Terra mia

L’Associazione culturale “Terra Mia” vede finalmente la luce nel giugno 2013, finalmente perchè erano tanti , troppi anni che i giovani che la compongono e la fondano desideravano costituirsi in associazione. Questi Giovani gallipolini sono animati e accomunati dalla volontà di mantenere ben salde tradizione e cultura gallipoline, con l’intento di vivere e far rivivere l’arte in tutte le sue forme, dalla musica al teatro, dall’arte della cartapesta alla rivalorizzazione del proprio dialetto, fonte inesauribile di legami con chi c’era e con chi ci sarà.

Dal 2013 l’associazione organizza la Tradizionale Pastorale di Santa Teresa.

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San Francesco d’Assisi

Francesco nacque ad Assisi, piccolo paesino dell’Umbria, nel 1182 dal mercante Pietro Bernardone e dalla nobil donna francese Pica Bourlemont. Egli trascorse la sua adolescenza tra le liete brigate degli aristocratici assisani e la cura degli affari paterni riguardo l’attività del commercio dei tessuti. Tra le passioni più accese, che infuocavano il suo giovane animo, vi era senza dubbio quella di intraprendere la carriera militare, per divenire un’audace cavaliere. Egli ben presto riuscì nell’intento ed ebbe subito l’occasione di mostrare la sua temerarietà al popolo di Assisi partecipando alla guerra che scoppiò fra le provincie di Perugia ed Assisi. Purtroppo l’esito del conflitto non fu positivo per la città di Assisi e Francesco nel 1202 fu fatto prigioniero; egli conobbe così la dura vita del carcere e riuscì solo nel 1203, dietro riscatto, a ritornare, in condizioni di salute precarie, nella sua città natale. Da allora egli non fu più lo stesso uomo. Si ritirava molto spesso in luoghi solitari a pregare, preferendo la solitudine e la contemplazione delle meraviglie del creato al divertimento sfrenato, che aveva contraddistinto i suoi primi anni giovanili. Un giorno a Roma, dove venne mandato dal padre a vendere una partita di merce, non solo distribuì il denaro ricavato ai poveri, ma scambiò le sue vesti con un mendicante e si mise a chiedere l’elemosina davanti alla porta di San Pietro. Il nostro Santo ormai desiderava ardentemente seguire, senza eccezioni, gli insegnamenti evangelici e imitare Cristo, tanto da subire una radicale trasformazione del suo essere. Infatti anche il suo atteggiamento nei confronti delle altre persone mutò radicalmente: un giorno incontrò un  lebbroso e, oltre a dargli l’elemosina, lo abbracciò e lo baciò. Come racconterà lo stesso Francesco, prima di quel giorno non poteva sopportare nemmeno la vista di un lebbroso: dopo questo episodio, scrisse che “ ciò che mi sembrava amaro, mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”. Ma è nel 1205 che avvenne l’episodio più importante della sua conversione: mentre pregava nella  chiesa di San Damiano, raccontò di aver sentito parlare il Crocifisso, che per tre volte gli disse: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Francesco si mise subito a riparare quel luogo sacro, che si trovava in pessime condizioni, ma ben presto intuì che il Signore lo chiamava a restaurare l’edificio spirituale della sua Chiesa, riportandola alla purezza e alla povertà delle origini. Egli quindi non esitò ad ubbidire al suo Signore, rinunciò a tutti i suoi averi e cominciò ad annunciare il Vangelo per le strade del mondo; presto, affascinati dalla sua scelta di vita, alcuni amici decisero di seguire Francesco in questa opera di apostolato e così nacque la prima comunità francescana che in pochi anni divenne molto numerosa. Nel 1209 il suo Ordine ottenne l’approvazione canonica dal Papa Innocenzo III e Francesco stesso, alcuni mesi prima di morire, dettò la Regolaraccomandando ai suoi frati di vivere sempre in povertà e semplicità, obbedendo sempre alla gerarchia ecclesiastica e conformandosi totalmente in Cristo, nutrendosi incessantemente della sua Parola. Nel 1226 trovandosi a  Bagnara, presso  Nocera Umbra chiese ed ottenne di poter tornare a morire nel suo “luogo santo” preferito: la Porziuncola Quila morte lo colse la sera del  3 Ottobre; si racconta che la sua anima candida fu vista entrare nella Gloria dei Cieli, accompagnata da schiere di angeli, mentre stormi di allodole cantavano, roteando in cielo, lodi al loro Creatore. Dopo la morte del Santo l’ordine francescano si diffuse in tutto il mondo allora conosciuto, fino a raggiungere anche il nostro Salento e la città di Gallipoli; nella cittadina ionica infatti, sin dal 1300, giunsero i Frati riformati di San Francesco che fondarono qui un convento e vi costruirono una Chiesa, l’attuale chiesa di San Francesco D’Assisi, che risulta essere la più antica della città. Con il passare dei secoli il carisma e la spiritualità francescana a Gallipoli si diffusero ulteriormente tanto che, in quel piccolo borgo di pescatori, vi trovarono dimora anche l’ordine delle Clarisse, fondato da Chiara D’assisi, fondatrice dell’ordine femminile francescano. I Francescani in Gallipoli hanno operato per molti secoli, praticando la carità, aiutando i poveri e i bisognosi e annunciando e testimoniando senza sosta la Paroladi Dio fino a quando,  nel diciannovesimo secolo,  il loro convento fu soppresso dalle autorità civili ed essi dovettero loro malgrado andare via. Ancora oggi è forte la devozione del popolo gallipolino verso il poverello di Assisi e a Gallipoli questo Santo viene venerato, nella sua Chiesa a lui intitolata, con grande fervore e partecipazione di popolo; la sua memoria liturgica, che ricorre il 4 di Ottobre, viene preceduta dal solenne triduo di preparazione alla festa liturgica, segue poi, la sera della vigilia, la celebrazione  del beato Transito di Francesco ed infine, nel giorno della Solennità, vi è la solenne celebrazione eucaristica e a seguire la processione, con la partecipazione di tutte le confraternite cittadine, dei Santi Chiara e Francesco.

a cura di Cosimo Spinola