Con questa rubrica vogliamo far conoscere ai nostri lettori alcuni personaggi, di ieri e di oggi, che o in un modo o nell’altro, valorizzano la nostra bellissima città.

Mons. Gaetano Muller

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Quando nel 1898 la divina Provvidenza sceglieva tra l’illustre ed esemplare Clero Napoletano, il nostro amatissimo  Vescovo Monsignor D. Gaetano Muller, pel governo spirituale di questa nostra Diocesi, allora una nota di amore e di letizia fece sorridere il cielo sereno , ed il glauco mare di questa ionica città, invitando tutto il popolo ad esultare di santa gioia.

Si …intuiva esso nel futuro Pastore, l’amoroso padre, l’intrepido e degno ministro di Dio, il dottissimo prelato, il sostegno e l’aita dei miseri, l’amico sincero di tutti.

Nasceva Egli in Napoli il 9 gennaio 1850 da saggi e piissimi coniugi D. Errico Muller, dottore i legge, figlio del Direttore dell’Orfanotrofio di Barletta, e da D. Lucia Ferrara, figlia dell’illustrissimo Sig. Francesco Ferrara, comandante emerito di questa piazza di Gallipoli , ed ufficiale del Genio, che poi fu trasferito a Siracusanella in qualità di Generale.

Gaetano, fin daklla sua tenera età, educato diligentemente nelle massimwe del Vangelo, imparò dalla sua affettuosa genitrice a venerare con culto speciale la verginetta S. Agata, anzi fu la prima immagine, ch’ebbe a conoscere, di cui una antica effige adornava un muro di sua casa; e le sue preghiere infantili furono talmente accette, da meritarsi poscia il premio , eleggendoloIddio a Pastore d’un gregge, che della protezione e del culto alla Martire Catanese si vanta.

Ritemprato così fin dalla puerizia, di buon ora mostrò, come la natura e la grazia si davano in esso la mano per informarlo secondo il disegno, che Dio aveva sopra di lui. Ma ben presto i dolori della vita dovevano funestarlo, e ciò avvenne, quando di sei anni appena, la falce della parca troncava la preziosa vita dedl suo diletto genitore, e nel breve spazio di quattordici mesi, quella della sua carissima genitrice. Fu allora, che il giovinetto passò alle amorevoli cure dello zio paterno D. Francesco Muller, Ufficiale del Genio Civile, il quale con sollecitudine e tenerezze particolari si studiò di proseguire la missione paterna, ed assecondare lo spirito della vocazione clericale del fanciullo, che doveva costantemente serbare intemerata e pura nella carriera dell’illibata sua vita.

Indossato l’abito talare, vi recò vanto di eletto ingegno, di animo docile alla disciplina, e trassesi gran profitto nell’acquisto delle sacre scienze, e nel perfezionamento di quella Scienza pura dei Santi, la quale discende dal cielo, che, in una pubblica disputa tenuta nel Liceo Arcivescovile sull’infallibilità del  Papa, Egli ed il suo carissimo amico D. Carlo Negri si distinsero fra i migliori.

Era ben naturale quindi, se ordinato Sacerdote nel dicembre del 1873, subitamente si rivolgesse a debellatre il vizio, ed a far fiorire la virtù nei teneri cuori dei giovani sia nelle Cappelle serotine, sia nelle Congregazioni di spirito; doppia istituzione, che ha reso sempre rinomato il Clero napoletano, ed ha contribuito a conservare intatto il deposito della Fede nel popolo. Primieramente egli si studiò di allettare ad esercizi di pietà le giovani menti dei convittori del Conservatorio di Musica di S. Pietro Maiella, di preservarli dalle facili seduzioni di che si circondano i canti molli, e la soavità delle armonie, e premunirli dei pericoli d’una scienza, che trascina inopinatamente al materialismo. Poscia Egli alternò l’opera sua alle varie Congregazioni dell’Albergo dei Poveri, e dell’Ospedale degli Incurabili, ove colle continue confessioni ed apostolica predicazione seppe trarre molte anime a Dio.

Però non erano ancora trascorsi due anni, dacchè erasi laureato in Sacra Teologia, quando nel 1878 Monsignor De Niquesia, Vescovo d’Aquino, faceva richiesta d’un professore di Scienze Sacre alla R.ma Curia di Napoli, e la scelta cadde su D.Gaetano Muller, il quale per ben quattro anni insegnò si egregiamente, che una immensa calca di giovani, affluita alle sue dotte lezioni, riportò tal vasto tesoro di cristiano sapere, da formarne più tardi di loro, operai indefessi nella vigna del Signore, ed apostoli ferventi nell’azione cattolica laicale.

Ritornato Egli in Napoli, dapprima fu dai suoi superiori invitato all’insegnamento del Ginnasio Arcivescovile, e poscia, nominato sostituto professore di Teologia, e prefetto del Circolo Teologico, vi spese tutt’i tesori del suo ingegno e del suo cuore. Fu nel medesimo tempo, che nei Frati Agostiniani non solo, ma anche nel Collegio dei Cinesi insegnò con  molta lode; e quando questi ultimi furono aggregati alla Propaganda Fide, allora l’illustrissimo Monsignor Zezza, amico suo carissimo, lo volle precettore di Scienze Sacre nel suo giovane Clero della diocesi di Pozzuoli.

Più tardi per volere dei suoi Superiori fu nominato Revisore del Clero, Convisitatore dell’Archidiocesi, Esaminatore e Vice Segretario del Clero, cariche onorifiche, che disimpegnò con tanto zelo e carità, d’acquistarsi l’amore, il rispettoe la venerzaione di tutti gli ecclesiastici.

Fra le svariate e molteplici occupazioni, D. Gaetano Muller, nella qualità di Prefetto della Cappella dell’Addolorata, vi si consacrò con tutto l’ardore della sua pietà, e per alquanti anni non visse, non respirò, non ebbe altre aspirazioni, che la sua al Cappella, ove i fedeli accorrevano per l’istruzione religiosa, tratti dalla forza della sua virtù, e dalla dolcezza delle sue maniere.

Diresse ancora, qual Superiore Ecclesiastico, le pie donzelle del Ritiro di Maria SS.ma Immacolata, e nella sua delicata missione addivenne lor padre, consigliere, medico e difensore.

Oratore forbito ed instancabile, predicò dai più illustri pulpiti della Metropoli e dell’Archidiocesi, or intessendo orazioni panegiriche, or facendo corsi di santi esercizi, e non solo il popolo, ma anche il clero pendeva dal suo labbro, restandone purtroppo contento ed entusiasta.

Ma tante virtù non potevano rimanere sotto il moggio, che non giungessero all’orecchio vigile del Supremo Gerarca, che elevandolo al sommo onore dell’Episcopio, lo chiamava a reggere questa nostra Diocesi, il che avvenne nel 18 marzo 1898, vigilia del Protettore universale della Chiesa Cattolica.

Monsignor Gaetano Muller fece il suo ingresso nella Città di Gallipoli, trionfalmente accolto, nel dì 28 Gennaio 1899, non avendo altro ideale, che la Diocesi, la Religione ed il Cielo; ed allo svolgimento di queste tre soavi parole, che sono la sintesi della sua vita, i tre amori del suo nobile cuore, si consacrò talmente, che il popolo Gallipolino, in breve tempo, ne ha raccolti i benefici frutti di restaurazione morale e materiale.                                                                                                                       

Augusto Benemeglio

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Nasce a San Buono in provincia di Chieti il 22 agosto 1943.
Tra lo scoppio lacerante delle bombe, ad un anno di età viene condotto a Venaria, periferia di Torino, dove si è trasferito il padre Romolo, che evitata la partenzaza per l’Africa, ha trovato da vivere in qualità di disegnatore meccanico. Due anni dopo, spenta la madre giovanissima  Ida Pappalardo, viene trasferito a Roma in casa della nonna paterna. Dopo tantissime vicissitudini, decide di arruolarsi in Marina e da quel momento un miracolo raro e straordinario e stupendo si avvera nella sua formazione sociale, etica e culturale: un torrente letterario e poetico che, con una progressione impressionante, da oltre un trentennio è tuttora inestinguibile. Le sue prime pubblicazioni di racconti e poesie (Aurora-1965; L’Ascesa- 1966) sono edite da “Italia Splendor Roma”; alcune sue opere compaiono su antologie del circolo marinai di Taranto, altre sue poesie, datate 1970, vedono la luce su ” Orizzonti “, la più diffusa e nota antologia milanese.
Nel 1975 lo Stato Maggiore delle Forze Armate, in collaborazione con il Vaticano, ha organizzato per l’Anno Santo un concorso di poesia e arti figurative.
Augusto Benemeglio ha estrapolato dalla sua produzione letteraria un sonetto dal profumo soave e struggente ” Ognu Uomo è mio fratello “.
La medaglia d’oro è il suo primo successo letterario. Anche il Capo di Stato Maggiore della Marina gli consegna una targa d’argento per la migliore opera in assoluto.
Nel frattempo è diventato Ufficiale addetto alle Capitanerie di Porto con l’obbligo del trasferimento.
Quando nel febbraio 1977 Augusto Benemeglio raggiunge Gallipoli, l’impatto con la città spettacolare è ricco di suggestioni.
“E’ la Gallipoli più vera e genuina, egli non si intimidisce: dietro ogni gallipolino c’è un’anima gentile, un poeta, uno spirito libero e ribelle”.
Benemeglio impara a conoscerli e finisce di fare la fine di tanti forestieri che, stregati dalla magia del luogo, abbandonano, mollano tutto e decidono di stare qui per sempre.
In ” Banchina Lido ” (ultima edizione) dirà: ” Io qui ho trovato le mie radici. Qui ho trovato il mio popolo, la mia gente, il mio sangue antico…Questa è la mia terra , è l’unica che sento mia, è l’unica che io ami davvero con tutte le sue ferite, i suoi gridi, il suo sangue nero…”
Dal 1977 si apre un periodo fondamentale nella vita culturale di Gallipoli con Augusto Benemeglio protagonista eccezionale.
Egli si affida al suo intuito circa le storie che circondano la nascita di Gallipoli ed ecco che nasce una profumata e stupenda favola ” L’Isola della luce ” (Tipolito Pacella , Gallipoli 1992), il suo capolavoro, forse la più bella favola di ogni epoca intorno a Gallipoli.
Questo omaggio del ” forestiero ” Benemeglio alla città è solo il primo sentimento di un uomo che ama Gallipoli e il suo mare, le sue case, le sue vele, le sue chiese.
La fantasia del letterato si è incuneata anche in una delle pagine più note e gloriose della storia di Gallipoli: la conquista della città da parte dei veneziani il 19 maggio 1484.
Per questo pubblica: ” L’Isola e il leone ” -Graphosette , 1984. 
E’ l’intera città di Gallipoli, ” l’Isola “, che nello sforzo supremo di difendersi dalla zampata del ” Leone “, chiama a raccolta il cielo e la terra, il passato e il presente, la bellezza, il valore, il coraggio l’ardore di tutti i suoi figli (Giuseppe Leopizzi).
Queste due pubblicazioni hanno procurato un buon successo al narratore-poeta-marinaio, che già nel 1980 si è presentato al grande pubblico con il volume ” Mare Chiuso ” -Ed. F.lli Amato.
Auguso Benemeglio è un marinaio, giorno per giorno verifica, attraverso il lavoro e la sua sensibilità, il rapporto tra il mare e l’uomo stesso e interroga la sua psiche. Il mare  è contraltare dei sentimenti e dell’interiorità, è il rifugio e proterzione del proprio intimo è espressione artistica.
Il suo soffio vitale si materializza, prende forma e sfocia nel concorso ” L’Uomo e il mare ” , riscoperta di valori, solidarietà umana, incontro tra tante voci ed anche occasione spontanea di assegnazione di riconoscimenti a personalità che hanno onorato il Salento.
L’11 settembre 1978, nel teatro Garibaldi di Gallipoli, la prima edizione del concorso a cui ha contribuito, con tutto lo slancio della sua giovane età, Antonio Rima.
Con la pubblicazione del volume dedicato a Luigi Sansò, Sindaco poeta, e la scomparsa di Don Tonino Bello, Vescovo, Augusto Benemeglio, nel ricordo di questi indice il concorso: ” Poesia Popolare Salentina Luigi Sansò ” e ” Una Speranza di Pace nel Mondo “.
Promuove unitamente a Giorgio Barba (il giovane poeta gallipolino, autore di ” Arabeschi di un sogno ” tributo d’amore alla sua città) due antologie artistico-letterarie ” I poeti dell’Uomo e il mare ” (1989) e ” La Zattera ” ( 1994).
Ora al centro della sua attenzione prende luogo e importanza il teatro.
Il letterato Benemeglio si è già presentato la prima volta da un palcoscenico con un dramma poetico sulla passione di Cristo vista da Pilato: ” Il caso Gesù “.
Dal 1985 gli opuscoli teatrali – le ” pieces”- si susseguono in rapida successione: ” I Naufraghi ” (1985), dramma sulla condizione di emarginazione della gente del sud; ” Banchina Lido ” ( 1985), dramma sull’esistenza e sul conflitto generazionale; ” Ipotesi Cancro ” ( 1986), dramma della guerra; ” Dove l’anima si perde ” ( 1988), biografia di Giacomo Leopardi; ” L’affondamento della Santo Stefano ”  (1992), rievocazione storica del noto fatto di guerra navale; ” Un soggetto inutile ” (1993) , dramma sulla vita di San Gerardo Majella; ” La Santina di Gallipoli ” (1994) , recupero di un personaggio ormai dimenticato (santità), che è oggi ” patrimonio  vero e autentico di Gallipoli ma che non ha mai interessato nessun gallipolino a nessun livello “.
Dello stesso periodo, rappresentate sulle scene ma non pubblicate: ” Autunno Salentino “, mirabile racconto sull’emigrazione (premio Dante Alighieri); ” Frate Francesco “, biografia di San Francesco D’Assisi; ” L’Enigma Manzoni ” inedita e sorprendente biografia di Alessandro Manzoni; ” Un rovereto in fiamme “, sequela della passione , morte e resurrezione di Cristo; ” Io sono la vostra voce ” , omaggio ad Anna Achmatova , delicata poetessa russa, colpita negli affetti dalla furia della ” tempesta ” staliniana; ” Il Comandante Todaro, il Guerriero del mare “, rivisitazione dei fatti eroici dei sommergibilisti.
Nel dicembre 1994 è messo a stampa dalla Cartografica Rosato di Lecce il volume ” Dialoghi Salentini “, opera pregevole e originale dove Augusto Benemeglio concede delle ” interviste immaginarie ” , viaggio interiore, ad un gruppo di personaggi diversi fra loro, ma ” tutti uniti da una profonda umanità “.
Egli ha condotto sulle scene i suoi personaggi, tenendoli per mano, invitando gli spettatori a fermare per un attimo nella memoria le loro vicende umane, patrimonio culturale della nostra storia.
Fra le ultime sue invenzioni due lavori teatrali, gia rappresentati e pubblicati:” Arlecchinata ” e ” Il Buffone di Gallipoli “, vicenda ambientata nel XV secolo fra la corte aragonese di Napoli e Gallipoli.
Di Augusto Benemeglio, tutt’oggi sotto sforzo intellettuale in qualità di regista delle sue opere, rimane l’eco della sua anima di poeta-marinaio, intrisa di umanità e di sogno.
Del cantore de ” L’Isola della luce ” è sufficiente citare solo pochi versi:

” … Viandante, forestiero,
fermati un istante
tu potrai vedere il viso
della divina fanciulla …
qui, nell’isola della luce,
è la tua meta e la fine di ogni viaggio”.

” Sono indibbiamente versi innocenti e sublimi, parole appassionate, che hanno radici nella profondità dell’animo, ma trasparenti di musica e sfolgoranti di luce: dichiarazioni d’amore sincero di fedele amante per una ” divina fanciulla “, sirena o ninfa che alberga sull’isola luminosa di questa nostra ” città bella “, ove qualcuno – non si sa chi come e quando – fissò la sua meta per concludere la sua faticosa avventura di antico naufrago ” ( Gino Schirosi ).
(da GALLIPOLI UN SECOLO DI MEMORIE di Gianni Caridi)

Giuseppe Forcignanò

Nato a Gallipoli il 20 dicembre 1862, figlio del non meno noto scrittore e poeta Luigi Forcignanò , aveva dedicato la sua vita all’arte e per essa aveva sacrificato tutto fin dal febbraio 1882 data in cui ormai iniziato agli studi del disegno fu ammesso, ad anno scolastico inoltrato, alla prima classe dell’Istituto di Belle Arti di Napoli. Lavorerà a lungo a Roma e a Napoli facendo delle rare scappate a Gallipoli di tanto in tanto per abbracciare il vecchio padre e le sorelle.
Nel 1899 il suo carattere inquieto e insoddisfatto lo porterà ad emigrare a San Nicolas de los Arroyos, in Argentina. Sarà qui che riconoscimenti e continue menzioni su El Norte de Buenos Aires saranno dedicati alla sua arte ed otterrà per questo la cattedra di disegno nel Collegio Nazionale di San Nicolas.
Ma l’Argentina resterà per lui sempre “un paese ingrato per un artista”. Il 7 agosto 1910 stanco di vivere solo, all’età di 48 anni, sposa la signorina Rosa Fernandez che conosceva da parecchi anni.
Finalmente il 7 settembre 1910 sbarcherà assieme alla moglie a Genova da cui, alloggiato all’Hotel Firenze scriverà una lunga lettera alla sorella Nina descrivendo minuziosamente i meriti ed il carattere della moglie. Dopo una pausa a Roma, nell’agosto del 1912, raggiungerà Barcellona dove saluterà la moglie in partenza per l’Argentina. Si trasferisce a Napoli … ma non basta lavorare solamente, bisogna pure avere la fortuna di poter vendere il proprio lavoro.
E questa idea fissa lo avvilisce e lo tormenta, proprio adesso che dopo due anni di viaggi ed una salute malferma, ha più necessita di guadagnare.
Ritorna in Argentina l’ 11 marzo 1913 a Buenos Aires e scrive alla sorella che fra otto giorni sarebbe rientrato con la moglie in Europa. La moglie era stata nominata, in Francia, corrispondente ordinaria. Egli era contento di stabilirsi a Parigi perché sperava che i suoi tre quadri potessero essere esposti nel Salon des artistes Independants che da sempre aveva rappresentato la sua aspirazione giovanile. Ma il mattino del 17 febbraio 1914 in un eccesso di gelosia Giuseppe Forcignanò uccise con due colpi di fucile Rosa Fernandez.
Nel marzo di quell’anno il critico d’arte della “Tribuna”, nonostante la sua avversione al cubismo al futurismo o all’orfeismo e a tutte quelle forme di espressione pittorica che lui considerava brutte pitture, volle andare a vedere i tre quadri di Giuseppe Forcignanò. Ma dei quadri che figuravano nel catalogo ufficiale neanche l’ombra. I tre quadri erano: “Mattino della vita”, “Punta di Inca” e “Testa di donna”. Per una sorta di sventura, nonostante la tragedia che lo aveva colpito, il destino riservò al pittore gallipolino anche la beffa.
Nel febbraio del 1919 una laconica e scarna lettera veniva recapitata a Gallipoli alla signora Rosa Forcignanò con la quale si annunciava la morte del fratello Giuseppe avvenuta per pleuro-polmonite doppia nell’infermeria del carcere francese di Melun alle ore 15 del 3 febbraio 1919.
(da “Gallipoli fatti e personaggi e monumenti della nostra storia” di Elio Pindinelli)

Francesco Zacà

Nasce a Gallipoli il 20 ottobre 1912, conseguita la laurea in medicina, si era posto all’opera, mettendo in primo piano i principi inculcatigli dai suoi insigni docenti: aiutare i sofferenti a sorridere, i disperati a sperare.
Gallipoli, negli anni sessanta, un paese povero con un reddito pro-capite inferiore a quello medio della provincia di Lecce. Nel dopoguerra alcuni sindaci erano già passati come una meteora sullo scenario amministrativo locale.
I vari Giovanni Perrella, Antonio Minnella, Carlo Cazzella e Luigi Sansò avevano identificato i mali e le molteplici e gravi difficoltà che travagliavano Gallipoli, ma non avevano trovato i rimedi.
A causa di ciò la Democrazia Cristiana aveva tentato di mettere subito a profitto i talenti di un giovane medico, persona intelligente, dai nobili sentimenti.
Il medico arrivava dunque al momento giusto e la D.C.  che aveva trovato l’uomo giusto non poteva farselo scappare.
E così Francesco Zacà era stato eletto per la prima volta, il 15 dicembre 1960, primo cittadino di Gallipoli.
Erano i tempi del boom economico e la residenza municipale si abbelliva.
I corridoi e gli androni si arricchivano di nuove ceramiche e di santi protettori. Ai dipendenti comunali elargiva sorrisi e sermoni.
Springava salti il suo cavallo sul corso Roma allorchè da retro fintava di frustarlo e intanto distribuiva passando sorrisi publicitari e inchini dannunziani.
Elegante e raffinato, baffetti suadenti, stazza giusta, buona altezza, chioma folta. Un attore di sicuro successo.
Manifestazioni culturali si alternavano a dotte rievocazioni storiche.
Il 4 novembre di ogni anno, sul palco, attorniato da autorità e popolo, la sua eloquenza prorompeva infiammando viale Bovio, sede del monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.
Il religioso silenzio della cerimonia era interrotto dalla sua voce che sprizzava amore e gratitudine verso i caduti per la patria e per l’eroismo e il sacrificio del fratello Dario “straziato nelle carni”, sempre presente nella sua memoria.
Forbito nel linguaggio e oratore straripante, si esprimeva attraverso virtuosismi dialettici, che colpivano l’interlocutore, affascinandolo.
Intratteneva ottimi rapporti con gli uomini politici della Provincia, della Regione e del Parlamento, a cui sottoponeva, con sottili disquisizioni, istanze e proposte di fattibilità per Gallipoli, che in parte venivano realizzate.
Intanto anche l’impegno umano e umanistico di Francesco Zacà procedeva senza soluzione di continuità. Rimaneva pur sempre un medico eccezionale, instancabile, scrupoloso, amico degli infelici piagati e straziati, degli infermi, dei feriti, degli infetti, dei morituri.
Era stato preso dal desiderio di mettere in pratica le sue idee che riteneva fossero la terapia migliore per la rinascita del porto di Gallipoli, ormai moribondo.
Due erano i vantaggi del traffico, il benessere economico e lo stupendo scenario dei velieri ormeggiati saldamente alle bitte. Fascino, ricchezza e bellezza provenivano anche dal porto.
Ecco dunque Zacà lanciarsi arditamente nell’impresa, ponendosi all’opera con la stessa fede e impegno di sempre. Aveva intuito che attraverso la rinascita del porto sarebbe stato possibile risolvere seppur parzialmente uno dei più urgenti problemi del momento: la disoccupazione.
Ritengo che, nell’antica e nuova storia del porto di Gallipoli, raramente un uomo abbia speso e impegnato trentacinque anni della propria vita per la sua rinascita.
L’ 11 marzo 1961, nella sala consiliare del Comune di Gallipoli aveva riunito il comitato promotore del costituendo consorzio per il porto.
Erano stati invitati Carmine Magno, presidente della pro-loco di Gallipoli; Clatinoro Cataldi, console della compagnia portuale; Cesare Caprioli, dell’ufficio circondariale marittimo di Gallipoli; Felice Leopizzi, rappresentante degli industriali locali; Carlo Cazzella, in  rappresentanza dell’Amministrazione provinciale di Lecce; Rodolfo De Luca, spedizioniere marittimo; Marino Martello, rappresentante spedizionieri; Ettore Di Mattina, presidente della cooperativa ortofrutticola salentina.
Tre anni di lotte e di passione per Zacà sino alla data storica del 30 luglio 1964, il Prefetto di Lecce Macciotta aveva decretato la costituzione dell’ente portuale. Il 20 febbraio 1967 Francesco Zacà divenne Presidente del Consorzio per il porto di Gallipoli.
Al consorzio avevano aderito, sotto la spinta di Zacà, 14 Comuni e 4 Enti Pubblici, oltre al Comune di Gallipoli.
Aveva impedito, con valide argomerntazioni, il pericoloso declassamento a porto peschereccio del porto mercantile a causa della inedeguatezza dei traffici.
Aveva dotato la struttura portuale di locali idonei al suo funzionamento (polizia portuale, ufficio medico e veterinario, compagnia portuale, uffici del consorzio). Ancora due anni e il 21 ottobre 1989  iniziavano i lavori per una presunzione di spesa di 40 miliardi di lire.
Non belle grida di vittoria, non inni gioiosi, non urla di vanagloria, ma una grande umana umiltà il discorso di Zacà davanti all’assemblea del consorzio, riunita in sessione straordinaria, la sera del 28 giugno 1991. GiuseppeAlbahari, consigliere dell’Ente, nella stessa riunione aveva proposto ed ottenuto di eleggere Francesco Zacà Presidente Onorario del Consorzio.
Oggi Francesco Zacà, Franco per tutti, guarda ancora il suo porto dalla banchina lido e dalle mura che circondano la città. Un vero porto: uno dei più sicuri e belli del Mezzogiorno.
Il porto del suo paese, il paese del suo passato, del suo presente, del suo futuro. La ragione, in fondo, del suo vivere.
(da “Gallipoli un Secolo di memorie” di Gianni Caridi)

Achille Starace

fotointestazioneUomo politico (Gallipoli 1889 – Milano 1945). Ufficiale dei bersaglieri, ex combattente della prima guerra mondiale, organizzò i fasci della Venezia Tridentina; vicesegretario del PNF (192123), deputato (1924), di nuovo vicesegretario del partito (192631), poi segretario (193139), fu zelante esecutore della volontà di Mussolini nell’opera di fascistizzazione della società. Sollevato dalla carica e nominato capo di Stato Maggiore della MVSN (193941), fu quindi definitivamente allontanato dalla vita politica. Nell’aprile 1945 fu fucilato dai partigiani. Allo scoppiar della guerra Achille Starace nato a Gallipoli il 18 agosto 1889, ha ventisei anni. Il suo vivace ingegno, la sua spiccata intraprendenza, e la sua attività multiforme lo hanno già avviato ad una brillante carriera.
Il padre, dopo anni di navigazione diventa abile e avveduto negoziante in vini e olii e inizia un commercio che diventa sempre più prosperoso.
La madre di Achille, la nobile Francesca Vetromile, di Gallipoli, figlia dell’illustre medico Felice Vetromile, donna esemplare, tempera l’ardore del suo brillante figliolo, coi saggi precetti della sua esperienza e del buon senso, instillandogli nell’animo quella ponderatezza riflessiva che doveva poi servire così bene al suo Achille, in tante e difficili circostanze della vita.
Achille, dopo aver fatti o i primi studi nelle scuole di Lecce si reca, a  compierli, alla Scuola Commerciale di Venezia. Il suo temperamento appassionato e generoso non gli permette di essere uno scolaro-modello. Così avviene che, a varie riprese, egli venga arrestato per la sua partecipazione calorosa e tumultuosa a patriottiche manifestazioni irredentiste. Negli anni di studi e di preparazione, Achille Starace non dimentica accanto alla mente e all’animo, anche il corpo. Egli ne fa, con esercizi fisici di ogni genere , la solida armatura del suo spirito battagliero, lo rende strumento magnificamente temprato, che ha fatto pèoi sul Carso e sul Piave mirabili prove di incredibile resistenza.
Scoppiata la guerra Achille Starace è richiamato sotto le armi, l’arma dei bersaglieri, 1 Brigata Bersaglieri. A Milano, Achille Starace è in Galleria, seduto con Francesco Carrera a un tavolino del Biffi, quando sopraggiunge una masnada di incoscienti sobillate da viltà filosofanti. Si chiudono le porte dei negozi, si abbassano le saracinesche, è un fuggi fuggi generale. Ma Achille Starace si sente, come si dice, pizzicar le mani, offeso nella sua dignità; un’ondata di sdegno lo pervade; non conosce più ritegni; corre incontro ai capoccia, li affronta con parole roventi, prima, e poi, subito dopo, con una gragnuola di ben applicati cazzotti. L’atto animoso rinfranca altri sdegni meno pronti a scattare; attorno al sotto-tenente Starace si forma un manipolo di aderenti. Volano pugni e bastonate, e la coorte dei Pus, convenientemente salassata, si sbanda, scompare, svanisce, ridotta a un gruppo di pacifisti in fuga.
E’ questa la prima azione guerresca di Achille Starace non ancora in guerra.
Ma eccoci all’inizio della tragica epopea.
Achille Starace non aveva tempo di scrivere la storia: egli la vive. Parlano pèer lui le cinque medaglie al valore, due croci al merito di guerra, l’insegna dell’ordine militare di Savoia, una croce di Guerra Francese con Stella, due promozioni, prima tenente e poi capitano, per meriti di guerra.
Finita la guerra, con l’avvento del Fascismo, Achille Starace viene nominato segretario politico dei fasci di combattimento di Trento. C’è un rinnegato disonorevole alla testa della falange insidiosa, il famigerato Reut Nikolussi, deputato dei tedeschi dell’Alto Adige, che svolgeva un’accanita propaganda di odio contro l’Italia, e particolarmente contro il Fascismo. Achille Starace, recatosi a Roma per prendere parte ai lavori del Consiglio Nazionale Fascista, nel luglio 1921, incontra il 22 sera in Piazza di Montecitorio, il famigerato Nikolussi, accompagnato da tre fidi accoliti. Lo affronta e lo invita a seguirlo. Ma l’altro divenuto pallido dalla paura, come un cencio, obietta che sarebbe più opportuno un abboccamento in altra sede. Ma lo Starace gli risponde che non ha tempoda attendere, e, dopo avergli dato del rinnegato e del vigliacco, gli sputa sul grugno, senza riuscire a provocare un moto di rivolta da parte di quel codardo, che si allontana coi suoi degni compagni, altrettanto ignobili come lui. Evitano così, con questa prudente ritirata, le bastonate che lo Starace era pronto a dar loro. E’ dall’ora che il disonorevole Nikolussi imparò a rispettare l’Italia.
E Achille Starace, non più bersagliere, ma bersagliere del Fascismo. Nell’ottobre del 1922, le Camice Nere di Starace, si erano impadronite del Palazzo della Giunta di Trento. E dopo Trento Verona e Milano, Achille Starace, spodestando il  rappresentante di un governo inetto, non faceva che tradurre in realtà un suo preciso programma. Dunque Starace uomo di pensiero, conferenziere, di animatore di folle. Ricevuta la carica di alto Commissario Politico, visita la Sicilia e le Puglie. Nominato Vice Segretario del Partito Fascista, Starace seguirà nel bene e nel male le sorti del Capo del Fascismo Benito Mussolini.

ACHILLE STARACE di Francesco Carrera – con Prefazione del Prof. Giuseppe Bello Direttore dell’Istituto Magistrale di Cagliari – Stabilimento Tipografico Alfonzo Pianezza – Busto Arsizio Milano

Emanuele Barba

emanuelebarbaEmanuele Barba  nacque a  Gallipoli l’11  agosto dell’anno  1819.
Dedicò tutta la sua operosa esistenza allo studio delle cose patrie, lasciò, morendo, quale frutto delle sue meditazioni e delle sue ricerche, tutte di patrio interesse, una ricca eredità di opere e di lavori, che quale monumento parlante, rilevano ed attestano il suo grande amore per la patria, che Egli desiderava ardentemente di veder risorgere dal suo stato negletto e divenire una città importante, una città capitale. Dobbiamo riconoscere in Lui il genio che nel campo letterario e scientifico ha ben conseguito siffatto scopo.
Basti, infatti, ricordare, fra le sue opere e lavori, il Museo, le Biografie degli uomini insigni gallipolini del secolo XIX, Raccolta di proverbi e motti in dialetto gallipolino ed il vocabolario dialettale.
Il Museo, accoglie in sè quanto in ordine alle scienze naturali, all’archeologia e alla numismatica può offrire la località, ele altre opere ne compendiano la letteratura della lingua e della storia. Nonostante  le modeste condizioni economiche  della sua famiglia,  riuscì a portare  avanti gli studi  trasferendosi  a  Napoli  dove,  grazie  alle  sue  brillanti  attitudini intellettuali, riuscì a conseguire prima la laurea in lettere e filosofia e  poi quelle in medicina.
Tornato nella natia Gallipoli vi esercitò contemporaneamente le funzioni di insegnante e di medico. Uomo di grandi ideali civici e politici e di forte spessore morale, considerava il suo lavoro una vera e propria  missione da compiere anche quando non  ne ricavava alcun compenso economico. 
Patriota di fede mazziniana, Barba  subì l’esilio ed  il carcere per  la sua opposizione  al governo borbonico. Profondamente vicino alle necessità dei poveri e delle  fasce economicamente più  deboli della  popolazione, fondò  la prima  Società di mutuo soccorso ed  istruzione degli  operai di  Gallipoli ed  un periodico popolare ed educativo-politico  “Il  Gallo“.
Dopo  aver  vinto  per  concorso  il  posto di bibliotecario istituì un bollettino bio  bibliografico e fondò, a sue  spese, un Museo di Storia naturale e di Archeologia le cui collezioni erano costituite  da donazioni provenienti dalle sue raccolte personali.
Al Museo della Provincia  di Lecce  donò  inoltre  una  collezione   di  oggetti  di  storia  naturale,   geo – mineralogica ed archeologica.
Morì a Gallipoli il 7 dicembre del 1887, tra  il cordoglio generale della popolazione che aveva aiutato in tutti i modi nella sua vita di studioso, patriota, uomo di scienza e benefattore.

Franco Casalini

francocasalini

Franco Casalini, nato il 19/05/1956, residente a Matino, è presente nell’ambito artistico dal 1983, ma la sua attività pittorica risale già al 1972 con i suoi primi dipinti.

Oggi nel suo curriculum annovera molte mostre personali e collettive, tantissimi sono i riconoscimenti guadagnati in diversi concorsi nazionali e regionali dal nord al sud Italia.

Le sue opere sono presenti in Italia ed all’estero in collezioni private e pubbliche.

I dipinti presenti nelle gallerie sono stati realizzati su olio su tela, acquerelli e polimaterici.

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www.francocasalini.it

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Uccio Piro

Nasce a Gallipoli nel 1932
Dal 1946 al 1964 lavora e si attiva nei cineteatri di Gallipoli come Operatore Cinematografico e come tecnico delle luci.
Dal 1954 al 1955 lavora a Milano come elettricista installatore. Dal 1956 al 1957 in Francia dove lavora come carpentiere edile.
Dal 1959, conseguito il Diploma di Infermiere Generico e poi quello di Tecnico di Radiologia Medica opera  in pianta stabile di ruolo nell’Ospedale Civile ” Sacro Cuore di Gallipoli” e dal 1975 come Capo Tecnico sino al 1997 quando viene collocato in pensione d’ufficio per aver superato i limiti di età ed il massimo dei contributi.
Nel 1962 comincia ad interessarsi di sindacato e dopo qualche anno è già ai vertici nazionali quale membro del Comitato Centrale con una parentesi triennale di Coordinatore Nazionale dei Tecnici Italiani di Radiologia Medica.
Nel 1970, ormai padre di 5 figli, riaffiora in lui la vecchia passione per la poesia e per il teatro con il quale aveva avuto modo di acquisire familiarità ed esperienza avendolo vissuto dietro le quinte a contatto con grandi attori, registi e tecnici( Nazari, Buazzelli, Rossella Como, Riccardo Garrone, Fanfulla, Carlo delle Piane, Domenico Modugno, il regista Dino Verde, ecc.). Nascono così poesie e opere teatrali in lingua italiana, ma soprattuttu in dialetto gallipolino, del quale ne coglie storia, tradizioni, leggende, usi, costumi e folklore con un plateale riscontro e consenso di pubblico e di critica che gli valgono premi e riconoscimenti che a volte superano gli stretti limiti di un territorio legato al dialetto.
Nel 1976, liberalizzate le frequenze radiotelevisive, è tra i primi a condurre e creare programmi di spettacolo, cultura popolare, cronache e interviste sia radiofoniche che televisive nelle Radio e TV locali.

PUBBLICAZIONI:
LABBIGGIATA ( commedia di 2 atti drammatici in dialetto gallipolino) Ed. Circolo Culturale Gallipolino, Tip. Stefanelli-Gallipoli, 1975. Opera catalogata e classificata tra le opere di letteratura drammatica del 1900 nel Polo Biblioteca Nazionale Generale di Firenze.
UNDE TE MARE ( silloge di poesie in dialetto gallipolino) a cura di Associazione Gallipoli Nostra e Azienda Agrivinicola Niccolò Coppola-Gallipoli, Editrice Salentina-Galatina (Lecce), 2008. Commento critico del Prof. Luigi Scorrano.
RICONOSCIMENTI E PREMI:
  • 1976 – 1^ Rassegna del Teatro dialettale Salentino; 2° Premio “Amici del Salento” all’opera    “Caddipulini allu ‘Nfiernu” (commedia in due atti in dialetto gallipolino) Lecce – Teatro Politeama Greco, 21 dicembre 1976.
  • 1977 –  2^  Rassegna del Teatro Dialettale Salentino; 1° Premio per l’opera  “La fija de la Mamma Sarena” (fantafavola drammatica in due atti in dialetto gallipolino) – Commento: La giuria dopo approfondite discussioni e dopo aver provveduto al giudizio comparativo sui lavori, ha desico di assegnare il 1° Premio alla commedia “La fija de la Mamma Sarena” di Uccio Piro ( fantafavola in due atti) per la originalità dell’argomento che rivela anche pregnanza letteraria e sapiente sviluppo scenico non alieno da intrinseci valori artistici nei quali rivive una classica struttura associata a sentimenti popolari – Lecce – Politeama Greco, 15 dicembre 1977.
  • 1983 – 7^ Rassegna Teatrale Salentina; 1° Premio ” Amici del Salento” per l’opera in lingia italiana “Sciardi”    ( due atti drammatici) – Lecce- Teatro Politeama Greco, 5 febbraio 1983.
  • 1990 – Rassegna del Teatro Salentino – Associazione ” Salento Vecchio e Nuovo” – Rassegna Zero – 1° Premio per l’opera “Bundari” (commedia storica in due atti in dialetto gallipolino)- Commento: assegnato il 1° Premio per il risalto che ha saputo dare alla ricerca storica in funzione del teatro” – Lecce -Teatro Politeama Greco, 10 maggio 1990.
 
      Altri riconoscimenti:
  • 1978 – Associazione culturale Azzurra Gallipoli – Antenna d’oro 1978 – Teatro Italia Gallipoli, 15/06/1978. 

  • 1979 – ” Neviano canora 1979″ – Targa di riconoscimento per l’attività poetica e teatrale.

  • 1987 – ” La Comunità del Canneto” – Targa di merito per l’opera “Labbiggiata”  – Teatro Italia 17/03/1987.

  • 2006 – Centro Studi “Raffaele Protopapa” – Lecce – Targa assegnata  “Le parole della memoria” per la trentennale attività teatrale.

 

Luigi Sansò (1891-1963)

Il Sindaco- Poeta (1891-1963)
da ” Gallipoli un Secolo di Memorie”
di Gianni Caridi

Nasce a Gallipoli il 2 luglio 1891, in una casa antica, nel centro storico. Aveva conseguito la licenza liceale a Galatina. Frequentò la facoltà di Giurisprudenza a Napoli, ma avendo da sempre coltivato la passione per la poesia, abbamdonò la facoltà di Giurisprudenza per dedicarsi completamente per quella di lettere.
Il 9 febbraio 1912, andava in scena, al Teatro Garibaldi di Gallipoli, ” Perdoniamo”, dramma in due atti. Un vero trionfo per l’autore, per la compagnia “Città di Taranto”, per il suo direttore Carlo Citta.
Le sue giornate trascorrevano nel lavoro: scriveva sempre e non trascurava gli studi. Ma la laurea in lettere non arriverà mai.
Classicista agli inizi, il giovane poeta andava orientandosi verso la scuola romantica, non trascurando gli avvenimenti del suo tempo: lo scoppio della prima guerra mondiale, l’ingresso dell’Italia nel conflitto. Il 7 agosto del 1915, mentre Gabriele D’Annunzio volava sull’irredenta Trieste, a Bologna, un suo inno patriottico ” Vittoria e Libertà”, musicato dal Maestro Luigi Ratiglia, veniva premiato nel concorso dei canti nazionali ed incluso nelle edizioni musicali di Raffaele Izzo di Napoli. 
Nel 1916 Gabriele D’Annunzio perdeva un occhio durante un pericoloso ammarraggio a Grado e  Sansò, mai partito per il fronte, ma ufficiale in servizio attivo in Sardegna, Roma e Napoli, pubblicava un saggio dal titolo ” Sguardo critico d’insieme su G. D’Annunzio”, attratto dalle vicenze letterarie e personali del vate abruzzese. Correva il 1918 , squassata e devastata la vecchia Europa, in frantumi gli ideali, l’economia, la cultura.
Luigi Sansò intuiva, in quei momenti difficili e delicati, la necessità di una Europa unita. Nell’ottobre del 1918, a soli ventisette anni pubblicava una monografia dal titolo “Per l’Unione degli Stati d’Europa”, opera che presagiva la preparazione degli Stati Uniti d’Europa. Il 19 aprile 1919 riceveva una lettera da Clox, Segretario privato del Presidente U.S.A. Thomas Woodrow Wilson, con cui elogiava questo giovane ignoto, che aveva intuito l’urgenza e la inderogabile necessità di una unione tra Stati.
Tornò a Gallipoli. A ridosso della cinta muraria, la dove la riviera di tramontana si tuffa in quella di scirocco, il poeta gallipolino era solito soffermarsi a guardare le acque frementi e rabbiose dirompersi sugli scogli, la schiuma estendersi lungo tutto il litorale e ad ascoltare, incantato, il ruggito possente della tramontana. Da questa sublime visione, nasceranno i suoi più struggenti canti: ” Verso l’ultima altezza” e ” Acuqeforti”, apparsi nel 1921 e una leggenda ” La lampada”, scritta tra il 29 e 30 settembre 1921.
Dal generoso eroismo degli abitanti di Otranto, orribilmente decapitati dall’armata turca capeggiata da Chedik Amhed Pascià, Luigi Sansò portava a termine un poema epico-drammatico:”Idrusa”, il suo capolavoro.
Nel 1924 viene nominato Commissario Prefettizio nei Comuni di Tuglie e Ostuni, e alla fine del mandato, con una stretta di mano con la gente locale, suggellava la sua prima esperienza pubblica.
Portato a termine l’importante incarico presso l’amministrazione di Salve( 1924), gli veniva preparata la poltrona di podestà a Melissano dal 1926. Era nata l’Associazione ” Amatori d’Arte” di Gallipoli e vi partecipavano uomini illustri come Ettore Vernole, storico e saggista di larga fama; Giulio Pagliano, artista dal ” sentimento cosmico”; Beniamino Senape de Pace, studioso profondosotto il profilo giuridico e storico; Luigi Bianchi, insegnante, autore di pregevoli pubblicazioni; Elia Franich, poeta dagli accenti fini e delicati, espressione di una coscienza di vita morale non comune, dotato di instancabile capacità organizzativa. Ed anche Luigi Sansò, uno degli animatori più attivi.
Giulio Pagliano, in occasione delle nozze del poeta, regalava al suo cordiale amico un dipinto raffigurante ” Idrusa”, l’eroina dell’omonimo poema.
Dal dolore per la morte della figlia Maria,appena nata, prende vita ” ninna nanna della morte” versi angosciati e struggenti.
La nascita della seconda figlia Teresa 15 ottobre 1933, attenuava il suo immenso dolore.
Per circa un decennio dedica, prevalentemente, alla collanborazione delle riviste ” Il Salento”, rassegna della vita e del pensiero di salentini illustri e ” Fiorisce un Cenacolo”, organo ufficiale dell’Accademia di Paetsum.
Nel 1933 viddero la luce le raccolte di versi “Medusa” e “Kallipolis”. Nel 1934 il Vescovo di Gallipoli Gaetano Muller lo nomina Prefetto degli Studi del Seminario diocesiano. 
Il congresso Eucaristico di Gallipoli, voluto dal Vescovo Nicola Margiotta, elevò la Cattedrale di Gallipoli, ricca di preziosità inestimabili, a Basilica Minore, con l’occasione il Sansò pubblica due inni, uno dei quali viene musicato da Tommaso Gardella, cantore della Basilica Vaticana.
Nel 1948, la tipografia Stefanelli, fissò in una raccolta i suoi moti poetici, nasceva ” Pater” e cioè “liriche in profondità, sotto la guida di una realtà interiore”, come aveva detto Fortunato Capuzzello, preside del Liceo Classico di Gallipoli, dove il Sansò insegnava.
Nel 1950 si concretizza il carme ” Castel del Monte” pubblicato, a puntate, nel più diffuso e letto periodico ” Rinascenza Salentina”,
Nel 1954, a cura ed iniziativa dell’Associazione ” Amici della Cultura”, veniva pubblicata ” Leggenda della torre San Giovanni”, profumata e suggestiva leggenda, la più bella di ogni epoca intorno a Gallipoli, nella raccolta ” Una manciata di fogli”.
IL SINDACO POETA
Il 28 giugno 1956, Luigi Sansò viene proclamato Sindaco di Gallipoli.
Un cartello era apparso all’ingresso della sua stanza: ” Si prega di non chiedere nulla che sia contrario alla legge”.
Il 23 giugno 1958, poco alla mezzanotte, dopo tantissime vicissitudini e problemi di natura amministrativa, si dimetteva da Sindaco di Gallipoli.
Nel 1962, per il matrimonio della figlia Teresa prende vita “Epitalamio a Titti”.
” Va sii felice sempre rifiorisca
il tuo cammin per un lungo andare
sacerdotessa d’ un novello altare.
Fa che la tua virtù sempre granisca.
Dolce figlia, sospingiti alla luce
nè ti voltar s’io resto, qui, nell’ombra;
s’adolcirà la pena che m’ingombra
se il mio piangere al sole ti conduce”.
Luigi Sansò, il Sindaco- poeta, lascia questa vita terrena la sera del 10 marzo 1963.

LE SUE OPERE
IDRUSA – Opera in versi – Editore Stefanelli 1924;
LA LEGGENDA DELLA TORRE SAN GIOVANNI , da una manciata di fogli
L’ORSO INNAMORATO UNA MANCIATA DI FOGLI, da una manciata di fogli.
PER L’UNIONE DEGLI STATI D’EUROPA, INNO A WILSON, ACQUE FORTI, LA LAMPADA, KALLIPOLIS, PATER.




















Enrico Tricarico

TricaricoEnrico Tricarico (Gallipoli, 1981) compie gli studi musicali presso il Conservatorio di Bari, studiando pianoforte con Pierluigi Camicia e composizione con Biagio Putignano. Si prefeziona con illustri maestri presso l’Accademia UrtiCanti di Bari e La Biennale di Venezia.
Le sue composizioni vengono eseguite da autorevoli interpreti in vari festival e teatri ed è stata rappresentata una sua revisione e trascrizione dell’opera buffa “Il matrimonio inaspettato” di Giovanni Paisiello. Alla sua musica sono stati dedicati convegni e concerti monografici.
Ha tenuto recital a Roma (Consolato austriaco), Bari (Feltrinelli media store), Parigi (Ecole normale), Praga (Sala Martinu), Bruxelles (Ecole des art) ed ha diretto sue composizioni per ensemble e per orchestra. Oltre all’interesse per la musica classica, sacra e contemporanea è attivo come autore, arrangiatore e pianista di musica per lo spettacolo e musica alternativa con l’Ensemble “Terra del Sole” e “ArTango Quartett”. Sue composizioni sono pubblicate da Eurarte, Glissato Edizioni e incise su vari CD. E’ insignito del premio Terra del sole award 2011.
E’ organista della Basilica Concattedrale Sant’Agata di Gallipoli dal 2000 ed è docente presso il liceo musicale – coreutico “Enrico Giannelli” di Parabita (Le).

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* Sketch (per clarinetto; 4 min.)
* Quadrivium (per quartetto d’archi; 8 min.)
* I colori del silenzio (per pianoforte: Genesi, Orizzonte, Bicinium, Corale, Fuga, Preghiera, Epilogo; tot. 40 min.)
* Mediterranean folk songs (per ensemble di sette strumenti e voce femminile: Prologo, Abenamar, Ayyu-ha s-saqui, La rosa en florese, Lu rusciu te lu mare, Nani nani, Pigna, Thalassaky, Una matika de ruda, Voces, Yagawhar algalala; tot. 50 min.)
* Scena muta (per sintetizzatori; 4 min.)
* Piccolina (antologia di 15 piccoli pezzi per pianoforte: Antico monastero, Ballo in maschera, Bianco e nero, Boogie woogie, Capriccio, Carillon, Clementino, Folk dance, Occhi a mandorla, Orango tango, Piccole variazioni su un tema popolare, Piccolina, Piccolo Bach, Profumo d’arabia, Pulcinella; tot. 25 min.)
* Masque (per violino e pianoforte; 8 min.)
* Stabat Mater (per soprano, coro e orchestra; 30 min.)
* Salve Regina (per coro a cappella a 4 voci miste; 7 min.)
* Ex-temporaneo (per flauto e clarinetto; 7 min.)
* De Angelis (per flauto e pianoforte; 5 min.)
* Il matrimonio inaspettato (Opera buffa di Giovanni Paisiello. Revisione e trascrizione dell’Opera; 3 h.)
* Musiche per il film Vacanze a Gallipoli: (organico variabile) Malincomico; Souvenir di Luna; E’ Morto Felice; Geisha.
* Inno per il mare (organico variabile; 4 min.)
* Repertorio Tango: (organico variabile) 1 Artango; 2 Milonga rea; 3 Orango tango; 4 S-tangata.
* Repertorio Symphonic band: 1 Allegro da concerto; 2 Tormento di Passione; 3 Ecce Homo.
* Repertorio Liturgico: 1 Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei); 2 Salmo n°63 Il desiderio di Dio; 3 Salmo n°79 Visita, o Signore, la tua vigna.
* Trascrizioni: (organico variabile) Medley Tango Tradizionale; Medley Astor Piazzolla; Medley George Gershwin; Medley Scott Joplin; Il volo del calabrone di Nicolay Rimskj Korsakov; Czardas di Vittorio Monti; Tarantella di Gioacchino Rossini; Mattinata di Ruggero Leoncavallo; Meditazione dal Thais di Jules Massenet.
* Vario: Cadenze del concerto per flauto op.29 di Carl Stamitz; Tarantella per pianoforte a 4 mani; Blues per sax e pianoforte; Cantilena (canzone, organico variabile).

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in allestimento

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387064 3868865413058 177817488 nInni, responsori, salmi, canti e antifone della tradizione musicale religiosa gallipolina sono racchiusi in un percorso musicale che abbraccia l’intero anno liturgico nel CD “Musiche tradizionali nelle Chiese di Gallipoli”, contenente un libretto con i testi completi dei canti e annotazioni storico/musicali.
Lo scopo di questa opera è custodire e divulgare i canti sacri tradizionali che tuttora arricchiscono le liturgie celebrate nelle chiese della città di Gallipoli.
I quindici organi storici conservati nelle chiese del borgo antico di Gallipoli testimoniano la straordinaria attività musicale della stagione barocca presso gli istituti religiosi e le confraternite della cittadina.
Gallipoli, sede della Fidelissima Universitas, ha dato i natali ai celebri maestri d’organo Eligio, Simone, Pietro e Tommaso Chircher e ad insigni musicisti che hanno fatto di Gallipoli un osservatorio privilegiato dell’arte musicale in Terra d’Otranto sin dal XVI secolo: Francesco Andronico, Nicola Brancaccio, Giuseppe Chiriatti, Giovanni Monticchio, Francesco Luigi Bianco, Vincenzo Alemanno e soprattutto Antonio, Francesco e Bonaventura Tricarico; questi ultimi furono rispettivamente fratello, figlio e nipote del famoso Giuseppe Tricarico, autorevole esponente della scuola napoletana nella seconda metà del XVIII secolo e maestro di cappella a Roma, a Ferrara e dell’Imperatrice Eleonora Gonzaga a Vienna.

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