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Gastronomia

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Forse siamo un pò presuntuosi a dirlo ma i turisti ne danno la conferma: la nostra cucina è senza dubbio la migliore! Forse perché la cucina salentina è prettamente umile e povera, piatti preparati con i prodotti della campagna coltivati nelle masserie abitate da contadini e pastori con metodi tradizionali, e piatti con i prodotti del mare raccolti e pescati dai pescatori dai volti scuri e dalle mani segnate dalla salsedine e dalla fatica quotidiana spesa tra le acque del mare.
Il calore delle nostre pietanze lo si vede pure nel colore che le nostre tavole danno ai nostri occhi.Si può ammirare il rosso del sugo di pomodoro al basilico o quello del ragù dei pezzetti di cavallo, il verde delle cicorielle selvatiche o il giallo della “scapece gallipolina”, per non parlare dei profumi te “lu purpu alla pignata” o la “zuppa Gallipolina”.
E dove c’è buona cucina si sà, non può mancare anche un buon vino.

colazione conserve aperitivi vini antipasti primi secondi
Colazione Conserve Aperitivi Oli, Vini e Birra Antipasti Primi Piatti Secondi Piatti
             
contorni frutta dolci caf.ama.liq gelati pizze cocktail
Contorni, Formaggi e Latticini Frutta Dolci Caffè, Amari e Liquori Gelati, Sorbetti e Granite Pizze, Panini e Sfilatini Cocktail

Rassegna Stampa e Pubblicazioni Locali

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Tradizioni Popolari e Religiose

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Vernacolo

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Il novecento ci ha dimostrato che quanto più il dialetto si è ritirato dalle case, dalle strade tanto più si è fatta lingua di poesia.

Quella lingua concreta, spontanea, parlata, si trasforma in lingua rarefatta, ricercata, scritta. Da lingua di popolo in lingua letteraria. Soprattutto dalla metà del novecento, in poi,  quando la scuola diventa scuola di tutti e per tutti, quando l’Italia comincia a perdere le forme e le storie della civiltà contadina per prendere quella della civiltà industriale, quando si comincia a lasciare la povertà dei paesi e si fugge verso le città di un Nord che garantisce un lavoro sicuro anche se costringe la sera dentro un condominio. Quando tutto questo accade, il dialetto esaurisce gradualmente la sua carica sociale e trova un universo di espressione nella lingua poetica.

La poesia dialettale trova il suo nutrimento maggiore in atteggiamenti legati particolarmente all’ambiente ed al folclore.

La poesia dialettale, invece, non accetta il folclore. Il novecento ha una produzione in lingua dialettale di indiscutibile e indiscusso spessore.  Da ogni parte d’Italia. In ogni dialetto. In tutti i programmi scolastici, al dialetto è stata attribuita una considerevole valenza culturale.

Il dialetto non può trascurare nessuno dei linguaggi che codificano la storia e l’identità di un popolo.

La distinzione tra il dialetto e il vernacolo è sottile, si potrebbe dire che il vernacolo è il dialetto parlato dal “popolino”, dalle persone meno colte della popolazione di una città ed alle quali si perdona una libertà di linguaggio ed espressioni inammissibili tra persone colte; tuttavia a queste non si dovrebbe fare appunto alcuno se parlano il proprio dialetto con persone dello stesso ambiente. Se è poco considerato la colpa è forse della classe intellettuale  che lo ha sempre considerato un modo rozzo di parlare e non, invece, un elemento caratterizzante della  propria terra. Il dialetto Gallipolino, è una variante del dialetto salentino, quindi, come tutti i dialetti , anche il dialetto di Gallipoli presenta al suo interno chiare influenze derivanti, sicuramente, dalle denominazioni dei popoli stabilitisi in questi territori nel corso della storia. Vorrei richiamare l’attenzione su un problema che può riguardare tutti noi salentini: la dignità del dialetto,quale strumento primario nella formazione di una identità linguistico-storico-culturale della gente, che lo usa. Per fortuna, negli ultimi anni sempre più numerose si sono fatte le iniziative che mirano a valorizzare e diffondere l’intersse e lo studio del dialetto; e cresce anche il numero delle iniziative editoriali ( libri, riviste, calendari). Alla base di tutto, si constata, la generosità e l’amore per la propria terra, per la storia, lingua e cultura dei propri avi.

Tutto questo ci autorizza a incoraggiare i tantissimi autori, e ci sono in Gallipoli, a operare, accanto ed insieme agli anziani dei nostri paesi l’ancora possibile salvataggio di una parte di patrimonio linguistico-storico-culturale del nostro Salento. I nostri anziani, rappresentano oggi, gli autentici scrigni di esperienza di vita, di valori umani, artistici e spirituali, i quali si  possono  apprendere quasi  grazie alla conoscenza del dialetto. Diamo anche noi un contributo per salvare il nostro passato.

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