Chiesa Concattedrale di Sant’Agata

santagata Presso l’archivio di Stato di Lecce si trova un documento nel quale vi é scritto che il 31  maggio del 1629 si svolse la cerimonia della posa della prima pietra della Cattedrale alla presenza dell’arciprete don Michele di Valandia, pri­ma Dignità del Capitolo, in rappresentanza del Vescovo Consalvo De Rueda in quei giorni assente, perché a Napoli, e di numerosi cittadini. Per coprire le spese dei lavori concorrono i lasciti del munifico G. Giacomo Lazzari (uno degli uomini più illustri della Città, vissuto a cavallo del seicento, divenuto protomedico di Sicilia e professore di filoso­fia e medicina nell’Università di Messina, morto in Lecce nel maggio del 1628). Altre cospicue donazioni vengono dal vescovo De Rueda, dalle famiglie gallipolitane dei Venneri, dei De Marco, dei Cariddi ed ancora dai cittadini come i De Magistris, i Protopapa, i Munittola e lo stesso G. Andrea Coppola il quale si offre a dipingere la stupenda tela riproducente  il Martirio di Sant’ Agata, come segno di riconoscimento per il diritto di patronato all’altare dedicato all’Assunzione di Maria al cielo.

{tab=Storia-Origini}

La Concattedrale di S. Agata si trova nel cuore della città vecchia, nell’ammirarla non si può fare a meno di notare il suo carparo che esprime totalmente il barocco leccese. Edificata nel 1629 per volere del facoltoso medico Gian Giacomo Lazzari, che ne affidò la costruzione agli architetti Scipione Lachibari e Francesco Bischetti, essa sorge sui resti di un’antica chiesa medievale dedicata a S. Giovanni Cristoforo. Il prospetto è caratterizzato da nicchie contenenti le statue in pietra di Sant’Agata, di San Fausto, di San Sebastiano, di Santa Marina, di Santa Teresa d’Avila e i busti dei Santi Agostino e Giovanni Crisostomo impostati sui riccioli delle volute di raccordo. Invece l’interno è a croce latina a tre navate, con due file di colonne in ordine dorico realizzate in carparo; le numerose tele, di artisti del ‘600 e ‘700, fanno della concattedrale una vera e propria pinacoteca; vi sono opere del gallipolino Andrea Coppola, del napoletano Nicola Malinconico e del figlio Carlo, di Giovan Domenico Catalano e Francesco Giordano. Nel presbiterio, delimitato da una balaustra marmoria, s’innalza un maestoso altare maggiore in marmi policromi, opera dell’artista bergamasco Cosimo Fanzago, che ne esaltano la forma, mentre lungo le navate laterali si possono ammirare le numerose pale d’altare realizzate dai pittori gallipolini che raffigurano molte scene religiose, tra cui una buona parte riguardano Sant’Agata e poi vi è l’Adorazione dei Magi, l’Assunta, il Miracolo di San Francesco da Paola, la Vergine col Bambino, i Santi Andrea Apostolo, Giovanni Battista e l’Entrata in Gerusalemme. Intorno all’altare ci sono la Cattedra vescovile ed il grande Coro in legno di noce con quarantuno stalli. La Basilica fu impreziosita ulteriormente per volere del Vescovo Consalvo De Rueda e conserva anche diverse reliquie di santi, poste in grandi teche.

In passato la cattedrale custodiva la reliquia della mammella di Sant’Agata, ora situata presso la chiesa di S. Caterina d’Alessandria a Galatina.

Si può accedere nella chiesa, posta su un piano rialzato rispetto a quello stradale, salendo per tre gradini attraverso l’ampio ingresso centrale o i due più piccoli laterali. Le dimensioni dell’impianto risultano di m. 45 nella lunghezza massima e di m. 31 nella larghezza; l’altezza, nel punto più elevato è di m. 30.

La navata centrale ha dodici colonne doriche che, sino all’incrocio con il transetto, si succedono su ogni lato nel seguente ordine:

–   la prima è addossata alla parete di fondo;

–   le tre successive sono libere, cioè intervallate

–   le ultime due sono binate.

Esse con il loro capitello e con il cestello superiore fanno da base di appoggio agli eleganti archi a tutto sesto e finemente decorati, mentre gli spazi che si determinano tra gli archi stessi, sino alla fascia dell’architrave, sono ornati con rosoni.


{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagataesterno{/AG}

Interno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagatainterno{/AG}

Altari

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_altari{/AG}

Campane

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_campane{/AG}

Organo

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagataorgano{/AG}

Sagrestia

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagatasagrestia{/AG}

Seminario

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagataseminario{/AG}

Terrazzo

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagataterrazzo{/AG}

Torre dell’Orologio

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagatatorredellorologio{/AG}


{tab=Dove si Trova}


{tab=Pianta}

santagata pianta

1) Altare “San Isidoro Agricola”
10) Altare SS. Sacramento
2) Altare “I Miracoli di San Francesco Da Paola”
11) Vecchio Uff. Parrocchiale
3) Altare “Adorazione Dei Magi”
12) Altare “Martirio di San Sebastiano”
4) Altare “Vergine col Bambino”
13) Altare “SS. Immacolata”
5) Vecchia uscita 14) Altare “Trinità con le Anime del Purgatorio”
6) Altare “Martirio di Sant’Agata”
15) Altare “Assunzione della Vergine”
7) Altare “Santa Maria del Soccorso”
16) Altare “Incoronazione”
8) Sacrestia 17) Cappellone
9) Altare Maggiore  


{tab=Altari}

Gli Altari sono distribuiti così:

nella zona sacramentale e del coro si erge l’incomparabile Altare Maggiore;

nei bracci del transetto abbiamo:

l’Altare “Santa Maria del Soccorso” e l’Altare “SS. Sacramento”;

poi abbiamo cinque altari nella navata di sinistra:

Altare “San Isidoro Agricola”, Altare “I Miracoli di San Francesco Da Paola”,

Altare “Adorazione Dei Magi”, Altare “Vergine col Bambino”,

Altare “Martirio di Sant’Agata”;

poi abbiamo cinque altari nella navata di destra:

Altare “Incoronazione”, Altare “Assunzione della Vergine”,

Altare “Trinità con le Anime del Purgatorio”, Altare “SS. Immacolata”,

Altare “Martirio di San Sebastiano”;

santagata altare maggiore

Altare Maggiore

L’

santagata latosx1 altare sanisidoro 01

Altare “San Isidoro Agricola”

L’

santagata latosx2 altare miracolisanfrancesco 01

Altare “I Miracoli di San Francesco Da Paola”

L’

santagata latosx3 altare adorazionedeimagi 01

Altare “Adorazione Dei Magi”

L’

santagata latosx4 altare verginecolbambino 01

Altare “Vergine col Bambino”

L’

santagata latosx5 altare martiriosagata 01

Altare “Martirio di Sant’Agata”

L’

santagata latosx6 altare soccorso 01

Altare “Santa Maria del Soccorso”

L’

 

Altare “Incoronazione”

L’

santagata latodx1 altare incoronazione 01

 

Altare “Assunzione della Vergine”

L’

santagata latodx2 altare assunzionevergine 01

 

Altare “Trinità con le Anime del Purgatorio”

L’

santagata latodx3 altare trinitaanime 01

Altare “SS. Immacolata”

 

L’

santagata latodx4 altare ssimmacolata 01

Altare “Martirio di San Sebastiano”

L’

santagata latodx5 altare martiriosansebastiano 01

Altare “SS. Sacramento”

L’

santagata latodx6 altare sssacramento 01

{tab=Campane-Organo}

Le campane sulla Cattedrale hanno la particolarità, data dalla perfetta fusione del metallo, che il loro suono é inconfondibile con le altre, infatti con determinate condizioni di vento, lo si può sentire anche nella città nuova.

santagata torre campane

santagata torre campana a

La prima del peso di quintali 5,75 porta la seguente iscrizione:

AES SACRUM CAMPANAE QUOD IN HONOREM VIRGINIS MARIAE DEI PARENTIS IMMACULATAE AB OMNI LABE ORIGINALIS CULPAE IN SUA INTEGERRIMA CONCEPTIONE EX ANIMO DEVOTE SACRAVIT ILL. ET RLV. EPISC. D. ANTONIUS LA SCALA A. R. 5. MDCCCLVI IN CATHEDRALI GALLIPOLITANA.

La seconda del peso di circa quintali tre porta la seguente iscrizione:

CAIETANO MULLER EPISCOPO ET R. SUBECONOMO F. D’ELlA CURANTE. FRANCISCUS OLITA A. D. 1899 LYCII REFUNDIT ME FRACTAM QUAM MICHAEL OLITA EIUS PROAVUS CAROSINI FUDERATA. D. 1864.

santagata torre campana b

santagata torre campana c

La terza, la più grande di circa quintali 10, porta la seguente iscrizione:

MODERANTE ECCLESIAM BENEDICTO XIV IMPERANTE IN REGNO AMBAR SICILIARUM CAROLO BORBONIO REGE. GALLIPOLIT. SEDEM ARCHIEPISCOPO ANTONIO MARIA R. A. PISCATORI LT MANTECAZA A. D. MDCCXLII. SANCTUS DEUS. + SANCTUS FORTIS + SACTUS IMMORTALIS + MISERERE NOBIS + PER IPSUM + CUM IPSO + ET IN IPSO + EST TIBI DEO PATRI OMNIPOTENTI IN UNITATE SPJRITUS SANCTI + OMNIS HONOR + ET GLORIA AMEN + 1744.

La quarta campana (non esistente più), del peso di 1 quintale, portava la seguente iscrizione: “Giuseppe Olita da Lecce fuse 1895”. Questa campana fu sostituita con l’attuale nel 1935 fatta fondere a Trani da Nicola Giustozzi.

santagata torre campana d1     santagata torre campana d2     santagata torre campana d3



santagata organoL’Organo dentro la Cattedrale di Sant’Agata








{tab=Torre Tarloce}

Della torre si iniziò a parlare già dal 1518. Alla fine del 1700 fudistrutta perchè si diceva che fosse stata costruita male, la nuova torre si fabbricò tra il 1704 e il 1712 con sindaco Enrico Roccio. L’orologio “Tarloce” fù inserito nel 1746, si fabbricò pureil campanile e inserita la campana nuova.

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/cattedrale_santagata/galleria_santagatatorredellorologio{/AG}


{tab=Restauri}



{tab=Festa}


{/tabs}

Santuario Santa Maria del Canneto

santuariocanneto esterno 10Il Santuario di Santa Maria del Canneto si erge nei pressi del ponte che collega la città vecchia, posta sull’isola, al borgo. Affacciata sullo specchio d’acqua del Seno del Canneto, l’antico porto di Gallipoli, fu costruita nell’ultima metà del Seicento su un preesistente edificio sacro del 1504. Un portico, con tre arcate frontali e due laterali a tutto sesto con archi, introduce alle tre navate sormontate da un pregevole soffitto ligneo a cassettoni ed al centro vi é dipinta la Madonna del Canneto. Fabbricata ai tempi antichi per onorare la Madonna della Visitazione, fù intitolata alla Madonna del Canneto quando alcuni pescatori trovarono in mezzo alle canne, li vicino, un quadro con la figura della Vergine Maria. Nel 1946 la chiesa è stata fatta Santuario Mariano. I gallipolini sono molto devoti alla Santa cui è intitolata la chiesa ed infatti ne festeggiano la ricorrenza a luglio ogni anno proprio nel piazzale prospiciente la chiesa.

{tab=Storia-Origini}

Ritrovamentu te lu quatru:santuariocanneto esterno 02 La chesia te Maria Ss. te lu Cannitu foe frabbacata a ‘llu locu ca se chiamava e se chiama ‘ncora osci “sciuteca”. Te sempre è stata ‘ntitulata a Maria Ss. te la Visitazione ma ppe’ lu populu se ‘nd’ave sciuta sempre comu chesia te lu Cannitu. ‘Stu nome foe tatu prima te tuttu ppe’ lu locu addhu foe frabbacata e poi ppe’ lu fattu ca foe truvatu ‘nu quatru te la Matonna. A ddhi tiempi lu stozzu te mare ca osci tivite la terra te lu muru era ‘nu locu chinu te canne e sciunchi. Li toi mari, te sciaroccu e de tramuntana, ‘nu cumunacavene. Fora li Venezziani prima e l’ Araconesi poi ca criàra lu passaggiu te lu mare. “Senu te lu Cannitu” e “via Giuncaie” racordene ‘ncora osci ‘stu locu. La tratizione caddhipulina tice ca ‘nu giurnu te oricane te sciaroccu, ‘nu cruppu te piscaturi ca sta’ ‘rrepazzava li riti a ‘stu locu, se ddunau ca a mienzu le canne e li sciunchi nc’era ‘nu quatru tundu te taula ca rafficurava la Matonna. La scuperta foe ppe’ li caddhipulini ‘nu veru maraculu. Lu quatru foe purtatu intra ‘lla chesia ca già nc’era ‘ntitulata a ‘lla Visitazione e de ddhu giurnu pijau lu titulu te “Maria SS. te lu Cannitu sotta ‘llu titulu te la Visitazione”. Però sempre ppe’ ‘sta tratizione la chesia foe frabbacata a ‘llu locu addhu se truvau lu quatru.

santuariocanneto esterno 01Origini te la chesia: Se sape picca te l’origini e de li primi tiempi te la chesia parcè parecchi tocumenti su’ sciuti persi te su’ la Curia e puru parcè tistrutti turante l’occupazione te li Veneziani a ‘llu 1484. Tutte le nutizie perciò se pijene te le visite pasturali fatte te li vescuvi Pellegro Cybo a ‘llu 1567, Giuvanni Montoya te Cardona a ‘llu 1660 e ‘Ronzu Filomarini a ‘llu 1735. Pietru Maisen scrive su ‘llu libbru “Gallipoli e i suoi dintorni” te lu 1870 ca era ‘na chesia frabbacata “ad immemorabili” misa a difesa te lu paese contru le cuerre e le ‘petimìe ca sempre nci su’ state a Caddhipuli ppe’ lu vanne-jeni te gente te paisi tiversi. Quistu nde face capire comu la chesia foe scucchiata te li caddhipulini comu locu te tivozione e contru le mmalatie. Prova nde sia ca lu cuvernu te la chesia stessa foe tatu a l’ordine te li Cavalieri Teutonici te lu ‘spitale te S. Maria te Gerusalemme. Li scopi te st’ordine erene tifendere la cristianità e dare cunfortu e ‘ssistenza a ‘lla gente ‘bbituata te sempre a ‘lle cuerre e le ‘petimìe. Puru lu vescuvu Montoya scrive ca la chesia facìa parte te l’Abazia te S. Leonardu te la Marina te Sipontu te l’ordine te li Cavalieri Teutonici mentru a ‘llu 1576. Facendu riferimentu a ‘ste nutizie se pote pansare ca lu primu frabbucu te la chesia foe fattu tra la fine te lu treticesimu e lu principiu te lu quattordicesimu seculu.

La chesia a ‘llu 1500

La chesia originale vinne tistrutta, paru ‘ccu quiddha te S. Nicola a ‘llu Portu, quandu li Francesi scìsara ‘nguerra contru li Spagnoli e tuttu lu paese foe misu sotta-susu. Però fora li stessi caddhipulini ca la manara a ‘nterra ppe’ li muti tanni ca era ‘bbutu. Era lu 4 ottobre 1502, comu se laggìa su’ ‘na lapita intra ‘lla chesia. ‘Sta data ete sicura parcè, comu tice lu vescuvu Pellegro Cybo a ‘llu 1567, “vinne tistrutta sessantacinque anni prima” vale a dire a ‘llu 1502. Topu ‘sta cuerra, lu cuvernu te lu paese, crazzie puru a ‘llu core te la gente, raccozze li sordi ca nci ulìene ppe’ frabbacare la chesia nova ca foe spicciata a ‘llu 1504. Cunsiteratu lu tiempu cusì curtu ppe’ lu frabbucu, se pote pansare però ca se trattau te lavori te restauru e ca la chesia ‘rrumase comu era a principiu. Comu tice lu vescuvu Montoya a ‘llu 1660, era a ‘na navata e mutu piccica. G. Bruin, su ‘lla stampa tisegnata tra lu 1572 e lu 1575, la rafficura senza porticatu, ‘ccu lu nanti a tramuntana e lu campanaru a manu ‘mberza. Sacondu lu canonicu D’Elia la chesia foe manata te capu ‘nterra e frabbacata a ‘lla metà te lu ticiassettesimu seculu ‘ccu farci variante. Tifatti a ll’entrata foe frabbacatu ‘nu porticatu e lu intra fattu a tre navate e ‘rricchiutu te culonne e fregi su’ l’architrave e su’ la làmia.

La chesia a ‘llu 1600

Topu lu frabbucu te lu 1504, la chesia ‘rrumase sotta ‘llu cuvernu te l’Abazia te S. Leonardu ppe’ addhi settantatoi anni. Poi lu cardinale Erricu Gaetano, monucu te st’Ordine, tese, ‘ccu lu parmessu te Piu V, lu cuvernu te la chesia a ‘na cungreca ‘ccu lu titulu te Maria SS. te la Visitazione. A ‘llu 1613 l’Autorità te la chesia te lu locu, fìciara ‘rrivare ‘nu cruppu te monici te l’Ordine te li Minimi; quisti, ‘spattandu lu frabbucu te lu cumentu e de la chesia loru (quiddha te S. Frangiscu te Paula), fora sistemati a ‘lle cambere ‘ngiru a ‘lla chesia te lu Cannitu, puru ca erene piccicche e umite. Però l’Autorità misara la cundizione ca li monici se l’erene bitire te lu cuvernu te la chesia e de l’assistenza a ‘lli malati. ‘Ccu la fine te la famija Archanà ca era a capu te la cungreca, la chesia foe ‘bbandunata e li pariti chianu-chianu catira ‘nterra ppe’ la salamastra e le ‘nfiltrazioni te acqua. Versu lu 1660 li divoti, viste le cundizziuni te la chesia, la manara ‘nterra e la frabbacara te capu (comu imu vistu prima te le nutizie te lu canonicu D’Elia). Te ‘stu nou frabbucu l’unica data sicura è quiddha ca nc’è scritta ‘ngiru a ‘llu quatru te la làmia te la navata te mienzu. Tifatti se legge ca la làmia foe spicciata a ‘llu 1706. Quistu face pansare ca l’urtimu frabbucu se ‘nzignau a ‘lla fine te lu 1600.

Istituzione a Parrocchia e a Santuariu

Topu ca sparìu la cungreca a ‘llu 1800, se ciarcàu ‘ccu se sistema lu cuvernu te la chesia; ppe’ la parte religiosa vinne nominatu, ‘ccu decretu vescuvile, lu Rettore Spirituale ‘ccu ‘ncaricu te Cappellanu; ppe’ la parte amministrativa foe criata ‘na deputazione te laici ‘ccu a capu lu sinducu. A ‘llu 1882 la Comune, taccordu ‘ccu lu vescuvu Carfagnini, tese lu cuvernu te lu Cannitu a ‘lla cungreca te l’Angili. L’affitamentu turau vint’anni ‘ccu crande ‘mpegnu te li cunfratelli tutti. Ma a ‘llu 1905 lu Cannitu vinne nominata Parrocchia e lu sinducu notificau a ‘lla cungreca te l’Angili la fine te lu ‘mpegnu e ‘mbitàu lu Priore a dare le cunsegne a ‘llu parrucu Giuvanni Tricaricu a ‘lla presenza te lu Patre Spirituale. A ‘llu 1916 lu vescuvu Muller nominau parrucu don Sebbastianu Natali ca curàu la parrocchia ppe’ cchiui te tieci anni tiffondendu la tivozione ppe’ la Matonna te lu Cannitu puru a ‘llu burgu e ca foe parrucu mentru a quandu nu’ foe nominatu parrucu te la nova Parrocchia te lu burgu, lu S. Core. A ‘lli vari anni li parruci ca s’ane succiàtuti su’ stati don Caitanu Schirinzi, don Celestinu Tedescu, don Luici Tarantinu, don Santu Tricaricu e moi don Salvatore Leopizzi. A ‘llu 1946 ‘ccu la ‘ncasione te lu Cungressu Eucaristicu ca se fice a Caddhipuli, la chesia ave bbutu lu titulu te Santuariu Marianu.

S. Nicola e lu Cannitu

La chesia te lu Cannitu è stata sempre ‘nteressata a ‘lla tivozione pe’ S. Nicola mutu ‘ntisa te li piscaturi. A ‘stu santu era teticata ‘na ‘ntica chesia bizantina ca se truvava cchiù o menu addhu moi nc’ete la Capitaneria te Portu e ca foe manata ‘nterra, comu imu vistu, a ‘llu 1502 paru ‘ccu la chesia te lu Cannitu. Ma puru quista foe frabbacata ‘ntorna. A ‘llu 1765 foe tistrutta ppe’ sempre ppe’ ‘llargare l’unica strata te trasuta a ‘llu paese e ppe’ permettere lu passaggiu te l’acqua ppe’ la Funtana Creca. Lu decretu te demolizione te lu 21 acostu 1765, firmatu te lu sinducu Nicola Doxi Stracca, mise però la cundizione ca la crande statua te petra te S. Nicola era essere misa intra ‘lla chesia te lu Cannitu e frabbacare n’artare intra ‘sta chesia stessa. Pare però ca la statua foe purtata a farci addha vanda ppe’ lu restauru te lu Cannitu. Fattu ete ca te la statua nu’ se sippe nienti. Lu bunanima te don Ginu Piccinnu nde facìa lu cazza-patucchi a don Santu parcè secondu iddhu la statua stava murata intra ‘lla sacristia. Lu stessu don Armandu Mannu era cunvintu te la stessa cosa. Certu è ca nde mìsara lu caìcchiu a papa Santu. A ‘llu 1981, prima te l’urtimu restauru, se ‘nzignàu la ricerca. Se ‘ncuminciau ‘ccu se binchia a ‘nfacce ‘lli pariti ppe’ bbitire ci sunavene a vacante, ma nu’ se santìa nienti. Se ciarcau ‘ccu se scarra ‘ccu martieddhu e scarpieddhu ma nienti! Finarmente la sera te ‘na carassa te lu parete, se vitte lu prufilu te lu Santu. Crande foe lu prèsciu te tutti e a ‘llu crai la statua foe racuparata. Era lu 5 novembre 1981.

{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/santuario_santa_maria_del_canneto/galleria_cannetoesterno{/AG}

Interno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/santuario_santa_maria_del_canneto/galleria_cannetointerno{/AG}

Altare

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/santuario_santa_maria_del_canneto/galleria_cannetoaltare{/AG}

Campane

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/santuario_santa_maria_del_canneto/galleria_cannetocampane{/AG}

Organo

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/santuario_santa_maria_del_canneto/galleria_cannetoorgano{/AG}


{tab=Dove si Trova}



{tab=Pianta}

santuariocanneto pianta

{tab=Restauri}

Lu primu restauru

Te lu 8 masciu 1700 a ‘lla fine te lu 1740 a capu te la Tiocesi te Caddhipuli nc’era lu vescuvu ‘Ronzu Filomarini, mutu ‘mpegnatu ppe’ quantu ricuardava l’opere te caritate, ma famosu ppe’ la crande tivozione e fete ca tanìa. Standu a Caddhipuli ddevantau tivotu puru te la Vergene te lu Cannitu e ogni fiata ca ssia te lu palazzu vescuvile santìa lu basognu te scire a pieti a ‘llu burgu e ‘ccu se ferma a ‘llu Cannitu. Comu scrive lu Ravenna “scia a ‘llu Cannitu e, ‘ngenucchianduse a nanti lu quatru, priàva la Vergene. Ogni sabbutu poi, paru ‘ccu tre previti, facìa cantare le litanie e se farmava ‘ccu se sente armenu toi Messe”. Crazzie a iddhu lu Cannitu ddevantau ‘nu centru te tivozione mariana e la gente, su ll’esempiu sou, partecipava a ‘lle funzioni ‘ccu crande fete. A ‘llu 1735 lu vescuvu, tispiaciutu te le cundizioni te la chesia, la fice restaurare comu se legge su ‘lla lapita te marmuru fatta murare intra ‘lla chesia su ‘lla porta te trasuta. Ppe’ la ‘ncasione foe ‘llavata la lapita te lu 14 marzu 1504 ca, essendu te petra tennara, s’era spriculata tutta. Moi la lapita ca racorda lu restauru se trova a manu taritta e gghè stata spustata quandu se frabbacau la cantoria ‘ccu l’organu.

Lu sacondu restauru

Ppe’ ‘ntaressu te lu parrucu Sebbastianu Natali, vistu ca l’urtimu restauru era statu fattu a ‘llu 1735, se nde fice n’addhu a ‘llu 1934. ‘Stu restauru custàu la bellezza te 131.796 lire ca pisàra quasi tutte su ‘lle spaddhe te lu parrucu ca fice tebbutu ppe’ 25.000 lire. Essendu la chesia senza locali parrucchiali (nc’era sulamente la sacristia) don Sebbastianu, ‘ccu li saggrifici soi, rascìu ‘ccu ccatta farci cambareddha ‘ttaccata a ‘lla chesia e, aprendu ‘na porta ca cumunacava ‘ccu lu intra te la chesia, fice l’ufficiu parrucchiale. Ma la cosa foe vista te lu Vescuvu e lu cleru comu “abusu te putere” e perciò lu parrucu foe custrettu ‘ccu chiute la porta e ‘ccu vinda le cambere. Tutta ‘sta situazione se paca ‘ncora osci vistu ca lu Cannitu è la sula parrocchia ca nu’ tene ‘nu bucu. Sempre ppe’ ‘ntaressu sou se frabbacau lu campanaru ca foe cumpletatu te addhe tre campane ca se ‘ggiùnsara a quiddha ca già nc’era (te quistu cuntamu topu). Lu 4 frabbaru 1946, viscilia te S. Acata, a ‘llu Cannitu ‘rrivau te Galatina la minna te la santa ca nde foe rrubbata seculi prima. ‘Stu fattu s’ave ripetutu a ‘llu 1996 ppe’ ‘ntaressu te lu vescuvu Vittoriu Fuscu.

{tab=Altari}

santuariocanneto altare 01L’artare maggiore e l’artari laterali: A ‘lli tiempi te lu vescuvu Filomarini e mentru a ‘llu 1934 a ‘lli pariti te coste nc’erene quattru artari: li primi toi a manu taritta erene ‘ntitulati a S. Cristina e S. Ommubonu e fora mantanuti mentru a ll’anni ‘40 te ‘stu seculu; li secondi toi a manu ‘mberza teticati a S. Lucia e S. Vitu, fora manati ‘nterra a ‘llu 1934. A tiempi cchiù bicini a nui l’unicu artare era teticatu a S. Rita e gghè statu manatu a ‘nterra ‘ccu l’urtimu restauru ulùtu te lu vescuvu Quaremba e de don Santu Tricaricu. Ogni artare tanìa lu quatru sou comu tastimoniene li quattru quatri ca nci su’ ‘mpisi intra ‘lla chesia. L’artare maggiore era tuttu te ligname ‘rricchiutu te ornamenti te oru zecchinu. A mienzu nc’era lu quatru te la Visitazione circundatu te tante capure te angialieddhi. Ma la notte te Pasca te lu 1902 l’artare ppe’ n’incendiu se brusciau e foe frabbacatu prima te petra leccese e poi rivestitu te marmuru coloratu. Ppe’ la ‘ncasione foe criatu lu crande nnicchiu ppe’ la statua te la Visitazione, cartapista te scola napulitana te lu 1700, ca foe purtata a ‘llu Cannitu lu 7 lugliu 1765. Lu Franza scrive: “La statua foe purtata prima a ‘llu palazzu vescuvile e a ‘llu crai, topu ca foe benatitta, purtata a prucissione ppe’ lu paese e poi misa intra ‘lla Puritate. L’annu topu, a ‘lla viscilia te la Visitazione, ‘ccumpagnata te le cungreche te la Puritate, te lu Rusariu e de la ‘Mmaculata, foe purtata fore a ‘llu paese e lassata intra ‘llu Cannitu.


{tab=Campane-Organo}

santuariocanneto campanile 01santuariocanneto organo 01

Le campane e l’organu: A quiste toi se nde ‘ggiunse n’addha cchiù piccicca rrecalata te lu cavalieri Frangiscu Fontò. ‘Ste campane nu’ nci su’ cchiu parcè pare ca fora purtate a ‘lla parrocchia te lu S. Core. Però è statu crazzie a ‘llu ‘mpegnu te don Santu Tricaricu e a ‘llu core te li tivoti ca lu campanaru foe cumpletatu ‘ccu addhe campane nove. Te crande valore ete puru l’organu parcè lu stemma scurpitu susu ete quiddhu te li Paolotti ca stèsara a Caddhipuli, comu imu vistu, te lu 1613 a ‘llu 1809 quandu lu cumentu foe chiusu. Nu’ nci su’ tocumenti ca tìcene te quale seculu ete però pare ca foe frabbacatu a ‘llu 1700 e foe rrecalatu te la cungreca te S. Frangiscu te Paula quandu li fratelli decìsara ‘ccu se nde ccattene unu nou. ‘Ccu la ‘ncasione te lu restauru te lu 1934 è stata criata la “cantoria ‘ccu l’organu” su ‘lla porta te trasuta mentru prima l’organu se truvava te coste ‘lla porta te la sacristia.


{tab=Festa}

La fera te lu Cannitu

A Caddhipuli, già te lu 1700, lu cummerciu ‘rrivau a ‘nu tale puntu ca se santìu, a ‘llu 1735, lu basognu te fare ogni annu ‘na crossa fera te ‘ndumanata ‘nternazionale ca foe chiamata “Fera Europea te Maria SS. te lu Cannitu”. ‘Stu nome foe tatu parcè se facìa a ‘llu locu ca scia te la chesia te lu Cannitu a ‘lla Funtana Creca e a ‘llu largu te la Sciuteca; ‘nu locu ca facìa capu a ‘lla chesia addhu te seculi se onorava la Matonna te lu Cannitu e ca propriu ddhi giurni se festeggiava ‘ccu crande partecipazione te gente. La fera turava te lu 29 giugnu mentru a ‘llu 2 e a fiate a ‘llu 6 lugliu e se ripetìu ogni annu mentru a ‘llu 1867. La fera era famosa ppe’ li tassuti te lana, te sita, te cuttone e ppe’ le mussuline e li tamaschi. Ma puru ppe’ le perne, li tiamanti e li cristalli ca vanìene te Venezia e de la Boemia. Poi nc’erene puru tante spezzie te lu locu e orientali. Però era lu cummerciu te l’oju ca tanìa bancu. Nc’era puru ‘nu recintu tittu “steccatu” addhu nc’erene marcanzie te lussu e addhu puru lu paramentu te le barracche era te lussu. A cquai nu’ era parmessa la trasuta a ‘llu populinu vasciu. La fera nu’ era sulamente ‘nu marcatu ma era puru ‘ncasione te ‘ncontru e de passeggiu. A ‘lli giurni te la fera se facìa ‘na cara te varche addhu pijavene parte li cchiù ddritti maranari te lu paese. La sera a mienzu mare se ddumavene tante luci piccicche ca erene fatte te scorze te nuci chine te oju.


{/tabs}

Immacolata Concezione

immacolata esterno 1La Fratellanza dell’Immacolata, che riuniva i fabbricatori, non teneva una chiesa e, a incominciare dal 1720 e per quasi cinquant’anni, si serviva dell’altare della Madonna dentro San Francesco d’Assisi. Tra il 1767 e il 1768, la Fratellanza fù autorizzata a fabbricare la chiesa affianco al convento dei Padri Riformati; risultò una chiesa non molto grande, ma ornata di stucchi e con quadri di due artisti di fama, quali Ticcio e Tiso. Sopra l’altare, in mezzo a quattro colonne, c’è l’immagine della Madonna Immacolata con San Francesco e San Giuseppe. In sagrestia sono custoditi un organo del 1560 e la statua dell’Immacolata in cartapesta. La Confraternita rispetta l’antica tradizione della processione mattutina con la statua della Madonna Immacolata il 7 di dicembre.


{tab=Storia-Origini}


{tab=Galleria}

{tab=Dove si Trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}


{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}

Madonna del Monte Carmelo

carmine esterno 01La Chiesa del Carmine si trova affianco al Palazzo del Seminario. Sino al ‘700 si chiamava della Misericordia; tra il 1836 ed il 1838 si fabbricò un’altra più piccola intitolata a S. Maria del Monte Carmelo. Il popolo la chiama la Chiesa te lu Carmunu. E’ di forma quadrata, con quattro colonne di stile dorico, con due altari laterali intitolati alla Madonna Addolorata e a S. Lucia. Dentro alle nicche dei pilastri, prima del presbitero, ci sono la statua di Maria Addolorata e quella della Madonna del Carmine. Sulla parte frontale dell’Altare Maggiore c’è un bel quadro a pittura del Catalano e sotto una preziosa statua di Cristo Morto. Di questa chiesa si interessò la Confraternita che porta lo stesso nome, e mantengono viva la devozione della Madonna Addolorata facendo la processione il Venerdì prima della Settimana Santa.


{tab=Storia-Origini}



{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/madonna_del_carmine/galleria_carmineesterno{/AG}

Interno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/madonna_del_carmine/galleria_carmineinterno{/AG}

Altari

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/madonna_del_carmine/galleria_carminealtari{/AG}

Organo

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/madonna_del_carmine/galleria_carmineorgano{/AG}

Sagrestia

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/madonna_del_carmine/galleria_carminesagrestia{/AG}


{tab=Mappa}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

carmine altaremaggiore 01


carmine altarelatosx


carmine altarelatodx


{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}

Sacro Cuore di Gesù

sacrocuore esterno 01
Chiesa Sacro Cuore di Gesù
PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO

0833.26.62.52


{tab=Storia-Origini}


{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/sacro_cuore/galleria_sacrocuoreesterno{/AG}

{tab=Dove si Trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}

San Domenico al Rosario

rosario esterno 02
I Frati Domenicani, che tenevano un convento e una grande chiesa lungo le mura di scirocco, alla fine del ‘600 fecero fabbricare un’altra chiesa sulle rovine di quella antica e la intitolarono a San Domenico. Poi permisero ai fratelli della Confraternita della Madonna del Rosario, che avevano un oratorio molto piccolo, di servirsi dell’altare della Vergine. Nel 1899, soppressa la casa Conventuale dei Domenicani, la chiesa venne assegnata alla Confraternita e da allora si chiama Chiesa del Rosario. La chiesa è molto grande, il prospetto è in carparo decorato con nicche e preziosi motivi floreali, la navata ha pianta ottagonale e presenta dieci altari barocchi laterali e l’altare maggiore, tutti lavorati con intagli pregiati e arricchiti da quadri di valore del XVII sec. del pittore gallipolino Giovanni Domenico Catalano. La chiesa ha tante statue sacre, ma la più importante è quella della Madonna del Rosario. Adiacente alla chiesa c’è il Chiostro del convento ricco di affreschi raffiguranti la flotta cristiana all’ancora nella rada di Gallipoli dopo la Battaglia di Lepanto. La madonna è festeggiata la prima domenica di ottobre.

{tab=Storia-Origini}

{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosarioesterno{/AG}

Interno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosariointerno{/AG}

Altari

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosarioaltari{/AG}

Campane

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosariocampane{/AG}

Organo

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosarioorgano{/AG}

Sagrestia

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosariosagrestia{/AG}

Stemma

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_domenico_al_rosario/galleria_rosariostemma{/AG}

{tab=Dove si Trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

rosario altare 03


rosario altare 01


Altare Annunciazione rosario altareannunciazione Altare Annunciazione


Altare Crocifissione rosario altarecrocifissione Altare Crocifissione


Altare Deposizione rosario altaredeposizione Altare Deposizione


Altare Madonna con Bambino rosario altaremadonnaconbambino Altare Madonna con Bambino


Altare Madonna delle grazie rosario altaremadonnadellegrazie Altare Madonna delle grazie


Altare San Domenico rosario altaresandomenico Altare San Domenico


Altare Santissimo rosario altaresantissimo Altare Santissimo


Altare San Tommaso rosario altaresantommaso Altare San Tommaso


Altare San Vincenzo rosario altaresanvincenzo Altare San Vincenzo


{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}

San Francesco d’Assisi

sanfrancescodassisi esternoSi dice che questa chiesa fu fabbricata ai tempi del Santo di Assisi, insieme al convento; però verso la fine del ‘600, per interessamento dei monaci Monzilla, Del Pozzo e Serafino di parabita, si fecero tanti lavori di restauro e la chiesa diventò più ricca di quadri, ornamenti e sculture. A spese del castellano Della Cueva si fece la Cappella per venerare il SS. Crocefisso, ma che è meglio conosciuto come la Cappella del ‘Mmalatrone, un capolavoro di Vespasiano Genuino. In essa si custodiscono all’interno le statue di Misma e Disma, i due ladroni che furono crocefissi insieme a Gesu’.


{tab=Storia-Origini}

{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_francesco_dassisi/galleria_sanfrancescodassisiesterno{/AG}

Interno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_francesco_dassisi/galleria_sanfrancescodassisiinterno{/AG}

Altari

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_francesco_dassisi/galleria_sanfrancescodassisialtari{/AG}

Campane

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_francesco_dassisi/galleria_sanfrancescodassisicampane{/AG}


{tab=Dove si Trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

I dodici altari della Chiesa di San Francesco d’Assisi

sanfrancescodassisi altaremaggiore

Altare Maggiore

Fu realizzato tra il 1690 ed il 1713 da frate Francesco Maria da Gallipoli. Sostituì l’antico altare andato distrutto nel 1686 dallo scoppio di un barile di polvere da sparo depositato in sacrestia. Furono rifatti i due cori dei frati francescani e nel 1690 fu completato il grande decoro su legno del retroaltare: con i simboli della passione il cristo morto e il grande stemma dei quattro ordini francescani nel coro di notte; il dipinto del compianto di Cristo sullo sfondo dei decori alludenti alla Passione nel coro di giorno. Completata la lavorazione del grande retablo in legno di abete e noce fu collocato in alto il grande crocifisso ligneo del sec. XV, la grande tela di Giacomo Tiso da Galatina raffigurante il Perdono d’Assisi con ai lati le immagini di S.Francesco Solano e di S. Giovanni di Capistrano. Furono anche applicati i simboli degli Osservanti e dei Riformati e i dipinti su legno raffiguranti S. Caterina di Bologna e S. Chiara d’Assisi. Così come il retablo anche la mensa dell’altare era stata realizzata in legno con la custodia, oggi collocata nell’altare del SS.mo Scaramento nella cappella dell’Assunta, terminata nel 1713.

Altare di San Pasquale

Era collocato all’interno della prima cappella della navata sinistra, sul muro di controfacciata della Chiesa.   Nel 1904, all’atto della visita pastorale di mons. Muller, la cappella era chiusa da una balaustra di pietra tufigna, e l’altare con due gradini di legno indorato aveva la mensa e custodia di pietra. Sopravvive il frontone di legno indorato nel mezzo del quale vi la statua lignea di S. Pasquale Baylon un tempo collocata nella nicchia murata nel 1946, per consolidare la facciata della chiesa. Con l’erezione della Parrocchia, la Cappella fu dedicata al Ss.mo Sacramento e nell’aprile del del 1957 fu montato il fonte battesimale, in marmo di Carrara, della ditta Alberto Barsanti di Pietrasanta. Sulla parete di tramontana della cappella fu inoltre murato nel 1959 l’altorilievo lapideo, raffigurante l’arcangelo Gabriele che uccide il drago, con l’usbergo di Federico II d’Aragona, re di Napoli. Proveniva dall’antica chiesa di Sant’angelo.

sanfrancescodassisi altaresanpasquale

sanfrancescodassisi altarepurificazione

Altare della Purificazione

In possesso dei Palmieri restò questa cappella fino al 1791, anno in cui, per atto rogato dal notaio Bartolomeo Ravenna, fu ceduta a d. Nicola Massa . In tale atto si era costituito Tommaso Palmieri anche nell’interesse del Marchese di Martignano Giuseppe Palmieri commorante in Napoli e Direttore del Supremo Consiglio delle Reali Finanze. Erano figli entrambi di donna Laura Veneri, moglie legittima del Marchese di Martignano Carlo Calmieri. Era appartenuta questa cappella, alla famiglia Veneri, dei Patrizi di Gallipoli, che si estinse con Onofrio, padre di Laura e signore del feudo di Specchia NormandiaNel 1792, Nicola Massa, che fu uomo di legge e resse l’ufficio di regio Uditore di guerra presso il Castello di Gallipoli, appose sul sepolcro, la marmorea lapide con stemma araldico ed iscrizione, che tuttora esiste ai piedi dell’altare in pietra, su cui è collocata la grande cornice lignea con il dipinto raffigurante la Presentazione al Tempio di Gesù, ovvero la Purificazione di Maria Vergine. Questo dipinto è attribuito al pittore gallipolino Giovan Domenico Catalano.

Altare dell’Immacolata

Nella cappella dell’Immacolata era un tempo organata l’omonima Confraternita che l’abbandonò nel 1720 per trasferirsi nel nuovo oratorio eretto nel chiostro dei francescani. Il maestoso retablo in legno fu lavorato da frate Francesco Maria da Gallipoli, che lo completò nel 1714, come indicano i due cartigli esibiti da due policromi putti alati, collocati ai lati del quadro di Dio Padre. La statua dell’immacolata, che campeggia al centro, era stata già completata nel 1724 anche se problematica appare la iscrizione apposta sul globo, attorno a cui si avvinghia il lucifero serpente ai piedi della Madonna con la data 1725 e l’attribuzione allo scultore Vespasiano Genuino. Se l’iscrizione non è apocrifa, come invece sembra, anacronistica appare la datazione al 1725, successiva cioè alla testimonianza del da Lama ed ancor più problematico il riferimento a Vespasiano Genuino, che fu scultore documentato non oltre, però, il 1637 a quanto ne scrisse Vincenzo Liaci. Il retablo contiene, inoltre, le due statue lignee di S. Francesco d’Assisi e di S. Antonio da Padova. Al di sopra delle due rispettive nicchie, sono incastonati due tondini dipinti su tela raffiguranti il volto dell’Immacolata e quello del Cristo coronato di spine. La cappella, dopo la dismissione da parte della Confraternita, passò in amministrazione alla famiglia Zacheo, che aveva il sepolcro a lato dell’altare con lapide marmorea e iscrizione, dettata nel 1700 da Andrea Zacheo. L’altare lavorato in marmi policromi nella prima metà del ‘700 riporta ai lati lo stemma nobiliare dei Grumosi.

sanfrancescodassisi altareimmacolata

 

sanfrancescodassisi altaresandiego

Altare di San Diego

Questa cappella esibisce una bella volta a padiglione a pianta ottagona, con eleganti nerbature di scansione chiusa da un pregevole altorilievo in pietra leccese raffigurante l’incoranazione di Maria Vergine, opera dello scultore gallipolino Vespasiano Genuino. L’altare in pietra leccese è inquadrato da due colonne binate entro cui è collocato il dipinto di S. Diego realizzato nel 1603 da Gian Domenico Catalano. In questo dipinto è raffigurata in basso la famiglia del castellano di Gallipoli Consalvo de Carmona con la moglie Geronima Protonobuilissimo ed il figlio neonato Giovan Diego. Del Catalano è anche il dipinto della Sacra Famiglia incorniciato nella cimasa dell’altare tra le statue lapidee di S. Francesco di Paola e di S. Giuseppe. Questo altare passò dai Carmona a Donato Tafuri che vi fece collocare sui plinti dell’altare le insegne araldiche della famiglia. Ai piedi dell’altare si apre il sepolcro con lapide in pietra leccese.

Altare di Sant’Antonio di Padova

Questa era originariamente intitolata ai martiri francescani di cui si scorgono i ritratti dipinti a fresco sulle volte delgli archi. Fu ristrutturata ed arricchita di stucchi nel 1630 anno in cui fu eretto l’altare in pietra e stucco in onore di S. Antonio di Padova in quell’anno eletto protettore della città. La statua lignea fu eseguita in quell’anno dal famoso scultore gallipolino Vespasiano Genuino. L’attuale altare in marmo fu eseguito nel 1934 da Alfredo Perruccio, a devozione e spesa del devoto Catello Piro, del Genio Marina di Taranto. Ai piedi dell’altare era stato scavato, nei primissimi anni del ‘500, il sepolcro del regio castellano Antonio Sancio Roccio “de Gaeta”, capostipite della famiglia Rocci Cerasoli e noto per la resa del Castello di Gallipoli durante l’assedio posto dal Gran Capitano Consalvo alla città di Gallipoli, nel settembre del 1501. Di fronte all’altare all’interno del pilastro sinistro, vi è l’antico affresco del XV secolo raffigurante la Madonna, popolarmente conosciuta come la Madonna de lu parete, con l’immagine del Bambino che allatta al seno di Maria. E’ il residuo di un affresco medioevale che ricopriva il sottarco a goccia dell’originaria chiesa dei Minori Osservanti, la cui curvatura si intuisce all’attacco con il pilastro di fabbrica, costruito alla fine del ‘500 dai padri Riformati di S. Francesco.

sanfrancescodassisi altaresantantonio


sanfrancescodassisi altaressnatale

Altare del SS.mo Natale

L’altare che più non esiste a seguito dell’apertura in tempi passati di una porta di accesso alla sacrestia della chiesa, era anticamente con la cappella di patronato della famiglia Capano passata poi ai Briganti. Sopravvive il grande dipinto di scuola napoletana del ‘700 raffigurante il Presepe allestito nel 1217 da S. Francesco a Greccio. Ai lati della parete si vedono due lapidi marmoree con iscrizioni commemorative di Filippo e Tommaso Briganti da un lato e di Giuseppa Scolmafora. Quella dei Briganti fu una famiglia di giuristi ed ebbe in Tommaso e Filippo i maggiori epigoni, che si mossero nell’alveo di un pensiero riformatore cattolico, fermo però nel rivendicare i diritti civili e nel contrastare le pretese dei curialisti e le teorie immunitarie. Sulla parete sinistra al di sopra della porta laterale è stato collocato il dipinto di S. Antonio Abate, di Giovan Domenico Catalano, proveniente dall’antico omonimo Oratorio confraternale. La figura maestosa ed imponente del Santo, nel contrasto dimensionale con il gruppo dei confratelli in abito penitenziale, si staglia sullo sfondo luminoso del paesaggio, nella minuzia dei dettagli, dal bastone col campanello, al Tau sulla stola, alla corona incastonata di pietre preziose e nella delicatezza delle cromie tutta fiamminga.

Altare dell’Assunta

Appartenne questa cappella alla nobile famiglia dei Pievesauli. Aveva originariamente un’altare in legno andato distrutto mentre sopravvive l’antico altorilievo in pietra leccese con il Cristo deposto e la grande cornice ”negra” in legno di giuggiolo con il dipinto eseguito alla fine di ‘500 da Gian Domenico Catalano secondo canoni figurativi di tarda tradizione manieristica, attingendo a fonti narrative e rappresentative della dormizione ed assunzione di Maria. Il dipinto coglie il momento dei funerali di Maria a cura degli Apostoli mentre in basso è descritta la scena dell’Angelo che recide la mano a Iefonia. Inquadrano la scena ai lati della tela le immagini di S.Caterina d’Alessandria e S. Lucia. In basso si intravede il ritratto del committente, Bartolomeo Pievesauli ed al centro lo stemma nobiliare della famiglia. Pievesauli. Sulla mensa dell’altare è stata collocata l’antica custodia lignea intagliata nel 1713 da frate Francesco Maria da Gallipoli per l’altare maggiore.

sanfrancescodassisi altareassunta

sanfrancescodassisi altaresanfrancescaromana

Altare di Santa Francesca Romana

La cappella con altare in legno, di patronato dei Patitari, era originariamente dedicata alla Visitazione di Maria. Nel 1686 altare e cappella passarono in patronato dei Camaldari e vi fu collocato il quadro raffigurante la Sacra Famiglia. Il dipinto della Visitazione è oggi in S. Giuseppe mentre quello della Scara Famiglia, oggi collocato sull’altare maggiore, fu realizzato tra il 1660 ed il 1666 da frate Giacomo da S. Vito. Questo dipinto rimarca temi, atteggiamenti e volti noti della sua vasta produzione pittorica e conserva tutti i tratti tipici dei lavori della maturità. L’altare marmoreo che oggi si vede, ha sostituito quello ligneo fatto costruire nel 1686 da Domenico Camaldari. Fu acquistato nel 1957 dalla signora Elena De Luca e dedicato a S. Francesca Romana fu offerto all’Associazione delle Oblate benedettine. Realizzato nella seconda metà dell’800, apparteneva alla famiglia Ravenna e decorava la cappelluccia del loro palazzo, che Giovanni Ravenna aveva realizzato dopo il 1850, in Via Fontò a Gallipoli. Su pilastro dell’arco della cappella trovasi un lacerto di affresco, di provenienza incerta, murato alla fine degli anni cinquanta del Novecento. Intitolato alla Madonna di Loreto, sembra essere un mediocre lavoro dei primi anni del ‘600.

Altare del Presepe

Questa cappella appartenne all’antichissima famiglia dei Chefas, con sepolcro scavato ai piedi dell’altare. Passò poi alla famiglia Sergio ed infine ai Grumesi che lo possedettero a metà del XIX secolo. L’altare ha una mensa appena accennata ed inserita nel contesto decorativo a stucchi che contorna, a mò di sipario sfondato, un vano con volta a botte, entro cui è apparecchiata la ricca rappresentazione della grotta presepiale della tradizione francescana, con la natività, bue, asinello ed angeli suonatori. E’opera in pietra leccese vistosamente ridipinta, la cuiattribuzione resta tuttora incerta, comunque assegnabile ad un’artista pugliese delprimo trentennio del XVI secolo, probabilmente allo scultore Aurelio Persio in collaborazione con l’alessanese Sannazaro.. Ai piedi dell’altare collocata la lapide tombalein memoria di Francesco Cephas, fatta incidere dal fratello Giovanni Andrea nel 1590 con elegante iscrizione latina. Al di sopra è collocata la cantoria con organo, posizionati a chiudere visivamente l’arco della navata. La cassa, realizzata in legno con decori intagliati e finitura in argento meccato racchiude il grande organo, realizzato nel 1726 dai fratelli Simone e Pietro Chircher, oriundi tedeschi, che qui a Gallipoli ebbero dimora ed operarono, nell’ambito di una importante tradizone familiare di organari e maestri di cappella. Al fastigio della cassa dell’organo ed ai lati della cantoria, sono affissi gli emblemi di una fin qui sconosciuta casata, con cimiero araldico e svolazzi e, nel campo dello scudo, un personaggio (indiano o moro) con lancia.

sanfrancescodassisi altarepresepe


sanfrancescodassisi altareannunciazione

Altare dell’Annunciazione

Agli Assanti, famiglia nobile di Gallipoli e tra le primarie del tempo, appartenne l’altare e la tomba con il bel dipinto che Gian Domenico Catalano eseguì nel corso del primo decennio del ‘600. A Giovan Battista Assanti, che fu Sindaco nel 1615, dovette appartenere questa cappella, che passò ai De Tomasi per il matrimonio di Diego, della Terra di Felline, con Antonia Assanti, il cui primogenito, Filippo, nato l’8.7.1648, fu insignito nel 1709 del titolo di Conte. Allo stesso Giovanbattista Assanti perciò va assegnato anche il retablo ligneo entro cui sono collocati i dipinti dell’Annunciazione e dell’Eterno Padre. Coevo ai dossali dell’altare maggiore e dell’Immacolata, mantiene gli stessi apparati decorativi, con lo spartito definito da due eleganti colonne scanalate con capitelli compositi e campito da corniciature a fregi di tralci vegetali, campanule e rosette. L’architrave del retablo con ampio cornicione, è sormontato dallo stemma araldico bipartito De Tomasi-Assanti.

Altare del Santo Sepolcro

Costruì questa cappella, sulle fondamenta della preesistente di patronato della famiglia Gorgoni, il castellano Giuseppe Della Cueva, venuto a Gallipoli nel 1657 e qui rimastovi fino alla morte, avenuta il 22.11.1705. Nel 1681 il Cappellone, di molto ingrandito rispetto alla preesistente cappella, era già finito, con il San Francesco, dipinto da Antonio da Pordenone, ricollocato sull’altare. Al di sopra della mensa era stata incavata una nicchia, entro cui il Castellano aveva fatto collocare la bella scultura del Cristo morto, di Diego Villeros. Ai lati dell’altare il castellano volle ollocare le statue ligne dei due ladroni crocifissi accanto a Cristo: Misma il cattivo ladrone e Disma il buon ladrone.. Ai piedi dell’altare erano collocate in ginocchio le statue di Maria, e Giovanni che piangono la morte di Cristo. L’attuale definizione decorativa del cappellone, con i ricchi decori a stucco e le nicchie perimetrali, risale all’ultimo ventennio del ‘700. La tipologia e l’ornato degli stucchi rimanda al gusto ed ai lavori di Giuseppe Centolanze che, nel 1782, lavorò la volta dell’oratorio dell’Immacolata, i cui decori, evidentemente, replicò sulla volta del cappellone di S. Francesco.

sanfrancescodassisi altaresantosepolcro

{tab=Campane-Organo}

sanfrancescodassisi campanile


{tab=Festa}

{/tabs}

San Francesco di Paola

sanfrancescodipaola esterno 1La chiesa di San Francesco da Paola si trova lungo le mura di tramontana, di fronte al porto, dalla quale prende il nome una torre delle cinte murarie, fù costruita per interessamento del fratello paolotto gallipolino Carlo Abatizio nel 1621. Nel 1813 la chiesa fu assegnata alla Congreca di S. Maria della Neve o Cassopo e intitolata a San Francesco di Paola. La facciata di forma rettangolare presenta un portale con una nicchia contenente la statua di San Francesco di Paola. L’interno, ad una navata con volta a crociera, tiene tre altari a sinistra e quattro a destra, tutti in stile barocco; l’altare Maggiore è lavorato a stucchi lucidi, nel Ciborio vi é il SS. Sacramento, per una speciale concessione del vescovo Botticelli. La chiesa oltre ad avere un quadro bizantino della Madonna del Cassopo pitturato su tavola, ha anche delle opere rappresentanti la Santissima Trinità e il Transito di San Giuseppe, un dipinto che ritrae la Morte di San Giuseppe del pittore Romualdo Formosa, un quadro che raffigura i Miracoli di San Francesco di Paola, un dipinto del Bambino Gesù ed un altro che riporta San Francesco di Paola che consegna la Chiesa alla confraternita di Santa Maria della Neve. Dalla navata pende un pregiato lampadario del XVIII sec. La Congreca festeggia ogni anno il Santo proclamato “Patronu” della gente di mare.

{tab=Storia-Origini}

{tab=Galleria}

Esterno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_francesco_di_paola/galleria_sanfrancescodipaolaesterno{/AG}

Interno

{AG thumbWidth=”70″ thumbHeight=”50″ thumbAutoSize=”width” arrange=”priority” backgroundColor=”ffffff” foregroundColor=”808080″ highliteColor=”fea804″ frame_width=”500″ frame_height=”300″ newImageTag=”0″ newImageTag_days=”30″ paginUse=”0″ paginImagesPerGallery=”30″ albumUse=”0″ showSignature=”0″ plainTextCaptions=”0″ template=”classic” popupEngine=”slimbox”}chiese/san_francesco_di_paola/galleria_sanfrancescodipaolainterno{/AG}

{tab=Dove si trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}

San Gabriele dell’Addolorata

santagata Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata

PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO

0833 273840



{tab=Storia-Origini}

{tab=Galleria}

{tab=Dove si Trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}

San Geraldo Maiella

santagata
Chiesa San Geraldo Maiella
PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO   –   PAGINA IN ALLESTIMENTO

833 275470



{tab=Storia-Origini}

{tab=Galleria}

{tab=Dove si Trova}

{tab=Pianta}

{tab=Restauri}

{tab=Altari}

{tab=Campane-Organo}

{tab=Festa}

{/tabs}