’Agata di Gallipoli dal 2000 ed è docente presso il liceo musicale – coreutico “Enrico Giannelli” di Parabita (Le).

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* Sketch (per clarinetto; 4 min.)
* Quadrivium (per quartetto d’archi; 8 min.)
* I colori del silenzio (per pianoforte: Genesi, Orizzonte, Bicinium, Corale, Fuga, Preghiera, Epilogo; tot. 40 min.)
* Mediterranean folk songs (per ensemble di sette strumenti e voce femminile: Prologo, Abenamar, Ayyu-ha s-saqui, La rosa en florese, Lu rusciu te lu mare, Nani nani, Pigna, Thalassaky, Una matika de ruda, Voces, Yagawhar algalala; tot. 50 min.)
* Scena muta (per sintetizzatori; 4 min.)
* Piccolina (antologia di 15 piccoli pezzi per pianoforte: Antico monastero, Ballo in maschera, Bianco e nero, Boogie woogie, Capriccio, Carillon, Clementino, Folk dance, Occhi a mandorla, Orango tango, Piccole variazioni su un tema popolare, Piccolina, Piccolo Bach, Profumo d’arabia, Pulcinella; tot. 25 min.)
* Masque (per violino e pianoforte; 8 min.)
* Stabat Mater (per soprano, coro e orchestra; 30 min.)
* Salve Regina (per coro a cappella a 4 voci miste; 7 min.)
* Ex-temporaneo (per flauto e clarinetto; 7 min.)
* De Angelis (per flauto e pianoforte; 5 min.)
* Il matrimonio inaspettato (Opera buffa di Giovanni Paisiello. Revisione e trascrizione dell’Opera; 3 h.)
* Musiche per il film Vacanze a Gallipoli: (organico variabile) Malincomico; Souvenir di Luna; E’ Morto Felice; Geisha.
* Inno per il mare (organico variabile; 4 min.)
* Repertorio Tango: (organico variabile) 1 Artango; 2 Milonga rea; 3 Orango tango; 4 S-tangata.
* Repertorio Symphonic band: 1 Allegro da concerto; 2 Tormento di Passione; 3 Ecce Homo.
* Repertorio Liturgico: 1 Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei); 2 Salmo n°63 Il desiderio di Dio; 3 Salmo n°79 Visita, o Signore, la tua vigna.
* Trascrizioni: (organico variabile) Medley Tango Tradizionale; Medley Astor Piazzolla; Medley George Gershwin; Medley Scott Joplin; Il volo del calabrone di Nicolay Rimskj Korsakov; Czardas di Vittorio Monti; Tarantella di Gioacchino Rossini; Mattinata di Ruggero Leoncavallo; Meditazione dal Thais di Jules Massenet.
* Vario: Cadenze del concerto per flauto op.29 di Carl Stamitz; Tarantella per pianoforte a 4 mani; Blues per sax e pianoforte; Cantilena (canzone, organico variabile).

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in allestimento

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387064 3868865413058 177817488 nInni, responsori, salmi, canti e antifone della tradizione musicale religiosa gallipolina sono racchiusi in un percorso musicale che abbraccia l’intero anno liturgico nel CD “Musiche tradizionali nelle Chiese di Gallipoli”, contenente un libretto con i testi completi dei canti e annotazioni storico/musicali.
Lo scopo di questa opera è custodire e divulgare i canti sacri tradizionali che tuttora arricchiscono le liturgie celebrate nelle chiese della città di Gallipoli.
I quindici organi storici conservati nelle chiese del borgo antico di Gallipoli testimoniano la straordinaria attività musicale della stagione barocca presso gli istituti religiosi e le confraternite della cittadina.
Gallipoli, sede della Fidelissima Universitas, ha dato i natali ai celebri maestri d’organo Eligio, Simone, Pietro e Tommaso Chircher e ad insigni musicisti che hanno fatto di Gallipoli un osservatorio privilegiato dell’arte musicale in Terra d’Otranto sin dal XVI secolo: Francesco Andronico, Nicola Brancaccio, Giuseppe Chiriatti, Giovanni Monticchio, Francesco Luigi Bianco, Vincenzo Alemanno e soprattutto Antonio, Francesco e Bonaventura Tricarico; questi ultimi furono rispettivamente fratello, figlio e nipote del famoso Giuseppe Tricarico, autorevole esponente della scuola napoletana nella seconda metà del XVIII secolo e maestro di cappella a Roma, a Ferrara e dell’Imperatrice Eleonora Gonzaga a Vienna.

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Musicisti e organi storici di Gallipoli

Chiesa del Rosario- Organo Chircher 1720Conferma di uno straordinario incremento dell’attività musicale sacra che si era avuta a Gallipoli, nel pieno della stagione barocca e quando ormai erano stati fondati tutti i maggiori monasteri e le principali confraternite della città, sono quindici organi storici e un gran numero di importanti musicisti. Purtroppo, oggi, eccetto l’organo appena restaurato della basilica concattedrale Sant’Agata (Morettini 1890), gli organi storici di Gallipoli sono tutti muti. L’augurio è che in un futuro quanto mai prossimo, lo splendore di tale testimonianza storico – culturale non si offra solo agli occhi del visitatore, ma anche alle orecchie, attraverso il restauro e la fruizione di tutti gli organi.

Chiesa San Francesco d’Assisi

Secondo il memorialista Bartolomeo Ravenna, a partire dal 1597, i Padri riformati occuparono il monastero (già sede dei conventuali e degli osservanti) e l’annesso tempio, fornendoli di nuovi arredi sacri, organo compreso. Numerose fonti indirette testimoniano fin da questo periodo una tradizione musicale che si manifestava in massima pompa nelle feste della Porziuncola, di Sant’Antonio da Padova e dell’Immacolata Concezione che rientra nella tipica devozione francescana. Alla fine del XVII secolo, a seguito dei tradizionali festeggiamenti per l’Immacolata, un barile di polvere sopravanzato agli spari di rito prese fuoco arrecando danni all’interno della chiesa, dove andò distrutto anche l’antico organo, posto nel coro inferiore della chiesa francescana. Da qui i Padri maturarono l’idea di dotare il tempio di un nuovo organo, la cui costruzione venne affidata agli inizi del XVIII secolo ai maestri organari gallipolini Simone e Pietro Chircher. L’organo collocato nel 1726 in cornu epistulae della chiesa di San Francesco d’Assisi, al di sopra della grotta del presepe, risulta “il più grande ed armonioso di quanti ve ne sono in questa città” per dirla con le ammirate parole del Ravenna. Tra i Padri francescani si ricordano esperti musicisti come fra’ Giovanni Maria, primo organista in servizio dal 1769 al 1800. A partire dal 1862, cioè da quando vi fu la soppressione dell’ordine francescano in Gallipoli, quest’organo ha subìto rifacimenti ed ampliamenti di cui non è dato sapere ad opera di chi, tanto che la suggestiva immagine è oggi come dimezzata se non proprio svuotata del valore storico. Queste mutazioni riguardano l’impostazione tecnica e fonica dello strumento. Le ultime testimonianze concertistiche risalgono agli anni 1888-1894 quando vi si eseguiva a piena orchestra la “frottola dell’Addolorata”.


Chiesa del Rosario

La chiesa del Rosario conserva ben due organi. Il primo – e il più antico – è situato lungo la navata in cornu epistulae ed è costruito dal gallipolino Eligio Chircher forse col figlio Simone nel 1720 (Simone firma il suo primo organo a Giuliano del Capo nella chiesa di San Giovanni Crisostomo nel 1721). Si ricorda che i Chircher avevano bottega proprio a fianco del convento dei domenicani dal 1687 al 1742, e fino al 1712 anche abitazione, data in cui si trasferirono a Cursi dove aprirono un’altra bottega. Dalla solennità tardo barocca dell’organo Chircher si passa alla grazia un po’ salottiera dell’altro strumento, acquisito non prima del 1836 e costruito dal tarantino Giuseppe Corrado, che, noteremo, sarà molto attivo in Gallipoli alla metà dell’ottocento in qualità di restauratore e costruttore d’organi di graziosi positivi (organi) dall’impostazione fonica, tecnica ed architettonica strettamente tradizionali, rifacendosi a modelli napoletani del primo ottocento. Particolarmente vistosa di quest’organo è la componente decorativa, con festoni floreali in accesa policromia lungo la trabeazione e le fiancate.

 Chiesa degli Angeli

Quest’organo fu acquistato di seconda mano nel 1810. Sulla canna maggiore figurano incise le lettere “G C“ esattamente come al positivo ottocentesco della chiesa del Rosario. Da qui l’errata attribuzione dell’organo a Giovanni Chircher. In realtà lo strumento è costruito da Giuseppe Corrado, e conferma di ciò è data dallo stile decorativo, a mo di firma, delle fascette del prospetto frontale della cassa, che non sono rettangolari, ma hanno i lati verticali che si stringono gradualmente verso il basso (stessa caratteristica ritorna negli organi della Purità, di San Francesco di Paola, del Crocifisso e del positivo ottocentesco del Rosario, tutti del Corrado). L’attività musicale della chiesa degli Angeli è stata nel tempo molto fiorente e vale ricordare alcuni maestri di cappella ed organisti attivi in questa chiesa: dal 1729 Leonardo Tricarico (figlio del celebre Giuseppe Tricarico); 1865-1874 Vincenzo Alemanno (prolifico e interessante organista, direttore di coro e compositore gallipolino); 1874-1880 Giuseppe De Vittorio; 1880-1898 Alfredo Consiglio; 1885 Giovanni Monticchio, tutti musicisti regolarmente stipendiati come risulta dal libro dei conti.

Chiesa del SS. Crocifisso

Verso la metà del XVIII secolo si assiste ad una forma dei riti religiosi di più facile e immediata fruizione, grazie anche alla sensibilità musicale che dalla capitale del regno, Napoli, arrivava con immediato riscontro alle province più recettive. Per la cittadina jonica, quindi, si profila una stagione musicale decisamente orientata da maestri e maestranze partenopee, forse anche per influenza di mon. Ignazio Savastano, vescovo della diocesi di Gallipoli di origini napoletane. In questo figura chiave è stato il musicista Nicola Brancaccio, formatosi presso il conservatorio S. Onofrio di Napoli, che a partire dal 1769 ha operato nell’oratorio del SS. Crocifisso scrivendo oratori e messe purtroppo andati perduti (del Brancaccio rimangono solo delle mirabili cantate profane). Nel 1797 la confraternita decise di dotare la chiesa di un organo, ma non è chiaro l’intervento di Giuseppe Corrado nel 1847 se ne costruisce uno nuovo oppure ne rifà un altro su materiali del vecchio organo. Lo strumento fu messo in cornu evengeli (nella cantoria in pietra a sinistra dell’altare) e da contraltare a questo si mise nella cantoria opposta un falso gemello che fa mostra di sé (oggi conservato all’interno dell’oratorio) dipinto allo stesso modo dell’altro. Nel 1894 l’organo fu tolto dal cornu evengeli e messo in una nuova cantoria sopra la porta d’ingresso. Venne anche modifica la cassa dell’organo, coprendola di vernice marrone e aggiungendo dei parimenti goticizzati per conformarla allo stile neogotico degli stalli montati circa un secolo prima, dopo che un incendio bruciò i vecchi stalli.

Chiesa San Francesco di Paola

Nel 1809, dopo circa due secoli di vita illustre, venne soppresso il piccolo monastero dei Padri Paolotti e l’annesso tempio intitolato a San Francesco di Paola fu richiesto come sede dalla congrega di S. Maria della neve o del Cassopo. Risulta che nel 1820 i confratelli del Cassopo hanno deciso di disfarsi di un vecchio organo collocato dai “Reverendissimi Padri” sopra la porta maggiore nel 1765. Quest’organo settecentesco è stato donato alla chiesa di S. Maria del Canneto quale riconoscimento dell’ospitalità prestata dal santuario mariano ai paolotti prima che questi potessero erigere un proprio monastero sulle mura della città. Nella chiesa di S. Maria del Canneto esiste tuttora questo piccolo positivo che reca sulla trabeazione uno stemma col motto “Charitas”. Alla metà del XIX secolo venne acquistato un piccolo positivo napoletano tardo settecentesco, e fu commissionato all’organaro Giuseppe Corrado di apportare un complesso lavoro di restauro e ampliamento dell’organo. La vita musicale della confraternita era tenuta in vita dai “fratelli organisti” Alceste Citta, uno dei compositori più apprezzati di Gallipoli nella prima metà del XIX secolo, e Vincenzo Consiglio.

Chiesa del Carmine

Bartolomeo Ravenna, confratello illustre di questa confraternita, ricorda: “…la Chiesa di S. Maria del Carmine, antichissima, si nomina pure della Misericordia poiché sopra questa Chiesa vi è un Oratorio nel quale si riunisce la detta fratellanza, distinguendosi la Chiesa di sopra col titolo del Carmine e l’inferiore col nome della Misericordia, ancorchè si reggono in sol corpo. Tuttavia le due Chiese o siano Oratorii, uno inferiore e l’altro superiore di sopra accennati, avendo fatto delle molte lesioni, ha dovuto la fratellanza demolire dai fondamenti l’intera fabbrica in quest’anno 1836”. Fino al 1788 nessuna delle due chiese aveva un organo, fino a quando, cioè, il priore del Carmine Carlo Montuori donò alla confraternita un piccolo positivo. Questo veniva trasportato, a seconda delle necessità, dalla chiesa inferiore a quella superiore e viceversa, rendendo quindi necessari numerosi interventi di restauro e manutenzione. Nel 1803 si decise l’acquisto di un altro organo del napoletano Francesco Cimino costruito l’anno precedente. Nel 1836, in seguito alla demolizione del doppio Oratorio del Carmine ed alla ricostruzione di un solo edificio sacro a confraternite unificate, il vecchio organo donato dal generoso priore Montuori fu venduto, perché richiesto, alla Deputazione della B.V. della Coltura di Parabita il 17 maggio 1837 per “docati 55”. Il nuovo organo del Cimino viene posizionato agli inizi del ‘900, dove tuttora risiede, su una cantoria in legno di abete sostenuta da due colonne sopra la porta d’ingresso della chiesa. L’attività musicale in questa chiesa era fiorentissima già per tutto il XVIII secolo per via dell’esecuzione delle frottole sacre in onore anche per la Vergine Assunta, il Venerdì Santo, il Corpus Domini e per Sant’Agata. Fino al 1778 (quando Montuori donò l’organo alla confraternita) questi oratori venivano eseguiti da violini, violoni, viole ed anche chitarre, raggiungendo il massimo splendore con Giuseppe Chiriatti, considerato il compositore gallipolino più importante della seconda metà del XVIII secolo. Il Chiriatti fu organista e violinista formatosi presso il conservatorio S. Onofrio di Napoli, il quale, dal 1773, ricoprì anche la carica di depositario della confraternita del Carmine. La frottola dell’Addolorata raggiunge, invece, il suo massimo splendore con Francesco Luigi Bianco che ha composto le seguenti frottole per soli, coro e orchestra: Ahi sventura (1886), L’han confitto (1893), Una turba di gente (1899) e uno Stabat Mater andato perduto. Da segnalare anche una frottola di Vincenzo Alemanno del 1883 (perduta anch’essa) il quale diresse una frottola di Bianco nel 1888. La vivida teatralità di queste musiche non manca di incorrere nella censura vescovile che osteggiava l’invadenza del fatto musicale nelle tradizioni liturgiche e paraliturgiche, tanto che il Vescovo mons. Carfagnini volle modificare l’ordine secolare della festa dell’Addolorata e sopprimere addirittura la frottola, di cantare lo Stabat con l’organo e, in ogni caso, abolire il canto delle verginelle, ossia le voci femminili. Per questo motivo Giovanni Monticchio scrisse uno Stabat Mater per due tenori, baritono, coro di voci maschili e piccola orchestra, eseguito per la prima volta nel 1882 sotto la direzione di Ercole Panico, direttore della banda municipale di Gallipoli. Prevalsero infine le ragioni del culto popolare e venne ripresa la tradizione esecutiva con voci, fiati, archi e organo.

Organisti e maestri di cappella della confraternita sono stati: 1753-1790 Nicola Caputi e Giuseppe Chiriatti; 1800 ca. Ferdinado Consiglio; 1810 ca. Bonaventura Allegretti; 1830 ca. Gaetano Stefanelli; 1850 ca. Vincenzo Rizzo; 1853-1883 Vincenzo Alemanno; 1883-1899 Francesco Luigi Bianco (confratello effettivo).

Chiesa dell’Immacolata

Organo del 1759-60 di Carlo Mancini di Napoli. Dopo un secolo di attività l’organo subisce nel 1870 il primo restauro per mano del leccese Luigi Bruno. Nel 1876, invece, subisce un’altro intervento ad opera del magliese Luigi Palma con l’assistenza del “professore Giovanni Monticchio”. In quest’occasione risale l’ampliamento della tastiera, la sostituzione delle canne di mostra e della manticeria. Tra gli organisti attivi nella confraternita ricordiamo: 1762 Giuseppe Chiriatti; 1769-1800 ca. fra’ Giovanni Maria (primo organista); 1865 Vincenzo Consiglio; 1872 Vincenzo Rizzo; 1878 Giovanni Monticchio (successivamente organista della cattedrale); 1883-1892 Giuseppe De Vittorio; 1892 Alfredo Consiglio; 1893-1907 Francesco Romeo.

Chiesa di San Giuseppe

Mons. Serafino Branconi, nella sua visita pastorale nel 1748, si ferma a notare un organo in cornu epistulae dell’altare maggiore, altro non è dato sapere di questo antico organo. Al posto del vecchio positivo se ne collocò uno nuovo costruito da Carlo Mancini di Napoli nel 1779 dove rimase fino al 1905, quando fu trasferito in cantoria di fronte l’altare maggiore, dove tuttora è collocato.

Chiesa di Santa Teresa

È l’organo di miglior fattura fra gli tutti gli organi di Gallipoli. Non è dato sapere l’autore di questo strumento della metà del XVIII ben custodito nel monastero delle teresiane, ma per evidenti analogie con l’organo della chiesa matrice di Maglie e di S. Giovanni Battista di Oria, si può dedurre sia di Carlo Sanarica di Grottaglie.

Chiesa delle Anime

La congrega dei Nobili si costituì nel 1660 ma non ebbe la disponibilità di un proprio oratorio, per cui le funzioni sacre venivano celebrate nella chiesa di Sant’Angelo. Nonostante ciò il primo priore dottor Andrea Pirelli, accolse l’invito di D. Stefano Roccio, già primo organista di S. Agata e maestro di cappella del vescovo, ad acquistare un piccolo organo, pagato poi 25 ducati. D. Stefano Roccio (coadiuvato da D. Pietro Sprovieri, futuro organista del duomo) fu assunto come maestro di cappella delle Anime e fu assegnato uno stipendio annuo per il tiramantici. Quest’organo veniva trasportato in lungo e largo presso le altre chiese gallipoline, esponendolo, quindi, al facile deterioramento. Quando nel 1680 la confraternita ebbe una nuova sede oratoriale fu acquistato un nuovo organo. Di questo positivo si sa solo che le “porte dell’organo” furono ornate con le effigi di S. Cecilia e di re Davide, protettori dei musicisti. Subito dopo l’apertura del nuovo oratorio si avvia una splendida stagione musicale coi maestri di cappella Antonio Tricarico, poi Francesco Tricarico e successivamente ancora D. Bonaventura Tricarico (fratello, figlio e nipote del celebre Giuseppe Tricarico, musicista alla corte dell’Imperatrice Eleonora Gonzaga a Vienna). Nel 1794 il positivo seicentesco ormai fatiscente venne sostituito da un organo di Lazzaro Giovannelli di Monteroni. Quest’organo, in parte perché fradicio e in parte perché mal costruito, venne ricostruito e riveduto da Giuseppe Corrado nel 1850. Nel 1875 un fulmine era penetrato in chiesa arrecando seri danni a quest’organo, per cui un’ulteriore ricostruzione fu apportata da Luigi Palma di Maglie l’anno successivo. Quest’organo, tuttora esistente in cantoria sopra la porta d’ingresso, è quindi il frutto di revisioni e assemblaggi fatti da tre organari.

Organisti e maestri di cappella della confraternita delle Anime: 1660-1680: D. Stefano Roccio; 1681-1700 ca.: Antonio Tricarico (coadiuvato da D. Pietro Sprovieri); 1703-1719: Francesco Tricarico; 1711-1733 D. Bonaventura Tricarico (precedentemente organista e tesoriere della cattedrale; 1730-1750 D. Gaetano D’Acugna; 1770-1812: Giuseppe Chiriatti; 1830 ca.: Gennaro Dolce; 1850 ca.: Bonventura Allegretti; 1854-1911 ca.: Vincenzo Alemanno.

Illustri musicisti fratelli effettivi del sodalizio: Giuseppe Tricarico, Antonio Tricarico e Giuseppe Chiriatti.

Chiesa della Purità

Piccolo organo del tarantino Giuseppe Corrado del 1849. Di Giuseppe Corrado, forse discendente di Michele Corrado autore dell’organo del duomo di Taranto, si sa per certo che costruiva gli organi nella sua bottega di Taranto e li trasportava a Gallipoli via mare.

Chiesa del Canneto

Questa chiesa ha avuto complesse vicissitudini affinchè potesse godere del favore vescovile fino a quando mons. Oronzo Filomarini intervenne numerose volte a favore dell’antico culto mariano. Dell’antica attività musicale si sa solo che il priore del Canneto Oronzo Rasciale, alla fine del XVII secolo, commissionò a Bonaventura Tricarico di comporre un dramma musicale dal titolo Adelaide da rappresentare il giorno seguente la festa della Vergine del Canneto a coronamento della fiera omonima (come si evince dal libretto dell’opera, conservato presso la Biblioteca Provinciale di Lecce). Il piccolo organo (di probabile fattura napoletana poiché presenta analogie morfologiche e strutturali con il positivo del Carmine) fu donato nel 1820 dalla congrega del Cassopo (vedi riferimento alla chiesa di San Francesco di Paola) e posto in “cornu evangelii Altaris Majoris”. Quello della confraternita del Cassopo non era solo un gesto simbolico inteso a promuovere formalmente gli antichi legami intercorrenti tra il tempio mariano e l’ordine dei Padri Paolotti, ma è un gesto fatto anche in virtù di ripristinare, se non addirittura sollecitare, un’attività devozionale in musica che il Canneto non poteva contare se non su scarsi introiti ordinari. L’unico musicista di cui è attestata l’attività musicale è Vincenzo Alemanno sul finire del XIX secolo. Di lui si può dire che certamente è stato l’ultimo attento custode e valorizzatore del patrimonio organaro gallipolino, infatti, dopo la sua uscita di scena dalla vita musicale gallipolina, gli organi sono stati abbandonati al loro degrado.

testo a cura di Enrico Tricarico

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Riferimenti bibliografici e ricerca:

Luisa Cosi, Giardini stellati e cieli fioriti. Conte Editore.
 
Bartolomeo Ravenna, Memorie istoriche.
 
Paolo Tollari, organaro.
 
Materiale d’archivio delle Confraternite di Maria Santissima del Monte Carmelo e della Misericordia, di Santa Maria degli Angeli, del Rosario, del Santissimo Crocifisso e delle Anime.


Giuseppe Tricarico da Gallipoli, compositore del XVII secolo

Per quasi tre secoli è stato dimenticato nonostante la sua mole di opere, la sua qualità artistica e l’importanza dei ruoli assunti.
Solo il Fiorimo, l’Eitner, l’Abbiati e il canonico de Silvestris lo hanno citato nelle loro raccolte ed enciclopedie del XVII e XVIII secolo.
Giuseppe Tricarico nacque a Gallipoli da una famiglia tra le più ricche e nobili della città da Francesco Tricarico e Petronilla Venneri il 25 giugno del 1623. Non ci è giunta nessuna notizia della sua infanzia. Probabilmente imparò a cantare nel Duomo di Gallipoli guidato da qualche prete organista.
Il suo stile e certi atteggiamenti fonici sono chiaramente nello stile della scuola napoletana facendo ritenere che abbia studiato in uno dei conservatori della città partenopea anche se non ci sono prove certe. Dopo gli studi comincia a viaggiare: nel 1649 era già membro dell’Accademia di Roma come risulta dal frontespizio dei suoi “Concentus Ecclesiastici” editi a Roma in quell’anno da Ludovico Grignano e dedicati a D.Carlo del Greco Duca di Montenero: “Concentus ecclesiastici duarum, trium et quatuor vocum. Auctore Josepho Tricarico a civitate Gallipolis Romae in Academiis experto”. L’allontanarsi dall’ambiente napoletano e il venire a contatto direttamente col mondo musicale romano e, tramite questo, con quello veneziano, lo spinge presto a cimentarsi contemporaneamente nella nuova forma del melodramma che la scuola napoletana prima del 1651 ancora non conosceva. Visse a Roma tra il 1640 e i primi anni cinquanta dove produsse molta musica sacra (quasi tutta scomparsa).

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Nel 1654 divenne Maestro di cappella nell’Accedemia dello Spirito Santo di Ferrara come risulta dal libretto della sua prima opera lirica, L’Endimione, ma dopo due anni si trasferì a Vienna come maestro di cappella dell’imperatrice Eleonora e fu uno dei primi a portare la musica italiana ed a influire con questa sul gusto e sulla cultura di quel paese. Sembra che egli si fosse rifugiato in Austria scappando da Ferrara, col fratello Antonio, un cantante che chiese a sua volta di far parte dell’orchestra imperiale nel 1656, ma entrò in organico solo più tardi. Entrambi i fratelli Tricarico servirono la corte di Vienna fino al 1663, quando il posto di Giuseppe fu preso dal compositore veneto Pietro Andrea Ziani. Non sono chiari i motivi di questa sostituzione, ma sembra che Tricarico avesse scelto di tornare nella natia Gallipoli, dove infatti lo troviamo come maestro di musica per tutto il resto della sua vita, caso unico nella lunga schiera di musicisti pugliesi emigrati che non fecero più ritorno nella loro terra. Una dedica di cinque cantate conservate nella Biblioteca Nazionale di Torino così cita: “Augusta Maestà la magnanima grandezza di V.a M.tà che per lo spatio di anni cinque ha benignamente gradito la mia debole servitù in questa sua Imperial Cappella mi ha inanimato a consacrare al Suo Glorioso nome queste mie povere fatiche non con altra ambitione che di rendere visibile alla Maestà Vostra la mia immutabile risolutione di voler unicamente vivere Di Vostra Maestà. Humilissimo e fedelissimo servo Giuseppe Tricarico”.
Con gli onori della corte viennese arriva anche il denaro che viene trasmesso a Gallipoli al fratello maggiore, il Rev. don Giovanni Angelo, tesoriere della Cattedrale. Questi lo impiega in migliorie alla casa e ai beni paterni ereditati nel feudo di Rodogallo e poi compra numerosi stabili, fabbriche, terreni, masserie, uliveti, vigneti e giardini come risulta dall’archivio di Stato di Lecce, Notar Sgura anni: 1651, 1656, 1659, 1660, 1662. Giuseppe, Antonio e don Giovanni Angelo avevano due sorelle: Lucrezia, monaca “vizzoca” e Antonia, sposata nel 1658 con Giuseppe Capano. Nel 1665, finito il turbinio dei loro viaggi, i due fratelli Giuseppe e Antonio contraggono matrimonio. Giuseppe sposa Anna Maria Morrea e Antonio, Barbara Stradiotti.
Dal 1669 al 1680 il nome di Giuseppe Tricarico non compare più in nessun documento ancora esistente, questo silenzio fa supporre che egli si sia ancora assentato da Gallipoli. La notizia della sua opera “Edmiro creduto Uranio” su libretto del poeta Partenio Russo eseguita al teatro S. Bartolomeo di Napoli nel 1670, avvalora questa tesi poiché l’autore dovette essere presente e sedere, per le prime tre sere, al cembalo così come voleva l’uso del tempo. Nel 1680 lo ritroviamo a Gallipoli amministratore del figlio Clerico Francesco. Il 14 novembre 1697 a settantacinque anni Giuseppe Tricarico muore lasciando sei figli, tre maschi e tre femmine. Nel libro dei morti che si conserva nel Duomo di Gallipoli così si legge:  “Nell’anno del Signore Milleseicentonovantasette a dì quattordici di novembre Giuseppe Tricarico di Gallipoli di anni settanta cinque in circa rendè l’anima a Dio… fu sepolto nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi… “. Dopo la morte i suoi figli e quelli di Antonio, continueranno, nel nome dei rispettivi padri, la tradizione musicale in Gallipoli aprendo due scuole musicali che, a somiglianza dei conservatori napoletani, saranno centri musicali in quel Salento che vanta tra i suoi figli migliori musicisti della statura di Nicola Zaccaria, Francesco Antonio Baseo, Nicola Fago, Giovanni Paisiello, Leonardo Leo e numerosi altri.
Le composizioni di Giuseppe Tricarico giunte fino a noi (coprono il periodo che va dal 1649 al 1670) sono sufficienti a dirci quale statura artistica e culturale abbia questo maestro salentino oggi ignorato. Di lui esistono diciassette “Cantate a voce sola” a Torino; numerose “Arie”, “Cantate” ed un “Duetto” a Napoli; musica liturgica a Napoli, a Bologna ed a Vienna; una “Sacra rappresentazione” a Napoli ed una a Vienna, tutte manoscritte; oltre “Madrigali” e altra musica liturgica a stampa. Tra i manoscritti, i soli che sembrano autografi sono quello delle “Cantate” di Torino e quello della “Sacra rappresentazione” di Vienna; gli altri sono evidenti copie dell’epoca o di periodo posteriore, come una copia limitata ad alcune parti della “Sacra rappresentazione” di Vienna fatta da Simon Molitor all’inizio del Secolo XIX.
Il Tricarico è uno dei pionieri della Cantata intesa come composizione da camera ad una voce con l’alternarsi di recitativi e di arie di vario andamento. La parola “Cantata” (che significò pezzo da cantare, come “Sonata” pezzo da suonare), appare per la prima volta in Italia nel 1600 ed insieme a lui i primi a trattare questa forma e a svilupparla sono Jacopo Peri, Giulio Caccini, Giacomo Carissimi, Luigi Rossi e Francesco Provenzale con il quale si riscontrano eccezionali similitudini stilistiche. Una nuova pratica del “Basso continuo”, una concezione della forma più libera e fantasiosa, l’uso frequente del “Ritornello”, l’uso di intervalli dissonanti e tritoni in passaggi armonici al basso ed inoltre, in alcuni madrigali, un allontanamento dall’eterno diatonismo mediante le progressioni cromatiche anticipano di almeno cinquant’anni la prassi della scuola napoletana che conoscerà successivamente con Scarlatti, Leonardo Leo e Giovanni Battista Pergolesi.
La celebrità raggiunta presso la Corte Imperiale è ben meritata e Giuseppe Tricarico è da collocare tra i buoni esponenti della scuola musicale napoletana: la sua voce è possente, la sua tecnica è buona, non poche pagine sono veramente toccanti, ma non è il primo come un Gesualdo, uno Zarlino, un Palestrina, ne l’ultimo come un Leo, un Paisiello, un Cimarosa che chiudono genialmente quel periodo storico.
Quello che a noi conta, ed è di particolare interesse per Gallipoli ed il Salento, è che un figlio di questa terra, un secolo prima di Leonardo Leo, ha portato con successo la sua musica nel mondo e con le proprie forze ha creato – cosa finora insospettata – una buona scuola musicale, meno fortunata, è vero, delle contemporanee scuole dei conservatori napoletani, ma che pur merita il suo posto nella storia della cultura.
I manoscritti di Giuseppe Tricarico sono conservati presso la Biblioteca Nazionale di Torino, Biblioteca del Conservatorio di Musica S.Pietro a Majella di Napoli, Biblioteca Comunale “G.B.Martini” annessa al conservatorio di musica di Bologna, Osterreichisch Nationalbibliothek ~ Vienna, Biblioteca governativa dei Gerolomini di Napoli.

testo a cura di Enrico Tricarico
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Riferimenti Bibliografici:
H. Knaus: Die Musiker im Archivbestand des kaiserlichen Obersthofmeisteramtes (1637-1705), (Vienna, 1967)
H. Seifert: “Die Musiker der beiden Kaiserinnen Eleonora Gonzaga”, Festschrift Othmar Wessely, ed. M. Angerer and
others (Tutzing, 1982), 527-54,esp. 551-2
H. Seifert: Die Oper am Wiener Kaiserhof im 17. Jahrhundert (Tutzing, 1985)
Paola Besutti:”La musica nelle fonti d’Archivio” (Roma 1994)
G.A. Pastore: “Giuseppe Tricarico da Gallipoli”, Studi salentini, nos.5-6 (1958), 143-68; nos.7-8 (1959), 88-130

Bernardo Gatto

home 1 00Personaggio autenticamente gallipolino, è stato insegnante di musica nei corsi di Orientamento Musicale, alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione prima e della Regione Puglia poi, con la qualifica di “Operatore per l’Educazione Permanente”.
Libero dagli impegni d’ufficio al mattino, e della scuola al pomeriggio, davanti al piano o alla sua scrivania, il maestro scriveva di tutto; musica leggera, canzoni, musica bandistica, ma anche articoli giornalistici di vario contenuto che poi venivano pubblicati su varie testate e riviste di allora Busacca, La Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano, Puglia Notiziario Le Cronache della Regione Puglia, Risveglio musicale, L’uomo e il mare, ecc..
La canzone “Gallipoli”, tanto in voga ora da queste parti, grazie a Teleonda, é molto più vecchia delle altre; perché l’ha scritta quando aveva meno di venti anni e d’estate, alla sera, quando al caffè “Jolanda”, nel magnifico scenario del corso Roma, c’era concerto, era il brano più richiesto della serata. Di marce ne ha scritte undici (sei sinfoniche e cinque marcette).
Al concerto bandistico, tenuto il cinque agosto del 2000 in Piazza Tellini, i concittadini e i molti turisti presenti, erano visibilmente trasportati da quei motivi così originali e così avvincenti. Grandi bande da giro, come Squinzano, Conversano ed altre, hanno eseguito in tempi e piazze diverse, una sua marcia sinfonica “Daniela”, applauditissima dovunque.
Motivi di musica leggera, per supporti di commedie musicali o film, ne ha scritti 17, nove dei quali sono stati la colonna sonora nella commedia “Mbarredde te tascibule” tenuta al Teatro “D’ESSAI” di Lecce il 24 aprile del 2003, cosa per la quale gli è stato conferito il premio speciale “Sissi Pecoraro”; consegnatogli personalmente dal Presidente del Consiglio Provinciale di Lecce; gi altri otto, come è noto, sono stati il supporto musicale del programma “Ci mangiamu oscj”, realizzato e trasmesso dalla nostra Teleonda. Canzoni ( alcune con testi altrui ) ne ha scritte 30, le più note “Cielo azzurro”, “Beddha mia Ttina mia”, “Gallipoli”.
È una fortuna, che un po’ di anni fa, con l’amico F. Mauro, registrò su CD tutto il suo repertorio di musica leggera e canzoni, cantando egli stesso i suoi brani; perché se non l’avesse fatto, essendo ora, molto avanti con gli anni e con molti acciacchi, mancandogli la necessaria mobilità e lucidità, non avrebbe più potuto farlo, salvando così tutte le sue creazioni, compreso le marce, registrate nello spettacolo di Piazza Tellini. Ora il suo eccellente materiale, allo scopo di una maggiore conoscenza e divulgazione è a disposizione di quanti operano nel campo della musica e nello spettacolo “complessi di musica leggera”, “complessi bandistici”, “scuole da ballo” , “circoli culturali”, per averne è sufficiente rivolgersi allo studio del maestro di via Nardo 32 – Gallipoli.