Francesco Zacà

Nasce a Gallipoli il 20 ottobre 1912, conseguita la laurea in medicina, si era posto all’opera, mettendo in primo piano i principi inculcatigli dai suoi insigni docenti: aiutare i sofferenti a sorridere, i disperati a sperare.
Gallipoli, negli anni sessanta, un paese povero con un reddito pro-capite inferiore a quello medio della provincia di Lecce. Nel dopoguerra alcuni sindaci erano già passati come una meteora sullo scenario amministrativo locale.
I vari Giovanni Perrella, Antonio Minnella, Carlo Cazzella e Luigi Sansò avevano identificato i mali e le molteplici e gravi difficoltà che travagliavano Gallipoli, ma non avevano trovato i rimedi.
A causa di ciò la Democrazia Cristiana aveva tentato di mettere subito a profitto i talenti di un giovane medico, persona intelligente, dai nobili sentimenti.
Il medico arrivava dunque al momento giusto e la D.C.  che aveva trovato l’uomo giusto non poteva farselo scappare.
E così Francesco Zacà era stato eletto per la prima volta, il 15 dicembre 1960, primo cittadino di Gallipoli.
Erano i tempi del boom economico e la residenza municipale si abbelliva.
I corridoi e gli androni si arricchivano di nuove ceramiche e di santi protettori. Ai dipendenti comunali elargiva sorrisi e sermoni.
Springava salti il suo cavallo sul corso Roma allorchè da retro fintava di frustarlo e intanto distribuiva passando sorrisi publicitari e inchini dannunziani.
Elegante e raffinato, baffetti suadenti, stazza giusta, buona altezza, chioma folta. Un attore di sicuro successo.
Manifestazioni culturali si alternavano a dotte rievocazioni storiche.
Il 4 novembre di ogni anno, sul palco, attorniato da autorità e popolo, la sua eloquenza prorompeva infiammando viale Bovio, sede del monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.
Il religioso silenzio della cerimonia era interrotto dalla sua voce che sprizzava amore e gratitudine verso i caduti per la patria e per l’eroismo e il sacrificio del fratello Dario “straziato nelle carni”, sempre presente nella sua memoria.
Forbito nel linguaggio e oratore straripante, si esprimeva attraverso virtuosismi dialettici, che colpivano l’interlocutore, affascinandolo.
Intratteneva ottimi rapporti con gli uomini politici della Provincia, della Regione e del Parlamento, a cui sottoponeva, con sottili disquisizioni, istanze e proposte di fattibilità per Gallipoli, che in parte venivano realizzate.
Intanto anche l’impegno umano e umanistico di Francesco Zacà procedeva senza soluzione di continuità. Rimaneva pur sempre un medico eccezionale, instancabile, scrupoloso, amico degli infelici piagati e straziati, degli infermi, dei feriti, degli infetti, dei morituri.
Era stato preso dal desiderio di mettere in pratica le sue idee che riteneva fossero la terapia migliore per la rinascita del porto di Gallipoli, ormai moribondo.
Due erano i vantaggi del traffico, il benessere economico e lo stupendo scenario dei velieri ormeggiati saldamente alle bitte. Fascino, ricchezza e bellezza provenivano anche dal porto.
Ecco dunque Zacà lanciarsi arditamente nell’impresa, ponendosi all’opera con la stessa fede e impegno di sempre. Aveva intuito che attraverso la rinascita del porto sarebbe stato possibile risolvere seppur parzialmente uno dei più urgenti problemi del momento: la disoccupazione.
Ritengo che, nell’antica e nuova storia del porto di Gallipoli, raramente un uomo abbia speso e impegnato trentacinque anni della propria vita per la sua rinascita.
L’ 11 marzo 1961, nella sala consiliare del Comune di Gallipoli aveva riunito il comitato promotore del costituendo consorzio per il porto.
Erano stati invitati Carmine Magno, presidente della pro-loco di Gallipoli; Clatinoro Cataldi, console della compagnia portuale; Cesare Caprioli, dell’ufficio circondariale marittimo di Gallipoli; Felice Leopizzi, rappresentante degli industriali locali; Carlo Cazzella, in  rappresentanza dell’Amministrazione provinciale di Lecce; Rodolfo De Luca, spedizioniere marittimo; Marino Martello, rappresentante spedizionieri; Ettore Di Mattina, presidente della cooperativa ortofrutticola salentina.
Tre anni di lotte e di passione per Zacà sino alla data storica del 30 luglio 1964, il Prefetto di Lecce Macciotta aveva decretato la costituzione dell’ente portuale. Il 20 febbraio 1967 Francesco Zacà divenne Presidente del Consorzio per il porto di Gallipoli.
Al consorzio avevano aderito, sotto la spinta di Zacà, 14 Comuni e 4 Enti Pubblici, oltre al Comune di Gallipoli.
Aveva impedito, con valide argomerntazioni, il pericoloso declassamento a porto peschereccio del porto mercantile a causa della inedeguatezza dei traffici.
Aveva dotato la struttura portuale di locali idonei al suo funzionamento (polizia portuale, ufficio medico e veterinario, compagnia portuale, uffici del consorzio). Ancora due anni e il 21 ottobre 1989  iniziavano i lavori per una presunzione di spesa di 40 miliardi di lire.
Non belle grida di vittoria, non inni gioiosi, non urla di vanagloria, ma una grande umana umiltà il discorso di Zacà davanti all’assemblea del consorzio, riunita in sessione straordinaria, la sera del 28 giugno 1991. GiuseppeAlbahari, consigliere dell’Ente, nella stessa riunione aveva proposto ed ottenuto di eleggere Francesco Zacà Presidente Onorario del Consorzio.
Oggi Francesco Zacà, Franco per tutti, guarda ancora il suo porto dalla banchina lido e dalle mura che circondano la città. Un vero porto: uno dei più sicuri e belli del Mezzogiorno.
Il porto del suo paese, il paese del suo passato, del suo presente, del suo futuro. La ragione, in fondo, del suo vivere.
(da “Gallipoli un Secolo di memorie” di Gianni Caridi)

Emanuele Barba

emanuelebarbaEmanuele Barba  nacque a  Gallipoli l’11  agosto dell’anno  1819.
Dedicò tutta la sua operosa esistenza allo studio delle cose patrie, lasciò, morendo, quale frutto delle sue meditazioni e delle sue ricerche, tutte di patrio interesse, una ricca eredità di opere e di lavori, che quale monumento parlante, rilevano ed attestano il suo grande amore per la patria, che Egli desiderava ardentemente di veder risorgere dal suo stato negletto e divenire una città importante, una città capitale. Dobbiamo riconoscere in Lui il genio che nel campo letterario e scientifico ha ben conseguito siffatto scopo.
Basti, infatti, ricordare, fra le sue opere e lavori, il Museo, le Biografie degli uomini insigni gallipolini del secolo XIX, Raccolta di proverbi e motti in dialetto gallipolino ed il vocabolario dialettale.
Il Museo, accoglie in sè quanto in ordine alle scienze naturali, all’archeologia e alla numismatica può offrire la località, ele altre opere ne compendiano la letteratura della lingua e della storia. Nonostante  le modeste condizioni economiche  della sua famiglia,  riuscì a portare  avanti gli studi  trasferendosi  a  Napoli  dove,  grazie  alle  sue  brillanti  attitudini intellettuali, riuscì a conseguire prima la laurea in lettere e filosofia e  poi quelle in medicina.
Tornato nella natia Gallipoli vi esercitò contemporaneamente le funzioni di insegnante e di medico. Uomo di grandi ideali civici e politici e di forte spessore morale, considerava il suo lavoro una vera e propria  missione da compiere anche quando non  ne ricavava alcun compenso economico. 
Patriota di fede mazziniana, Barba  subì l’esilio ed  il carcere per  la sua opposizione  al governo borbonico. Profondamente vicino alle necessità dei poveri e delle  fasce economicamente più  deboli della  popolazione, fondò  la prima  Società di mutuo soccorso ed  istruzione degli  operai di  Gallipoli ed  un periodico popolare ed educativo-politico  “Il  Gallo“.
Dopo  aver  vinto  per  concorso  il  posto di bibliotecario istituì un bollettino bio  bibliografico e fondò, a sue  spese, un Museo di Storia naturale e di Archeologia le cui collezioni erano costituite  da donazioni provenienti dalle sue raccolte personali.
Al Museo della Provincia  di Lecce  donò  inoltre  una  collezione   di  oggetti  di  storia  naturale,   geo – mineralogica ed archeologica.
Morì a Gallipoli il 7 dicembre del 1887, tra  il cordoglio generale della popolazione che aveva aiutato in tutti i modi nella sua vita di studioso, patriota, uomo di scienza e benefattore.