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Castello e Rivellino

Sul Castello di Gallipoli, Ettore Vernole dedicò un corposo volume edito a Roma, nel 1933, sotto l’egida dell’Istituto di Architettura militare del Museo del Genio, che aveva sede in Castel Sant’Angelo. In quel volume, dopo aver raccolto presso l’Archivio di Stato di Napoli interessanti ed inediti documenti e studiato quelli disponibili presso quello di Lecce e presso la nostra biblioteca comunale, lo studioso gallipolino volle ricostruire le vicende costruttive dell’antica rocca, di origine bizantina e che si affacciava, nel 1195, sulla piazza dei Naoneti, all’incontro con la strada Cuzubelli. testi Elio Pindinelli

 

  • Storia
  • I Disegni
  • Il Rivellino
  • I Bastioni
  • La Cappella 
  • I Castellani 

 

01Il Castello di Gallipoli – La sua storia: Una rocca che, sotto il regno di Federico II, aveva bisogno di riparazioni, a cui dovevano urgentemente provvedere con i cittadini di Gallipoli anche i Baroni della provincia. Dopo l’assedio angioino del 1268, nel castello si contarono 73 prigionieri che il Vernole ipotizzò fosse il numero dei soldati ivi acquartierati, fatti prigionieri assieme ai 34 baroni ribelli che, dopo la tragica morte di Corradino, avevano tentato l’ultima disperata resistenza. In qualche modo ristrutturato dagli Angioini, il Castello mantenne la sua tradizionale forma quadrilatera. Venne invece interessato da importanti lavori di consolidamento dopo l’assedio veneziano del 1484. Lavori che erano in corso da anni, nel 1497, e che avevano interessato anche le mura cittadine. Il Galateo nel 1513 annotava che in precedenza la città non era molto riparata dalle mura ma che finalmente la città era “assai ben munita, e da terra e da mare offre uno spettacolo superbo e minaccioso, nonché vaghissimo”. A quegli anni data lo scavo “vicino alla cortina ultima del Castello, uno fosso dall’uno mare all’altro”. Si eseguiva in effetti un progetto complessivo di rafforzamento delle fortificazioni della città e del castello, seguendo i consigli dell’ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini, che questi luoghi aveva ispezionato nel 1492, al seguito del Duca di Calabria. Tra il 1515 ed il 1543 vengono intrapresi radicali lavori di fortificazione del castello, la costruzione del Rivellino ed il completamento della volta del bastione poligonale . Con i rimaneggiamenti seicenteschi realizzati dagli spagnoli, che interessarono la costruzione di due nuovi bastioni, tra cui quello a pianta quadra (poi demolito a metà anni ’40 del ‘900) addossato al torrione della bandiera, si compie il lungo ciclo dei lavori che daranno al castello la conformazione e l’aspetto attuale.
09-dxL’antica porta: La struttura originaria del castello pur non essendo variata nel tempo nella sua impostazione ha subito profonde trasformazioni nello spessore delle muraglie esterne e nella forma dei bastioni. Quelli che attualmente si ammirano sono riconducibili ai rifacimenti Cinque-Secenteschi. L’abbattimento parziale delle strutture del Mercato coperto, originariamente ancorate sul fronte del castello lato città, ha posto in luce i resti della torre mediovale a pianta quadra che si sviluppa, inglobata nel torrione a pianta circolare della 09-sxvedetta, fin sul lato della cortina nord prospiciente il mercato del pesce. All’interno è ancora visibile una parte dell’antica porta di accesso al castello, dalla città, con i residui di un bellissimo arco catalano di fronte al quale si chiudeva l’antico ponte levatoio in legno. Oltre la porta si apre un ampio vestibolo, successivamente ristrutturato con una volta a botte, al termine del quale si apre la porta di accesso al cortile interno, con un “arco alla Tudor” di cui parlò in un suo scritto Bacile di Castiglione, nel 1915.
10-sxLa porta nuova: Con i lavori intrapresi dopo la costruzione del ponte secentesco e terminati presumibilmente attorno al 1623, come ci attesta una iscrizione un tempo murata nl corpo di guardia del castello e riportata da Bacile di Castiglione, fu abbandonato il vecchio ingresso al castello, sul fronte del bastione medioevale di nord-est, e fu costruito il nuovo portale in pietra, 10-dxche si vede tuttora. Ce ne dà testimonianza un atto notarile di notar Gustapane di Lecce, dell’8 settembre 1622, in cui è indicato il costruttore, il gallipolino Luca Antonio Lachibari, che in una lettera allegata all’atto dà conto dei lavori eseguiti al castello sotto la direzione dell’ingegnere militare Giovanni Arnaldini, tra cui, appunto, “il portale di pietra con tutta la sua casa, il restiglio di legname, il ponte levaticcio, un astreco sopra la strada coverta”. La via d’ingresso al castello era stata realizzata con due arcate impostate su piloni in pietra, collegando così la muraglia di difesa della città con il ponte levatoio in legno, che si alzava a chiudere la porta. I residui di questa struttura è ora visibile al piano fossato del castello tra le arcate del Mercato coperto in fase di restauro.

 

Il castello nei disegni del Vernole: Prima che si facessero i rilievi tecnici e grafici realizzati nel 2008 per conto del Comune di Gallipoli dal geometra Guido Della Rocca, i primi disegni relativi ai particolari architettonici e alla struttura in elevato furono prodotti dal nostro Ettore Vernole nel citato volume “Il castello di Gallipoli” del 1933. Se ne riproducono alcuni anche per una maggiore comprensione delle descrizioni che mese per mese in seguito si daranno.
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Il castello nei disegni storici: Anche se non vasta, significativa è la documentazione delle piante del Castello di Gallipoli, di cui vi è rimasta traccia negli archivi storici. Tra questi disegni quello desumibile dalla “Pianta della Città e castello di Gallipoli” custodito nelle “Carte Montemar” dell’Archivio di Stato di Napoli e realizzato dall’ingegnere Giovine nel 1734, nonché la “Pianta del castello di Gallipoli tracciato a china acquerellata” (sec.XVIII) e conservata nell’archivio romano dell’Istituto Storico di Cultura dell’Arma del Genio. Ambedue sono state pubblicate nel corpo dell’atlante “La Provincia di Lecce” di Vincenzo Cazzato ed edito nel 1989 da Capone editore.
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04-sxIl Rivellino: Nell’architettura militare “Rivellino” è detta quella struttura bastionata ed avanzata rispetto alla struttura fortificata principale. Tale è il Rivellino di Gallipoli che si protende verso il territorio, chiudendosi a cuneo, dalla cortina nord-est del castello, con funzione di difesa avanzata sul territorio delle cortine del castello. Fu edificato tra il 1515 ed il 1522. Nel 1522, infatti, si eseguivano gli ultimi lavori “sotto la fabbrica se fa fora de lo Castello alla banda de mare sotto lo muro del reviellino”. Fu in seguito isolato con lo scavo   “vicino alla cortina ultima del Castello, (di) uno fosso dall’uno mare all’altro”. Si portava così a compimento il progetto complessivo di rafforzamento delle fortificazioni della città e del castello seguendo i consigli dell’ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini, che questi luoghi aveva ispezionato, nel 1497, al seguito del figlio di re Ferdinando I, il Duca di Calabria e futuro re Alfonso II. Fino alla costruzione del nuovo ponte di accesso in città (1603-1607), il Rivellino proteggeva anche l’antico accesso, attraverso la strada regia che prospettava sui fronti della fontana e della chiesa del Canneto e scorrendo sui fianchi delle cortine, si innestava, attraverso un breve viadotto a dorso d’asino, al ponte levatoio della porta di città. Recuperato e ristrutturato al suo interno, alla fine degli anni ’40 del ‘900, il Rivellino divenne una arena cinematografica, che è rimasta attiva fino a qualche anno fa.

 

05-dxIl bastione ennagono: Questo bastione, che presenta all’esterno sette lati ed otto interni, concentrava quasi tutta la capacità offensiva del castello. Il suo interno, di diametro pari a circa 21 metri e con un cupolone alto al vertice di 12, ospitava una batteria di cannoni da marina piazzati in corrispondenza di sette cannoniere che irraggiavano, per 270 gradi, la capacità di fuoco e di controllo dello spazio antistante al castello, dal fosso del Rivellino all’incrocio con il bastione di San Luca e ad angolo fino a ridosso delle cortine civiche che si affacciano sul Canneto. La data di completamento (1543) di questa complessa e mastodontica opera, è incisa sull’incrocio di due dei nove spicchi della volta interna del bastione e fu segnalata la pirma volta dallo studioso Aldo De Bernart. Il Vernole ha ipotizzato che qui ci fosse stata il vecchio bastione bizantino a pianta pentagona, con accesso dal cortile interno del castello mediante ponte levatoio in legno. Notò infatti che tutte le misure relative all’impostazione dell’arco, della larghezza della porta e del fornice di accesso, corrispondono al piede romano, che fu una misura utilizzata anche dai bizantini. Al di sopra di questo fornice di accesso sopravvive ancora la stanza di manovra del ponte levatoio, che praticamente isolava il bastione da tutta la struttura fortificata del Castello. Questo bastione ispezionato e descritto la prima volta nel 1933, fu utilizzato come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale e riaperto ufficialmente al pubblico nel 1974 a cura dell’Associazione Gallipoli nostra, in occasione dell’VIII Festival di Casa Nostra. Vi fu allestita una grande mostra d’arte e di artigianato salentino che interessò anche gli ambienti interni della cortina e del bastione della bandiera., con ingresso appositamente realizzato su palafitte in legno, sul fosso del Rivellino.
06-sxIl bastione di vedetta: E’ così denominato perché mantiene ancora sugli spalti una garitta di guardia e di avvistamento, sulle terrazze al di sotto delle quale aveva residenza il castellano e che divenne poi sede dell’Ufficio del Registro. E’ un bastione dalla forma e struttura simile a quello della bandiera, ma con un tamburo sopraelevato montato sul coronamento di mensole a quattro tori. Fu probabilmente interamente ristrutturato e allestito “a lo modierno”, tra il 1616 ed il 1623, con la creazione di una lunga serie di camminamenti a tre livelli che confluiscono in speciali casematte, con feritoie e postazioni di archibugieri puntate verso il ponte di accesso della città. L’ultimo livello si raccorda con l’angolo incapsulato dell’antico bastione quadro, di epoca medioevale. In questo ambente vi sono numerosi graffiti realizzati nell’intonaco raffiguranti volti umani e navi con vele spiegate. Tra questi interessantissimi graffiti, spiccano i resti di una iscrizione in caratteri latini con “compendi” e segni “tachigrafici”, forse del XV secolo. Il riferimento di questa iscrizione è al salmo 50: “Miserere mei Deus (secundum magnam) misericordiam (tuam)”. E’ visibile anche il trigramma bernardiniano IHS.
07-dxIl bastione della bandiera: È così denominato per essere stato da sempre il bastione su cui si faceva sventolare la bandiera reale, ed oggi quella tricolore nelle ricorrenze nazionali. Un esempio è dato nella veduta della città contenuta nelle “Memorie storiche della fedelissima città di Gallipoli” pubblicate dal Ravenna nel 1836, in cui compare, issata su di un alto pennone, la bandiera borbonica. A pianta tonda con scarpate, è definita architettonicamente con un cordolo a torello marcapiano tra primo e secondo livello. Il coronamento aggettante è montato su di una teoria di mensole a tre torelli che definisce gli spalti della terrazza, sui quali erano posizionate alcune postazioni dei cannoni. L’interno è definito da due ambienti circolari collegati da una scalinata, di epoca recente, che si raccorda all’angolo del probabile preesistente bastione medioevale a pianta quadra, simile a quello attualmente isolato sul fronte del castello ed evidenziato nel corso dei lavori di ristrutturazione del mercato coperto. Sulla volta dell’ambiente terragno di questo bastione sopravvive la botola circolare attraverso cui, in caso di necessità, si potevano trasferire dal piano superiore a quello inferiore, e viceversa, artiglierie e munizionamento. Affiancati si intravedono poi i tre vani di alloggiamento delle artiglierie e delle postazioni degli archibugieri. Successivamente alla costruzione del ponte di accesso alla città (1603-1607), addossata a questo bastione, fu innalzata un’altra struttura a pianta trapezoidale che praticamente lo imbussolò, facendo intravedere, dell’originale bastione, solo l’angolo a semicerchio sulla cortina che lo congiungeva al bastione di vedetta. I lavori risultano computi il 15 ottobre 1623, sotto la direzione del commissario alle fabbriche don Baldassarre de Gusman essendo castellano il capitano Andrea de Alarcon Y Mendoza.. Tale struttura, abbattuta nella prima metà degli anni quaranta del Novecento, è documentata da un gruzzoletto di foto e cartoline.
08-sxIl bastione crollato: Si è detto in precedenza che il Castello di Gallipoli fu impostato a pianta quadra con rinforzo degli angoli con quattro bastioni. Attualmente ne sopravvivono solo tre. Il bastione, infatti, di sud-ovest, simile probabilmente a quello di vedetta e che con questo chiudeva in linea la cortina di fronte agli spalti di città, risulta crollato nel 1755 a causa dei marosi sciroccali che ne avevano minato le fondamenta. Le rovine di questo bastione erano ancora visibili negli anni trenta del Novecento, quando vennero completamente livellate in mare e utilizzate per la costruzione della banchina che attualmente collega le mura della città al bastione poligonale. Da quelle macerie furono recuperati i blocchi che componevano il grande stemma reale, d’età spagnola, a giudicare dagli elementi stilistici della cornice, essendo praticamente illeggibili le armi araldiche che lo illustravano. È oggi ricoverato presso il locale museo civico, unitamente ad alcune iscrizioni lapidee cinquecentesche provenienti dall’abbattuto bastione di Santa Vennardia.

 

11-sx La cappella: Il Castello aveva una sua cappella in cui si officiava a cura di un cappellano. Anticamente era posta in fondo all’androne d’ingresso dal bastione quadro, oggi in parte incapsulato nel bastione di vedetta. Vi si scorgono ancora oggi i residui della fitta decorazione, tra cui un Sant’Andrea (?) il cui volte è visibile al di sotto degli intonaci stratificati nel corso del tempo. Con la costruzione del nuovo ponte e porta di accesso al castello, la cappella fu adattata in alcuni ambienti al centro della cortina che fronteggia la città e fu provvista di un nuovo portale, che si apre sulla sinistra dell’attuale androne d’ingresso. Nel 1622 la cappella fu “accomodata con porte nuove e finestre, sia di pietre come di legnami naschiata bianca”. 11-dxFu ulteriormente ristrutturata nel ‘700, periodo al quale è da assegnare la superstite graziosa balaustrata in pietra che definiva la tribuna riservata al castellano e alla sua famiglia. Fu successivamente adibita a deposito dei tabacchi di monopolio. La cappella non aveva sepolture e tutti i militari morti nel Castello venivano seppelliti, se battezzati, nei sepolcri delle chiese cittadine.

 

12-sxI Castellani: Nel Castello erano acquartierate le truppe militari che obbedivano esclusivamente al Castellano, di nomina regia. A lui era affidata la difesa del castello mentre al Sindaco era demandata la custodia delle mura e dei bastioni civici, al cui servizio erano destinate le polveri da sparo, custodite in una apposita casamatta nel palazzo della Regia Corte. I Castellani in gran parte si dimostrarono superbi e a volte violenti anche contro la città. Essi pretendevano franchigie fiscali sui beni di consumo e diritti sulla pesca nel mare attorno al Castello e sulla tonnara, con il pretesto che l’orizzonte su cui erano puntati i cannoni, doveva essere mantenuto libero. Anche i soldati del castello pretendevano di poter girare armati in città. Questioni tutte risolte a favore della città in conseguenza dei numerosi ricorsi inviati al Viceré di Napoli. Numerosi i Castellani registrati nei documenti del tempo e negli elenchi (assai parziali) compilati dal Roccio e dal Micetti, nostri concittadini vissuti nel XVII secolo che compilarono alcune memorie della città. Tra i castellani più noti sono da ricordare Consalvo de Carmona, il cui ritratto con quello della moglie Geronima Protonobilissimo ed il figlio Diego, è nella tela dell’altare di San Diego in San Francesco d’Assisi. Il Castellano Giuseppe Della Cueva fece costruire il cappellone del Malladrone con tutte le statue e fu sepolto nel sepolcro che egli stesso aveva fatto costruire per sé e per tutti i castellani di Gallipoli.. Un altro castellano noto alla storia cittadina è Sancio Roccio, da cui discese l’omonima famiglia che possedette, tra gli altri beni, e abitò il palazzo, oggi sede del Comune.