Basilica Cattedrale di Sant’Agata V. e M.

Il 27 Maggio del 1629 si dà di mano al piccone demolitore e l’antica costruzione romanico-pugliese viene distrutta.

Il successivo 31 maggio, come si legge in un documento che si conserva presso l’archivio di Stato di Lecce, si svolge la cerimonia della posa della prima pietra della nuova Cattedrale, alla presenza dell’arciprete don Michele di Valandia, pri­ma Dignità del Capitolo, in rappresentanza del Vescovo Consalvo De Rueda in quei giorni assente, perché a Napoli, e di numerosi cittadini.

Per coprire le spese dei lavori concorrono i lasciti del munifico Gian Giacomo Lazzari.

Altre cospicue donazioni vengono dal vescovo De Rueda, dalle famiglie gallipolitane dei Venneri, dei De Marco, dei Cariddi ed ancora dai cittadini come i De Magistris, i Protopapa, i Munittola e lo stesso Giovanni Andrea Coppola il quale si offre a dipingere la stupenda tela riproducente  il Martirio di Sant’ Agata, come segno di riconoscimento per il diritto di patronato all’altare dedicato all’Assunzione di Maria al cielo.I disegni della fabbrica sono approntati dall’architetto gallipolitano Giovan Bernardino Genuino ed il Registro dei Conti, che alcuni anni ad­dietro abbiamo avuto la possibilità di consultare, ci ha fatto conoscere innanzi tutto che la direzione tecnica dei lavori è affidata “ai capimastri Francesco Bischettini e Scipione Lachibari, a ciascuno dei quali viene corrisposta la paga giornaliera di due tari e cinque grana, e che mastri co­struttori sono Giovanni e Masi Bischettini, Jacopo Lachibari ed ancora Giuseppe e Massenzio Lobsi o Lopez, Francesco e Giuseppe Anzilotto, Jacopo Senesi e Giuseppe Scarlata, ognuno pagato con un tari e dieci grana,materiali. Dallo stesso documento abbiamo rilevato, inoltre, che un certo nu­mero di operai, denominati “dolatori’, avevano il compito di eseguire sul posto la lavorazione dei quadretti di carparo per i muri e per le volte do­vevano approntare dei ‘rocchi” per le colonne, materiali estratti dalle vi­cine cave di S. Maria di Daliano. Del cantiere, poi, facevano parte parec­chi muratori comuni, detti ‘manipoli’.Si è trattato, perciò, di diverse categorie di artigiani, il cui casato, che è ricorrente per non pochi di essi, sta a dimostrare, osserva il dr. M. Paone, ‘la dimensione familiare del cantiere artigiano che realizza S. Agata”.

Sempre nel sopra indicato documento è registrato, in data 8 dicem­bre 1629,  “… fatto mandato al signor Decano che Ducati trenta si paghino a G. B. Genuino per i disegni et fatighe di architetto fatte et faciende… Dc. Venti per le sue fatighe fatte alla fabbrica, Dc. 20,0,00” .Intorno alla metà del mese di luglio 1629, i lavori subiscono una prima interruzione, perché le maestranze vengono impiegate per l’esecu­zione di opere urgenti nell’Episcopio; nel novembre successivo, però, si riprende la costruzione della fabbrica della Cattedrale, anche se si verifi­cano altre interruzioni e quindi altre riprese sino oltre la metà del seicen­to, senza che il sacro edificio possa essere ultimato. E poiché G. Bernar­dino Genuino muore nel 1653 (o 1655), egli non può vedere completata l’opera che aveva progettato con grande perizia.Nel 1667 si procede ad un nuovo appalto dei lavori che viene aggiu­dicato dal capomastro Tomaso Sanasi, al quale si fa anche carico di rea­lizzare la fabbrica della nuova sacrestia, dietro compenso di cinquecento o seicento ducati. Ma è soltanto tra il 1683 ed il 1696 che la struttura del­la nuova Cattedrale può dirsi completata nelle sue parti, risultando di di­mensioni maggiori a quella del secolo XI e con profonde modifiche a partire dalla facciata che non conservò più le linee stilistiche del romanico-pugliese.Inoltre, mentre l’antica Cattedrale fruiva di uno spazio circostante abbastanza ampio che ne consentiva una visione completa da diversi punti di osservazione, quella nuova offre una visione d’insieme molto li­mitata, in modo particolare per quanto riguarda la facciata e ciò non solo per le maggiori dimensioni, ma anche perchè lo spazio urbano rimasto all’intorno risulta piuttosto ridotto anche a seguito della costruzione di nuove abitazioni.La planimetria della nuova Chiesa Cattedrale di Gallipoli è a grande croce latina, nonostante la presenza delle due navate che fiancheggiano la navata centrale;  e poiché si sviluppa su un piano rialzato rispetto a quello stradale, si accede all’interno per tre gradini ed attraverso l’ampio ingresso centrale ed i due più piccoli laterali.La navata centrale, segnata sui due lati dalle colonne doriche, con il suo prolungamento sino alla zona dell’altare maggiore e del coro, costi­tuisce il braccio della croce latina i due bracci minori sono espressi dai due elementi del transetto. Le dimensioni dell’impianto risultano di m. 45 nella lunghezza massima e di m. 31 nella larghezza ; l’altezza, nel punto più elevato è di m. 30.Quali le strutture architettoniche ?La navata centrale, come abbiamo poc’anzi accennato, ha la scansio­ne determinata da dodici colonne doriche che, sino all’incrocio con il transetto, si succedono su ogni lato nel seguente ordine:

  • la prima è addossata alla parete di fondo;
  • le tre successive sono libere, cioè intervallate
  • le ultime due sono binate.

Esse con il loro capitello e con il cestello superiore fanno da base di appoggio agli eleganti archi a tutto sesto e finemente decorati, mentre gli spazi che si determinano tra gli archi stessi, sino alla fascia dell’architrave, sono ornati con rosoni.
Si sviluppano, quindi, procedendo in verticale

  1. a) – architrave che reca incastonati triglifi e metope e che si svolge lungo tutti i bracci della croce latina
  2. b) – il grande cornicione dall’aggetto ben pronunziato con dentellatura nella parte inferiore
  3. c) – l’attico nel quale si aprono ampi finestroni, che assicurano una illuminazione incrociata all’ interno. Un insieme di motivi architettonici, quindi, che crea un movimento delle masse di gradevole effetto.

Su queste strutture e sul grande arco che si innalza in corrispondenza delle colonne binate si scarica il peso del tetto a capriate, coperto però da un soffitto in legno finemente decorato ed ornato di pitture. Le due navate laterali, con volta più bassa ed a crociera e movimentata da una decorazione con festoni ad intreccio floreale e con rosette, hanno le pareti segnate da semicolonne che poggiano su un alto zoccolo ed in corrispondenza alle colonne della navata centrale ne risultano, pertanto. quattro cappelle con grandi altari per navata, inseriti nelle pareti e disegnati in alto da un arco a tutto sesto con cornicetta “a greca”.Le due sezioni del transetto hanno la copertura con volta a crociera composita, arricchiti da  festoni floreali e da rosette, ma più ampia e più alta rispetto alle volte delle navate laterali, con i peducci che giungono sino al cornicione il tutto determina sulle pareti dell’attico un disegno ad arcate ogivali quanto mai aggraziato.In aderenza alle pareti laterali, sono sistemati  l’altare di S. Agata, a sinistra, e quello di S. Sebastiano, a destra lungo i bracci che corrono lateralmente all’area presbiterale, si aprono due cappelle che presentano una certa profondità, ciascuna delle quali è inquadrata da due semicolonne doriche addossate alla parete e da un grande arco a tutto sesto.Dai quattro spigoli interni, che si formano all’incrocio dei due bracci minori con quello maggiore della croce latina, si innalzano quattro grandi archi a tutto sesto con cordonature sulla faccia inferiore e con intagli sulle fasce frontali. Tangenzialmente ad essi, si sviluppa una trabeazione con metope inserite negli spazi creati da una serie di piccole mensole, sulle quali poggiano un sottile cornicione dentato ed un musetto perimetrale con tre finestrelle ovali per latoSu tutta questa struttura si erge la volta centrale, il cui tetto cuspidato è coperto da un soffitto in legno, nel quale è inserita una grande tela quadrata.La planimetria a croce latina della Cattedrale è completata dalla zona sacramentale, nella quale sono l’altare maggiore, la cattedra vescovile ed il coro; e poichè detta zona si trova su un piano alzato rispetto a quello delle navate (si accede infatti per due gradini), si dà luogo ad una ulteriore movimentazione delle masse della fabbrica.Vi si trova, inoltre, la continuazione della fascia decorativa con le metope, del robusto cornicione e dell’attico sulle cui pareti si aprono altri tre finestroni.La volta a crociera presenta le vele coperte da tele ; anche nei lunotti dell’attico sono inserite delle tele.

Immagini

Mappa

Santuario Santa Maria del Canneto

santuariocanneto_esterno_07Il Santuario di Santa Maria del Canneto si erge nei pressi del ponte che collega la città vecchia, posta sull’isola, al borgo. Affacciata sullo specchio d’acqua del Seno del Canneto, l’antico porto di Gallipoli, fu costruita nell’ultima metà del Seicento su un preesistente edificio sacro del 1504. Un portico, con tre arcate frontali e due laterali a tutto sesto con archi, introduce alle tre navate sormontate da un pregevole soffitto ligneo a cassettoni ed al centro vi é dipinta la Madonna del Canneto. Fabbricata ai tempi antichi per onorare la Madonna della Visitazione, fù intitolata alla Madonna del Canneto quando alcuni pescatori trovarono in mezzo alle canne, li vicino, un quadro con la figura della Vergine Maria. Nel 1946 la chiesa è stata fatta Santuario Mariano. I gallipolini sono molto devoti alla Santa cui è intitolata la chiesa ed infatti ne festeggiano la ricorrenza a luglio ogni anno proprio nel piazzale prospiciente la chiesa.

Associazione Cattolica San Luigi Gonzaga

Nell’anno 1742, il Vescovo Mons. Antonio Maria Piscatori invitata a Gallipoli i Padri della Compagnia di Gesù per la predicazione della Missione. Tra questi vi era Padre Onofrio Paradiso, il quale fondò il Conservatorio di San Luigi Gonzaga, al fine di ospitare le giovani povere ed in seguito, nel 1755, venne edificata l’annessa Chiesa di San Luigi.

Il complesso architettonico, nel corso dei secoli XIX e XX, ha subito varie trasformazioni, che ne hanno notevolmente modificato l’aspetto originario. Anticamente era provvista di tre altari e di un organo a canne.

Attualmente, la Chiesa presenta la fiancata destra, prospiciente via San Luigi, aperta dall’unico portale d’ingresso, con trabeazione modanata poggiante su mensole a volute e da un accenno di timpano spezzato ad ali curve. L’interno, ad unica navata, è coperto da volta a crociera unghiata. Un arcone, a pieno centro, immette al presbiterio, coperto da volta a spigolo.

Agli inizi del XX secolo, il Vescovo Mons. Gaetano Muller si adoperò affinché tale istituzione migliorasse spiritualmente e socialmente.

Per questo fece venire a Gallipoli le Figlie della Carità le quali, nello spirito del carisma vincenziano, hanno sempre sostenuto i bisogni e alleggerito le miserie della povertà a quei tempi dilagante.

Nello stesso periodo, un gruppo di laici cooperava con le Figlie della Carità nell’organizzazione della festa di S. Luigi, prendendo il nome di Deputazione di S. Luigi Gonzaga.

Il 10 giugno 1949, un’apposita convenzione stipulata tra il Presidente della Deputazione, la Superiora delle Figlie della Carità e l’Autorità Ecclesiastica, stabiliva che la stessa Deputazione avrebbe provveduto alle spese di culto per la festa in onore del Santo, la cui statua lignea settecentesca è venerata con devozione dai fedeli.

Nel corso dell’anno liturgico, oltre alla solennità del Santo titolare, viene commemorata l’Apparizione della Vergine Ss.ma Immacolata della Medaglia Miracolosa e la Santa Martire Cecilia.

Agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso, il giorno della festa di S. Luigi, un corto circuito nell’impianto elettrico provocava un incendio danneggiando notevolmente la Chiesa, la quale veniva sottoposta a restauro, con il conseguente abbattimento dell’altare maggiore in marmo, sostituito dalla mensa sacrificale prevista dalle norme liturgiche emanate dal Concilio Vaticano II.

Nella metà degli anni sessanta del secolo scorso, su disposizione della Casa Generalizia, le Figlie della Carità hanno abbandonato Gallipoli lasciando un grato ricordo nella memoria di tutti, per il bene sempre profuso.

Attualmente la Chiesa è retta dall’Associazione Cattolica S. Luigi Gonzaga, riconosciuta da S.E. Mons. Domenico Caliandro con decreto del 21 luglio 2004.

INFO

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Santi Medici Cosma e Damiano

479990_477580055646385_1264776743_nCosma e Damiano sono patroni di medici, chirurghi e farmacisti. Curavano gratis i malati e per questo furono martirizzati sotto Dioclezano. Per questo sono chiamati Santi Medici. Il loro culto è diffuso, in Italia, soprattutto al Centro Sud. A Bitonto (Bari) il Santuario a loro dedicato attira migliaia di pellegrini ogni anno.

Sulla vita di Cosma e Damiano le notizie sono scarse. Si sa che erano gemelli e cristiani. Nati in Arabia, si dedicarono alla cura dei malati dopo aver studiato l’arte medica in Siria. Ma erano medici speciali. Spinti da un’ispirazione superiore infatti non si facevano pagare. Di qui il soprannome di anàrgiri (termine greco che significa «senza argento», «senza denaro»). Ma questa attenzione ai malati era anche uno strumento efficacissimo di apostolato. Una missione che costò la vita ai due fratelli, che vennero martirizzati. Durante il regno dell’imperatore Diocleziano, forse nel 303, il governatore romano li fece decapitare. Successe a Ciro, città vicina ad Antiochia di Siria dove i martiri vengono sepolti. Un’altra narrazione attesta invece che furono uccisi a Egea di Cilicia, in Asia Minore, per ordine del governatore Lisia, e poi traslati a Ciro.

Il culto di Cosma e Damiano è attestato con certezza fin dal V secolo. Già poco tempo dopo la morte: dedicazione di chiese e monasteri a Costantinopoli, in Asia Minore, in Bulgaria, in Grecia, a Gerusalemme. La loro fama è giunta rapida in Occidente, partendo da Roma, con l’oratorio dedicato loro da papa Simmaco (498- 514) e con la basilica voluta da Felice IV (526-530). I loro due nomi, poi, sono stati pronunciati infinite volte, sotto tutti i cieli, ogni giorno a partire dal VI secolo, nel Canone della Messa, che dopo gli Apostoli ricorda dodici martiri, chiudendo l’elenco appunto con i loro nomi: Cosma e Damiano. Il culto per i due Santi, passato dall’Oriente all’Europa, «si mantenne straordinariamente vivo fino a tutto il Rinascimento, dando luogo a un’iconografia tra le più ricche dell’Occidente, specie in Italia, Francia e Germania» (Maria Letizia Casanova). A più di mille anni dalla loro morte, si dà il nome di uno di loro a quello che poi i fiorentini chiameranno padre della patria: Cosimo de’ Medici il Vecchio. E la casata chiama a illustrare la vita dei due santi guaritori artisti come il Beato Angelico, Filippo Lippi e Sandro Botticelli.

Le fonti sulla vita dei Santi Cosma e Damiano non sono pienamente concordanti tra loro, pur avendo molti aspetti comuni, ma riportano tre diverse tradizioni: una tradizione “asiatica”, originatasi a Costantinopoli, capitale dell’impero bizantino;una tradizione “romana” affermatasi soprattutto in Siria;una tradizione “araba”, che però si diffuse soprattutto nell’Europa occidentale (Roma).

Le tre tradizioni della loro vita furono inoltre inserite nel contesto dei libri liturgici greci, e ad ogni tradizione fu indicato il giorno festivo specifico: La tradizione “Asiatica” il 1º novembre. La tradizione “Romana” il 1º luglio. La tradizione “Arabica” il 17 ottobre. La tradizione cattolica stabilì invece la memoria liturgica il 27 settembre (probabilmente il giorno della dedicazione della basilica romana, secondo il calendario tradizionale utilizzato tuttora per la Messa Tridentina), tuttavia Paolo VI la spostò al 26 settembre, rendendone il culto facoltativo. La Chiesa ortodossa fissò per la loro commemorazione il 1º luglio, il 17 ottobre e il 1º novembre, a seconda dei vari costumi locali.

A Gallipoli le statue dei Santi Medici Cosma e Damiano sono custodite presso la chiesa a loro dedicata. I festeggiamenti iniziano il 16 settembre con un solenne Novenario dedicato ai Santi, proseguono il 21 con la traslazione presso la Cattedrale di Sant’Agata per il Triduo Solenne, il 25 la processione con i Simulacri attraversa il centro storico sino alla chiesa dei Santi Medici per l’occasione addobbato da luminarie, il 26 Festività dedicata ai Santi Martiri. Culminano il 27 con la Giornata di Ringraziamento.

Associazione Cattolica Ss. Medici e Martiri Cosma e Damiano – Gallipoli –