Teatri di ieri e di oggi

teatroIl teatro è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano nell’esecuzione di un evento spettacolare dal vivo. Gallipoli vanta il più grande teatro della Regione Puglia (il Teatro Italia).



Il Teatro Garibaldi

teatrogaribaldi interno 01Il teatro comunale di Gallipoli fu fabbricato nel 1825 a spese del nobile cavaliere Bonaventura Luigi Balsamo che lo chiamo “Teatro del Giglio” perchè dedicato ai Borboni che all’epoca governavano l’Italia. Nel 1874 venne acquistato dal comune dopo una vendita giudiziaria; gli ingegneri Gregorio Consiglio, Giacomo Papaleo e Oronzo Bernardini ebbero il mandato per il restauro. Tra il 1877 e il 1879 fu fabbricato il prospetto con stile neoclassico, l’atrio d’entrata sul luogo dove c’era una grande corte, l’intarsi di tavola scolpiti da artisti locali come il Buccarella, l’Epifani e il Nocera; le decorazioni pitturate da Melchiorre Zelardi e i freggi d’oro dei napoletani Turolo. Il teatro fu intitolato a Giuseppe Garibaldi con una delibera della Comune il 14 novembre 1879.


Il Teatro Italia

teatroitaliasala1Il Cinema-Teatro Italia è il più grande della regione Puglia. Costruito nel 1976 è situato sul Corso Roma, la più importante passeggiata della città di Gallipoli, occupa una superficie di circa 4.000 metri quadri e ha a disposizione per i clienti una terazza con parcheggio privato, sono inoltre disponibili 2.000 posti auto nella vicina area portuale.
La hall ha dimensioni ragguardevoli, è lunga 80m e larga 8, gli spettatori possono passeggiare aspettando l’inizio del film e ammirando i prodotti commerciali esposti nelle 50 vetrine noleggiate dalle ditte interessate. Nella hall è inoltre presente un servizio bar. La superficie del palcoscenico è di 300 metri quadri con un boccascena di 20m . Lo schermo normalmente usato ha dimensioni 18 x 7 ed è distante 12m dalla prima fila di poltrone, assicurando così una visione confortevole anche gli spettatori dei primi posti. Per i film molto spettacolari viene utilizzato uno schermo da 20 x 10 m che viene calato a filo del boccascena: in questo caso, per consentire comunque una buona visione, non si utilizzano alcune file anteriori.  Disposti su due piani 40 camerini dotati di ogni servizio possono ospitare 100 attori. Esiste inoltre una fossa orchestrale (a scomparsa), che può contenere 100 musicisti. Originariamente la sala, lunga 50m e larga 36, era divisa in un settore platea e un settore galleria; attualmente è stata ristrutturata con la tipica geometria dell’anfiteatro a gradoni ciò consente una buona visuale per qualsiasi ordine di posti anche grazie al fatto che la gradinata inizia a svilupparsi già dalle prime file con un’altezza dei gradoni di 34cm. Le file attrezzate con ampie poltrone “Figueras”, sono poste ad una distanza di 1,2m, assicurando così un elevato grado di comfort per gli spettatori. Gli ambienti sono climatizzati con impianti autonomi. Un gruppo elettrogeno da 120 kw assicura l’alimentazione elettrica di tutto il complesso rendendolo così completamente autonomo rispetto alla rete Enel.

SCHEDA TECNICA SALA 1:
Posti: 1.233 – Dimensioni palcoscenico: 20 x 20 m – Proiettori n.2: Cinemeccanica Victoria 8
Lanterne: Zenith X6500H – Lenti: Schneider – Dispositivo piatti orizzontali: CNR 3 – Sistema: Dolby e DTS con diffusori Cinema System JBL – Schermi: Sunnyscreen Cinemeccanica da 20 x 10 m e Harkness Perlux II da 16 x 7 m – Pannelli di rivestimento acustici: Resinflex  
Velluti: Redaelli – Gruppo elettrogeno: Deutz  – Climatizzazione: York International.

teatroitaliasala2teatroitaliasala3

 


 



Dopo il recente restauro il Teatro dispone di altre due sale di proiezione , progettate per consentire alla struttura programmazioni differenziata che comprendono oltre alla normale produzione internazionale, anche rassegne di cineforum e film di particolare interesse socio-culturale. Le sale, arredate con cura è dotate di ogni comfort, sono rispettivamente da 100 posti (sala 2) e 150 (sala 3); possono essere riservate anche con prenotazione telefonica. L’eccellente impianto audio installato negli ambienti perfettamente insonorizzati rende magici questi spazi tanto da essere soprannominati i due “Salotti del Teatro Italia”.

SCHEDA TECNICA SALA 2 – SALA 3:
Posti: 100 (Sala 2) | 150 (Sala 3) –  Proiettori n.2: Cinemeccanica Victoria 5MI-B/4000  – Lanterne: Zenith X4000H Lenti: Schneider – Sistema: Dolby e DTS con diffusori Cinema System JBL  – Schermo: Harkness Perlux 2 – Pannelli di rivestimento acustici: Resinflex – Velluti: Redaelli – Gruppo elettrogeno: Deutz – Climatizzazione: York International.


Il Teatro Tito Schipa

teatroschipa 01Il Cinema-Teatro Tito Schipa fu edificato nel 1900 ed era costruito interamente in legno: gli fu dato l’esotico nome di Eldorado. Potrebbe essere l’antesignano delle moderne sale polifunzionali, infatti le poltrone della platea erano rapidamente smontabili per lasciare lo spazio agli spettatori circensi che vi si tenevano regolarmente. Nel 1913 la sala subì una prima trasformazione: all’interno del perimetro ligneo venne costruito un ambiente in muratura e solo a costruzione ultimata venne smontato l’ambiente originale in legno. Per breve tempo il suo nome fu Teatro Nuovo, cambiato poi in Tito Schipa in onore del grande tenore che debutto nel 1916. Parte del materiale originale in legno fu riutilizzato come le colonnine in legno della facciata dell’Eldorado che diventarono le balaustre dei palchetti del Teatro Schipa. Successivamente i balconcini a colonnine furono sostituiti da altri con chiusura continua in pannelli di legno. Il Teatro funzionava anche d’estate: per contrastare gli effetti del caldo era stato costruito un sistema di grandi ventagli appesi al sottotetto del teatro che, durante le rappresentazioni, venivano mossi a mano dal personale tramite un sistema di funi e rinvii. A parte questo sistema (sostituito dall’impianto di climatizzazione) molto del materiale originale (compresi stucchi e velluti) facente parte dell’Eldorado è stato impiegato nel restauro, terminato nel 1998, cosicché la sala non ha perduto il suo antico fascino. Il cinema copre una superficie di circa 1.000 metri quadri e alterna proiezioni cinematografiche con spettacoli di prosa.

SCHEDA TECNICA:
Posti: 600 – Dimensioni palcoscenico: 15 x 10 m – Proiettori: n.2 Cinemeccanica Victoria 8  – Lanterne: Zenith x6500h  – Lenti: Schneider – Dispositivo piatti orizzontali: CNR 3 – Sistema: Dolby e DTS con diffusori Cinema System JBL – Schermi: Sunnyscreen Cinemeccanica da 13 x 6 m e Harkness Perlux 11 da 16 x 7 m – Pannelli di rivestimento acustici: Resinflex – Velluti: Redaelli – Climatizzazione: York International


Arena Rivellino

rivellino 01rivellino 02Un vecchio poderoso castello posa, immagine di solidità, su uno specchio d’acque ora tranquille ora agitate, a seconda delle decisioni dei vento, che a Gallipoli in tante giornate ruzza come un fanciullo e la fa da padrone. L’interno dei Rivellino (XIII secolo) nei primi decenni dei Novecento fu facile luogo di deposito di materiali di risulta: capiente e, sembrava, adatto ad una simile funzione. Negli anni Quaranta fu affidato ci una società, che lo ripulì ed adibì a sala da ballo estiva con annesso ristorante. Dal 1945 divenne un cinema: all’aperto, anche d’inverno! Una nuova concessione demaniale (nel 1957, al Sig. Petrucelli) portò alla più razionale utilizzazione di uno spazio interno, appunto il Rivellino che dà nome al cinema. Un’invenzione moderna (il cinema) in un antico involucro: in un fortilizio! Poteva sembrare una dissacrazione; in realtà lo scrupolo della buona conservazione è stato grande e oggi il cinema, al quale si accede attraverso un pontile in legno, volge la sua facciata a quella della sala ottagonale dei Castello. Vasta la zona d’ingresso dei cinema, con un porticato coperto e, all’aperto, la il sala” con 800 posti a sedere. A due passi, il grattacielo inscrive la sua mole nell’aria; visto dall’interno dell’antica struttura, sembra proporre un confronto e una forma di continuità nel tempo tra le grandi opere che caratterizzano la città. la piazza Moro, che s’apre al di là dello specchio d’acqua dei Rivellino, costituisce un piacevole luogo di sosta, e la chiesa dei Canneto e l’antica fontana “greca” ne segnano, ai due estremi, i confini ricchi di varchi. Cinema, dunque, e, insieme, invito agli incontri, a distensive chiacchierate, alla dolcezza di conversazioni all’aperto quando la sera si fa naturale momento di aggregazione e propizio la serenità di un’ora.

SCHEDA TECNICA:
Posti: 800  – Dimensioni palcoscenico: 20 x 10 m – Proiettori: n.2 Cinemeccanica Victoria 8  – Lanterne: Zenith x6500h – Lenti: Schneider – Dispositivo piatti orizzontali: CNR 3  – Sistema: Dolby e DTS con diffusori Cinema System JBL  – Schermi: Sunnyscreen Cinemeccanica da 15 x 7 m.

Scuole

scuoleIn questa sezione troverete l’elenco delle scuole di Gallipoli. Scuola dell’Infanzia – Scuola Primaria – Scuola Secondaria di I Grado – Scuola Secondaria di II Grado – Istituto Comprensivo (Infanzia, Primarie e Secondarie di I Grado)

Scuola dell’Infanzia o Scuola Materna

(per bambini fino a 5 anni)

Gallipoli Polo 1
Via Piccioli 6 (Gallipoli) – Cap: 73014;
Telefono e Fax: 0833 263153;
Codice Meccanografico: LEAA878018


Gallipoli Polo 1
Via Arene, 12 (Gallipoli) – Cap: 73014;
Telefono e Fax:
Codice Meccanografico: LEAA878029


Gallipoli Polo 2 Borgo
Piazza Carducci, 3(Gallipoli) – Cap: 73014;
Telefono: 0833 263102; Fax: 265024;
Codice Meccanografico: LEAA879014


Gallipoli Polo 3
Via Gorizia (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 202203
Codice Meccanografico: LEAA87700B


Gallipoli Polo 3
Scuola materna (dell’infanzia)
Via Spoleto (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 274676; Fax: 202203
Codice Meccanografico: LEAA87701C


Gallipoli Polo 4
Via Milano 23/A (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 202497
Codice Meccanografico: LEAA87600G


Gallipoli Polo 4
Via Giorgio da Gallipoli (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 202163; Fax: 202497
Codice Meccanografico: LEAA87602N


Scuola Primaria o Scuola Elementare

(per bambini da 5 a 11 anni, durata di 5 anni)

Gallipoli Polo 1 S. Chiara
Via A.De Pace 97 – Cap: 73014
Telefono: 0833 476514;
Codice Meccanografico: LEEE87801D


Gallipoli Polo 1
Via Arene, 12 – Cap: 73014
Codice Meccanografico: LEEE87802E


Gallipoli Polo 2 Borgo
Piazza Carducci, 3 (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 263102; Fax: 265024
Codice Meccanografico: LEEE879019


Gallipoli Polo 3 San Lazzaro
Via Gorizia – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 202203;
Codice Meccanografico: LEEE87701N


Gallipoli Polo 3
Via Modena (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 274253; Fax: 202203
Codice Meccanografico: LEEE87702P


Gallipoli Polo 4
Via Giorgione da Gallipoli (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 202163; Fax: 202497
Codice Meccanografico: LEEE87601T


Scuola Secondaria di I Grado o Scuola Media

(per ragazzi da 11 a 14 anni, durata di 3 anni)

Gallipoli Polo 1
Via Foscolo, 15 – Cap: 73014
Telefono: 0833 266826;
Codice Meccanografico: LEMM87801C


Gallipoli Polo 2 Borgo
Piazza Carducci, 1 (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 263102; Fax: 265024
Codice Meccanografico: LEMM879018


Gallipoli Polo 3
Via Torino (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 202163; Fax: 202203
Codice Meccanografico: LEMM87701L


Gallipoli Polo 4
Via Milano 23/A – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 202497;
Codice Meccanografico: LEMM87601R


Scuola Secondaria di II Grado

(per ragazzi da 14 a 18 anni, durata fino a 5 anni)

Istituto Professionale Industria e Artigianato
Leonardo da Vinci Gallipoli
Corso Capo di Leuca 32 (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 274008; Fax: 273376
Codice Meccanografico: LERI03201T

Indirizzi di studio:

RR9H – Tecnico Chimico e Biologico (nuovo ordinamento)
RR9J – Tecnico delle Industrie Elettriche (nuovo ordinamento)
RR9M – Tecnico Abbigliamento e Moda (nuovo ordinamento)
RR9S – Tecnico Servizi Sociali (nuovo ordinamento)
RRFJ – Tecnico Sistemi Energ. (nuovo ordinamento)


Istituto Professionale per i Servizi Commerciali
Leonardo da Vinci Gallipoli
(Gallipoli) – Cap: 73014
Codice Meccanografico: LERC032015

 

Istituto Tecnico Commerciale
Amerigo Vespucci

S.P. 52 per Sannicola (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 272687; Fax: 272621
Codice Meccanografico: LETD00701Q

Indirizzi di studio:

TD00 – Giuridico Economico Aziendale
TD14 – Programmatori (Programma Mercurio)
TD18 – Giuridico Economico Aziendale (Programma Sirio)
TN01 – Turistico (Programma Iter)

 

Istituto Tecnico Nautico
Amerigo Vespucci

Via della Provvidenza (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 273442
Codice Meccanografico: LETH00701D

Indirizzi di studio:

TH07 – Per. Tras. Maritt. (PG. Nautilus)
TH08 – Per. App. Imp. Mar. (Nautilus)

 

Istituto Superiore Quinto Ennio Gallipoli
Liceo Classico
Corso Roma, 100 (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 266165; Fax: 263592
Codice Meccanografico: LEPC012018

Indirizzi di studio:

IC39 – Classico
PC00 – Classico

 

Istituto Superiore Quinto Ennio Gallipoli
Liceo Scientifico
Via Stevens (Gallipoli) – Cap: 73014
Codice Meccanografico: LEPS01201B

Indirizzi di studio:

IC42 – Scientifico
PS00 – Scientifico

Istituto Superiore Quinto Ennio
Istituto Magistrale
Via Torino (Gallipoli) – Cap: 73014
Codice Meccanografico: LEPM01201C

Indirizzi di studio:

ID38 – Socio Psico Pedagogico-Arte


Istituto Comprensivo

(Infanzia, Primarie e Secondarie di I Grado)

Gallipoli Polo 1
Via Foscolo, 13 (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 266193; Fax: 263123
Codice Meccanografico: LEIC87800B


Gallipoli Polo 2 Borgo
Piazza Carducci, 3 (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono: 0833 263102      ; Fax: 265024
Codice Meccanografico: LEIC879007


Gallipoli Polo 3
Via Gorizia (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 202203;
Codice Meccanografico: LEIC87700G


Gallipoli Polo 4
Via Milano 23/A (Gallipoli) – Cap: 73014
Telefono e Fax: 0833 202497
Codice Meccanografico: LEIC87600Q

Poesie

poesieBurraschia de State  –  Caddipuli  –  Carusu faci Bagnu? – Fede ‘Ntica  –  L’Annu Vecchiu e l’Annu Nou  –  L’Urtima Befana – Melutia Caddhipulina  –  Nu Quatru ‘Nticu  –  Puritate – Sempre na Oce  –  Stateve Boni  –  Te Natale Ulia

Burraschia de State

Da “Suspiri de truffinu”   1990   Fotoiano Aurelio


S’azza nu jentu friddu fastidiusu,

lu cielu niuru niuru è ddevantatu,

sta fusce pe la strata nu carusu,

nu rriva mancu a casa: à scaracatu!

 

L’acqua ca sciacqua strate e murajuni

scinde a quartare e face campanedde!

Rretu li vitri quardene i vagnuni

Mentru la mamma frisce l’oparedde.

 

De susu lu cutieri chianu chianu

na varca sta spuntidda senza vela!

La vecchia tene lu rusariu mmanu:

 

Vergene Santa – tice – jeu te preu,

te ca sì mamma de li piscaturi,

nduceme a casa lu piccinnu meu!!!!

 

Da “Suspiri de truffinu”   1990   Fotoiano Aurelio


Caddipuli

Da “POESIA POPOLARE GALLIPOLINA”   Di Oliviero Cataldini Vol. I   1974   Ernesto Barba

 

     Macari ca ritorna a stu paese

Susu nu scòju postu mmienzu mmare

Lu Turcu, lu Tatescu e lu Francese…

Hane tutti cci dire e cci cuntare.

 

     Stu scòju benadittu de le Fate

Stae susu ll’unde de lu mare stisu,

E quandu torna lùju e ttrase state

Caddìpuli è nu veru Paratisu.

 

     Intra qquist’acqua tinta de turchinu

Nci su cauri, còcciuli e patedde;

E’ llu paese de l’oju e de lu vinu,

De li cupiddi e de le femmanedde.

 

     E’ cchinu de baddizzi e de trisori,

De curaddi, de perne e de brillanti:

Caddìpuli ci viti, cati e mmori,

Ca è ffattu cu li soni e cu li canti.

 

     Quant’òmmini de penna e de talentu

Stu scòju ntiempu nticu parturìa,

Ci li mmasuri resci a rrentu a rrentu,

Ca simu tutti mente e puesia.

 

     C’è lu Presta, lu Crispu e li Briganti,

Lu Cardami e Ribera, lu pittore,

Lu Mazzarella, lu Barba e addi attanti

Ci ndane tatu vantu, cròlia e nore.

 

     Stu mare è riccu poi d’ogni manera

Pisci de ingegni e pisci de tonnara;

Ci pisca la matina e ci la sera,

Hai la trija te scòju e hai la sapunara.

 

     Mare de marmu cu la Chiaranzana,

Celu d’argentu cu la luna china;

Nc’è l’acqua duce d’intra ll’a funtana,

Nci su le varche sotta lla banchina.

 

     Talèfrucu, papuri e bastamenti,

Riti, nasse, carrozza e ferrovia;

Te ‘nviernu è lu paese te li jenti,

Te state poi lu core te llacria.

 

     Cinca ha vitutu armenu ppe nu mese

Caddipuli ci dorme mmienzu mare,

Sia Turcu, sia Tatescu, sia Francese

Nu sse lu pote certu rescurdare.

 

Da “POESIA POPOLARE GALLIPOLINA”   Di Oliviero Cataldini Vol. I   1974   Ernesto Barba


Carusu faci bagnu?

Da “Poesie dialettali Gallipoline inedite”  

Circolo Culturale Giovanile   VI Festival di “Casa nostra”   1975   Walfredo De Matteis

 

“Carusu faci bagnu”?

“Nu tegnu cazunetti”!

Era nu studente spatallatu,

te li cambarini ‘nnamuratu!

 

Te ricordu sempre Nina mia!

Teve me critavi e jeu me nde fuscia,

quandu me ‘ncucciavi intra nu cambarinu

senz’aggiu pacatu mancu nu puntinu!

 

Mpaccia pe dru mare, pe dra rena,

e de li scorni toi nu me dava pena!

Me santia felice, senza tegnu nienti:

nu cuntene li sordi ma li sentimenti!

 

Li forastieri, lu Rafè, babbava

cu tutte quidre balle ca cuntava:

cu lu posciu fermu sulle scale,

pijau na minoscia te quintale!

 

“Carusu faci bagnu”?

“Nu tegnu camusu”!

Nun era sulamente jeu

ca nu pacava lu cambarinu meu!

 

Ci se ricorda chiui dra vecchiaredra?!

La giovinezza fice chiù beddra!

E quandu na chitarra se santia,

te bagnanti… cci sse raccuja!

 

Sotta le Puritate

è turnatu state!

Lu mare te bagnanti è sempre chinu,

ma nu bisciu chiui nu cambarinu!

 

E nu sentu chiui la oce te la Nina,

ca saliu ‘ncelu na matina!

L’occhi te lacrime me vagnu:

me tice ‘ncora: “Carusu, faci bagnu”?


Da “Poesie dialettali Gallipoline inedite”

Circolo Culturale Giovanile   VI Festival di “Casa nostra”   1975   Walfredo De Matteis


Fede ‘ntica

Da “POESIE DIALETTALI GALLIPOLINE”  

Minifestival di Casa Nostra   1971 – 1972   Circolo Culturale Giovanile   E. Passeri


“Ave Maria, grazie pena, Dominustecu;

Benaditta tu, mujeripussu,

Benadittu lu fruttu ventristui, Jesu…

Santa Maria, Madre de Diu:

Ora pro nobi peccatori;

Pussu, nuncu, tinora, morte noscia, amme…”

                                         L’Ave Maria !

 

De cusine la dicìane li ‘ntichi,

senz’aria de saputi littarati,

ma cu la fede ca l’anima vivìa:

                                             Ave Maria !

 

Quandu a lu scurire de la sera

la mamma lu Rusariu recitava,

la famija tutta a coru raspundìa:

                                             Ave Maria !

 

Era cchiù pacifica la vita,

cchiù sana e menu faza era la gente,

la preghiera tutti quanti te l’unìa:

                                             Ave Maria !

 

Vanne e vieni era la dumenaca

de gente ca ‘mbutata scìa ‘lla Messa

e cu santa deduzione se santìa:

                                             Ave Maria !

 

La Chiesia era mutu rispattata

e cchiù santificata era la festa,

cu l’amore la ‘nnucenza se fundìa:

                                               Ave Maria !


Da “POESIE DIALETTALI GALLIPOLINE”

Minifestival di Casa Nostra   1971 – 1972   Circolo Culturale Giovanile   E. Passeri


L’annu Vecchiu e l’Annu Nou

Da “POESIA POPOLARE GALLIPOLINA”   Di Oliviero Cataldini   Vol. I   1974   Agostino Castaldi junior

 

     Li giurni cùrrane,

pàssene l’anni,

a ‘ncapu chiòvane

beni e malanni.

 

     Picca li beni,

muti li quai,

ci nu’ se scòddrane

de susu mai.

 

     Puru quist’ùrtimu

ci mo’ sta schiatta

farci marciòtula

nde l’have fatta;

 

     e all’antrasatta

nde l’have data

propriu ‘ntr’all’ànima

na pizzacata.

 

     mo’ sta ci cròffula

susu lu jettu,

mentru nde giùstane

lu cataliettu.

 

     Pòuru diàulu,

sta se nde more

e nun nc’è n’ànima

nd’àggia dulore!

 

     Moi nui lassàmulu

a ‘mpace mmurire

e all’addu utàmunde

ci ha de vanire.

 

     Ci ‘ole stu Ninni,

mo’ ci iddu è natu

e ‘ntr’alle fàscie

stae ‘nturtijatu,

 

     nde spìrcia a n’àttimu

cu l’òcchiu rizzu,

ridendu pràcidu

lu musu a pizzu;

 

     face cu ‘chiòvane

d’intr’alli mani

le cràzzie a còfane

su li cristiani.

 

     Tutti hane bbire

cuntentu e risu,

salute e bbàrsumu

de paradisu.

 

     Cusì qua a n’annu,

quand’iddu more,

tutti lu chiàngene

de veru core;

 

     e pe’ llu pòpulu

rresta lu dittu

ca è statu l’annu

cchiù benadittu;

 

     rresta stampatu

‘caratteri d’oru:

Pe’ omnia secula

e seculoru.


Da “POESIA POPOLARE GALLIPOLINA”   Di Oliviero Cataldini   Vol. I   1974   Agostino Castaldi junior


L’Urtima Befana

Da “UNDE TE MARE”   Associazione “Gallipoli nostra”   Niccolò Coppola srl Cantina Li Cuti Gallipoli   2008   Uccio Piro

 

Dimme com’ete ca ogni annu

a du vagnone c’abita a ‘mpalazzu

‘nde porti tanti sciocarieddi:

machine, apparecchi,

giostre e trainieddi,

e a meve, ca su’ nu bonu fiju,

me porti sempre cose de mangiare,

sempre quidde:

na cozza, nu taraddu,

nu burtucallu e nu marandulinu.

 

Eppuru, jeu,

su’ cchiù bonu te quidd’addu,

fazzu tante sarvizzie, vau alla scola

e bau vastutu comu povarieddu.

 

Befana mia, ma te nu sinti giusta,

e cazzalora! Stanotte nu nci dormu

e puru ci me futte la paura

te spettu

allu scindire de lu focalire

cu te ‘nde cantu quattru.

 

…Cchiui te quattr’ore

stiesi ‘ngucciatu sotta le cuperte

ddisciatatu, ma,

allu sunare de la menzanotte,

intra lu chiaru-scuru te la lampa

ddumata alla bunanima

te la nanni Chicca,

vitti la mamma ssire

te l’adda menza casa

ca jeu chiamava cambara te jettu

e…chianu-chianu scìu, aprìu lu stipu,

pijau de quattro cose ca sapìa

e le ficcau intra lu cazzettu.

 

Cci corpu bippi a ‘mpiettu…

me nnutacau lu core…

do’ lacrime vagnara lu cuscinu

e jeu capì ca m’era fattu grande.

 

…e binne l’annu dopu:

 

– E’ inutile, mamma,

me dici vanne e ppendi lu cazzettu,

t’aggiu vista l’add’annu,

la sacciu ca si’ teve la Befana

nu suntu cchiui vagnone,

nu suntu cchiui nu fessa…

 

Vitti la mamma nnutacare a chiantu

e me buscai nu schiaffu

parcè abbìa dittu na…palora grossa.

 

Da “UNDE TE MARE”   Associazione “Gallipoli nostra”   Niccolò Coppola srl Cantina Li Cuti Gallipoli   2008   Uccio Piro


Melutia Caddhipulina

Da “Rraoggi te jentu”   Poesie in vernacolo – lingua – racconti – commedie   proverbi e motti   2008   Carmelo Scorrano

 

Lu sole staci scinde allu punente

lu mare ole zzacca chianu chianu

susu ‘nu celu chiaru staci sente

spattire l’ali janche lu caggianu,

ma lu panzieri sou fusce luntanu

senza cu lassa mai ‘sta brava ggente,

ggente ca te stringe sempre la manu

e ca te ole ‘bene veramente;

ssattata ‘na carusa spetta ‘llu pazzulu

cu rriva mprima mprima crammatina,

lu caggianu ncumincia pija ulu

cu senta ‘sta melutia Caddhipulina.

Sciocca nfacce ‘llu sole russacchiatu

ca intr’a mmare ssuca lu sutore,

ddhu pane ca te sutore ete vagnatu,

mentre naddha sciurnata more,

e dde luntanu se vite ddarlampare

comu frasciddhe le luci de lampare

canta ‘na canzone lu piscatore

parturuta sulamente de lu core;

ssattata ‘na carusa spetta ‘llu pazzulu

cu rriva mprima mprima crammatina

lu caggianu ncumincia pija ulu

cu senta ‘sta melutia Caddhipulina.

Fuchiscia lu rimu ncarizzandu l’unda

sotta ‘lli rasci chiari de la luna,

vidi la prua de la varca ca se ffunda,

‘sta sera ‘ncelu face la patruna,

se stuta la frasciddha chianu chianu

l’urtima lampara staci scumparisce

nfacce ‘llu rimu spinge de cchiui la manu

e ddhe lavante se vide ca lucisce;

ssattata ‘na carusa spetta ‘llu pazzulu

ma vide ca ete già matina

lu caggianu ave pijatu ulu

cantando ‘sta melutia Caddhipulina.

 

Da “Rraoggi te jentu”

Poesie in vernacolo – lingua – racconti – commedie   proverbi e motti   2008   Carmelo Scorrano


Nu Quatru ‘Nticu

Da “Nc’è Parmessu?   Poesie in vernacolo   2006   Gioorgio Tricarico


A cci serve sonni cose tantu strane,

ca ddarlampene ‘ntra ll’occhi ‘llu basògnu,

le cose le cchiù beddhe de stu mundu,

le vidi sozzu a me ‘ntra stu sognu:

“To’ vecchiareddi ‘nnanzi ‘u focalire,

se scarfene tristi e scunsulati,

la vecchiaredda cu nnu cuppinu mmanu,

iddhu li mani tutti nnirvacati.

L’occhi fissi quardane ddhu focu,

ca se move quasi quasi fosse viu,

esse n’ampa, ‘na lingua, n’animeddha,

pare ca cunta, ppe iddhi pare Ddiu.

Ddhu focu ca li scarfa e l’illumina,

li tene disciatati e schiattariscia,

ole lli porta cu iddhu, addhu poi

li pija sotta razzu e lli ‘nturniscia.

Lu focu ca l’occhi nde ddarlampa,

li porta alli tiempi oramai passati,

quandu carusieddhi se vasara,

quandu falici s’erene spusati.

To’ làcrame scurnuse staci scìndene,

lu vecchiarieddhu chiane scusu scusu,

iddha lu ‘ncarizza, lu cunforta,

le maniceddhe zzàcchene lu musu.

Ma quandu ‘na fascìddha tispiettusa,

li dìsciata e spiccia la poisia,

cci baddizzi, cci cunfortu quiddhu quatru,

ddhu quatru ‘nticu ‘mpisu a casa mia.”


Da “Nc’è Parmessu?   Poesie in vernacolo   2006   Gioorgio Tricarico


Puritate

Da “Quando se azza lu jentu”   Poesie in vernacolo inedite   1993   Maurizio Marzo

 

A ddha via a ‘lla Puritate,

quando ete tiempu te ‘state,

ai piacire te cuntare,

ci te fermi a ‘nanti a mare.

 

Curti, viculi e fanesce,

‘ccu te cuntane su’ mesce,

e intra ‘nu mare comu oju

se ‘mbira ‘na chiesia te su’ ‘nu scoju.

 

Te la Puritate la Matonna,

te le chiesie pare la nonna,

sempre ‘perta te ddha gente

ca la fede ‘ncora sente.

 

Quandu a sera l’aria è frisca,

te la gente ca sta’ pisca,

‘ccu la togna o le lampare

suntu le luci a mienzu a mare.

 

Luci, uci e tanti ‘nduri,

te ddhi posti su’ signuri,

posti beddhi comu fate,

a ddha via a ‘lla Puritate.

 

Da “Quando se azza lu jentu”   Poesie in vernacolo inedite   1993   Maurizio Marzo


Sempre na Oce

Da “Poesie dialettali Gallipoline inedite”

Circolo Culturale Giovanile   1° e 2° Minifestival di “Casa nostra”   1971 – 1972   Giuseppe Leopizzi

 

   –   Rape, mugnuli e ciacore,

   –   ciole lacciu e beddrusinu,

   –   peparussi, marangiane e cumitori,

   –   è bella l’ua, è duce l’ùa

   –   frise te cranu, frische l’ove…

Essu te Santi Metici e te visciu,

vecchiarieddru meu,

occhi scarzusi, mazzu, curtu e spannatu

nnanzi lu trainu

chinu te bene te Diu.

Ci sinti?

   –   Oce ncatarrata comu trozzula

       te sapurcu.

   –   Ci sinti?

   –   Oce te sempre,

       ca se sente te luntanu…

Cuardi te quai e de ddrai:

finesce e porte chiuse e frabbacate…

La sai ca osci è lunatia

e alla gente piace ddorma

intra lanzuli te camascia?

Ma te nu dormi mai:

vau, vegnu, criscene li fiji

cangene tante cose,

ma te nu cangi mai.

Stammatina te putrìmisi,

me vene cu te fermu e cu te ticu :

   –   Nu mboju propriu nienti,

vecchiarieddru meu.

Sulamente nu vasu ulìa tè tau

e cu te ticu crazie

pe’ tutti dr’anni c’ai tiratu stu trainu,

crazie ca nu t’ai ncaddrisciatu mai.

Crazie pe dra oce ntica, sempre quiddra.

comu lu mare nosciu.

Crazie, ca ta zzatu.

Crai? Ci sape? Nascene centu papi.

Ci sape ci te visciu cchiui…


Da “Poesie dialettali Gallipoline inedite”

Circolo Culturale Giovanile   1° e 2° Minifestival di “Casa nostra”   1971 – 1972   Giuseppe Leopizzi


Stateve Boni

Da “Nicola Patitari”   Poeta dialettale Gallipolino dell’800   di Federico Natali   1999   Nicola Patitari


Le nnule de lu cielu aggiu strazzatu,

     lu fundu aggiu tuccatu de lu mare,

     Su sciutu sempre spertu e aggiu cuntatu

     culle mammesarene e le macare.

 

Intra ‘lle fujazzedde de le rose

     aggiu spiatu e intr’alli gersumini,

     aggiu quardatu sempre de le spose

     le trezze fiusche e l’occhi malandrini.

 

Sulu, de notte intr’allu campusantu,

     senza n’anima viva cu me senta,

     quandu la cuccuascia cullu cantu,

     cu ddu cantu de morte te spaventa,

 

su sciutu chianu chianu e aggiu scupertu

     le seburture chine de chiauti,

     lu core meu alli morti nd’aggiu ‘pertu,

     ma quiddi su rrumasti sempre muti.

 

Li jenti, le trupee, le revarsie,

     li marisci e la nive de li munti,

     tutti li ddummandai, le carmarie

     la ‘ssuta de lu sole e lli tramunti.

 

E tutti de na oce, ota, fatia,

     me dìssara, ca trovi ccinca boi,

     e jeu aggiu fattu pesciu de Maria,

     culla sparanza ca be cchiava poi.

 

E b’aggiu cchiati, sì, b’aggiu truati,

     e culle rrobbe mei b’aggiu vastuti,

     me siti stati sempre nfezziunati

     e comu fij mei b’aggiu crisciuti.

 

B’aggiu tanuti a ‘nnanzi a me vicini

     comu curciuli ‘ssuti de lu nidu,

     ma moi ci b’iti fatti cchiù ulantini

     ttocca be lassu suli lidu lidu.

 

E mbarcàti lu mare chianu chianu,

     e de sta terra ‘ngrata ssiti fore,

     ca jeu be quardu sempre de luntanu

     e be ‘ccumpagnu sempre cullu core.

 

Ca ci na schiuppattata be farisce

     la buscu jeu dda schiuppattata mara,

ma ci n’arbe cchiù chiara be llucisce

spunta puru pe me n’arbe cchiù chiara.

 

 

Da “Nicola Patitari”   Poeta dialettale Gallipolino dell’800   di Federico Natali   1999   Nicola Patitari


Te Natale Ulia

Da “Nc’è Parmessu?   Poesie in vernacolo   2006   Giorgio Tricarico

 

A ncelu visciu steddhe ddarlampare,

lu Natale chianu chianu se ‘mbicina,

tuttu se mbuta, tuttu staci cangia,

janca scinde la nive fina fina.

 

Lu scelu me rrizzaca li carni,

cci giurnu, cci notte de mascia,

me sentu tantu riccu d’ogni bbene,

a ‘ngenucchiuni ‘nnanzi ‘a grotta, ulia.

 

Ulia ccu stane bboni li cristiani,

cu trova la fortuna ‘u spenturatu,

ulia ccu aggia pace lu ‘fedele,

ccu minte lu Bambinu ‘u carciaratu.

 

Ulia ccu biscia poi quiddu drogatu

ca campa comu l’addi ‘nsanta pace,

ulia ca ddi vagnuni ‘bbandunati,

ccu facene li sonni de cambace.


Ulia…

 

Tuttu ulia ppe stu Natale santu,

lu spiandore de le stedde e l’armunia,

ma de celu ulia ccu biscia ‘n’adda fiata,

l’ochiurizzu de la mamma mia.


Da “Nc’è Parmessu?   Poesie in vernacolo   2006   Giorgio Tricarico

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