Lucio Cardami

Nacque a Gallipoli da nobile famiglia salentina il 31 dic. 1410; il padre, Giacomo, morì il 1º febbr. 1448 quasi settantenne, la madre, Caterina Rocci, all’età di ventisei anni, il 13 nov. 1417. Sul finire del 1450 il C. si recò a Roma per il giubileo bandito da Niccolò V e nel dicembre del 1463 a Lecce, in qualità di “sindaco” della sua città, prestò giuramento di fedeltà nelle mani di Ferdinando I d’Aragona. Al seguito di Alfonso, duca di Calabria, nel 1481 partecipò alla guerra d’Otranto contro i Turchi. Scoppiata intanto nel 1482 la guerra di Ferrara, nella fase finale anche Gallipoli si trovò coinvolta, perché i Veneziani, per indebolire la difesa di Ferrara e colpire il suo alleato Ferdinando di Napoli, mandarono parecchie navi nel porto e assediarono la città il 17 maggio 1484. Nella difesa della rocca, impadronitisi ormai i Veneziani della città, si distinse il C., che il 18 corse pericolo di morte, colpito da una archibugiata.

Il C. sarebbe morto dopo il maggio del 1494.

Queste sono le uniche notizie biografiche che si ricavano dalle Memorie historiche de sò tempi(Diarii), in dialetto leccese, pubblicate sotto il nome del C. nella Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli scritta da G. B. Tafuri (II, 2, Napoli s. d. [ma 1749], pp. 403-35; III, 1, ibid. 1750, pp. 469-527; ristampate da Michele Tafuri nel II vol. delle Opere di Angelo,Stefano,Bartolomeo,Bonaventura,G. Bernardino e Tommaso Tafuri di Nardò, Napoli 1851, pp. 538-81), dalle quali Tommaso Tafuri ritagliò una biografia, che fu premessa al testo nella stampa. Ma la Vita, nella quale troppo semplicisticamente il Tafuri, non fruendo di altra documentazione, deduce sia l’età sia la data di morte del C. (“octogenario maior”, dopo il maggio 1494), dal fatto che i Diarii si arrestano al 20 maggio 1494 con la registrazione della notizia che in quel giorno fu fatto cardinale Giovanni Luigi d’Aragona, non è immune da sviste grossolane. Secondo quanto in essa è detto infatti, il C. sarebbe nato “pridie Calendas Ianuarias anno a Virginis partu millesimo quadringentesimo decimo” (un anno prima), mentre il padre sarebbe morto “sexagesimo minor” (di dieci anni più giovane) e la madre “sexto Idus Novembris” (il 6 novembre). Sugli stessi Diariiperò, quali ci sono pervenuti, sono stati espressi fondatissimi dubbi di autenticità, proprio perché, tra l’altro, il nome del loro autore non figura in nessun atto, documento o cronaca coevi. Prima del 1507 nessun Cardami risulta essere vissuto a Gallipoli, mentre la famiglia Rocci, d’origine spagnola o gaetina, non si sarebbe trasferita nella città pugliese prima del 1496, quando un Sancio fu nominato castellano. Non figurando il C. quale sindaco di Gallipoli in nessun documento, si sarebbe potuto anche credere che fosse stato semplicemente ambasciatore, rappresentante della sua città a Lecce, se “sindaco” si chiamava anche chi era incaricato di tale ufficio; ma il suo nome non compare neppure nel Libro de’ Fidomaggi (pp. 35 s.: nell’Archivio di S. Pietro Maggiore di Napoli). Inoltre non è affatto vero che i Veneziani si impadronirono della rocca di Gallipoli con la forza, risultando da fonte più veritiera e imparziale (Cfr. Massa, pp. 18 s., 121 s.) che l’ebbero invece a patti.

L’opera attribuita al C., registrazione diaristica delle vicende naturali, dinastiche, politiche del Regno di Napoli (con rare aperture italiane e internazionali) dal maggio 1410 al maggio 1494, fu proposta insieme ad altre cronache da G. Bernardino Tafuri al Muratori perché la pubblicasse nei Rerum Italicarum Scriptores. Ma il Muratori dapprima ne assicurò la stampa, poi la escluse dalla raccolta, perché a suo parere difettosa. Dei Diarii ci sono pervenuti due manoscritti, il 56 del Fondo S. Martino della Bibl. nazionale di Napoli e il 59 del Fondo Tafuri Tozzoli della Bibl. provinciale di Avellino, senza dubbio imparentati fra loro; verosimilmente il codice di Avellino è copia del napoletano, che è il manoscritto da cui trascrivono, indicandone i fogli corrispondenti, G. B. Tafuri, quando cita l’opera del C. nelle Note al tratt. De situ Iapygiae di A. Galateo (in A. Calogerà, Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici, VII, Venezia 1732, pp. 29-205 passim; poi in Opere cit., II, pp. 25-99), nelle Annotazioni critiche soprale Cronache di M. A. Coniger (ibid., VIII, ibid. 1733, pp. 103-261 passim; poi in Opere, II, pp. 457-523), nelle Correz., e supplementi alli XX libri dell’Istorie del Regno di Napoli del Costanzo (ibid., X, ibid. 1734, pp. 74-124 passim; in Opere, II, pp. 353-74) e in Dell’orig. e sito ed antich. della città di Nardò (ibid., XI, ibid. 1735, pp. 1-315 passim; poi in Opere, I, Napoli 1848, pp. 325-543), e G. B. Pollidori, suo maestro, nella De falsa defectione Neritinae civitatis (ibid., XIX, ibid. 1739, pp. 195-307 passim). I due manoscritti sono copie tarde (una ottocentesca di mano forse del De Simone, tratta dalla stampa epurata delle forme più tipicamente vernacolari, è conservata mutila nel codice miscellaneo XI della Bibl. provinciale di Lecce) immediatamente precedenti la stampa, dalla quale nella sostanziale identità della trama narrativa (ma non mancano riduzioni, amplificazioni e varianti), si allontanano per una struttura linguistica alquanto dissimile, forse più genuina, per cui il dubbio espresso, sulla base dell’inesattezza e della capziosità di alcune notizie e della poco attendibile storicità della lingua, dal De Simone, dal Capasso, dal Mercalli e dal Massa sulla autenticità dei Diarii editi, che sarebbero un falso di G. B. Tafuri, maestro di tali contraffazioni, appare giustificato e permette di affermare almeno che essi subirono interpolazioni.

Antonietta de Pace

Nacque a Gallipoli (Lecce) il 2 febbr. 1818 da Gregorio, ricco banchiere, e da Luisa Rocci Cirasoli, ultima di quattro sorelle. La morte del padre (la D. aveva otto anni) provocò lo sperpero e la dispersione del patrimonio familiare. Dopo un soggiorno in collegio, dove compì gli studi, si formò a Lecce presso la sorella Rosa, moglie di Epaminonda Valentini che era, insieme con Sigismondo Castromediano, eminente rappresentante in provincia di Lecce del movimento antiborbonico. Si formò quindi in un ambiente pervaso da sentimenti patriottici, e col tempo divenne il braccio destro del cognato.

La prima azione della D. risale al 1848. In seguito alle ripercussioni in Terra d’Otranto dei fatti accaduti a Napoli il 15 maggio, si formò a Lecce un Circolo patriottico salentino, che propugnava la difesa della costituzione e la collaborazione con le autorità per poter contrastare le rivendicazioni contadine sulle terre demaniali. Alla notizia dell’arrivo delle truppe regie S. Castromediano ed E. Valentini, con l’aiuto della D., cercarono di riarmare la guardia nazionale e di mettere insieme una milizia volontaria. Ma con le truppe regie arrivarono anche i primi arresti: il Castromediano e il Valentini vennero catturati e imputati di cospirazione commessa in illecita associazione “ad oggetto di distruggere il governo e di eccitare i sudditi e gli abitanti del Regno ad armarsi contro l’autorità reale” (Allocati, p. 181). La gran corte speciale di Lecce condannò il Valentini a morte, ma questa gli sopravvenne in carcere nel ’49 per malattie e stenti.

La ferocia della repressione borbonica era così descritta da W. E. Gladstone nel 1851: “un governo che fa[ccia] sistematicamente guerra a valore, intelligenza ed energia, che mut[i] i suoi preti in spie, i suoi giudici in persecutori e suoi soldati in carcerieri. virtualmente in complici. I soggetti preferiti della sua vendetta sono coloro che, nel momento del pericolo, avrebbero potuto interporsi tra di esso e il popolo: quanti formavano il partito moderato o costituzionale. Tutti, quasi fino all’ultimo, sono in esilio o in ferri, o sono periti nelle prigioni della Vicaria o di Nisida…. Non potete aspettarvi che Napoli resti quieta più di quanto non ve l’aspettereste dal Vesuvio” (cit. in W. N. Senior, L’Italia dopo il ’48, Torino 1949, p. 115).

La morte del cognato provocò nella D. la decisione di dedicarsi con sempre maggiore impegno alla causa antiborbonica. Trasferitasi a Napoli con la sorella Rosa, entrò in contatto con i circoli liberali e frequentò le mogli del Settembrini e dell’Agresti, e la madre di Carlo ed Alessandro Poerio. Venne così a far parte della setta Unità italiana che, senza alcun programma politico specifico, propugnava l’unità nazionale e “per fine prossimo la necessità di togliere di mezzo i Borboni” (Allocati, p. 169). Gli arresti però decimarono la setta, e la D. passò allora nella setta carbonico-militare, capeggiata fra gli altri da N. Mignogna. Attraverso di lui e G. Fanelli i cospiratori napoletani strinsero rapporti con Mazzini. La feroce repressione operata dai Borboni era, secondo Mazzini (Ed. naz. degli scritti, Opere, XLII, p. 166), la causa principale della disorganizzazione in cui versavano le forze della cospirazione antiborbonica, unitamente alla precarietà e alla difficoltà che i patrioti del Nord avevano a tenere i legami col Meridione. Fu soprattutto in queste due direzioni che la D. operò.

Dopo il 1850 aveva dovuto lasciare l’alloggio della sorella, ed era entrata nel Ritiro delle Scorziate a San Paolo; non avendo di che pagarsi il mantenimento, era stata assunta come corista. Il duca di Castromediano scrive nelle sue Memorie che la D., con la sorella Rosa, si prodigò molto in favore dei patrioti detenuti nelle carceri, “tolti al lavoro, all’industria, agl’impieghi e a qualunque altra maniera di acquistar pane alle proprie case, piccoli proprietari di terre e fittaiuoli, lontani dai lor paesi e dai loro cari, mancavano di che nutrirsi… abbandonati fin dai figli e dalle mogli”. Dichiarando di essere prossima al matrimonio col detenuto Aniello Ventre, la D. riuscì ad entrare nella prigione di Procida per mantenere i contatti con i detenuti; nel frattempo raccoglieva denaro per la cassa di soccorso istituita nel carcere. Il Mignogna la mise in contatto con quei familiari dei carcerati che potevano facilitare la corrispondenza fra i detenuti politici e i comitati mazziniani di Genova, Malta e Londra; fra questi Michele Wiot (pseudonimo di Michele Pepe) e L. Sacco, cameriere di bordo sui vapori che univano Marsiglia, Genova e Napoli. Si stabilirono così più solidi rapporti tra Napoli e Mazzini, certo anche per l’attività della D., che il Monaco ipotizza sia da identificare con una Emilia Sforza Loredano, risultata sconosciuta, al cui indirizzo napoletano veniva indirizzata corrispondenza in codice, poi sequestrata. Nello stesso periodo, col Mignogna, cercò di promuovere l’unificazione dei movimenti patriottici sorti nel Napoletano, per sanare la situazione di frammentarietà rimproverata da Mazzini. I tentativi urtarono però contro la titubanza dei moderati di fronte alla soluzione unitaria e repubblicana propugnata dal Mignogna.Il 27 luglio 1855 la D. col Mignogna fu arrestata con l’accusa di cospirazione unitaria repubblicana; all’arresto seguirono perquisizioni e sequestri, ma il coraggio del Mignogna e della D., che pare fosse riuscita ad ingoiare messaggi di Mazzini per non farli cadere nelle mani della polizia, fecero sì che la temuta repressione non avesse luogo.

Le accuse contro la D. erano pesanti, perché nella perquisizione della sua cella nel Ritiro di S. Paolo erano stati rinvenuti documenti compromettenti riguardanti la corrispondenza tra Genova e Napoli, Genova e Procida, Procida e Napoli. A difenderla al processo furono gli avvocati Lauria, Castriota e Longo. Il procedimento durò quarantasei giorni.

Di fronte alla mancanza di prove chiare a carico, i giudici dovettero rilasciarla, affidandola però alla vigilanza del barone di Capracarica, fedele borbonico, mentre il Mignogna era condannato all’esilio. Anche se costretta a maggiore prudenza, la D. riprese l’attività cospirativa, mirando all’unificazione delle correnti antiborboniche e unitarie, e avversando il murattismo, che proprio nel biennio 1856-57 sembrò costituire nel Napoletano un pericolo per il fronte unitario.

L’insuccesso della spedizione di Sapri, dando ragione all’ala moderata e attendista, costrinse la D. e tutto il gruppo mazziniano a raddoppiare gli sforzi per evitare lo sgretolarsi del movimento. Nel giugno del 1859, alla notizia della vittoria di Magenta, la D. fu tra gli organizzatori della manifestazione patriottica che si concentrò a Riviera di Chiaia sotto la residenza dell’ambasciatore piemontese, e che fu sciolta dalla polizia con molti arresti. Alla notizia del trattato di Villafranca, il movimento patriottico napoletano subì una nuova scossa ed ebbe toni più decisamente repubblicani, che la D. appoggiò. Nel 1860 l’impresa di Garibaldi tolse dall’immobilismo i patrioti napoletani: dal 25 giugno il comitato segreto prese il nome di Comitato centrale dell’ordine ed ebbe come scopo il coordinamento dei movimenti delle province; la D. prestò la sua opera in seno al comitato, finché nel luglio entrò nel nuovo Comitato unitario nazionale, di stretta osservanza mazziniana, cui avevano aderito tra gli altri il Fanelli e il Mignogna. Nel settembre la D. si recò a Salerno incontro a Garibaldi: era con lui sul treno che giunse a Napoli il 7 sett. 1860. Fu poi sul Volturno a coordinare il servizio delle ambulanze.

Dopo l’unificazione, l’attività della D. andò gradualmente affievolendosi. Nel 1867, mentre si recava da Napoli a Firenze per raggiungere il marito, il giornalista Benedetto Marciano, fu arrestata a Ceprano, presso Frosinone, dalla polizia pontificia, e fu rilasciata solo dopo la protesta del governo italiano. Ritiratasi nel 1876 a Capodimonte, vi morì dopo lunga malattia il 4 apr. 1893.

Fonti e Bibl.: S. Castromediano, Carceri e galere politiche. Memorie, I-II, Lecce 1895-96, ad Ind.; C. Pisacane, Epist., a cura di A. Romano, Milano-Genova-Roma-Napoli 1937, pp. 475, 487 s., 490; G. Pupino Carbonelli, N. Mignogna nella storia dell’unità d’Italia, Napoli 1889, pp. 105 s., 123; B. Marciano, Della vita e dei fatti di A. D., Napoli 1901; O. Valio, Donne meridionali, Salerno 1902, pp. 68-81; P. Palumbo, S. Morelli, in Riv. stor. salentina, V (1908), pp. 66 ss.; M. Mazziotti, La reazione borbonica nel Regno di Napoli, Milano-Roma-Napoli 1912, p. 234; M. Bernardini, Lecce nel 1848, Lecce 1913, p. 73; A. Monaco, Un attendibile, C. Monaco, Roma 1927, pp. 68, 72 s., 75, 78; F. Bernardini, Donne del nostro Risorg., in Boll. d. Ufficio stor. del comando del corpo di Stato Maggiore, II (1927), pp. 138-41; A. Monaco, Igaleotti politici napol. dopo il ’48, I, Roma 1932, p. 99; E. Alvino, Donne del Risorgimento, in Gazz. del Mezzogiorno, 3 sett. 1936; A. Lucarelli, I moti rivoluz. del ’48 nelle province delle Puglie, in Arch. stor. per le prov. napolet., n. s., XXXI (1947-49), p. 482; F. Della Peruta, Idemocratici e la rivol. ital., Milano 1958, pp. 353-59; A. Allocati, Napoli dal 1848 al 1860, in Storia di Napoli, IX, Napoli 1972, pp. 169, 181, 184.

La Gabbia Tribute Band – 16 Marzo 2018

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Pullman per il CARNEVALE DI VIAREGGIO

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Poieofolà FOLE nello ZAINETTO – Non c’era una volta

poieofola-fole-nello-zainettoLe nostre produzioni sono anche per i più piccoli! Per la scuola d’infanzia e per la scuola primaria il teatro approda giusto nei vostri istituti! L’iniziativa porta gli attori e lo spettacolo direttamente nelle scuole ad un prezzo piccino piccino a portata di ogni bambino. Arte, cultura e divertimento ma soprattutto la bellezza della letteratura da insegnare come fosse appunto una fiaba!
FOLE NELLO ZAINETTO
presenta 
– Non c’era una volta- 
la storia dei fratelli Grimm e le loro più celebri e magiche fiabe a portata di zainetto. Spettacolo disponibile da marzo a giugno 2018. 
Per info 327-7764540.

Poieofolà FOLE nello ZAINETTO – DANTE, L’INVESTIG-AUTORE

poieofola-fole-nello-zainetto-dante-linvestig-autoreLe produzioni per i giovani non finiscono qui: dallo zainetto tiriamo fuori anche DANTE col suo misterioso Inferno! Questo è un altro spettacolo che porta il teatro nelle scuole! Adatto specialmente all’ orientamento delle classi 4° e 5° della scuola primaria e al divertimento della scuola secondaria, è un modo originale di offrire agli studenti in erba nozioni di letteratura affascinandoli con un insolito viaggio nella mitologia e nell’allegoria! Dante ritorna nell’inferno, con uno spiritato Virgilio, ma questa volta a svelare un misterioso enigma nei panni dell’investigatore! 
FOLE NELLO ZAINETTO 
presenta 
DANTE, L’INVESTIG-AUTORE

spettacolo adatto ad un giovane pubblico tra 8 e 13 anni. 
Da marzo a giugno 2018, per info 3277764540

Associazione Commercianti e Imprenditori Gallipoli

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Educational Gallipoli

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educational-gallipoliSi è svolta oggi una prima giornata di Educational per giornalisti organizzato grazie alla collaborazione con la Regione Puglia, We Are in Puglia e Puglia 365. Una visita guidata nel Centro Storico e nel Castello di Gallipoli.

Secondo giorno di Educational nel borgo di Gallipoli. Questa mattina visita ai capannoni del Carnevale e presso la Cantina Coppola 1489. Questo pomeriggio i giornalisti hanno partecipato al tour nei musei e nei luoghi di cultura del Centro Storico. Uno sguardo al Museo del Mare, al Museo Civico E. Barba e ai frantoi ipogei! Grazie agli interventi di Gianpiero Pisanello, Eugenio Chetta di Amart Gallipoli – Associazione Culturale e il Professore Cataldini.

Ultimo giorno di Educational per i giornalisti provenienti da Serbia, Giappone, Venezuela, Italia e Brasile. Oggi giro nel Centro Storico e visita della Cattedrale di Sant’Agata e delle chiese storiche.

Un momento culturale anche all’interno della Biblioteca con la visione di un documentario sulla Settimana Santa e con l’Assessore Coronese che ha omaggiato gli ospiti con prodotti artigianali della Settimana Santa realizzati da Roberto Pero.

Chiusura plesso scolastico di via Milano in data 14/02/2018

Chiusura plesso scolastico di via Milano in data 14/02/2018 per sospensione erogazione servizio elettrico

A causa della mancata erogazione dell’energia elettrica da parte del gestore, si dispone la chiusura del plesso scolastico di via Milano nella giornata del 14/02/2018 e conseguentemente di ogni attività, curriculare ed extracurriculare, ivi svolta, attesa la carenza delle condizioni minime per il normale svolgimento delle stesse.

Il Rivellino diventerà un contenitore culturale

La Giunta ha dato mandato al dirigente di avviare l’iter per trasformarlo in un contenitore culturale.

Il Rivellino ritornerà a breve nella disponibilità del Comune di Gallipoli. Lo ha deciso la Giunta Comunale che ha dato mandato al dirigente di settore di avviare l’iter per la revoca della concessione demaniale marittima, L’antica fortificazione, risalente al ‘500, è adiacente ma staccata dal Castello Angioino, nel 2003 la Capitaneria di Porto di Gallipoli assegnò la concessione allo scopo di utilizzarlo come cinema all’aperto.

Ora, rileva l’amministrazione gallipolina, questa destinazione risulta “riduttiva” rispetto alla valenza storico-artistica del bene. Da qui la decisione di acquisirlo al patrimonio immobiliare comunale per restaurarlo – si trova al momento in uno stato di degrado diffuso con le cortine esterne erose – e valorizzarlo attraverso percorsi didattici ed eventi culturali come mostre, convegni, spettacoli dal vivo e rassegne cinematografiche.
L’acquisizione del Rivellino si aggiunge a quella del Castello Agioino, conclusasi con il passaggio dal Demanio dello Stato al Comune nel 2016. In quel frangente il torrione fu escluso in quanto risultava ancora assegnato in concessione demaniale marittima, sebbene l’attività di cinema avesse chiuso i battenti nel 2005.

[author title=”Fonte” image=”https://www.comune.gallipoli.le.it/ambienti/default/images/2018213174353_logo-gallipoli-2017.png”]https://www.comune.gallipoli.le.it/archivio-news3671.html[/author]