Basilica Cattedrale di Sant’Agata V. e M.

Il 27 Maggio del 1629 si dà di mano al piccone demolitore e l’antica costruzione romanico-pugliese viene distrutta.

Il successivo 31 maggio, come si legge in un documento che si conserva presso l’archivio di Stato di Lecce, si svolge la cerimonia della posa della prima pietra della nuova Cattedrale, alla presenza dell’arciprete don Michele di Valandia, pri­ma Dignità del Capitolo, in rappresentanza del Vescovo Consalvo De Rueda in quei giorni assente, perché a Napoli, e di numerosi cittadini.

Per coprire le spese dei lavori concorrono i lasciti del munifico Gian Giacomo Lazzari.

Altre cospicue donazioni vengono dal vescovo De Rueda, dalle famiglie gallipolitane dei Venneri, dei De Marco, dei Cariddi ed ancora dai cittadini come i De Magistris, i Protopapa, i Munittola e lo stesso Giovanni Andrea Coppola il quale si offre a dipingere la stupenda tela riproducente  il Martirio di Sant’ Agata, come segno di riconoscimento per il diritto di patronato all’altare dedicato all’Assunzione di Maria al cielo.I disegni della fabbrica sono approntati dall’architetto gallipolitano Giovan Bernardino Genuino ed il Registro dei Conti, che alcuni anni ad­dietro abbiamo avuto la possibilità di consultare, ci ha fatto conoscere innanzi tutto che la direzione tecnica dei lavori è affidata “ai capimastri Francesco Bischettini e Scipione Lachibari, a ciascuno dei quali viene corrisposta la paga giornaliera di due tari e cinque grana, e che mastri co­struttori sono Giovanni e Masi Bischettini, Jacopo Lachibari ed ancora Giuseppe e Massenzio Lobsi o Lopez, Francesco e Giuseppe Anzilotto, Jacopo Senesi e Giuseppe Scarlata, ognuno pagato con un tari e dieci grana,materiali. Dallo stesso documento abbiamo rilevato, inoltre, che un certo nu­mero di operai, denominati “dolatori’, avevano il compito di eseguire sul posto la lavorazione dei quadretti di carparo per i muri e per le volte do­vevano approntare dei ‘rocchi” per le colonne, materiali estratti dalle vi­cine cave di S. Maria di Daliano. Del cantiere, poi, facevano parte parec­chi muratori comuni, detti ‘manipoli’.Si è trattato, perciò, di diverse categorie di artigiani, il cui casato, che è ricorrente per non pochi di essi, sta a dimostrare, osserva il dr. M. Paone, ‘la dimensione familiare del cantiere artigiano che realizza S. Agata”.

Sempre nel sopra indicato documento è registrato, in data 8 dicem­bre 1629,  “… fatto mandato al signor Decano che Ducati trenta si paghino a G. B. Genuino per i disegni et fatighe di architetto fatte et faciende… Dc. Venti per le sue fatighe fatte alla fabbrica, Dc. 20,0,00” .Intorno alla metà del mese di luglio 1629, i lavori subiscono una prima interruzione, perché le maestranze vengono impiegate per l’esecu­zione di opere urgenti nell’Episcopio; nel novembre successivo, però, si riprende la costruzione della fabbrica della Cattedrale, anche se si verifi­cano altre interruzioni e quindi altre riprese sino oltre la metà del seicen­to, senza che il sacro edificio possa essere ultimato. E poiché G. Bernar­dino Genuino muore nel 1653 (o 1655), egli non può vedere completata l’opera che aveva progettato con grande perizia.Nel 1667 si procede ad un nuovo appalto dei lavori che viene aggiu­dicato dal capomastro Tomaso Sanasi, al quale si fa anche carico di rea­lizzare la fabbrica della nuova sacrestia, dietro compenso di cinquecento o seicento ducati. Ma è soltanto tra il 1683 ed il 1696 che la struttura del­la nuova Cattedrale può dirsi completata nelle sue parti, risultando di di­mensioni maggiori a quella del secolo XI e con profonde modifiche a partire dalla facciata che non conservò più le linee stilistiche del romanico-pugliese.Inoltre, mentre l’antica Cattedrale fruiva di uno spazio circostante abbastanza ampio che ne consentiva una visione completa da diversi punti di osservazione, quella nuova offre una visione d’insieme molto li­mitata, in modo particolare per quanto riguarda la facciata e ciò non solo per le maggiori dimensioni, ma anche perchè lo spazio urbano rimasto all’intorno risulta piuttosto ridotto anche a seguito della costruzione di nuove abitazioni.La planimetria della nuova Chiesa Cattedrale di Gallipoli è a grande croce latina, nonostante la presenza delle due navate che fiancheggiano la navata centrale;  e poiché si sviluppa su un piano rialzato rispetto a quello stradale, si accede all’interno per tre gradini ed attraverso l’ampio ingresso centrale ed i due più piccoli laterali.La navata centrale, segnata sui due lati dalle colonne doriche, con il suo prolungamento sino alla zona dell’altare maggiore e del coro, costi­tuisce il braccio della croce latina i due bracci minori sono espressi dai due elementi del transetto. Le dimensioni dell’impianto risultano di m. 45 nella lunghezza massima e di m. 31 nella larghezza ; l’altezza, nel punto più elevato è di m. 30.Quali le strutture architettoniche ?La navata centrale, come abbiamo poc’anzi accennato, ha la scansio­ne determinata da dodici colonne doriche che, sino all’incrocio con il transetto, si succedono su ogni lato nel seguente ordine:

  • la prima è addossata alla parete di fondo;
  • le tre successive sono libere, cioè intervallate
  • le ultime due sono binate.

Esse con il loro capitello e con il cestello superiore fanno da base di appoggio agli eleganti archi a tutto sesto e finemente decorati, mentre gli spazi che si determinano tra gli archi stessi, sino alla fascia dell’architrave, sono ornati con rosoni.
Si sviluppano, quindi, procedendo in verticale

  1. a) – architrave che reca incastonati triglifi e metope e che si svolge lungo tutti i bracci della croce latina
  2. b) – il grande cornicione dall’aggetto ben pronunziato con dentellatura nella parte inferiore
  3. c) – l’attico nel quale si aprono ampi finestroni, che assicurano una illuminazione incrociata all’ interno. Un insieme di motivi architettonici, quindi, che crea un movimento delle masse di gradevole effetto.

Su queste strutture e sul grande arco che si innalza in corrispondenza delle colonne binate si scarica il peso del tetto a capriate, coperto però da un soffitto in legno finemente decorato ed ornato di pitture. Le due navate laterali, con volta più bassa ed a crociera e movimentata da una decorazione con festoni ad intreccio floreale e con rosette, hanno le pareti segnate da semicolonne che poggiano su un alto zoccolo ed in corrispondenza alle colonne della navata centrale ne risultano, pertanto. quattro cappelle con grandi altari per navata, inseriti nelle pareti e disegnati in alto da un arco a tutto sesto con cornicetta “a greca”.Le due sezioni del transetto hanno la copertura con volta a crociera composita, arricchiti da  festoni floreali e da rosette, ma più ampia e più alta rispetto alle volte delle navate laterali, con i peducci che giungono sino al cornicione il tutto determina sulle pareti dell’attico un disegno ad arcate ogivali quanto mai aggraziato.In aderenza alle pareti laterali, sono sistemati  l’altare di S. Agata, a sinistra, e quello di S. Sebastiano, a destra lungo i bracci che corrono lateralmente all’area presbiterale, si aprono due cappelle che presentano una certa profondità, ciascuna delle quali è inquadrata da due semicolonne doriche addossate alla parete e da un grande arco a tutto sesto.Dai quattro spigoli interni, che si formano all’incrocio dei due bracci minori con quello maggiore della croce latina, si innalzano quattro grandi archi a tutto sesto con cordonature sulla faccia inferiore e con intagli sulle fasce frontali. Tangenzialmente ad essi, si sviluppa una trabeazione con metope inserite negli spazi creati da una serie di piccole mensole, sulle quali poggiano un sottile cornicione dentato ed un musetto perimetrale con tre finestrelle ovali per latoSu tutta questa struttura si erge la volta centrale, il cui tetto cuspidato è coperto da un soffitto in legno, nel quale è inserita una grande tela quadrata.La planimetria a croce latina della Cattedrale è completata dalla zona sacramentale, nella quale sono l’altare maggiore, la cattedra vescovile ed il coro; e poichè detta zona si trova su un piano alzato rispetto a quello delle navate (si accede infatti per due gradini), si dà luogo ad una ulteriore movimentazione delle masse della fabbrica.Vi si trova, inoltre, la continuazione della fascia decorativa con le metope, del robusto cornicione e dell’attico sulle cui pareti si aprono altri tre finestroni.La volta a crociera presenta le vele coperte da tele ; anche nei lunotti dell’attico sono inserite delle tele.

Immagini

Mappa

Chiesa di San Francesco di Paola

sanfrancescodipaola_esterno_2La chiesa di San Francesco da Paola si trova lungo le mura di tramontana, di fronte al porto, dalla quale prende il nome una torre delle cinte murarie, fù costruita per interessamento del fratello paolotto gallipolino Carlo Abatizio nel 1621. Nel 1813 la chiesa fu assegnata alla Congreca di S. Maria della Neve o Cassopo e intitolata a San Francesco di Paola. La facciata di forma rettangolare presenta un portale con una nicchia contenente la statua di San Francesco di Paola. L’interno, ad una navata con volta a crociera, tiene tre altari a sinistra e quattro a destra, tutti in stile barocco; l’altare Maggiore è lavorato a stucchi lucidi, nel Ciborio vi é il SS. Sacramento, per una speciale concessione del vescovo Botticelli. La chiesa oltre ad avere un quadro bizantino della Madonna del Cassopo pitturato su tavola, ha anche delle opere rappresentanti la Santissima Trinità e il Transito di San Giuseppe, un dipinto che ritrae la Morte di San Giuseppe del pittore Romualdo Formosa, un quadro che raffigura i Miracoli di San Francesco di Paola, un dipinto del Bambino Gesù ed un altro che riporta San Francesco di Paola che consegna la Chiesa alla confraternita di Santa Maria della Neve. Dalla navata pende un pregiato lampadario del XVIII sec. La Congreca festeggia ogni anno il Santo proclamato “Patronu” della gente di mare.

Chiesa di Santa Maria della Purità

facciata

La Chiesa di Santa Maria della Purità è una chiesa del centro storico di Gallipoli situata di fronte alla spiaggia del seno della Purità. Fu edificata tra il 1662 e il 1665 per volere della confraternita dei Bastasi, ovvero degli scaricatori di porto. In quegli anni fu edificato l’Oratorio a unica navata successivamente modificato e ampliato.

La facciata, delimitata lateralmente da due lesene e terminante con un cornicione in carparo leggermente aggettante sul quale poggia un frontone con due pinnacoli laterali, presenta due finestrelle poste in asse con i due portali d’accesso. Arricchiscono il prospetto tre pannelli in maiolica raffiguranti la Madonna della PuritàSan Giuseppe e San Francesco d’Assisi.

L’interno, ad unica navata rettangolare decorata con fastosi stucchi, ospita un marmoreo altare maggiore sul quale è collocata la tela di Luca Giordano raffigurante la Madonna della Purità tra San Giuseppe e San Francesco d’Assisi.

La navata è completamente ricoperta da settecenteschi dipinti su tela attribuiti a Oronzo Letizia e per la maggior parte al murese Liborio Riccio. Del Riccio sono la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci sulla controfacciata e le quattro scene bibliche (Caino e Abele, Adamo ed Eva, Mosé, Davide e Golia) sulle pareti laterali. Sulla volta sono presenti tele raffiguranti scene tratte dall’Apocalisse. Interessanti sono gli stalli lignei a decorazione policroma del XVIII secolo e l’ottocentesco pavimento maiolicato.
Nella chiesa è conservata la statua della Madonna della Misericordia, della prima metà dell’800, popolarmente detta della Desolata, portata in processione la mattina del Sabato Santo con la statua del Cristo Morto. Altre statue sono quelle settecentesche della Madonna del Canneto e di Santa Maria della Purità, in legno, e di Santa Cristina (1866), in cartapesta.

Chiesa di San Francesco d’Assisi

Si dice che questa chiesa fu fabbricata ai tempi del Santo di Assisi, insieme al convento; però verso la fine del ‘600, per interessamento dei monaci Monzilla, Del Pozzo e Serafino di parabita, si fecero tanti lavori di restauro e la chiesa diventò più ricca di quadri, ornamenti e sculture. A spese del castellano Della Cueva si fece la Cappella per venerare il SS. Crocefisso, ma che è meglio conosciuto come la Cappella del ‘Mmalatrone, un capolavoro di Vespasiano Genuino. In essa si custodiscono all’interno le statue di Misma e Disma, i due ladroni che furono crocefissi insieme a Gesu’.

  • INDIRIZZO

    Riviera Nazario Sauro, 0, 73014 Gallipoli LE

  • ORARIO INVERNALE SANTE MESSE

    Festivo: 17,30

  • ORARIO ESTIVO SANTE MESSE

    Festivo: 18,30

  • CONTATTI

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Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli fù fabbricata nel 1657, sulla parte delle mura di ponente, a spese della Confraternita dei Pescatori Gallipolini che chiamarono la Madonna Stella del Mare. La struttura presenta sulla facciata un pannello in maiolica con l’immagine della Madonna e l’interno, ad una navata senza altari laterali ma con le pareti abbellite da quadri a pittura e con gli scanni per i Fratelli, quattro importanti dipinti: la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, la disputa fra i dottori della chiesa, le Nozze di Cana. L’altare Maggiore, ricco di stucchi e tasselli di marmo, presenta sul fronte una pittura della Madonna degli Angeli, che dicono essere del Catalano. Una vera opera d’arte è la statua della Madonna e la Confraternita organizza la festa religiosa e civile il 15 di agosto.

Chiesa del SS Crocifisso

La Confraternita del SS. Crocifisso e sorta sotto il titolo di S. Michele Arcangelo nel 1400. Sin dalle origini ha avuto diverse sedi e dal 1750 e ubicata nell’attuale chiesa dove immagini sacre, statue e dipinti, oltre al suo primitivo protettore, raffigurano scene di Gesù dalla natività alla passione, morte e resurrezione. La chiesa e situata a ponente nel centro storico, il suo prospetto a due ordini, delimitato da una sporgente trabeazione, si impone con la sua esuberanza artistica completata da spazi vuoti che armonicamente si inseriscono nel contesto architettonico e nell’ambiente in cui sorge.

Il primo ordine delimitato da levigate lesene presenta le due semplici porte di accesso laterali architravate e marcate lungo tutto il perimetro da una robusta struttura in carparo locale. Esse sono sormontate da una grande maiolica centrale che raffigura il miracolo della traslazione del quadro della BEATA VERGINE DEL BUON CONSIGLIO. Nel secondo ordine, delimitato ancora da lesene è culminante con una cornice ad archetti, si apre una monofora centrale riccamente scolpita in carparo a simboli floreali, lungo tutto il perimetro. Al centro di essa fu eretta nel secolo scorso una grande croce lignea che porge il messaggio: IN HOC SIGNO VINCES. La facciata, tranne che nelle meravigliose tinte della maiolica, non presenta particolari colorazioni. Il bianco dello stucco che copre gli spazi vuoti e marcato dal biondo carparo attualmente ricoperto da una lieve patina di calce che lo protegge dalla corrosione.

All’interno, fra le varie opere d’arte di stile barocco, risalta subito in tutta la sua vastità l’elegante coro scolpito in noce locale. Con questo si intese evitare l’eventuale confusione con l’originale in barocco finemente decorato e con finiture in oro, ormai logoro dopo l’incendio di circa un secolo fa. Distribuito lungo tutto il perimetro della chiesa, come era d’uso nelle nostre confraternite, il coro dona all’ambiente eleganza ed arte.

Al centro domina il “Banco” del padre spirituale, del Priore e assistenti, fra decine di stalli per i confratelli ed una serie di sgabelli per i novizi. In alto sulle spalliere di ogni stallo sono distribuite le placche colore avorio che riportano le antiche dizioni riferite agli incarichi amministrativi e alle funzioni tecniche dei vari responsabili in seno alla confraternita.

Lo stesso gotico in noce richiama nel presbiterio le nicchie delle statue, e sul retro del prospetto il grande pulpito della cantoria che segue all’originale in stile barocco. Non mancano arredi sacri di ogni genere compresi i pezzi che modellano le composizioni della singolare processione dei MISTERI e della TOMBA del Venerdì Santo: la processione de “L’URNIA” che trae le sue origini sin dalla istituzione della Confraternita.

I confratelli indossano il saio rosso simbolo della Passione, con il viso coperto dal cappuccio e con corona di spine sulla testa in segno di penitenza. Si tratta di centinaia di persone che sfilano per l’intera citta, con abiti, paramenti, statue, vere opere d’arte mobili. I portatori, “CARICATORI” o “FRATELLI DELLA BARA” recano sulle spalle oltre alle varie statue dei “MISTERI” la pesante “TOMBA”. Essa e costituita da una portantina a diverse stanghe per il carico, ove e modellata la scena della deposizione di Gesù dalla Croce. La tradizione vuole che, rimanendo fisso il tema della “DEPOSIZIONE”, vi sia una variante della scena di anno in anno che si rifà a schizzi di disegni artistici proposti di volta in volta, ma che di solito fanno riferimento agli antichi modelli. Al centro vi e l’imponente scultura lignea del Cristo morto, un’antica e pregevole opera d’arte ove l’autore, nel modellarla, sembra che abbia dedicato tutto se stesso. Intorno fanno da corona grandi e piccole statue di personaggi ed angeli secondo quanto contempla il vangelo: Da Giuseppe D’Arimatea, Da Nicomeno a Giovanni, dalla Cleofa e dalla Maddalena a Marta, e da una serie meravigliosa di grandi figure di angeli dalle lunghe ali. Un candido lenzuolo finemente ricamato a mano, “LA SINDONE” della confraternita, sorretto dalle statue, contenente il “CRISTO”, copre in parte i sarcofaghi che richiamando anch’essi antichi modelli, variano di anno in anno col variare della scena. Siamo di fronte ad una perfetta iconografia che trova riscontro nelle più prestigiose opere d’arte che esprimono la “Pietà”: La “Maddalena Piangente” presente come in tutte le scene della Deposizione nelle caratteristiche gia evidenti nella tela custodita nella stessa chiesa. Anche qui l’autore nel ritrarla, come in altri, si preoccupa di mettere in risalto prevalentemente la sua bellezza. Maria Cleofa, anche se non sempre rappresentata nel “compianto del corpo di Gesù”, nel nostro caso in preghiera richiama le sembianze della Vergine anche nei tratti somatici, per sottolinearne la stretta parentela. Sono tutte figure di grande qualita artistica dai visi che, se a volte sono quasi impassibili, trovano poi il giusto equilibrio nelle inclinazioni delle teste e nell’atteggiamento delle mani.

La pregevole scultura del Cristo infine e un’opera dal duplice valore: La piu popolare e ammirata perché viva e drammatica; la piu completa nella perfezione dello studio delle forme anatomiche immobili nella calma del candido lenzuolo modellato insieme alle parti nude del corpo. La si puo ammirare dopo il Venerdì Santo tutto l’anno in chiesa “deposta” ai piedi dell’altare.

E nello stesso altare si possono ammirare sculture in pietra leccese di ottima fattura che fanno da cornice al monolito del Ciborio, modellato con finissimi intagli raffiguranti l’intero simbolismo dell’ Eucarestia. Una porticina a sbalzo argenteo con la madre dell’imperatore Costantino dal capo cinto di corona reale ai piedi della Croce, mentre definisce con eleganza l’arte di questo singolare elemento scultoreo, apre un nuovo capitolo sulla storia e leggenda dell’INVENZIONE.

Ed e proprio in questo tempio che e illustrato il ritrovamento della Croce in una forma delle più complete, finora sfuggita all’attenzione dei ricercatori, senza mai alcun cenno di citazione neanche nelle varie polemiche negli anni sulla stampa ove con minuzia di particolari appariva quasi completa una catalogazione di opere, da Elena alla conversione di Costantino. Trattasi di opere di scuola Giordanesca ove lo studio a fondo dei personaggi raffigurati nelle proprie massime espressioni di vita, ci da un saggio di fusione fra storia e leggenda, fra arte e religiosità. Opere eseguite dall’abilita del pennello, ormai al massimo delle proprie esperienze pittoriche all’età di ottantuno anni, di Aniello Letizia, nell’anno 1755. Una narrazione senza precedenti ove, gli sfondi architettonici tanto familiari al Letizia rendono nel nostro caso un equilibrio inequivocabile alla padronanza delle figure di primissimo piano perché inserite in quel giusto ambiente che ci descrive tanta regalità attraverso personaggi, palazzi, arredi e costumi; voluta forse dal committente, ma che ha raggiunto il massimo della espressività dell’autore dettato dalle esperienze oltre che della scuola napoletana anche dai 60 anni vissuti nell’arte della pittura. Il prodigioso evento, che nel 1600 era stato il motivo determinante della variazione del titolo da “San Michele” in “SS.Crocifisso”, a distanza di un secolo e mezzo, in occasione della riedificazione della chiesa, finalmente trova la giusta espressione nella straordinaria bellezza e nel valore di queste immagini. Il Letizia dopo i consensi riscossi nell’omonima chiesa del Crocifisso in Galatone, importante centro nella zona per religiosita, devozioni e arte, con le scenografie della “Esaltazione della Croce”, nella nostra chiesa in Gallipoli, senza concorrenti, trova maggiore spazio per la propria espressività dando il massimo di se stesso. Egli supera per completezza di narrazione e arte le precedenti opere del santuario galatonese con impegno, in segno quasi di gratitudine verso gli “industriali bottari”, la prima categoria della città di Gallipoli. Essi infatti affidano alla perizia di questo antico pennello la totalità delle opere del loro tempio, nove tele. Di esse quattro trattano della Croce, dai miracoli della “conferma” del suo rinvenimento, al ‘peso quotidiano”, alla sfida di qualunque pericolo nel suo segno, alla salvezza. L’architettura degli sfondi come sempre e inserita in quel rigoroso controllo dei toni, ormai la caratteristica del nostro autore, dai quali emerge il rosso sparso a giuste dosi, che dona eleganza alle scene, all’ambiente che le ospita ed infine e da richiamo simbolico quasi, perché siamo nella CHIESA DELLA PASSIONE.

  • INDIRIZZO

    Riviera N. Sauro, 135, 73014 Gallipoli LE

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  • ORARIO ESTIVO SANTE MESSE

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    [wp-svg-icons icon=”phone” wrap=”i”] +39 0833 26 19 87

Chiesa di San Domenico al Rosario

chiesa_rosarioI Frati Domenicani, che tenevano un convento e una grande chiesa lungo le mura di scirocco, alla fine del ‘600 fecero fabbricare un’altra chiesa sulle rovine di quella antica e la intitolarono a San Domenico. Poi permisero ai fratelli della Confraternita della Madonna del Rosario, che avevano un oratorio molto piccolo, di servirsi dell’altare della Vergine. Nel 1899, soppressa la casa Conventuale dei Domenicani, la chiesa venne assegnata alla Confraternita e da allora si chiama Chiesa del Rosario. La chiesa è molto grande, il prospetto è in carparo decorato con nicche e preziosi motivi floreali, la navata ha pianta ottagonale e presenta dieci altari barocchi laterali e l’altare maggiore, tutti lavorati con intagli pregiati e arricchiti da quadri di valore del XVII sec. del pittore gallipolino Giovanni Domenico Catalano. La chiesa ha tante statue sacre, ma la più importante è quella della Madonna del Rosario. Adiacente alla chiesa c’è il Chiostro del convento ricco di affreschi raffiguranti la flotta cristiana all’ancora nella rada di Gallipoli dopo la Battaglia di Lepanto. La madonna è festeggiata la prima domenica di ottobre.

Chiesa della SS Trinità e delle Anime del Purgatorio

chiesa_animePer favorire la devozione delle Anime del Purgatorio il Vescovo Montoglia istitui, nel 1660, la Confraternita che l’anno dopo diventò Arciconfraternita a quella della Bona Morte di Roma. Con le offerte dei fedeli e dei Confratelli, nel 1680, si fabbricò la Chiesa lungo le mura di levante con il titolo: Anime del Purgatorio e SS. Trinità. Dentro è ricca di tele e le pareti sono ornate con trittici, vere opere d’arte di Liborio Riccio. Sopra l’Altare Maggiore, in oro zecchino, c’è un quadro te la SS. Trinità e l’Anime del Purgatorio. Più sopra è sistemato un quadro della Madonna delle Grazie. Ideata a navata unica dotata di presbiterio, la chiesa fu impreziosita da un’organo costruito nel 1794. Numerose tele arricchiscono le pareti laterali all’interno della chiesa.

Madonna del Monte Carmelo

chiesa_carmineLa Chiesa del Carmine si trova affianco al Palazzo del Seminario. Sino al ‘700 si chiamava della Misericordia; tra il 1836 ed il 1838 si fabbricò un’altra più piccola intitolata a S. Maria del Monte Carmelo. Il popolo la chiama la Chiesa te lu Carmunu. E’ di forma quadrata, con quattro colonne di stile dorico, con due altari laterali intitolati alla Madonna Addolorata e a S. Lucia. Dentro alle nicche dei pilastri, prima del presbitero, ci sono la statua di Maria Addolorata e quella della Madonna del Carmine. Sulla parte frontale dell’Altare Maggiore c’è un bel quadro a pittura del Catalano e sotto una preziosa statua di Cristo Morto. Di questa chiesa si interessò la Confraternita che porta lo stesso nome, e mantengono viva la devozione della Madonna Addolorata facendo la processione il Venerdì prima della Settimana Santa.

 

Santa Teresa e monastero

santateresa_esterno_1La Chiesa di Santa Teresa si trova vicino alla Cattedrale ed è un gioiello di stile barocco; per la costruzione di questa chiesa e il monastero delle Teresiane si interessò, tra il 1687 e il 1690, l’allora vescovo Antonio Perez della Lastra, del quale vi è conservato ancora all’interno il Sepolcro. Anche se è ad una navata, ci sono quattro altari di pietra leccese intagliati artisticamente e ornati con pitture del Catalano e del Coppola. Ma il capolavoro è l’Altare Maggiore, opera dell’artista napoletano Gentile, con i quadri della Sacra Famiglia e dello Spirito Santo. Sulla parete di fronte all’altare c’è il coro grande delle monache di clausura.