Ospedale “Sacro Cuore di Gesù”

Il Presidio Ospedaliero di Gallipoli è strutturato su tre edifici denominati Torri: A-B-C.

Ogni Torre ha sette piani con una Unità Operativa per piano.

Negli edifici denominati Scala D e Scala E sono ubicati gli Ambulatori, i Servizi, gli Uffici delle Direzioni Medica e Amministrativa.

L’U.R.P.-Punto Informativo è situato al piano terra della Torre B

  • INDIRIZZO

    Strada Provinciale Per Alezio, 13, 73014 Gallipoli LE

  • CONTATTI

    [wp-svg-icons icon=”home-2″ wrap=”i”]  Sito web

    [wp-svg-icons icon=”envelop” wrap=”i”] infourp.pogallipoli@ausl.le.it

    [wp-svg-icons icon=”phone” wrap=”i”] +39 0833 270111

Banche

{tab=Apulia}

banca apulia
Apulia

Banca Apulia fa parte del Gruppo Veneto Banca, uno dei primi dodici gruppi bancari italiani per masse amministrate.

L’istituto è il risultato della fusione di Banca Meridiana in Banca Apulia e la successiva integrazione della nuova banca nel Gruppo. Banca Meridiana nasce nel 2002 per volontà di Veneto Banca, la popolare che ha dato vita all’omonimo gruppo. In breve tempo, grazie al modello adottato di istituto di credito locale al servizio del territorio in cui è presente, Banca Meridiana è riuscita a imporsi come uno dei punti di riferimento per le famiglie e le imprese di Puglia e Basilicata. Banca Apulia trae origini dal Banco di Torremaggiore (1924) e assume l’attuale denominazione nel 1996. Controllato dalla famiglia Chirò, l’istituto è legato da una lunga tradizione e presenza storica nel territorio pugliese. Oggi Banca Apulia, forte dell’integrazione dei due istituti, può contare su una rete di 105 filiali. Ha una presenza capillare in Puglia e Basilicata, ma opera anche in Campania, Molise, Abruzzo, Lazio e Marche. Banca Apulia si rivolge alle imprese, alle istituzioni e alle famiglie, seguendo la mission condivisa da tutte le banche del Gruppo: essere leader nei propri territori, offrendo servizi di qualità e generando, con etica e responsabilità, valore nel tempo per soci, clienti, e dipendenti. L’istituto ha sede legale a San Severo (FG) e sede direzionale a Palazzo Barone Ferrara, nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele II a Bari.

Dove si Trova e Orari:

Via Lecce, 26

73014 Gallipoli (LE)

mappa gallipoli

lunedì

08:30-13:30 14:45-15:45

martedì

08:30-13:30

14:45-15:45

mercoledì 08:30-13:30 14:45-15:45
giovedì 08:30-13:30 14:45-15:45
venerdì 08:30-13:30 14:45-15:45
sabato chiuso
domenica chiuso

Galleria:

ABI 05787
Sportelli bancari 104
Informazioni phone 0833.26.25.86 (Tel. e Fax)
GPS 40.057618, 17.993264
Sede Legale Via T. Solis 4071016 San Severo FG
Direzione Generale Corso Vittorio Emanuele II 112 – 70122 Bari BA
Ragione Sociale Banca Apulia SpA
Iscrizione albo 10/05/2010
Inizio attività 10/05/2010
Dati validi dal 10/05/2010
Gruppo bancario Gruppo Bancario Veneto Banc

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Abruzzo (4), Basilicata (18), Campania (4), Lazio (1), Marche (4), Molise (1), Puglia (72)


{tab=Intesa Sanpaolo}

banca intesasanpaolo
Intesa SanPaolo
Intesa Sanpaolo è il gruppo bancario nato dalla fusione di Banca Intesa e Sanpaolo IMI, due grandi realtà bancarie italiane caratterizzate da valori comuni che si sono aggregate per crescere, per servire meglio le famiglie e per contribuire ulteriormente allo sviluppo delle imprese ed alla crescita del paese.

Intesa Sanpaolo si colloca tra i primissimi gruppi bancari dell’eurozona con una capitalizzazione di mercato di 20,2 miliardi di euro e intende porsi come benchmark nella creazione di valore nel settore bancario europeo.

Intesa Sanpaolo è leader in Italia in tutti i settori di attività (retail, corporate e wealth management). Il Gruppo offre i propri servizi a 10,8 milioni di clienti avvalendosi di una rete di circa 5.500 sportelli presenti su tutto il territorio nazionale con quote di mercato non inferiori al 15% nella maggior parte delle regioni.

Intesa Sanpaolo ha una presenza selettiva in Europa centro-orientale e nel Medio Oriente e Nord Africa, grazie a oltre 1.500 sportelli e 8,3 milioni di clienti delle banche controllate operanti nel retail e commercial banking in 12 Paesi.

Vanta inoltre una rete internazionale specializzata nel supporto alla clientela corporate, che presidia 29 Paesi, in particolare il Medio Oriente e Nord Africa e le aree in cui si registra il maggior dinamismo delle imprese italiane, come Stati Uniti, Russia, Cina e India.

Dove si Trova e Orari:

Corso Roma, 85

73014 Gallipoli (LE)

mappa gallipoli

lunedì

martedì

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mercoledì
giovedì
venerdì
sabato
domenica

Galleria:

ABI 01010
Sportelli bancari 729
Informazioni phone 800.303.306 (privati)   phone 800.714.714 (aziende)
Sede Legale e
Direzione Generale
Via Toledo, 17780100 Napoli NA
Ragione Sociale Banco di Napoli SpA
Partita IVA 04485191219
Iscrizione albo 18/06/2003
Inizio attività 01/07/2003
Dati validi dal 22/10/2007
Gruppo bancario Gruppo Bancario Intesa Sanpaolo

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Basilicata (32), Calabria (78), Campania (387), Lazio (3), Puglia (229).

{tab=Monte Paschi Siena}

banca montepaschidisiena
Monte dei Paschi di Siena
La Banca Monte dei Paschi di Siena, sorta nel 1472, rappresenta oggi una delle principali banche nazionali. E’ a capo di un Gruppo di rilevanti dimensioni, che si colloca ai primi posti in termini di quote di mercato nei diversi comparti.

Ideale erede delle tradizioni mercantili e bancarie senesi del Medioevo il Monte fu fondato nel 1472, per volere della Repubblica di Siena. Il carattere pubblicistico del Monte trovò conferma con la riforma del 1624, che dotò l’Istituto di progredite strutture bancarie. Con l’occasione il Granduca mediceo concesse ai depositanti la garanzia statale mediante il vincolo delle rendite dei pascoli demaniali della Maremma (“i Paschi”, da cui prese il nome la Banca. Su questo fondamento il Monte dei Paschi fu in grado di consolidare ed intensificare la propria attività tra il Seicento e il Settecento. Vennero così create le basi della cospicua espansione avviata all’indomani dell’unità nazionale, e più ancora affermatasi nel XX secolo.

Nel 1995, con Decreto del Ministro del Tesoro, l’azienda bancaria  è stata conferita in Banca Monte dei Paschi di Siena costituita nella forma di società per azioni. La Banca Monte dei Paschi di Siena opera, anche tramite proprie controllate, nei diversi segmenti dell’attività bancaria e finanziaria, da quella tradizionale, al credito speciale, all’asset management, alla bancassurance, all’investment banking.

Il Monte ha una spiccata vocazione retail (famiglie e piccole e medie imprese) che contribuisce a renderla “banca di riferimento” in tutte le aree nelle quali  insediata. A partire dal giugno 1999, Banca Monte dei Paschi è quotata presso il Mercato Telematico Azionario della Borsa Italiana e fa parte, da settembre ’99, dell’Indice più rappresentativo del mercato, il FTSE Mib.


Dove si Trova e Orari:

Corso Roma, 207/209/213

73014 Gallipoli (LE)

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mappa gallipoli

lunedì

martedì

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mercoledì
giovedì
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sabato
domenica

Galleria:

ABI 01030
Sportelli bancari 2.379
Informazioni phone 800.001.472
Sede Legale e
Direzione Generale
Piazza Salimbeni, 353100 Siena SI
phone 0577.29.41.11
Ragione Sociale Banca Monte dei Paschi di Siena SpA
Partita IVA 00884060526
Iscrizione albo 23/08/1995
Inizio attività 23/08/1995
Dati validi dal 23/08/1995
Gruppo bancario Gruppo Monte dei Paschi di Siena

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Abruzzo (63), Basilicata (14), Calabria (64), Campania (156), Emilia-Romagna (201), Friuli-Venezia Giulia (6), Lazio (238), Liguria (39), Lombardia (378), Marche (97), Molise (15), Piemonte (66), Puglia (177), Sardegna (18), Sicilia (204), Toscana (524), Trentino-Alto Adige (4), Umbria (66), Valle d’Aosta (5), Veneto (44).

{tab=Popolare Bari}

banca popolaredibari
Popolare di Bari
Probabilmente nel 1960, quando fu aperto il primo sportello della Banca per iniziativa di Luigi Jacobini e di altri 76 soci, nessuno avrebbe pensato che nel giro di pochi decenni sarebbe nata una realtà forte, dinamica e ben radicata nel territorio.

A distanza di cinquant’anni, Banca Popolare di Bari può vantare di essere il polo creditizio di riferimento nel Mezzogiorno; una Banca che, grazie a continue acquisizioni e a scelte strategiche mirate, si è progressivamente consolidata e si è fatta strada in numerose regioni italiane.

Tutto ciò trova conferma nelle due più recenti e vistose acquisizioni: la prima portata a termine nel febbraio 2008 con l’acquisto di 43 nuovi sportelli nel Centro Sud, e la seconda nel marzo 2009, con l’acquisizione di altre 47 filiali in Toscana, Umbria e Lazio.

Quest’ultima operazione, sostenuta dai soci con l’approvazione di un aumento di capitale di 200 milioni di euro, conferma l’audacia, la grinta e il dinamismo che da sempre appartengono al carattere dell’Istituto. In allegato alcuni articoli nei quali si evidenzia il temperamento BPBari.

Dove si Trova e Orari:

Corso Roma, 191

73014 Gallipoli (LE)

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mappa gallipoli

lunedì

08:20-13:20 14:35-15:35

martedì

08:20-13:20

14:35-15:35

mercoledì 08:20-13:20 14:35-15:35
giovedì 08:20-13:20 14:35-15:35
venerdì 08:20-13:20 14:35-15:35
sabato chiuso
domenica chiuso

Galleria:

ABI 05424
Sportelli bancari 197
Informazioni phone 0833.26.24.55   phone 0833.26.25.19 (fax)
Sede Legale e
Direzione Generale
Corso Cavour, 1970122 Bari BA
phone
Ragione Sociale Banca Popolare di Bari SCpA
Partita IVA 00254030729
Iscrizione albo 20/04/1960
Inizio attività 31/10/1960
Dati validi dal 22/09/2005
Gruppo bancario Gruppo Creditizio Banca Popolare di Bari

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Basilicata (34), Calabria (8), Campania (56), Lazio (2), Lombardia (8), Marche (2), Molise (1), Puglia (82), Umbria (1), Veneto (3).

{tab=Popolare Pugliese}

banca popolarepugliese
Popolare Pugliese
La Banca Popolare Pugliese nasce il 2 giugno 1994 dalla fusione fra due pilastri storici della finanza salentina, la Popolare Sud Puglia e la Popolare di Lecce, diventando una fra le più significative realtà finanziarie del Mezzogiorno d’Italia.
Fin dal giorno della sua fondazione, si è sempre contraddistinta per il suo spirito dinamico: nel 1996, 1997 e 1999 ha effettuato, infatti, alcune strategiche acquisizioni incorporando rispettivamente la Banca di Credito Cooperativo di Cellino San Marco, la Banca di Credito Cooperativo di San Pancrazio Salentino (razionalizzando in tal modo la propria presenza sul territorio della Provincia di Brindisi) e la Banca di Credito Cooperativo di Otranto.
Il 2007 ha rappresentato per la Banca l’anno della svolta: acquisendo 17 filiali da Banca Carime ha consolidato la propria presenza strategica in Puglia con ulteriori 14 sportelli (8 in Provincia di Foggia, 4 in provincia di Bari, 1 in Provincia di Taranto e 1 in Provincia di Lecce) e ha oltrepassato i confini regionali incorporando nella propria struttura periferica 2 sportelli in Basilicata e 1 in Molise.
Oggi, con 97 sportelli, circa 30.000 Soci e 300.000 Clienti ed un organico di più di 870 collaboratori, la Banca Popolare Pugliese rappresenta un fondamentale volano per la crescita e lo sviluppo regionale mirato alla valorizzazione delle potenzialità di sviluppo della società locale.

Dove si Trova e Orari:

Corso Roma, 10

Corso Roma, 203

73014 Gallipoli (LE)

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mappa gallipoli

lunedì

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domenica

Galleria:

ABI 05262
Sportelli bancari 96
Informazioni phone 800.991.499
Sede Legale
Via Prov.Le per Matino, 573052 Parabita LE
Direzione Generale Via L. Luzzatti, 8 – 73046 Matino Le
phone 0833.50.01.11   phone 0833.50.01.98 (Fax)
Ragione Sociale Banca Popolare Pugliese SCpA
Partita IVA 02848590754
Iscrizione albo 01/07/1994
Inizio attività 01/07/1994
Dati validi dal 28/09/2005
Gruppo bancario Gruppo Bancario Banca Popolare Pugliese

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Basilicata (2), Molise (1), Puglia (93).


{tab=Sella}

banca sella
Sella
La “nuova” Banca Sella S.p.A. è nata il 1° gennaio 2006 dalla trasformazione della storica Banca Sella, fondata nel 1886 a Biella come Gaudenzio Sella &C., in Sella Holding Banca, con conseguente cessione da parte di quest’ultima della propria rete distributiva italiana e dell’attività di gestione del risparmio e private banking ad una banca di nuova costituzione, che a sua volta ha assunto il nome storico di Banca Sella. Banca Sella offre un servizio specializzato in grado di fornire assistenza bancaria e finanziaria personalizzata, con elevati standard qualitativi, ai propri clienti. Con decorrenza 31 marzo 2008 Sella Holding Banca S.p.A. ha modificato la propria denominazione sociale in Banca Sella Holding S.p.A.

Dove si Trova e Orari:

Corso Roma, 123

73014 Gallipoli (LE)

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mappa gallipoli

lunedì

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Galleria:

ABI 03268
Sportelli bancari 279
Sede Legale e
Direzione Generale
Piazza Gaudenzio Sella, 113900 Biella BI
phone 015.35.011   phone 015.35.17.67
Ragione Sociale Banca Sella SpA
Partita IVA 02224410023
Iscrizione albo 01/01/2006
Inizio attività 01/01/2006
Dati validi dal 16/08/2010
Gruppo bancario Gruppo Banca Sella

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Abruzzo (1), Campania (16), Emilia-Romagna (16), Lazio (16), Liguria (8), Lombardia (17), Marche (5), Molise (1), Piemonte (129), Puglia (29), Sardegna (3), Sicilia (21), Toscana (11), Valle d’Aosta (6).

{tab=Unicredit}

banca unicredit
Unicredit
Nel 2010 sette banche del Gruppo Unicredit (UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, UniCredit Corporate Banking, UniCredit Private Banking, UniCredit Family Financing Bank e UniCredit Bancassurance) si sono fuse nella capogruppo Unicredit SpA. La fusione, decisa dal Consiglio di Amministrazione di UniCredit del 13 aprile 2010 e approvata da Banca d’Italia il 25 giugno 2010, è esecutiva dal 1° novembre 2010.

Dove si Trova e Orari:

Corso Roma, 90

73014 Gallipoli (LE)

mappa gallipoli

lunedì

martedì

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domenica

Galleria:

ABI 02008
Sportelli bancari 4.352
Informazioni

phone 800.323.285 (privati)  
phone 800.575.757 (clienti privati)
phone 800.881.177 (aziende)
phone 800.880.088 (clienti aziende)

phone 0577.29.41.11
Sede Legale Via Alessandro Specchi, 1600186 Roma RM
Direzione Generale Piazza Cordusio20123 Milano MI
Ragione Sociale Unicredit SpA
Partita IVA 00348170101
Iscrizione albo 01/11/2010
Inizio attività 01/11/2010
Dati validi dal 01/11/2010
Gruppo bancario Gruppo Unicredit

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Abruzzo (43), Basilicata (10), Calabria (29), Campania (218), Emilia-Romagna (549), Friuli-Venezia Giulia (142), Lazio (559), Liguria (96), Lombardia (556), Marche (98), Molise (35), Piemonte (459), Puglia (157), Sardegna (57), Sicilia (417), Toscana (182), Trentino-Alto Adige (80), Umbria (88), Valle d’Aosta (21), Veneto (556).

{tab=Unipol}

banca unipol
Unipol
Unipol Banca nasce nel 1998 dall’esperienza del Gruppo Unipol ed è la società capogruppo del Gruppo Bancario Unipol Banca. E’ presente sul territorio nazionale con un rete distributiva di circa 300 filiali bancarie presenti in 18 regioni e 78 province.

Dove si Trova e Orari:

Corso Italia, 27/29

73014 Gallipoli (LE)

mappa gallipoli

lunedì

martedì

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giovedì
venerdì
sabato
domenica

Galleria:

ABI 03127
Sportelli bancari 298
Informazioni

phone 800.112.114  
phone 800.247.724 (clienti)

Sede Legale e
Direzione Generale
Piazza della Costituzione, 240128 Bologna BO
phone 051.35.44.111
Ragione Sociale Unipol Banca SpA
Partita IVA 03719580379
Iscrizione albo 22/04/1988
Inizio attività 01/09/1988
Dati validi dal 01/07/2011
Gruppo bancario Gruppo Bancario Unipol Banca

Sportelli bancari in Italia:

Regioni: Abruzzo (4), Basilicata (1), Campania (13), Emilia-Romagna (64), Friuli-Venezia Giulia (3), Lazio (40), Liguria (9), Lombardia (34), Marche (10), Piemonte (12), Puglia (11), Sardegna (11), Sicilia (31), Toscana (30), Trentino-Alto Adige (2), Umbria (8), Valle d’Aosta (1), Veneto (14).

{/tabs}

Farmacia Comunale Di Gallipoli
Via Lecce, 68
Codice: 18004
Farmacia De Belvis Armando
Corso Roma, 43
Telefono:  0833-266390 ;
Codice: 13274; Partita Iva: 03775820750
Farmacia Merenda Giuseppina
Piazza Repubblica, 1
Telefono:  0833-276363 ;
Codice: 13278; Partita Iva: 03303010759
Farmacia Merenda Luigi
Corso Roma, 11
Telefono:  0833-266643 ;
Codice: 13331
Farmacia Provenzano Agata
Via A. De Pace, 59
Telefono:  0833-266412 ;
Codice: 13270; Partita Iva: 03429900750
Parafarmacie – vendita farmaci senza ricetta medica
Parafarmacia Del Dott. Andrea Russo2
Via Kennedy, 15
Codice: 007189; Partità Iva: 4133680753

Farmacie

Settimana di Turno
FARMACIA Recapito Telefonico
De Belvis 0833.26.61.40
Merenda Luigi 0833.26.66.43
Comunale 0833.26.42.72
Provenzano 0833.26.64.12
Merenda Giuseppina 0833.27.63.63

tutti i giorni dalle 20:00

festivi anche mattina

Guardia Medica 0833.26.62.50
Farmacia Provenzano mappa gallipoli

Farmacia Dott.ssa AGATA PROVENZANO
Via Antonietta De Pace, 59 73014 Gallipoli (LE)

phone +39.0833.26.64.12

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08:30-12:30  –  16:30-20:30

Farmacia DeBelvis mappa gallipoli

Farmacia Dott. Armando De Belvis
Corso Roma, 43 73014 Gallipoli (LE)

phone +39.0833.26.61.40 – +39.0833.26.63.90

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08:30-13:00  –  16:30-20:30
Farmacia MerendaLuigi mappa gallipoli

Farmacia Dott. Luigi Merenda
Corso Roma, 11 73014 Gallipoli (LE)

phone +39.0833.26.66.43

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08:30-13:00  –  16:30-20:30
Farmacia Comunale mappa gallipoli

Farmacia Comunale di Gallipoli
Via Lecce, 68 73014 Gallipoli (LE)

phone +39.0833.26.42.72

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08:30-12:30  –  16:30-20:30
Farmacia MerendaGiuseppina mappa gallipoli

Farmacia Dott.ssa Giuseppina Merenda
Viale Europa, 16 73014 Gallipoli (LE)

phone +39.0833.27.63.63

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08:30-12:30  –  16:30-20:30
Guardia Medica mappa gallipoli

Guardia Medica
Lungomare Marconi (presso ex Ospedale Vecchio) 73014 Gallipoli (LE)

phone +39.0833.26.62.50

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tutti i giorni dalle 20:00
festivi: anche la mattina
Farmacia Comunale Di Gallipoli
Via Lecce, 68
Codice: 18004
Farmacia De Belvis Armando
Corso Roma, 43
Telefono:  0833-266390 ;
Codice: 13274; Partita Iva: 03775820750
Farmacia Merenda Giuseppina
Piazza Repubblica, 1
Telefono:  0833-276363 ;
Codice: 13278; Partita Iva: 03303010759
Farmacia Merenda Luigi
Corso Roma, 11
Telefono:  0833-266643 ;
Codice: 13331
Farmacia Provenzano Agata
Via A. De Pace, 59
Telefono:  0833-266412 ;
Codice: 13270; Partita Iva: 03429900750
Parafarmacie – vendita farmaci senza ricetta medica
Parafarmacia Del Dott. Andrea Russo2
Via Kennedy, 15
Codice: 007189; Partità Iva: 4133680753

Uffici Postali

ufficipostali
POSTE ITALIANE
UFFICIO POSTALE DI GALLIPOLI CENTRO
Via Quartini – 73014 Gallipoli (LE)
phone 0833.26.75.49
phone 0833.26.32.07 (fax)
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Coordinate:   40°3’21″N   17°58’59″E

Orari:

dal lunedì al venerdì: 08:00 – 18:30

                   sabato: 08:00 – 13:00

               domenica: chiuso

ufficipostali
POSTE ITALIANE
UFFICIO POSTALE DI GALLIPOLI 001
Via Genova, 7 – 73014 Gallipoli (LE)
phone 0833.26.17.76

phone 0833.26.17.76 (fax)

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Coordinate:   40°3’21″N   17°58’59″E

Orari:

dal lunedì al venerdì: 08:00 – 13:30

                   sabato: 08:00 – 12:30

               domenica: chiuso

Farmacia Comunale Di Gallipoli
Via Lecce, 68
Codice: 18004
Farmacia De Belvis Armando
Corso Roma, 43
Telefono:  0833-266390 ;
Codice: 13274; Partita Iva: 03775820750
Farmacia Merenda Giuseppina
Piazza Repubblica, 1
Telefono:  0833-276363 ;
Codice: 13278; Partita Iva: 03303010759
Farmacia Merenda Luigi
Corso Roma, 11
Telefono:  0833-266643 ;
Codice: 13331
Farmacia Provenzano Agata
Via A. De Pace, 59
Telefono:  0833-266412 ;
Codice: 13270; Partita Iva: 03429900750
Parafarmacie – vendita farmaci senza ricetta medica
Parafarmacia Del Dott. Andrea Russo2
Via Kennedy, 15
Codice: 007189; Partità Iva: 4133680753

Distributori Carburante

Rimasto a secco? Vuoi individuare su mappa la pompa di benzina o gasolio più vicina a te?
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agip
Fedele Fabrizio Stazione Servizio AGIP
Via Lecce – 73014 Gallipoli (LE)

 

esso
Esso – Stazione Di Servizio 
Via Lecce – 73014 Gallipoli (LE)
 erg ERG – Stazione Di Servizio 

Via Lecce – 73014 Gallipoli (LE)
ip
Ip – Stazione Di Servizio

Strada Provinciale 459 – 73014 Gallipoli (LE)
 

eni
Eni – Stazione Di Servizio
Lungomare Galilei – 73014 Gallipoli (LE) 

Anna Lucia Marcinò

Anna Lucia Marcinò è nata a Gallipoli nel 1965.
Vive immersa nella meravigliosa semplicità della campagna.
Ombre nel buio è la sua prima pubblicazione.
Nadir Alfieri è una ragazza in apparenza normale, ma dentro di sé racchiude un inconsapevole potere.
Scopre, sin da piccola, di essere in grado di percepire la menzogna e la cattiveria nelle persone.
Dotata di una forza superiore alla norma, con un carattere forte e ribelle, a volte anche prepotente, ha, comunque, un grande cuore ed è sempre pronta a difendere i più deboli.
Nadir è ossessionata da una strana sensazione: percepisce dentro di sé l’esistenza dei “Vampiri”.
Per questo, da anni, cerca qualcosa che le dia una spiegazione sul legame che avverte con loro.
La madre e la nonna Elisabeth cercano di dissuaderla da questa assurda e infondata ricerca, facendole credere che è solo frutto della sua immaginazione.
Nadir non si lascia influenzare, anzi, intuisce che la nonna custodisce un segreto che sarà rivelato soltanto quando in città arriverà Alexander, un uomo misterioso che sconvolgerà e cambierà per sempre la vita della bellissima Nadir.

Augusto Benemeglio

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Nasce a San Buono in provincia di Chieti il 22 agosto 1943.
Tra lo scoppio lacerante delle bombe, ad un anno di età viene condotto a Venaria, periferia di Torino, dove si è trasferito il padre Romolo, che evitata la partenzaza per l’Africa, ha trovato da vivere in qualità di disegnatore meccanico. Due anni dopo, spenta la madre giovanissima  Ida Pappalardo, viene trasferito a Roma in casa della nonna paterna. Dopo tantissime vicissitudini, decide di arruolarsi in Marina e da quel momento un miracolo raro e straordinario e stupendo si avvera nella sua formazione sociale, etica e culturale: un torrente letterario e poetico che, con una progressione impressionante, da oltre un trentennio è tuttora inestinguibile. Le sue prime pubblicazioni di racconti e poesie (Aurora-1965; L’Ascesa- 1966) sono edite da “Italia Splendor Roma”; alcune sue opere compaiono su antologie del circolo marinai di Taranto, altre sue poesie, datate 1970, vedono la luce su ” Orizzonti “, la più diffusa e nota antologia milanese.
Nel 1975 lo Stato Maggiore delle Forze Armate, in collaborazione con il Vaticano, ha organizzato per l’Anno Santo un concorso di poesia e arti figurative.
Augusto Benemeglio ha estrapolato dalla sua produzione letteraria un sonetto dal profumo soave e struggente ” Ognu Uomo è mio fratello “.
La medaglia d’oro è il suo primo successo letterario. Anche il Capo di Stato Maggiore della Marina gli consegna una targa d’argento per la migliore opera in assoluto.
Nel frattempo è diventato Ufficiale addetto alle Capitanerie di Porto con l’obbligo del trasferimento.
Quando nel febbraio 1977 Augusto Benemeglio raggiunge Gallipoli, l’impatto con la città spettacolare è ricco di suggestioni.
“E’ la Gallipoli più vera e genuina, egli non si intimidisce: dietro ogni gallipolino c’è un’anima gentile, un poeta, uno spirito libero e ribelle”.
Benemeglio impara a conoscerli e finisce di fare la fine di tanti forestieri che, stregati dalla magia del luogo, abbandonano, mollano tutto e decidono di stare qui per sempre.
In ” Banchina Lido ” (ultima edizione) dirà: ” Io qui ho trovato le mie radici. Qui ho trovato il mio popolo, la mia gente, il mio sangue antico…Questa è la mia terra , è l’unica che sento mia, è l’unica che io ami davvero con tutte le sue ferite, i suoi gridi, il suo sangue nero…”
Dal 1977 si apre un periodo fondamentale nella vita culturale di Gallipoli con Augusto Benemeglio protagonista eccezionale.
Egli si affida al suo intuito circa le storie che circondano la nascita di Gallipoli ed ecco che nasce una profumata e stupenda favola ” L’Isola della luce ” (Tipolito Pacella , Gallipoli 1992), il suo capolavoro, forse la più bella favola di ogni epoca intorno a Gallipoli.
Questo omaggio del ” forestiero ” Benemeglio alla città è solo il primo sentimento di un uomo che ama Gallipoli e il suo mare, le sue case, le sue vele, le sue chiese.
La fantasia del letterato si è incuneata anche in una delle pagine più note e gloriose della storia di Gallipoli: la conquista della città da parte dei veneziani il 19 maggio 1484.
Per questo pubblica: ” L’Isola e il leone ” -Graphosette , 1984. 
E’ l’intera città di Gallipoli, ” l’Isola “, che nello sforzo supremo di difendersi dalla zampata del ” Leone “, chiama a raccolta il cielo e la terra, il passato e il presente, la bellezza, il valore, il coraggio l’ardore di tutti i suoi figli (Giuseppe Leopizzi).
Queste due pubblicazioni hanno procurato un buon successo al narratore-poeta-marinaio, che già nel 1980 si è presentato al grande pubblico con il volume ” Mare Chiuso ” -Ed. F.lli Amato.
Auguso Benemeglio è un marinaio, giorno per giorno verifica, attraverso il lavoro e la sua sensibilità, il rapporto tra il mare e l’uomo stesso e interroga la sua psiche. Il mare  è contraltare dei sentimenti e dell’interiorità, è il rifugio e proterzione del proprio intimo è espressione artistica.
Il suo soffio vitale si materializza, prende forma e sfocia nel concorso ” L’Uomo e il mare ” , riscoperta di valori, solidarietà umana, incontro tra tante voci ed anche occasione spontanea di assegnazione di riconoscimenti a personalità che hanno onorato il Salento.
L’11 settembre 1978, nel teatro Garibaldi di Gallipoli, la prima edizione del concorso a cui ha contribuito, con tutto lo slancio della sua giovane età, Antonio Rima.
Con la pubblicazione del volume dedicato a Luigi Sansò, Sindaco poeta, e la scomparsa di Don Tonino Bello, Vescovo, Augusto Benemeglio, nel ricordo di questi indice il concorso: ” Poesia Popolare Salentina Luigi Sansò ” e ” Una Speranza di Pace nel Mondo “.
Promuove unitamente a Giorgio Barba (il giovane poeta gallipolino, autore di ” Arabeschi di un sogno ” tributo d’amore alla sua città) due antologie artistico-letterarie ” I poeti dell’Uomo e il mare ” (1989) e ” La Zattera ” ( 1994).
Ora al centro della sua attenzione prende luogo e importanza il teatro.
Il letterato Benemeglio si è già presentato la prima volta da un palcoscenico con un dramma poetico sulla passione di Cristo vista da Pilato: ” Il caso Gesù “.
Dal 1985 gli opuscoli teatrali – le ” pieces”- si susseguono in rapida successione: ” I Naufraghi ” (1985), dramma sulla condizione di emarginazione della gente del sud; ” Banchina Lido ” ( 1985), dramma sull’esistenza e sul conflitto generazionale; ” Ipotesi Cancro ” ( 1986), dramma della guerra; ” Dove l’anima si perde ” ( 1988), biografia di Giacomo Leopardi; ” L’affondamento della Santo Stefano ”  (1992), rievocazione storica del noto fatto di guerra navale; ” Un soggetto inutile ” (1993) , dramma sulla vita di San Gerardo Majella; ” La Santina di Gallipoli ” (1994) , recupero di un personaggio ormai dimenticato (santità), che è oggi ” patrimonio  vero e autentico di Gallipoli ma che non ha mai interessato nessun gallipolino a nessun livello “.
Dello stesso periodo, rappresentate sulle scene ma non pubblicate: ” Autunno Salentino “, mirabile racconto sull’emigrazione (premio Dante Alighieri); ” Frate Francesco “, biografia di San Francesco D’Assisi; ” L’Enigma Manzoni ” inedita e sorprendente biografia di Alessandro Manzoni; ” Un rovereto in fiamme “, sequela della passione , morte e resurrezione di Cristo; ” Io sono la vostra voce ” , omaggio ad Anna Achmatova , delicata poetessa russa, colpita negli affetti dalla furia della ” tempesta ” staliniana; ” Il Comandante Todaro, il Guerriero del mare “, rivisitazione dei fatti eroici dei sommergibilisti.
Nel dicembre 1994 è messo a stampa dalla Cartografica Rosato di Lecce il volume ” Dialoghi Salentini “, opera pregevole e originale dove Augusto Benemeglio concede delle ” interviste immaginarie ” , viaggio interiore, ad un gruppo di personaggi diversi fra loro, ma ” tutti uniti da una profonda umanità “.
Egli ha condotto sulle scene i suoi personaggi, tenendoli per mano, invitando gli spettatori a fermare per un attimo nella memoria le loro vicende umane, patrimonio culturale della nostra storia.
Fra le ultime sue invenzioni due lavori teatrali, gia rappresentati e pubblicati:” Arlecchinata ” e ” Il Buffone di Gallipoli “, vicenda ambientata nel XV secolo fra la corte aragonese di Napoli e Gallipoli.
Di Augusto Benemeglio, tutt’oggi sotto sforzo intellettuale in qualità di regista delle sue opere, rimane l’eco della sua anima di poeta-marinaio, intrisa di umanità e di sogno.
Del cantore de ” L’Isola della luce ” è sufficiente citare solo pochi versi:

” … Viandante, forestiero,
fermati un istante
tu potrai vedere il viso
della divina fanciulla …
qui, nell’isola della luce,
è la tua meta e la fine di ogni viaggio”.

” Sono indibbiamente versi innocenti e sublimi, parole appassionate, che hanno radici nella profondità dell’animo, ma trasparenti di musica e sfolgoranti di luce: dichiarazioni d’amore sincero di fedele amante per una ” divina fanciulla “, sirena o ninfa che alberga sull’isola luminosa di questa nostra ” città bella “, ove qualcuno – non si sa chi come e quando – fissò la sua meta per concludere la sua faticosa avventura di antico naufrago ” ( Gino Schirosi ).
(da GALLIPOLI UN SECOLO DI MEMORIE di Gianni Caridi)

Giuseppe Forcignanò

Nato a Gallipoli il 20 dicembre 1862, figlio del non meno noto scrittore e poeta Luigi Forcignanò , aveva dedicato la sua vita all’arte e per essa aveva sacrificato tutto fin dal febbraio 1882 data in cui ormai iniziato agli studi del disegno fu ammesso, ad anno scolastico inoltrato, alla prima classe dell’Istituto di Belle Arti di Napoli. Lavorerà a lungo a Roma e a Napoli facendo delle rare scappate a Gallipoli di tanto in tanto per abbracciare il vecchio padre e le sorelle.
Nel 1899 il suo carattere inquieto e insoddisfatto lo porterà ad emigrare a San Nicolas de los Arroyos, in Argentina. Sarà qui che riconoscimenti e continue menzioni su El Norte de Buenos Aires saranno dedicati alla sua arte ed otterrà per questo la cattedra di disegno nel Collegio Nazionale di San Nicolas.
Ma l’Argentina resterà per lui sempre “un paese ingrato per un artista”. Il 7 agosto 1910 stanco di vivere solo, all’età di 48 anni, sposa la signorina Rosa Fernandez che conosceva da parecchi anni.
Finalmente il 7 settembre 1910 sbarcherà assieme alla moglie a Genova da cui, alloggiato all’Hotel Firenze scriverà una lunga lettera alla sorella Nina descrivendo minuziosamente i meriti ed il carattere della moglie. Dopo una pausa a Roma, nell’agosto del 1912, raggiungerà Barcellona dove saluterà la moglie in partenza per l’Argentina. Si trasferisce a Napoli … ma non basta lavorare solamente, bisogna pure avere la fortuna di poter vendere il proprio lavoro.
E questa idea fissa lo avvilisce e lo tormenta, proprio adesso che dopo due anni di viaggi ed una salute malferma, ha più necessita di guadagnare.
Ritorna in Argentina l’ 11 marzo 1913 a Buenos Aires e scrive alla sorella che fra otto giorni sarebbe rientrato con la moglie in Europa. La moglie era stata nominata, in Francia, corrispondente ordinaria. Egli era contento di stabilirsi a Parigi perché sperava che i suoi tre quadri potessero essere esposti nel Salon des artistes Independants che da sempre aveva rappresentato la sua aspirazione giovanile. Ma il mattino del 17 febbraio 1914 in un eccesso di gelosia Giuseppe Forcignanò uccise con due colpi di fucile Rosa Fernandez.
Nel marzo di quell’anno il critico d’arte della “Tribuna”, nonostante la sua avversione al cubismo al futurismo o all’orfeismo e a tutte quelle forme di espressione pittorica che lui considerava brutte pitture, volle andare a vedere i tre quadri di Giuseppe Forcignanò. Ma dei quadri che figuravano nel catalogo ufficiale neanche l’ombra. I tre quadri erano: “Mattino della vita”, “Punta di Inca” e “Testa di donna”. Per una sorta di sventura, nonostante la tragedia che lo aveva colpito, il destino riservò al pittore gallipolino anche la beffa.
Nel febbraio del 1919 una laconica e scarna lettera veniva recapitata a Gallipoli alla signora Rosa Forcignanò con la quale si annunciava la morte del fratello Giuseppe avvenuta per pleuro-polmonite doppia nell’infermeria del carcere francese di Melun alle ore 15 del 3 febbraio 1919.
(da “Gallipoli fatti e personaggi e monumenti della nostra storia” di Elio Pindinelli)

Lingua “vastasa” di Gino Schirosi

Nel vernacolo, lingua materna, naturale e spontanea, meglio si esprimono le capacità d’impatto con i temi più toccanti del nostro tempo.
La lingua parlata o scritta, in quanto strumento di comunicazione e di cultura, ha in sé una storia così lunga e complessa da sintetizzare l’intera storia di un popolo, di una civiltà, quale che sia il divario di tradizioni, razze e religioni. Ma soprattutto il dialetto, lingua locale non meno nobile, epigono dei volgari medievali eredi sopravissuti alla lingua latina, è il più soggetto a fenomeni progressivi di corruzione fonetica e mutazione lessicale. Non solo. È persino probabile, ancorché lento, un processo di decadenza sino al fatale declino dovuto inevitabilmente ad abbandono, ad oblio.
La lingua della nostra terra e del nostro passato è davvero destinata a perdersi, smemorata insieme con la storia patria, con le radici? Il rischio è che potrebbero estinguersi non tanto dal nostro vocabolario quanto dal bagaglio della nostra cultura popolare voci storiche, ormai rare o desuete, tramandate dagli avi, un’eredità di cui dovremmo essere fieri senza il minimo di vergogna o di ingiustificato snobismo, sinonimo di gretta ignoranza. Quasi fosse superiore o elitaria la lingua italiana, al di là del suo valore e della sua importanza nelle relazioni ufficiali e burocratiche anche internazionali!
Spetta anzitutto ai poeti in vernacolo salvare il dialetto, mantenerlo vivo e presente specie tra i giovani della “civiltà” del benessere e del consumismo, educati dai “media” ad inseguire l’apparire più che l’essere, per tante ragioni i meno abituati a parlarlo, a utilizzarlo. In ogni modo, grande merito va a quanti si espongono in operazioni di revival linguistico, risultato di meditazioni immediate, come uno scavo affettivo più che nostalgico nello scrigno della memoria dove sono gelosamente custoditi sentimenti, ideali e valori eterni, che accompagnano l’uomo e la sua storia da secoli. Nel vernacolo, lingua materna, naturale e spontanea, meglio si esprimono le capacità d’impatto con i temi più toccanti del nostro tempo: il vissuto quotidiano, gli affetti, le tradizioni popolari, i drammi e i problemi sociali, la fede con le sue finalità morali e spirituali intrinseche, scaturite dall’inevitabile sentimentalismo lirico e dall’amore innato che un poeta dialettale nutre naturalmente per la sua terra natìa e per la sua gente, la cui storia rappresenta la sua stessa identità, la sua anima. La lingua (come glôssa) è parte anatomica importante dell’organo fonatorio deputato, quale strumento vocale, a modificare nel cavo orale tutti i suoni possibili prodotti dalle corde vocali, occludendo e modulando l’esplosione sonora con articolazioni variabili: tra i denti (suono dentale), tra le labbra (labiale), alla gola (gutturale), al palato (palatale), alla base della corona gengivale interna superiore (dentale cacuminale: a Gallipoli e relativo circondario ddh, altrove ddhr o ddr o dd). Solo con la combinazione dei suoni nasce nel discorso la parola (palabra in spagnolo, dal latino parabo×la e dal greco parabòle, ossia “confronto”, qual è la comunicazione scritta e orale oltre che l’allegoria insita nell’insegnamento morale di non pochi passi evangelici). Ma la lingua in senso lato, il linguaggio e la parola servono a manifestare idee, pensieri e moti dell’animo, a comunicare, a dialogare, come nella sua immediatezza fa il dialetto (dal greco dialéghein, appunto dialogare). Con l’invenzione della scrittura e poi dell’alfabeto fonetico ad opera dei Fenici, il suono, nato o prodotto in natura, viene fissato con un segno distintivo, convenzionale, simbolico, per divenire messaggio intelligibile e significativo da essere diffuso attraverso gli scambi tra genti lontane tra loro diverse. Così si è costruita la storia di ogni popolo, di ogni nazione, l’evoluzione di ogni idioma locale, regionale e nazionale. La storia dell’umanità è pure la storia di esperienze linguistiche e influenze lessicali le più dissimili, di interconnessioni che hanno generato variazioni e modifiche nel tessuto culturale dei popoli. Il dialetto è tuttavia la lingua maggiormente esposta al rischio di mutazioni inevitabili col conseguente allontanamento dalla tradizione latina, parametro costante di riferimento, e dal volgare toscano, lingua letteraria per eccellenza, la più fedele al latino per essere, solo all’indomani dell’Unità, elevata ufficialmente al rango di lingua nazionale. Indubbiamente, non senza l’apporto fondamentale del divino poema. Nel De Vulgari eloquentia, dopo approfondita analisi, Dante conclude la sua inchiesta da cui prende avvio la storia della questione della lingua italiana: tra i parlari della penisola italica il migliore è il fiorentino e, subito dopo, tra i meridionali insieme col siciliano colto della corte federiciana (noto nella fase già toscaneggiata), si distingue il pugliese salentino per la sua affinità con la scuola poetica siciliana. Solo in coda alla singolare graduatoria compaiono il pugliese murgese e il romano, idioma della capitale che tuttavia non ha dato origine alla lingua di un’intera nazione (come invece in Francia e in Inghilterra). Senza campanilismo, non è azzardato affermare che tra i dialetti di Terra d’Otranto il gallipolino è forse la lingua che ha di meno subìto processi d’imbarbarimento, conservandosi quanto possibilmente fedele alla lezione linguistica e lessicale del passato e soprattutto del latino da cui direttamente discende il toscano. Nel volgare di Gallipoli esistono determinati esiti fonetici pure corrotti all’interno di misurate regole fondamentali che ancora si conservano e vanno conservate insieme con tutte le norme relative alla morfosintassi e alla ortografia, indispensabili per sprovincializzare il dialetto e renderlo non solo leggibile e comprensibile da Bolzano a Trapani, ma pure fruibile a quanti non lo usano correntemente o non lo tengono in pratica e in conto.
Nonostante l’uso comune e ricorrente, linguisticamente erroneo, ancora tollerato e persino avallato da tesi imprudentemente semplicistiche di taluni sprovveduti o disinformati, i casi più particolari e consueti da rispettare, necessariamente nello scritto, sono: – ga/go=ca/co (gallina > caddhina, goccia > còccia); – ge/gi= esito ancor più marcatamente palatale (gelso > zezzu, vigilia > viscìlia); – d=t non sempre scontato (dolore > tulore, domenica > tumènaca); – o=u specie a fine parola (lupu, manu); – l=r spesso in metatesi (palora, rìsula, cròlia); – ll=ddh cacuminale (Caddhìpuli, Caddhiste, cuddhura); – sc=sibilante impura (àsŠcia) o palatale (ràscia); – gli=j (famìja, fìju); – z per lo più sonora come zanzara: z´ùccuru, màz´ara, puz´u (polso), da distinguersi dalla sorda specie se doppia: zèppula, zumpare, puzzu (pozzo); – bb=gg (mannàggia < male ne abbia, caggiula < gabbia, caggianu < gabbiano); – pi (da pl lt.)=chi (plate×a > piazza > chiazza, plenus > pieno > chinu); – pi (lt.)=cci (sep¦×a > sèccia=seppia, ap¦×um > làcciu=sedano, sap¦×o > sàcciu=so); – vocale iniziale elisa e apostrofo (‘ncora, ‘mparare, ‘ffucare, ‘mbìtia); – costanza di apofonia con passaggio in alpha d’origine dorica (giannìpuru, malone, ciacora, cialona, ciacala, ciapuddha, ciarasa, ‘ntaressu, raspettu, scianaru, sciannaru, sparanza, spantura, vantura, dafriscare, rafiatare, ssamijare, sciattare, ecc.); – assenza di dittongazioni o strane alterazioni sonantiche e consonantiche (come si notano nel leccese: cuerpu, luecu, muertu, puèspuru, puercu, fuecu, puertu, pueru, suennu, àutru, auzare, bàutu, fuesi, càusci, càusi, Mamminu, sennu, striu, riu, nèsciu, mègghiu, pègghiu, uardare, rande, ranu, rasta, rressu, rutta, nie, ecchi, ègghiu, ògghiu, famìgghia, fìgghiu, ecc.); – raddoppio della consonante iniziale (cci bboi ccu bbìsciu=cosa vuoi che io veda); – preferenza della subordinazione esplicita (ulìa ccu bbau, ccu bbegnu, ccu ssàcciu = vorrei andare, venire, sapere); – preferibile accentazione di vocaboli non piani onde ovviare a possibili equivoci e facilitare lettura e comprensione specie per i non avvezzi all’uso del dialetto. Operando un breve excursus linguistico attraverso alcuni significativi esempi nel Salento (buenu a Lecce, munnu a Maglie e circondario, pajare a Nardò, stia ad Alezio e contado, l’amici mia a Parabita-Matino, mie, mmie, tie, sule, sira, ura, parite, pisce, rite nel resto del Salento e specie nel Capo di Leuca, a fronte degli esiti gallipolini: bbonu, mundu, pacare, stava, l’amici mei, me, te, sole, sera, ora, parete, pesce, rete), si può evidenziare la tendenza del parlare gallipolino a rispettare possibilmente il volgare toscano e quindi la lingua italiana, dal latino discendenti. Nel dialetto di Gallipoli, peraltro, numerosi sono i termini italiani, in quanto è uso dire correntemente, come in parte accade altrove: mare, terra, luna, aria, luce, acqua, notte, casa, porta, chiave, pane, pasta, latte, carne, sale, pepe, lingua, ventre, anca, fame, arte, ponte, nave, vela, campagna, pastore, cane, animale, rosa, spina, canna, fava, vigna, ecc. (ma àrburu de fica, de mila, de pira, de ulìa…); e ancora: amore, anima, nascita, vita, morte, fine, mese, legge, giudice, signore, fede, messa, ostia, comunione, misericordia, litania, candela, festa, sposa, campana, tomba, pace, ecc. (con qualche corruzione: scatti ‘mpace, donna bisòdia, cannone, pistola, santarmònium, sicutera, recumeterna, dominusubbiscu, misererenobbi, amme…); inoltre “pioggia” non esiste se non come acqua de celu (così in tutte le regioni italiane); capu e nive sono più latini; stoccafisso poi è dall’anglosassone stockfish, pesce seccato, ma è più giusto, perché letterale, il nostro stoccapesce; infine voci come “madre” e “padre”, insieme con una ricca griglia di parole relative alla famiglia, si distinguono per accompagnarsi con l’enclitica possessiva declinabile solo al singolare: màuma-màmmata-màmmasa, sìrama-ta-sa, màdrima, matrìama, patrìuma, fìjama, fìjuma, fràuma, sòruma, nònnuma, nònnama, zìuma, zìama, napòtama, crussupìnama, crussupìnuma, caniàtuma, caniàtama, nòrama, scènnuma, sòcrama, sòcruma, mujèrama, marìtuma, parèntama, nùnnuma, nùnnama, cummàrama, cumpàrama, suscèttama, suscèttuma, cumpàgnuma, ecc. Si tralascia e si rinvia invece ad altra sede e occasione la parentesi di tutta l’ittionomastica (del linguaggio marinaresco) e si può solo aggiungere che non sono mancati influssi da lingue straniere come: spagnolo pràja, francese pòscia, arabo scapece, anglo-germanico varra (gioco infantile). Del latino sono particolari: ‘cciommu (“ecce homo”, disse Pilato alla folla presentando Cristo flagellato), segnummeste (segnum est, è segno, significa, cioè), sanametoccu (sana me de hoc malo, mentre ci si tocca la parte anatomica che si vuole proteggere e salvare da qualche male), busulàriu (stato di agitazione da post sudarium), ppòpputu (chi abita post oppidum, lontano dalla città, nel contado), caremma (l’orrido fantolino che simboleggia la quaresima, da quadragesima). La tradizione greca infine è particolarmente interessante a conferma dell’influenza che la città ionica, a differenza di Nardò e Lecce (immediatamente latinizzate), ha subìto nella sua antica storia (la colonizzazione dorica tarantina nel 367 a.C., dopo l’oscura fase messapica, la lunga dominazione bizantina, lo stanziamento dei cenobi basiliani a seguito della persecuzione iconoclastica dopo l’800). E il fenomeno è comune ad una vasta area geografica che insiste nella direttrice Gallipoli-Galatina-Otranto con al centro la Grecìa Salentina. Quanto ai grecismi, questo, in sintesi, un rapido e brevissimo campione, alquanto emblematico e significativo: àpulu, beddhusinu, calafatu, calime, candaula, canza, carassa, carpìa, cascione, castima (-are), catapet, catapràsumu, centra, chìraca, crasta, cùfiu, cumba, cuneddha, làvana, levarsìa, lòffiu, mattra, màzara, naca, nachiru, òsumu, pèntuma, pòspuru, pràsumu, prèvete, putrìmisi, rappa (-are), rumatu, salassìa, scalisciare, sciacuddhu, scùfia, sima (-are), sita, sparatrappa, spàrgane (-eddhe), spàsumu, spràsumu, stizzu, strafica, stricare (-aturu), stumpone, suscitta, tampagnu, tarrassu, trigni, trizza, tròzzula, ttuppare, tuzzare (-aturu), vastasi. Sicché sembra ovvia qualche riflessione al riguardo, relativamente a detti, motti e proverbi coinvolgenti alcuni dei suddetti etimi, non più frequenti tra le giovani generazioni ma in verità non così rari nel linguaggio comune e popolare. La “crasta” è un vaso da fiori, di forma panciuta, solitamente di terra cotta: corrisponde al greco gastér (ventre, pancia) e poi passa in: nap. grasta (coccio), tar. grasta, sal. crasˆta, cal. gastra o grasta, sic. grasta. Famoso il detto “cantare la crasta” (“imprecare contro qualcuno”), che ha origine da un antico canto popolare meridionale, e siciliano in specie. Viene in mente il finale della nota novella Lisabetta da Messina di Boccaccio. Quando i due fratelli mercanti si accorsero della relazione amorosa della sorella Lisabetta col domestico, a insaputa della ragazza e a tradimento lo eliminarono brutalmente e lo seppellirono in aperta campagna. La scomparsa dell’innamorato la portò all’afflizione, ma in sogno il giovane le rivelò l’accaduto indicandole il luogo preciso della sepoltura. Lei, in gran segreto, si recò sul posto, scoprì il delitto e riportò a casa la testa recisa del cadavere. La nascose dentro il vaso di basilico e tutta la giornata era intenta ad annaffiare la pianta con le sue lacrime. Ma i fratelli insospettiti, trovata furtivamente la testa della vittima sepolta nel vaso, lo fecero sparire con tutto il contenuto. A quel punto Lisabetta, disperata, accentuò il suo tormento e il suo dolore. In cerca spasmodica del vaso di basilico che le era stato sottratto (furare = rubare) e continuamente fuori di sé, andava gridando dalla finestra contro chi si era macchiato dell’atroce misfatto: «Chi fu lo malo cristiano che mi furò la grasta?». Ma non è altro che un’antica ballata medioevale raccolta prima dal Pitrè e dal Rapisarda e poi dallo stesso Carducci nelle sue rivisitazioni della poesia popolare antica. Quanto al motto “Beddhusinu t’ogni manestra”, il detto si riferisce a persona sempre e comunque presente in qualsiasi situazione, questione, affare, circostanza. Si tratta ovviamente del prezzemolo, che non è scontato debba entrare a condire tutte le pietanze di ogni ricetta culinaria. È detto petrosino in sic., cal. e nap., ma deriva dal gr. petrosélinon (sorta di sedano che attecchisce tra le pietre). Dai Greci era usato per coronare i vincitori dei giochi istmici o delle Nemee (Pd., Diod. 16,79; Luc., 49,9) ed era utilizzato anche per corone sepolcrali. Interessanti alcuni proverbi: selìnou deìtai, ha bisogno di prezzemolo, ossia è in fin di vita, come si legge in Plut. Tim. 26, M. 676 e Artem. 77; oppure oud’en selìnou in Arist. Vesp. 480 (nemmeno al prezzemolo, ovvero al principio di qualcosa, in quanto si piantava all’ingresso dei giardini). Un altro detto popolare è “Malatitta ddha naca ca te nnazzacau” = sia maledetta quella culla che ti dondolò, ti cullò, quindi la tua nascita e la tua razza (dal gr. md. nàka, gr. ant. nàke = vello di pecora, a mo’ di culla, sospeso, tal quale tutt’oggi conoscono alcuni paesi come Manduria; sic., cal., luc. naca; pugl. sett. e tar. nache; ma, dopo la linea Salerno-Lucera, s’incontra cuna-cunna-cònnula-culla). L’etimo “pèntuma”, genericamente scoglio (“precipizio” in sardo), appartiene al triangolo Gallipoli-Galatina-Nardò; ma è pèntima nel triangolo Lecce-Casarano-Otranto, mentre altre sono le accezioni nel Salento: pèntema, pèntama, pèndema. Se l’origine della voce per Rohlfs è prelatina (“rupe”), per Devoto invece è mediterranea (“pendìo su laghi vulcanici”). Indubbiamente la radice resta greca e appartiene ad una griglia semantica di cui fa parte pénthos (dolore), donde pénthimos (lugubre, doloroso), da comparare col gr. ant. pénthema e gr. mod. pénthima (lutto e dolore), etimi ricorrenti in Eschilo ed Euripide. Il passaggio finale al significato gergale si deve al fatto che lo scoglio suscita senso di impressione, pericolo, una sensazione d’angoscia non solo di fronte ad un fortunale ma anche per l’assillante e lamentoso sciabordio delle onde sulla scogliera (lu rùsciu de lu mare). La voce indeclinabile “vastasi”, infine, equivale al più antico bastasi (o bastagi, b>v), facchino, lavoratore portuale, scaricatore di porto (< gr. Bastàzo, trasporto sulle spalle un carico). Talora assume valore dispregiativo (vastasi de chiazza) per divenire vastasone, mascalzone, maleducato. Questa categoria è stata particolarmente importante nell’economia gallipolina sino al primo ‘900, al tempo dei traffici dell’olio lampante, esportato nel nord Italia e in Europa esclusivamente per illuminazione. L’argomento si connette con i Giudei-ebrei residenti in Gallipoli fino al 1540 (espulsi con decreto reale dalla contrada Giudecca, presso il Seno del Canneto). A tal proposito si ricorda che alcuni individui (detti sciutei de la bara, che sta per ipocriti e traditori), vestiti di tunica a lunghe bande verticali policrome, abiti tipicamente ebraici, reggevano per penitenza o espiazione, il giorno della Passione, l’Urna del Cristo morto. Era la processione della confraternita di Santa Maria della Purità appartenente ai portuali o scaricatori di porto, appunto vastasi, classe sociale non più trainante delle sorti economiche della città ionica per le tristi condizioni in cui oggi, purtroppo, versa in particolare il suo porto commerciale.