Venerdì dell’Addolorata – Esecuzione dell’oratorio sacro

Il Venerdì dell’Addolorata dopo la messa in Cattedrale intorno alle 13,30 inizia l’esecuzione dell’oratorio sacro, o frottola.

La frottola è costituita da due composizioni musicali “Ahi Sventura!” e “L’han confitto” molto diffuse nell’Ottocento.

L’autore è stato il maestro gallipolino Francesco Luigi Bianco (1859-1920), che dedicò i suoi lavori in esclusiva alla confraternita della Misericordia.

Anche Giovanni Monticchio, altro compositore gallipolino, vissuto nello stesso periodo, ha voluto rendere omaggio alla Vergine Addolorata, dedicandole una particolarissima ed emozionante versione dello Stabat Mater.

2017 - Venerazione dell'Addolorata a Gallipoli

Settimana Santa 2020

La Domenica delle Palme dà il via ai giorni culmine della cristianità, che portano alla Pasqua di Resurrezione di Gesù.

Ma quest’anno la Settimana santa viene inevitabilmente celebrata «a porta chiuse», senza fedeli e senza molti riti.

Una Settimana Santa particolare, senza fedeli nelle chiese, ma seguita in diretta streaming.

Il coronavirus ha cambiato anche le tradizioni della Chiesa, ma le tecnologie permettono di mantenere in contatto parroci, vescovi e fedeli.

Questo il programma per l’anno 2020.

da sistemare territorio

Andare al mare è come un rito per noi gallipolini, ancora oggi i genitori dopo aver piantato l’ombrellone, facendo attenzione che il vento non lo porti via, lasciano i propri figli a giocare sulla sabbia. Allora c’era tanta spiaggia per giocare!!! Oramai con tutti questi stabilimenti le spiagge libere sono pochissime, e se per un verso è molto più comodo andare al mare con un solo asciugamano e trovare tutto pronto, pagando si intende, d’altra parte si è perso un pò di quel spirito del rito famigliare di andare al mare. Chi non si ricorda i “cambarini”, termine che è la traduzione in vernacolo dell’insieme di camerini o cabine di uno stabilimento balneare. I cambarini erano delle costruzioni su palafitte, che a cavallo del secolo scorso, e comunque fino agli anni 60, sorgevano a ridosso del ponte seicentesco, dell’attuale lungomare Marconi e, nella città vecchia, nel seno della Purità. La spiaggia della Puritate è sempre stata meta turistica di tantissima gente, locale e non, perciò i cambarini erano su più file sull’acqua e altre file sull’arenile. L’accesso ai cambarini dietro la capitaneria di porto e dell’associazione nazionale Marinai d’Italia era mediante una scala in muratura che dal corso XX Settembre, come si chiamava prima di mutuare in Corso Roma portava a livello della strada ferrata e ad una lunga passerella in legno, realizzata anch’essa su palafitte. Vicino alla torre San Giovanni c’erano le “pagode” realizzate sull’arenile ora sostituite con le cabine in legno.

Purità

Contro tendenza alla privatizzazione troviamo nel centro storico la spiaggia della “Puritate” che ancora oggi ne rimane immune. La spiaggia prende il nome dalla vicina chiesa, ed è stata per tanti anni il punto di riferimento per i cittadini di Gallipoli. Si accede da un vicolo in discesa che costeggia le mura antiche della città, qui abbiamo a disposizione circa 300 metri di spiaggia libera composta da sabbia, da questo punto si ha una splendida panoramica della parte antica della città, una spiaggia molto suggestiva.

Giudecca

La “Giudecca” è la zona del mare di levante nelle vicinanze del centro storico.

Fontanelle

La Darsena Fontanelle si trova ad Est del porto commerciale di Gallipoli. E’ una darsena privata riservata al diporto e dotata di tutti i servizi. Le sue banchine si sviluppano per metri 500.

Marinai d’Italia/Sandalo

 

Lido Piccolo

 

Lido San Giovanni

Il Lido San Giovanni è uno dei primi lidi ad essere stato costruito ed ha attratto fin dall’inizio numerosi bagnanti, nel lido e nelle zone adiacenti troviamo un mare limpidissimo ed una splendida costa sabbiosa.

Stabilimenti

Gallipoli con le sue splendide spiagge, le distese di sabbia bianca, gli straordinari arenili, il mare limpido e incontaminato, la vista panoramica della costa, le tante strutture turistiche, ha fatto si che nel corso degli anni sia divenuta la località più rinomata non solo del Salento ma di tutta la Puglia. Tutto questo ha prodotto una crescita di affluenza nelle nostre spiagge, di conseguenza sono aumentati gli stabilimenti balneari, che oltre ad offrire le attrezzature base (ombrelloni, lettini e sdraio) danno la possibilità al villeggiante di fermarsi tutta la giornata mangiando un panino, una pizza ed un bel piatto di pasta.

Stabilimenti balneari litoranea Nord da Gallipoli ” Rivabella ” a “Porto Selvaggio”

Rivabella, Lido Conchiglie, Lido Canne, Mare Azzurro, Lido dei Pini, Litos (Porto Selvaggio)

Stabilimenti Balneari litoranea Sud da Gallipoli “Torre San Giovanni” a “Torre Pizzo”

Lido Piccolo, Lido San Giovanni, Spiaggia Club, Blue Bay Beach, Pòr do Sol, Lido Baia Verde, La playa, Bikini, Zen, Banzay, Helios, Zeus, Samsara, Lido Sottovento, Etè, Picador, Makò Beach, Punta della Suina, Cotriero, Lido Pizzo.

 

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Giovedì Santo

Oggi, Giovedì Santo, la liturgia, dopo la commemorazione del mistero della Istituzione dell’Eucaristia, prevede che le Specie Eucaristiche vengano riposte, per l’adorazione dei fedeli, in un Ciborio, riccamente addobbato con damaschi, fimi e luci. “Ab immemorabili” questo Ciborio viene chiamato, anche se impropriamente, “Sepolcro”.

All’ora del tramonto, soprattutto le vie del centro storico si animano di popolo che peregrina nelle numerose chiese per adorare l’Eucaristia. Caratteristico è il pellegrinaggio delle varie Confraternite.

Uno squillo di tromba, lento e sofferto come lamento, cui fanno melanconica eco il rauco sussulto del tamburo rullante e l’atono stridìo della “trozzula”, si spande per le orientaleggianti strade del Centro Storico, entra per le socchiuse porte delle case antiche, dal perenne profumo di salsedine, interrompe l’interessato viavai della gente o il garrulo vociare dei bimbi.

Poi!?!, ecco gli “incappucciati” che processionalmente, a passo lento e grave, si recano a visitare, in orari distinti, i “Sepolcri”, allestiti nelle parrocchie e chiese cittadine, per adorare il Grande Mistero Eucaristico.

Gli “incappucciati” o “mai”, come vengono chiamati, appartengono alle Confraternite locali, reliquie delle medioevali corporazioni di arti e mestieri.

Le Confraternite sono tante: dei muratori, dei sarti, dei pescatori, degli scaricatori del porto o “bastaggi”, dei fabbri, dei bottai, dei falegnami, dei calzolai e, anche, dei nobili.

Ognuna di queste Confraternite ha una chiesa propria e una propria “divisa”. Solo tre Confraternite, come è dalla tradizione e dalla storia, aggiungono al saio, alla mozzetta ed al cappuccio il cappello dalle larghe falde e il bordone da pellegrino: quella di Santa Maria della Neve e S. Francesco di Paola, quella della Misericordia e quella della Santissima Trinità.

E, suscitando ricordi di remoti tempi e generando meraviglia, stupore e fede, vanno gli “incappucciati” sul far della sera o nel cuore della notte del Giovedì Santo e alle prime luci dell’alba o al pallido sole del vespro incipiente del Venerdì seguente, prima che, con la Solenne Azione Liturgica, il Popolo Santo, riunito, ricordi e rinnovi la tragedia del Golgota.

Sabato Santo

È l’ultima manifestazione quaresimale pubblica della religiosità popolare: la processione della Desolata!

Sul far dell’alba, dopo aver trascorso la notte nella meditazione dei dolori della Vergine, la Confraternita di Santa Maria della Purità (o dei “bastaggi”) porta processionalmente per le strade di Gallipoli la statua di Cristo Morto e della Vergine Desolata.

Il silenzio della notte è, come d’incanto, rotto dal suono lamentoso della tromba e dal rullio del tamburo.

E vanno i confratelli, dal saio e cappuccio bianco e dalla mozzetta gialla color paglierino, con il capo sommesso in un profondo silenzio, mentre le porte delle case si spalancano, si accendono le finestre dei balconi ed i bimbi sul braccio della madre, sonnacchiosi, ammirano il lento procedere, dal senso profondamente misterioso, che rimarrà impresso nella loro mente per tutta la vita.

Il chiarore dell’alba e la tremula luce del sole che sorge, aggiungono al mistero dell’uomo la meraviglia della natura.

La statua di Cristo Morto è adagiata in un’Urna coperta d’oro zecchino e dietro, portata a spalla, la magnifica statua settecentesca della Desolata. Sta la Vergine seduta ai piedi della Croce, coperta dal manto nero come la morte e dal suo impareggiabile volto di dolore sgorgano le lagrime del lutto per la morte del Figlio.

Il Sacerdote che indossa il piviale rosso e che regge la reliquia della croce, dirige la preghiera che tutto un popolo commosso innalza al cielo.

Il momento più toccante della processione è al rientro dal Borgo, quando, dinanzi al ponte seicentesco, altra folla si unisce per l’ultimo tratto del pellegrinaggio, che si conclude sulla spianata della Purità con la consueta benedizione

Giovedì Santo

Oggi, Giovedì Santo, la liturgia, dopo la commemorazione del mistero della Istituzione dell’Eucaristia, prevede che le Specie Eucaristiche vengano riposte, per l’adorazione dei fedeli, in un Ciborio, riccamente addobbato con damaschi, fimi e luci. “Ab immemorabili” questo Ciborio viene chiamato, anche se impropriamente, “Sepolcro”.

All’ora del tramonto, soprattutto le vie del centro storico si animano di popolo che peregrina nelle numerose chiese per adorare l’Eucaristia. Caratteristico è il pellegrinaggio delle varie Confraternite.

Uno squillo di tromba, lento e sofferto come lamento, cui fanno melanconica eco il rauco sussulto del tamburo rullante e l’atono stridìo della “trozzula”, si spande per le orientaleggianti strade del Centro Storico, entra per le socchiuse porte delle case antiche, dal perenne profumo di salsedine, interrompe l’interessato viavai della gente o il garrulo vociare dei bimbi.

Poi!?!, ecco gli “incappucciati” che processionalmente, a passo lento e grave, si recano a visitare, in orari distinti, i “Sepolcri”, allestiti nelle parrocchie e chiese cittadine, per adorare il Grande Mistero Eucaristico.

Gli “incappucciati” o “mai”, come vengono chiamati, appartengono alle Confraternite locali, reliquie delle medioevali corporazioni di arti e mestieri.

Le Confraternite sono tante: dei muratori, dei sarti, dei pescatori, degli scaricatori del porto o “bastaggi”, dei fabbri, dei bottai, dei falegnami, dei calzolai e, anche, dei nobili.

Ognuna di queste Confraternite ha una chiesa propria e una propria “divisa”. Solo tre Confraternite, come è dalla tradizione e dalla storia, aggiungono al saio, alla mozzetta ed al cappuccio il cappello dalle larghe falde e il bordone da pellegrino: quella di Santa Maria della Neve e S. Francesco di Paola, quella della Misericordia e quella della Santissima Trinità.

E, suscitando ricordi di remoti tempi e generando meraviglia, stupore e fede, vanno gli “incappucciati” sul far della sera o nel cuore della notte del Giovedì Santo e alle prime luci dell’alba o al pallido sole del vespro incipiente del Venerdì seguente, prima che, con la Solenne Azione Liturgica, il Popolo Santo, riunito, ricordi e rinnovi la tragedia del Golgota.

Venerdì Santo

Anticamente era la sola Confraternita del Ss.mo Crocifisso (quella dei bottai) ad avere l’onore di portare, processionalmente per le vie della Città, la lignea statua di Cristo Morto (Urnia) e quella della Vergine Addolorata.

Oggi, dopo la riforma del calendario liturgico, sono due le Confraternite che, nel vespro del Venerdì Santo, dopo l’Azione Liturgica propria del giorno, processionalmente, per le vie del Centro Storico e del Borgo, con enorme affluenza di popolo, organizzano e conducono questa manifestazione devozionale: la Confraternita del SS.mo Crocifisso e quella di Santa Maria degli Angeli (o dei pescatori), che porta la statua della Vergine Addolorata.

Da qualche anno, alle due tradizionali statue, la Confraternita del Ss.mo Crocifisso ne ha aggiunte altre cinque, opera di valenti maestri cartapestai, raffiguranti diverse posizioni di Gesù durante la Passione: l’agonia dello Getsemani, la Flagellazione, l’Ecce Homo, Cristo con la Croce, la Crocifissione. Al suono della tromba e al rullio del tamburo, si snoda il pio pellegrinaggio preceduto dalla “Croce dei Misteri”.

Seguono i Confratelli del Crocifisso, dal saio e cappuccio rossi e dalla mozzetta celeste; hanno sul capo una corona di spine e, nel portamento, denotano l’immagine del Cristo sofferente. Le statue dei “Misteri” procedono in questa lunga “sfilata” di confratelli fino alla “grande” Tomba, addobbata di fiori. La pesante “macchina” è portata sulle spalle da giovani che, si alternano ordinatamente.

Segue immediatamente la Confraternita di Santa Maria degli Angeli, i cui confratelli, dal saio e dal cappuccio bianchi e dalla mozzetta azzurra, portano pesanti ceri. E dietro la statua della Vergine Addolorata, anche questa portata a spalla, una folla di devoti che prega e canta gli inni della Passione.

La processione si ritira intorno alla mezzanotte, dopo che, al rientro, il Sacerdote benedice con il Sacro Legno della Croce il mare, dal parapetto murario antistante le due Chiese, del Crocifisso e degli Angeli.

Il Venerdì dell’Addolorata

É il venerdì precedente la Domenica delle Palme; potremmo definirla, paradossalmente, il giorno “più atteso e più bello” dell’anno, perché, nella considerazione e sublimazione del dolore della Donna più Santa, la nostra gente si esalta, si nobilita, genera propositi di bene, di perdono, di amore.

Un tempo le donne gallipoline indossavano il nero del lutto per riporlo il Sabato Santo allo scampanio della Risurrezione. Oggi è tutta una folla che, commossa, visita l’Addolorata nella Chiesa del Carmine, partecipa ai Sacri Riti che vi si alternano continuamente e segue, piangendo e recitando le tradizionali “mille Ave Maria”, la processione.

Questa inizia, partendo dalla Chiesa del Carmine, a mezzogiorno, preceduta dall’araldo che suona la tromba lamentosa e dal tamburino che fa vibrare il suo timpano, quasi a voler riprodurre il lamento ed il singhiozzo accorato della Madonna che percorre le strade alla ricerca del Figlio perseguitato e tormentato.

La processione è composta dai “confratelli” della Confraternita di Santa Maria del Monte Carmelo e della Misericordia che vestono sacco, mozzetta e cappuccio nerissimi recando, quasi con marmorea staticità, grandi torce di cera. La statua che rappresenta la Vergine Maria, vestita con abito di seta nero, riccamente ricamato in oro, viene portata a spalla da devoti, che si alternano. Seguono i sacerdoti che, sotto il pallio, innalzano il Santo Legno della Croce, ed una lunghissima schiera di devote oranti e vestite in gramaglia.

La processione percorre sino a tarda sera le strade della città, sostando prima nella Basilica Cattedrale, gremitissima di gente, che partecipa al Sacro Rito presieduto dal Vescovo, ed assiste all’esecuzione dell’oratorio sacro denominato la “Frottola”, o dello Stabat Mater, composizione musicale con accompagnamento di canto quanto mai suggestivo ed intimamente penetrante.

Quest’assieme di tonalità tenui, di mormorii leggeri, di adagi lenti, di prevalenti accenni di melodie che tosto svaniscono e poi ritornano e sembrano uguali e pur diverse, giustificano il tradizionale termine di “Frottola”, composizione di genere popolaresco, cimelio musicale di scuola settecentesca. La grande orchestra ed il coro di voci bianche infondono un carattere particolare di totale partecipazione ascetica.

Al rientro dal Borgo si unisce alla Confraternita della Misericordia quella di Santa Maria della Neve per il tradizionale “ssuppiju”. I “cassobbi” (cioè i confratelli di Santa Maria della Neve) dirigono la processione che sosta nella loro Chiesa per il canto dello Stabat (in gregoriano) e la preghiera di rito.Toccante è la benedizione, dai bastioni della cinta muraria che sovrasta il porto, dei navigli, dei naviganti e, in genere, del mare mentre le sirene dei natanti all’ancora plorano lamentosi, penetranti, come richiesta di continuo soccorso e protezione! La statua della Vergine viene rivolta verso il mare, mentre il Sacerdote, lo benedice!